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[Citazione del momento]

L’EMPATIA: UNO STRUMENTO PREZIOSO PER COMUNICARE MEGLIO!

category Psicologia 14 Luglio 2008 | |
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Oggi si parla sempre più spesso di “empatia”. In ogni ambiente lavorativo e non, ricorre con insistente e a volte fastidiosa frequenza tale termine. E il fastidio forse nasce dalla sensazione che la bella parola empatia venga usata a sproposito e senza alcuna cognizione di causa. Quindi, è lecito domandarsi se davvero se ne conosce il significato. Il concetto di empatia merita comunque alcune riflessioni, data l’importanza notevole che essa riveste in qualsiasi contesto comunicativo. Importanza che deriva dal fatto che oggi in una società perennemente in corsa contro il tempo e spesso in conflitto con se stessa, è l’ansia da prestazione l’unica vera “protagonista” a dominare la scena. Ansia di arrivare primi, ansia di fare sempre di più e meglio, ansia di avere tutto e subito. E così c’è veramente poco spazio per l’empatia. Che sembra, per chi la conosce e ancora la pratica, una cosa di altri tempi, troppo impegnativa e per “cervelli fini”, salvo poi a riempirsene elegantemente la bocca ad ogni piè sospinto.

Madre natura sembra aver fatto dono di questa importantissima qualità umana al gentil sesso. Sono loro, le donne, ad aver meglio compreso la sua valenza e il suo potere simbolico, e alcune di loro sono diventate ottime maestre nel gestire adeguatamente tale potere nel ruolo di madri, mogli, imprenditrici e donne manager. In tempi in cui scarseggiano sempre più le occasioni per vedersi, stare insieme, comunicare, scambiare idee e confrontarsi, complice internet e le tecnologie multimediali, che hanno reso la comunicazione faccia a faccia quasi un “optional” privilegiando chat e sms, i rapporti umani sono sempre meno profondi, più effimeri, superficiali e poco gratificanti. E questo accade dovunque, sul posto di lavoro, a scuola, in famiglia, per strada e più in generale nell'”universo comunicativo” cioè in quello spazio simbolico infinito e senza tempo dove la riflessione, l’ascolto, il dialogo e la consapevolezza di sé sembrano aver ceduto purtroppo il posto alla superficialità, al consumismo, al conflitto generalizzato e al degrado dei valori morali, eticamente fondati. ( Continua … )

Empatia: comprendere le emozioni ed i sentimenti altrui

category Psicologia 1 Dicembre 2007 | |
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Il termine “empatia” deriva dall’inglese “empathy”, vocabolo a sua volta derivante dal tedesco Einfühlung, il cui significato originale fa riferimento al processo coinvolto nell’apprezzamento del bello artistico e naturale. In questo processo si riteneva che la persona proiettasse se stessa nell’oggetto della sua contemplazione, percepito appunto come bello. Il termine inglese “empathy”, coniato da Titchener agli inizi del ‘900 indicava quel processo attraverso il quale gli esseri umani tendono ad “umanizzare” gli oggetti, attribuendo a questi ultimi sentimenti e valori tipicamente umani. Inizialmente il termine “empatia” faceva dunque riferimento all’utilizzo dei sentimenti per comprendere gli oggetti non animati; successivamente questa valenza venne estesa ad opera degli psicologi agli altri esseri umani, acquisendone il significato odierno.

Ai nostri giorni per empatia intendiamo la capacità di un essere umano di percepire lo stato d’animo ed i sentimenti di un’altra persona, realizzando quindi una sintonia emotiva nei suoi confronti, la quale permette di condividerne i vissuti interiori e le emozioni. L’empatia è la focalizzazione sul mondo interiore di un’altra persona, caratterizzata dalla capacità di intuire ciò che si sta muovendo in essa, percependo le sue emozioni ed i suoi stati d’animo autentici, spesso differenti da quelli espressi verbalmente e gestualmente. L’empatia è un contatto emotivo diretto tra due esseri umani, capace di sintonizzare i loro vissuti interiori in modo del tutto indipendente dai loro schemi mentali e percettivi. Semplificando i concetti appena espressi si potrebbe dire che l’empatia consista nel sapersi mettere nei panni dell’altro, nel comprendere dunque ciò che l’altro sta provando dentro di sé, trascurandone le manifestazioni comportamentali esteriori che non necessariamente rispecchiano i vissuti interiori.

( Continua … )