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[Citazione del momento]

PSICOLOGIA FUNZIONALE

category Psicologia 22 Gennaio 2008 | |
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La teoria mente-corpo: le Funzioni

La Psicologia Funzionale si è man mano sviluppata abbracciando il paradigma della complessità ed andando oltre le formulazioni e le ottiche esistenti.

Si tratta in effetti di un’ipotesi iniziale di teoria complessiva del Sé, un primo tentativo di superare le limitazioni dei vari approcci clinici verso la costruzione di una teoria integrata ed unitaria.

Si è iniziato con il superare concetti troppo generici e vaghi, come quelli di corpo e di mente, per arrivare a parlare, all’interno della ipotizzata unitarietà corpo-mente, di processi psicocorporei, scendendo dettagliatamente su tutte le Funzioni che costituiscono il Sé:

  1. Emozioni (positive e negative);
  2. Movimenti, posture, forma del corpo, forza;
  3. Sensazioni, tono muscolare, respiro, sistema vegetativo, sistema ormonale, voce;
  4. Ricordi, simbolico, razionale, fantasie, progettualità e desideri. ( Continua … )

ATTACCAMENTO E CONFIGURAZIONE DEL SÉ

category Psicologia 2 Dicembre 2007 | |
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Compito dei genitori è donare due cose ai figli:
le radici e le ali
(Proverbio del Quèbec)


1. Attaccamento
Dalle attuali ricerche condotte in ambito psicosociale, emerge l’immagine di un bambino attivo e protagonista del suo sviluppo.
Il bambino fin dalla nascita è capace di instaurare relazioni (seppur asimmetriche, rispetto all’adulto caregiver). Fin dalla nascita il bambino svolge un ruolo attivo nel definire la sua relazione con il caregiver: è coinvolto in uno scambio interattivo e si dimostra capace di autoregolare i suoi comportamenti attraverso meccanismi di feedback con coloro che interagiscono con lui.
I neonati sono dotati di requisiti percettivi e di strutture temporali (ritmi nell’alimentazione, ritmo sonno-veglia) deputati a consentire loro il contatto con l’adulto di riferimento.
Gli studi di Bowlby e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come il legame iniziale che ogni bambino instaura con la propria madre dipenda da un bisogno innato di entrare in contatto con gli appartenenti alla propria specie, il comportamento di attaccamento è quel comportamento che il bambino manifesta verso un adulto di riferimento, che ritiene in grado di affrontare il mondo in modo adeguato. Questo comportamento diviene evidente ogni volta che il bambino è spaventato, stanco, malato, e si attenua quando riceve conforto e cure.
Se l’obiettivo esterno del sistema di attaccamento è quello di garantire la vicinanza con il caregiver, quello interno è di motivare il bambino alla ricerca di una sicurezza interna.
Il compito biologico e psicosociale dell’adulto caregiver è quello di essere una base sicura per il bambino, da cui il bambino si possa affacciare verso il mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo che sarà accolto, nutrito, rassicurato, confortato. Quindi il ruolo del caregiver è quello di essere disponibile e responsivo quando chiamato in causa, intervenendo solo quando è necessario.
( Continua … )

La consistenza del Sè

category Psicologia 2 Dicembre 2007 | |
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In natura la materia passa da uno stato solido a liquido proporzionalmente all’indebolimento dei legami molecolari. I differenti stati della materia, dunque, sono caratterizzati da un differente livello di coerenza interna e stabilità della forma.Possiamo immaginare, metaforicamente, una ipotetica “materia egoica” organizzarsi secondo principi simili sicchè, evolutivamente, il passaggio da uno stato “liquido” a solido del Sè avverrebbe proporzionalmente all’ aumento della coesione egoica.

Ne deriva che un Sè liquido non ha forma propria e stabilità di rappresentazione è piuttosto definibile come un agglomerato di parti solo debolmente connesse; in questa condizione è presumibile che esso avverta fortemente, in termini di “conosciuto non pensato” direbbe Bollas (1995), la necessità di un ambiente o “oggetto” di tipo contenitivo (convergente) a cui letteralmente aderire, un ambiente che lo accolga e che gli dia forma contrastando una primitiva angoscia terrifica di dispersione in uno spazio infinito.

La posizione predominante in questo stato dovrebbe corrispondere a quella che Ogden chiama “contiguo-autistica”1 associata ad un prevalenza di processi difensivi chiamati da Meltzer (1981) identificativo adesivi.

Uno stato del sè solido invece che costruisce l’esperienza da una posizione depressiva, dotato di forte coerenza interna e stabilità, di efficienza simbolica; è in grado di riconoscere ed accettare “l’alterità” e l’indipendenza dell’oggetto; possiede uno spazio mentale di rappresentazione dell’assenza e interpreta il mondo sulla base del “principio di realtà”.
( Continua … )