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[Citazione del momento]

Principi di Ecobiopsicologia

category Psicologia 12 Marzo 2008 | |
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La nostalgia della bellezza e dell’armonia che vincola in legami indissolubili, ancorché di difficile interpretazione, il rapporto mente/corpo dell’uomo, la sua anima e le relazioni che essa intrattiene con la natura, sono il campo di studio dell’Ecobiopsicologia; una disciplina che si situa come sviluppo della psicoanalisi e della psicologia analitica junghiana in accordo con le più recenti acquisizioni delle scienze delle complessità, e studia l’archetipo del Sé come dimensione unificante la materia e la psiche, sia che riguardi l’uomo che la natura. 1

Col tempo la psicologia classica e la psicanalisi hanno dovuto inevitabilmente fare i conti con la riattualizzazione della attività arcaiche, la mitologia, la filogenesi, l’ontogenesi e il concetto più ampio di evoluzione.

L’ecobiopsicologia parte dal principio basilare junghiano sull’implicazione di un vero e proprio Inconscio Collettivo. Esso “è più antico della coscienza e consta di contenuti che rappresentano il modo di reagire dell’umanità fin dai suoi inizi, indipendentemente da differenziazioni storiche, etniche o di altro genere – in situazioni di natura genericamente umana, quali la paura, il pericolo, le lotte contro le forze superiori, le relazioni fra i sessi o fra i figli e i genitori, le figure del padre e della madre, il comportamento di fronte all’odio o all’amore, alla nascita e alla morte, la potenza dei principi dell’oscurità e della luce, ecc” 2.
( Continua … )

Da Jung all’olismo moderno

category Psicologia 12 Marzo 2008 | |
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Il fattore arcaico, i modelli mitologici greci e romani portano Jung a pensare soprattutto in termini finalistici chiedendosi quali sia lo scopo delle manifestazioni psichiche. In una delle sue opere egli ci introduce all’importantissimo concetto della complessità mitologica e dei suoi meccanismi come fulcro delle fantasie inconsce e oniriche dell’individuo e delle comunità. L’arcaicità della struttura psichica fa si che nell’anima si possa identificare una stratificazione storica “in cui gli strati più antichi corrisponderebbero all’inconscio. Se ne dovrebbe dedurre che un’introversione verificatasi nella vita successiva (secondo la teoria freudiana) si impadronisce regressivamente di reminiscenze infantili (tratte dal passato individuale) nelle quali si manifestano, dapprima vaghi ma poi sempre più spiccati con l’accentuarsi dell’introversione e della regressione, tratti di mentalità arcaica, i quali potrebbero eventualmente giungere fino a far rivivere prodotti dello spirito manifestamente arcaici. 1

Se è vero che il linguaggio è rappresentato da una serie di simboli caratteristici di una razza evoluta, dice Jung, non è altrettanto vero che la saggezza si sia maturata con i millenni, semplicemente abbiamo maggior sapere su cui indagare. Nonostante tutti gli illuminismi la tendenza a prendere in considerazione i fenomeni spirituali e religiosi come pietre fondanti del pensiero non va a spegnersi. Se da un lato la psicologia sperimentale di Wundt e il senso dell’empirico danno ragione al positivismo ottocentesco è pur vero che Jung e i suoi seguaci, la scuola ecobiopsicologica e in genere l’olismo moderno mettono un parallelo tra pensiero mitico religioso e l’analogo modo di pensare dei bambini. “Questo ragionamento non ci è estraneo ma ben noto dall’anatomia comparata e dalla storia dell’evoluzione che ci mostrano come la struttura e le funzioni del corpo umano si sviluppano attraverso una serie di trasformazioni dell’embrione, che corrispondono ad analoghe trasformazioni nella storia della specie. L’ipotesi che anche nella psicologia, l’ontogenesi corrisponde alla filogenesi è perciò giustificata quindi anche lo stato del pensare infantile che una ripetizione della preistoria e dell’antichità. 2 ( Continua … )

