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[Citazione del momento]

Combattere Stress ed Ansia con il TRAINING AUTOGENO

category Psicologia 19 Giugno 2011 | |
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Che cos’è lo stress? Lo stress è definito come una sensazione che le persone percepiscono quando gli impegni del quotidiano eccedono le risorse personali e sociali che l’individuo è in grado di disporre.
Perché il nostro organismo produce questa sensazione? Lo stress aumenta la nostra reattività e attenzione di fronte a minacce o pericoli e può garantirci una maggiore probabilità di sopravvivenza.

La reazione di stress, utile e adattiva in situazioni difficili e acute, può tuttavia essere causa di disagio o patologia quando è troppo intensa e soprattutto protratta nel tempo. In questi casi si parla di stress cronico o distress.

La capacità di tollerare una certa quantità di stress è prettamente soggettiva, varia da individuo ad individuo.
Come faccio a capire se sono a rischio di stress cronico? Alcuni dei sintomi dovuti all’accumulo sono:

  • una costante stanchezza,
  • una condizione di facile irritabilità,
  • l’insorgere dell’insonnia,
  • l’insorgere di disturbi digestivi (per esempio ulcera e colite)
  • la tachicardia,
  • un persistente mal di testa,
  • la pressione alta,
  • la lombalgia,
  • un indebolimento del sistema immunitario, che può portare a malattie virali, allergie, infiammazioni e altro.

( Continua … )

Guarigione rapida delle fobie – seconda parte

category Programmazione neurolinguistica 2 Dicembre 2007 | |
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Nel febbraio 2007, sperimentai la tecnica per la guarigione rapida delle fobie, su una ragazza di 25 anni affetta da aracnofobia. Invitai la giovane a pensare ad un ragno e lo immaginò senza difficoltà. Le spiegai che un fobico sarebbe rimasto terrorizzato al solo pensiero del ragno, pertanto la sua non era una fobia, ma una paura. Allora, raccontò che non molto tempo fa, mentre viaggiava, in auto, col fidanzato, vide sbucare dal cruscotto un ragno, si spaventò a tal punto da tentare di aprire la portiera e lanciarsi fuori dall’auto in corsa, ma l’intervento tempestivo del compagno le fece evitare il peggio. Un episodio simile lo visse lo scorso anno, sempre in macchina, per una cimice.
A quel punto sembrava chiaro che non era tanto il ragno a terrorizzare la donna, ma la violenta reazione nei confronti degli insetti. Le feci usare, quindi, la triplice dissociazione visivo/cenestesica che si usa per le fobie di una certa gravità.
La triplice dissociazione consiste nell’immaginare di trovarsi nella sala proiezione di un cinema e osservare se stessi seduto in platea che guarda il film dell’episodio traumatico vissuto. Il film comincia con una immagine fissa, in bianco e nero, di se stessi (dissociazione) in un momento precedente l’esperienza dolorosa, un momento in cui ci si sente al sicuro. Parte il filmato e si vede sempre se stessi (dissociazione), in bianco e nero, durante l’evento spiacevole. La pellicola termina con una immagine fissa in bianco e nero di se stessi (dissociazione) alla fine dell’esperienza traumatica, in un momento immediatamente successivo, in cui tutto e finito e ci si sente nuovamente al sicuro. A questo punto si diventa protagonisti della storia immaginando di trovarsi al posto dell’ultimo fotogramma (associazione); si osserva l’ambiente circostante, questa volta a colori, si sentono i suoni e si avvertono le sensazioni. Improvvisamente la pellicola si mette a girare velocemente alla rovescia, quindi, essendo protagonisti, si è costretti a muoversi velocemente al contrario, dalla fine all’inizio, cioè dall’ultimo fotogramma al primo, il tutto in un paio di secondi. Si vedono i propri piedi muoversi al contrario e le cose alla rovescia, proprio come un film proiettato all’indietro.
Il giorno successivo la ragazza volle incontrarmi per far sapere che era felice, che la tecnica aveva funzionato e che riusciva perfino ad immaginare un ragno che le camminava sul braccio, ovviamente, senza mostrare alcun segno di paura.
( Continua … )

Guarigione rapida delle fobie – prima parte

category Programmazione neurolinguistica 2 Dicembre 2007 | |
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La dissociazione è particolarmente utile per i ricordi intensamente sgradevoli e per la guarigione rapida delle fobie. Un conoscente mi chiese se, con la Programmazione neurolinguistica (PNL), fosse possibile eliminare la sua fobia del buio che lo costringeva a dormire con la luce accesa. Risposi che era possibile in pochi minuti. Facemmo l’esperimento e la cosa riuscì perfettamente. In quei giorni pensavo a mia figlia di sei anni che da qualche tempo manifestava la stessa fobia e dormiva, tutte le notti, con la testa sotto le coperte. Una sera, prima che si addormentasse, le raccontai una fiaba dove c’erano tutti gli elementi per la guarigione rapida delle fobie. La notte successiva notai, con soddisfazione di padre, che la sua paura del buio era scomparsa.

Una donna confessò di avere da oltre 30 anni la fobia dell’acqua: andava in piscina, ma non riusciva a imparare a nuotare, perché, non appena l’acqua le arrivava all’addome, era colta da una forte agitazione e provava un senso di soffocamento e terrore. Le proposi di sperimentare la cura rapida delle fobie, chiamata anche dissociazione visiva/cenestesica. Accettò subito l’esperimento perché voleva liberarsi da quella angoscia presentatosi all’età di cinque anni. La informai che non avevo bisogno di conoscere la sua storia personale, tanto meno sapere di che fobia si trattava. Quindi, procedemmo: “ Immagina di vedere te stessa appena prima di manifestare la reazione fobica (dissociazione), possibilmente in bianco e nero… Adesso trasformi l’immagine fissa in un film e guardati dall’inizio fino al momento immediatamente successivo alla fine dell’esperienza spiacevole… Ora ferma il film ed entra nell’immagine (associazione), in modo da osservare con i tuoi occhi, e a colori, l’ambiente circostante… Fai ripartire il film all’indietro rapidamente, in un paio di secondi. Tutte le cose si muoveranno al contrario, proprio come quando si riavvolge la pellicola di un film… Adesso pensa alla fobia per sapere se ti da ancora fastidio”… Rispose di non essere più terrorizzata, ma sentiva il bisogno di andare in piscina per una conferma. La incontrai, dopo qualche giorno, e chiesi se fosse andata in piscina: rispose di sì e di non aver avuto panico nonostante le fosse andata più volte l’acqua in bocca, aveva perfino cambiato corsia e stava imparando rapidamente a nuotare.
( Continua … )