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[Citazione del momento]

Neuro-programmazione digitale applicata – Primo caso trattato dal dott. Stefano Limontini

category Programmazione neurolinguistica 2 Dicembre 2007 | |
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Ero di turno in pronto soccorso. Giunge alla mia osservazione la sig.ra C.M. (1967 in Venezuela). Entra in ambulatorio seduta in carrozzina, con un atteggiamento molto sofferente, occhi lucidi, sguardo perso. Riferisce di essersi svegliata regolarmente, ma appena alzata dal letto avverte la comparsa di vertigini violente con nausea e vomito. Non riuscendo a stare in piedi è costretta a rimettersi a letto. Passa circa un”ora e riprovando ad alzarsi, compaiono di nuovo le vertigini ancora più violente e sempre accompagnate da nausea e vomito. Mentre racconta la sua storia, osservo con attenzione i movimenti dei suoi occhi. A questo punto la faccio sdraiare sul lettino e le metto la mia mano dx sul suo torace e cerco di entrare in sintonia con la sua respirazione. Aspetto un paio di minuti e, nel frattempo mi faccio raccontare ancora cosa è successo e il motivo per cui viene in pronto soccorso. Quando mi accorgo che è perfettamente rilassata le chiedo di dirmi qual”è, secondo lei, la causa del suo problema e lei comincia a raccontarmi di essere stata aggredita sul lavoro da un collega con cui stava litigando furiosamente. Mentre inizia a raccontare la sua storia le tocco ripetutamente il braccio dx con il mia mano sinistra e si rilassata ulteriormente all’istante. Noto, dal movimento dei suoi occhi che tutti i sistemi V, A e C sono rappresentati, ma il V è manifestato sia a sin che a dx. Entro nei particolari della storia e mi faccio dire cosa esattamente ricorda e cosa le dia fastidio. In effetti, l’immagine dell’aggressore, enorme su di lei, è la cosa che scatena una crisi vertiginosa e la terrorizza al punto di scoppiare a piangere dicendo che non sarebbe mai più andata a lavorare in quel posto. Le chiedo se riesce ad immaginare di rimpicciolire l”immagine del suo aggressore e di allontanarla piano piano. Ci riesce, e dice di stare meglio. ( Continua … )

Un lungo addio. Adele ed il tema dell’abbandono – un caso clinico in forma di racconto che apre una finestra sul soggettivo del terapeuta

category Psicoterapia 30 Novembre 2007 | |
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Adele giunge alla mia osservazione una sera di maggio 2003. Ha telefonato chiedendo di essere ricevuta subito perché si sente “terribilmente debole, depressa ed angosciata. Non so se riuscirò ad aspettare domani”.

Ha 28 anni, laureata in agraria, è impiegata in una fabbrica tessile. Originaria di Terni, ove ora lavora, vive in una casa in campagna in affitto da sola. Ha una sorella di sette anni, figlia del padre e della sua attuale moglie. Ha una grande passione per la letteratura e partecipa da alcuni anni all’attività di una scuola di scrittura creativa, in cui ora fa parte dello staff a titolo volontario. Da tre anni ha un rapporto affettivo con un ingegnere di 34 anni, conosciuto frequentando la scuola di scrittura, della quale anch’egli è assiduo frequentatore. Ad una seduta successiva porterà questa scheletrica auto-caratterizzazione: Adele è una persona sensibile, in questo periodo è molto chiusa e si sente spesso inutile. E’ molto precisa. E’ molto sensibile. Si abbatte facilmente. Fa fatica ad instaurare relazioni ma quando ci riesce crea rapporti profondi. Fisicamente è carina ma comune; ha un viso che si dimentica facilmente. Concludendo è una persona come tante: non ha qualcosa che la renda speciale. Da circa tre mesi si “abbatte facilmente”ed ha perso progressivamente appetito, attualmente pesa 52 Kg ed è alta 169 cm. Si sente sempre più ansiosa e dorme con sempre maggiore difficoltà. Riesce ancora a lavorare ma ciò le costa “uno sforzo enorme”. Al di fuori del lavoro si é ritirata in casa limitando le relazioni sociali a qualche presenza alle attività della scuola di scrittura. E’ convinta che anche la sua relazione affettiva stia “deteriorandosi”. ( Continua … )