Distinzioni tra Freud e Jung. Le fondamenta

category Psicologia 12 Marzo 2008 | |
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L’antica storia dell’uomo viene significativamente riscoperta ai giorni nostri attraverso le immagini simboliche e i miti che sono sopravvissuti all’uomo dell’antichità. Via via che gli archeologi scavano profondamente nelle viscere del passato, non sono gli eventi del tempo storico ciò di cui impariamo far tesoro, bensì le statue, i disegni, i templi e le lingue che ci comunicano le antiche credenze. Altri simboli ci sono rivelati dai filologi e dagli storici delle religioni che sanno tradurre queste credenze in concetti moderni e intelligibili.” 1

Il pensiero di Jung non è molto sistematizzato. Non ha mai dato uno statuto scientifico alla psicologia, infatti era convinto che fosse impossibile arrivare a conoscenze assolute in particolare in questa branca, in quanto soggetto e oggetto della ricerca coincidono. Jung si occupa di scienze umane, antropologia, miti, storia delle religioni, medicina orientale ecc. La sua conoscenza è estesa e circolare in contrapposizione a quella lineare causale della tradizione freudiana.

La libido è molto più estesa rispetto al concetto di energia sessuale freudiana. Tutto ciò che è desiderio spirituale e materiale è da includere all’interno di questa energia.

Se pensiamo a Freud ci si rapporta maggiormente ad un concetto di causa mentre Jung si interessa al fine dei fenomeni psichici. Il concetto di fine si concede a tutti i fenomeni psicodinamici. ( Continua … )

Il simbolo come condizione nel pensiero di Jung

category Psicologia 7 Gennaio 2008 | |
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Il percorso che fa Jung per stabilire che alla base della condizione umana ci sia un’immensa produzione simbolica, nasce da un’attenta analisi del materiale onirico.

Jung si rese conto che la coscienza non è affatto immutabile e definita. La concezione del sogno come elemento esplicativo e momento significativo dell’individuo è legata alla produzione di simboli. Questi sono nell’uomo i contenuti soprattutto onirici. Il linguaggio dell’uomo è di per sé pieno di simboli. “Ciò che noi chiamiamo simbolo è un termine, un nome o anche una rappresentazione che può essere familiare nella vita di tutti i giorni e che tuttavia possiede connotati specifici oltre al suo significato ovvio e convenzionale.”

L’immagine simbolica implica uno spettro di conoscenza “inconscio” che va al dì la del concetto razionale di conoscenza dei segni. Ad esempio, una fede religiosa “oltrepassa l’orizzonte della comprensione umana. Noi ricorriamo all’uso di termini simbolici per rappresentare concetti che ci è difficile definire o comprendere completamente.”

Ancor prima di comprendere i sogni come aspetti simbolici di un Io che parla dal di sotto della soglia di coscienza, Jung era convinto che elementi inconsci riaffiorassero dall’inconscio come una specie di fenomeno riflesso. ( Continua … )

Verso una scienza moderna

category Atri argomenti, Psicologia 20 Dicembre 2007 | |
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Le rivoluzioni scientifiche di Newton, Galileo e Einstein, il concetto spazio- tempo e la nascita del metodo d’indagine hanno portato ad un modo di conoscere la realtà tecnico – scientifico in cui esiste una netta separazione tra il mondo individuale e il mondo circostante, cioè il senso dell’oggettività e del mondo esterno viene osservato empiricamente. Possiamo inquadrare questo tipo di conoscenza in un ottica lineare basata sul classico principio causa – effetto.

Nell’era moderna si è da poco iniziato a far convergere diverse dialettiche sia nelle scienze umane che in quelle più strettamente biologico –fisiche..

Ultimamente, soprattutto nell’ecobiopsicologia e nella psicosomatica si è interessati al cosiddetto pensiero mitico pre-logico dove il “mytos” è in netta contrapposizione con il “logos” nel senso di versante razionale.

Significa una visione circolare della conoscenza che prende in considerazione una partecipazione mistica all’ecosistema Uomo-Natura-Evoluzione.

Il pensiero mitico fin dall’antichità si pone come mezzo per raggiungere ad una analisi del Cosmo nella sua Totalità e nella sua comprensione, quest’ultima non solo generale ma anche totale appunto. Da qui la radicale differenza col pensiero scientifico che compie i passi dai fenomeni limitati in laboratorio a quelli di ampia visione. ( Continua … )