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Resilienza: riorganizzarsi efficacemente

category Psicologia Claudia De Valeri 12 Maggio 2014 | 1,920 letture | Stampa articolo |
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Abstract

Il termine “resilienza” trae origine dalla scienza dei materiali dove indica la capacità di un metallo di resistere alle forze impulsive cui è sottoposto, conservando la propria struttura o recuperandola dopo aver subito schiacciamenti o deformazioni. Analogamente, in psicologia connota la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti- o traumatici- mantenendo stabilità o riorganizzando positivamente la propria esistenza.

Possiamo intendere la resilienza come una sorta di sistema immunitario psicologico: si pone, infatti, come la capacità di far fronte alle difficoltà, proteggendo e ristrutturando la propria vita, attraverso l’uso delle risorse più recondite possedute.

Ritengo necessario puntualizzare che le avversità, per ritenersi tali, non debbono necessariamente coincidere con eventi irreparabili o fortemente impattanti sul livello pratico; al contrario, debbono essere inquadrate come tutti quei fattori che destabilizzano l’equilibrio personale, siano esse un lutto, una malattia o un sovraccarico di pratiche da sbrigare in ufficio.

Possediamo un potere smisurato: scegliere quale significato attribuire a ciò che ci accade e, di conseguenza, come reagire.

Il primo passo da compiere, quando si avverte il disagio, è esternare la situazione attraverso il dialogo con persone esperte- quando necessario-, disposte ad ascoltare o, quando se ne è in grado, con sé stessi mediante un’esposizione interiore.

Anzitutto, è necessario valutare l’evento percepito come stressor valutandone l’impatto pratico sulla quotidianità e, se e quanto controllo abbiamo sul verificarsi della situazione.

In seconda istanza, è opportuno tenere conto delle convinzioni che abbiamo in merito a quanto sta accadendo. Non si tratta di dover sminuire il peso dell’evento in virtù di standard, bensì analizzare le convinzioni che abbiamo circa la situazione e provare ad immaginare cosa succederebbe se fossero differenti: “Trovare lavoro è questione di fortuna” potrebbe spingerci a non impegnarci nella ricerca, non esaltare le nostre competenze e, di riflesso, abbassare l’autostima ed aumentare la frustrazione; “Trovare lavoro è questione di scelte” potrebbe, al contrario, spronarci a pianificare l’attività di ricerca, proporci nei settori adeguati alle nostre competenze o passioni che, se non altro, gioverebbe all’autostima e garantirebbe una maggiore consapevolezza della situazione, magari evidenziando che non vi è alcuna inadeguatezza personale alla base del problema.

Infatti, successivamente, è d’obbligo fermarsi a pensare circa le conseguenze emotive e fisiche indotte dall’evento e le convinzioni che se ne hanno.

Mettere in discussione tali reazioni significa riprendere il controllo della propria vita.

Conscia di quanto le avversità possano essere pesanti e indipendenti dalla nostra volontà, intendo specificare che “mettere in discussione” le proprie reazioni coincide con la ricerca di una base da sfruttare per ripartire: attribuire un significato razionale e positivo all’evento.

La vita offre, in ogni situazione, un punto di appiglio; sia esso una speranza o un fatto concreto, rappresenta la via di uscita dal disagio e l’inizio di un percorso per la stabilità.

La forza di reagire è insita nell’essere umano e stimolarla è un’azione concreta che dobbiamo a noi stessi: è opportuno rivelarsi flessibili, mantenersi attivi, gestire le proprie debolezze ed esaltare i punti di forza.

Adattarsi per resistere è espressione di intelligenza.

 

Claudia de Valeri

C.V. e contatti: Claudia De Valeri







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