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[Citazione del momento]

Distinzioni tra Freud e Jung. Le fondamenta

category Psicologia 12 Marzo 2008 | |
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L’antica storia dell’uomo viene significativamente riscoperta ai giorni nostri attraverso le immagini simboliche e i miti che sono sopravvissuti all’uomo dell’antichità. Via via che gli archeologi scavano profondamente nelle viscere del passato, non sono gli eventi del tempo storico ciò di cui impariamo far tesoro, bensì le statue, i disegni, i templi e le lingue che ci comunicano le antiche credenze. Altri simboli ci sono rivelati dai filologi e dagli storici delle religioni che sanno tradurre queste credenze in concetti moderni e intelligibili.” 1

Il pensiero di Jung non è molto sistematizzato. Non ha mai dato uno statuto scientifico alla psicologia, infatti era convinto che fosse impossibile arrivare a conoscenze assolute in particolare in questa branca, in quanto soggetto e oggetto della ricerca coincidono. Jung si occupa di scienze umane, antropologia, miti, storia delle religioni, medicina orientale ecc. La sua conoscenza è estesa e circolare in contrapposizione a quella lineare causale della tradizione freudiana.

La libido è molto più estesa rispetto al concetto di energia sessuale freudiana. Tutto ciò che è desiderio spirituale e materiale è da includere all’interno di questa energia.

Se pensiamo a Freud ci si rapporta maggiormente ad un concetto di causa mentre Jung si interessa al fine dei fenomeni psichici. Il concetto di fine si concede a tutti i fenomeni psicodinamici. ( Continua … )

Otto Kernberg e gli stati limite

category Disturbi e patologie 21 Gennaio 2008 | |
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Si rende necessario capire la differenza tra struttura nevrotica ed una patologica. Nelle nevrosi è sempre presente il conflitto, quindi c’è un Es con pulsioni sia sessuali sia aggressive che si esprime come un’Io che si difende. Nella psicosi praticamente manca l’Io, mentre nei Borderline c’è un Io strutturato in modo patologico; in genere la difficoltà a curare queste persone è causata dalla presenza di uno stato, un Io molto rigido fatto da difese rigidamente tenute ma in realtà molto fragilie immature o primarie. Questi pazienti per poterli in qualche modo differenziare dagli altri hanno tipiche costellazioni sintomatiche tra cui i sintomi nevrotici, che Kernberg chiama nevrosi polisintomatica. Ad esempio: fobie multiple che impongono gravi restrizioni alla vita quotidiana dell’individuo come la dismorfofobia.( La dismorfofobia è definita come l’ossessione per un difetto immaginario dell’aspetto esteriore.).I soggetti affetti da disturbo Borderline, se inquadrati sul versante più nevrotico sono in grado solamente di mantenere il lavoro, per il resto l’esame di realtà è limitatissimo soprattutto sul piano intimo-relazionale. Negli stati limite possiamo trovare anche tratti ossessivi, tipica è la paura della contaminazione o il bisogno di pulire in modo coatto che può imporre gravi restrizioni. Bisogna sempre considerare quando il sintomo è invasivo nella personalità dell’individuo. Secondo Kerneberg nel giro di qualche colloquio è possibile fare diagnosi di DBD ed è facilmente intuibile. Sintomi ossessivi, sintomi fobici, reazioni dissociative che assomigliano molto all’aspetto isterico, ipocondrie varie (laddove c’è un’ipocondria e consigliabile approfondire sempre). Tendenze sessuali perverse e polimorfe come la promiscuità omo ed etero appaiono spesso. Da non confondere con la moda del sesso libero.

( Continua … )

Per conoscere la psicoanalisi

category Psicoterapia 2 Dicembre 2007 | |
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Una psicoanalisi mi potrebbe davvero aiutare? Come è possibile liberarsi di disturbi e problemi attraverso il dialogo? Cosa succede durante una psicoterapia psicoanalitica? Perché ci vuole tanto tempo prima che cambi qualcosa? Sono queste alcune delle domande che si pongono le persone che sentono il bisogno di un aiuto psicologico ma esitano a rivolgersi ad uno psicoterapeuta per paura o vergogna, o più semplicemente perché hanno dei dubbi su quello che potrebbe essere il percorso più adatto per loro. Per coloro che intendono iniziare una psicoterapia è spesso difficile, infatti, orientarsi nel labirinto dei diversi metodi. “Psicoanalisi a due voci, un recente saggio della psicoanalista tedesca Christa Schmidt, descrive una delle diverse possibilità: un percorso di terapia psicoanalitica. Il libro presenta in modo chiaro il processo di cambiamento che si verifica durante un’analisi da due vertici di osservazione: quello della psicoanalista e quella della paziente. E’ questo dialogo a due voci a renderlo particolarmente interessante e originale: il risultato è infatti un racconto di cura a tutto tondo, che consente a chi legge di calarsi nella complessità dell’intervento psicoterapeutico, seguendo da vicino le tecniche di lavoro, i pensieri, i sentimenti della psicoanalista ma anche la biografia, le potenzialità e i conflitti della paziente. Ripercorrendo la storia biografica e analitica di Viola K., il lettore può farsi un’idea completa di cosa sia un dialogo terapeutico e ricavare informazioni importanti sul contesto in cui si svolge un’analisi, su contenuti, metodi e andamento di una terapia psicoanalitica, nonché sulle sue possibilità e i suoi limiti.
( Continua … )