Il seguente test, sviluppato da Nienteansia.it, permette di verificare il proprio livello di autostima, ossia la valutazione che una persona dà di se stessa, la quale dipende da come essa si percepisce in rapporto agli altri. Una persona che ha bassa autostima, per esempio, tende a svalutare se stessa e le proprie capacità.
Ricorda che questo test non fornisce un quadro della tua personalità definitivo e il suo risultato è puramente indicativo. Il fattore autostima è inoltre un elemento dinamico e può variare in maniera consistente nel tempo. Per favore rispondi a tutte quante le domande, altrimenti il risultato sarà falsato! Ora puoi procedere 😉
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Test dell’Autostima: Misura il Tuo Livello di Autostima Online
Il test autostima che trovi in questa pagina è uno strumento di autovalutazione gratuito, rapido e anonimo, pensato per aiutarti a riflettere sul modo in cui percepisci te stesso. L’autostima — cioè il valore complessivo che ci attribuiamo come persona — influenza profondamente la vita quotidiana: dalle relazioni con gli altri alla capacità di affrontare le sfide, dalla soddisfazione personale fino al benessere emotivo.
Compilare un test sull’autostima non significa ricevere una diagnosi. Significa, piuttosto, accendere un riflettore su un aspetto della tua vita interiore che spesso diamo per scontato, ma che ha un peso enorme su pensieri, emozioni e comportamenti. In questa pagina, oltre al test, troverai informazioni su cosa si intende per autostima, su come si misura in psicologia, e su cosa puoi fare se il risultato ti preoccupa.
Che cos’è l’autostima e perché è così importante
L’autostima è la valutazione globale che una persona fa di sé stessa. In parole semplici, è l’opinione complessiva che hai sul tuo valore come individuo. Non riguarda solo l’aspetto fisico o le competenze lavorative: è un senso più ampio di “Io vado bene così come sono” oppure, al contrario, “Non sono abbastanza”.
Il concetto di autostima è stato studiato a fondo dalla psicologia a partire dagli anni Sessanta. Morris Rosenberg, sociologo statunitense e autore della scala più utilizzata al mondo per la valutazione dell’autostima (la Rosenberg Self-Esteem Scale, o RSES), la definiva come l’atteggiamento positivo o negativo che un individuo ha verso se stesso. In sostanza, l’autostima risponde alla domanda: quanto ti senti degno di rispetto e di amore?
Avere una buona autostima non significa essere presuntuosi o narcisisti. Significa riconoscere il proprio valore senza negare i propri limiti. Chi ha un livello sano di autostima riesce ad accettare gli errori senza sentirsi un fallimento, affronta le critiche senza crollare e si pone obiettivi realistici con fiducia nelle proprie capacità.
Al contrario, una bassa autostima può condizionare ogni aspetto della vita: dal modo in cui ci relazioniamo con gli altri alla capacità di prendere decisioni, dalla soddisfazione lavorativa fino alla salute mentale. La ricerca scientifica ha mostrato che livelli bassi di autostima sono associati a un maggiore rischio di sviluppare sintomi depressivi, ansia e difficoltà relazionali.
Il test dell’autostima che trovi in questa pagina
Il test che puoi compilare qui si basa sulla Scala dell’autostima di Rosenberg (Rosenberg Self-Esteem Scale, RSES), pubblicata per la prima volta nel 1965 da Morris Rosenberg nel volume Society and the Adolescent Self-Image. Si tratta dello strumento più utilizzato al mondo per la valutazione dell’autostima globale, tradotto e validato in oltre 50 Paesi, compresa l’Italia (Prezza, Trombaccia e Armento, 1997).
Come funziona il test
La scala è composta da 10 domande. Ciascuna ti chiede di esprimere il tuo grado di accordo o disaccordo con un’affermazione che riguarda il modo in cui ti percepisci. Le opzioni di risposta vanno da “Fortemente d’accordo” a “Fortemente in disaccordo”.
Cinque affermazioni sono formulate in positivo (per esempio: “Sento di avere molte qualità positive”) e cinque in negativo (per esempio: “A volte penso di non valere nulla”). Questo equilibrio serve a ridurre il rischio di risposte automatiche e a ottenere un risultato più affidabile.
Non esistono risposte giuste o sbagliate. Il consiglio è di rispondere in modo spontaneo, senza pensarci troppo a lungo, basandoti su come ti senti nella maggior parte delle situazioni.
Punteggi e interpretazione del risultato
I punteggi nella RSES variano generalmente da 10 a 40 punti. Un punteggio più alto indica un livello più elevato di autostima. A titolo orientativo:
• Da 31 a 40: autostima alta. La persona tende a sentirsi soddisfatta di sé, a credere nel proprio valore e ad affrontare la vita con fiducia.
• Da 21 a 30: autostima nella norma. Possono esserci aree di incertezza, ma complessivamente il livello è adeguato.
• Da 10 a 20: autostima bassa. Il risultato suggerisce una percezione prevalentemente negativa di sé, che potrebbe meritare un approfondimento con un professionista.
Attenzione: il risultato del test online non è una diagnosi. È un punto di partenza per riflettere, non un verdetto. Molti fattori possono influenzare la compilazione: lo stato d’animo del momento, un periodo particolarmente stressante o una giornata difficile. Per una valutazione accurata è sempre necessario il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta.
La Rosenberg Self-Esteem Scale (RSES): perché è così diffusa
La RSES è considerata il gold standard nella valutazione dell’autostima globale. Il motivo è semplice: è breve (10 domande, circa 3 minuti di compilazione), facile da comprendere e ha dimostrato un’eccellente affidabilità psicometrica in decenni di ricerca.
Dal punto di vista tecnico, la scala ha mostrato coefficienti di coerenza interna (alfa di Cronbach) superiori a 0,80 in numerosi studi internazionali, e una buona stabilità test-retest a distanza di due settimane. Questo significa che lo strumento misura in modo coerente e riproducibile ciò che intende misurare.
La RSES è adatta sia per gli adulti sia per gli adolescenti. Viene impiegata in contesti molto diversi: dalla ricerca in psicologia sociale alla pratica clinica, dall’ambito scolastico a quello della psicologia del lavoro. La somministrazione può avvenire individualmente o in gruppo, e non richiede la presenza obbligatoria di un esaminatore.
Ciò che la scala non fa, tuttavia, è analizzare le singole dimensioni dell’autostima. La RSES fornisce un punteggio globale, un “termometro” complessivo del valore che ti attribuisci. Per una valutazione più articolata esistono altri strumenti, come il TMA.
Che cos’è il test TMA per l’autostima?
Il TMA (Test di valutazione Multidimensionale dell’Autostima) è uno strumento psicologico sviluppato da Bruce A. Bracken, progettato specificamente per misurare l’autostima nella fascia d’età tra i 9 e i 19 anni. A differenza della scala di Rosenberg, che fornisce un punteggio globale, il TMA analizza l’autostima in modo multidimensionale, suddividendola in sei aree specifiche.
Le sei dimensioni indagate dal TMA sono:
• Interpersonale: come la persona valuta le proprie relazioni sociali, sia con i coetanei sia con gli adulti.
• Competenza e controllo dell’ambiente: la sensazione di essere in grado di influenzare gli eventi della propria vita.
• Emozionale: il rapporto con la propria vita emotiva e la capacità di gestire le emozioni negative.
• Scolastica: la percezione dei propri successi o insuccessi in ambito scolastico.
• Familiare: la qualità delle relazioni familiari e il senso di essere amato e valorizzato in famiglia.
• Corporea: la valutazione del proprio aspetto fisico e delle proprie capacità sportive.
Il TMA è composto da 150 item e viene somministrato in contesti clinici o scolastici, tipicamente da psicologi o professionisti formati. È particolarmente utile per individuare le aree più compromesse dell’autostima in bambini e adolescenti, orientando così interventi mirati.
A differenza del test di Rosenberg disponibile online, il TMA è uno strumento professionale che richiede materiali specifici (manuale, protocolli, piattaforma di scoring) e non è disponibile per l’autovalutazione autonoma. Se hai figli in età scolare e pensi che possano avere difficoltà legate all’autostima, un professionista può valutare l’opportunità di somministrare il TMA nell’ambito di una valutazione psicologica più ampia.
Quali sono i segnali di bassa autostima?
La bassa autostima non è un disturbo mentale in sé, ma può essere un fattore di rischio significativo per diversi problemi psicologici. Riconoscerne i segnali è il primo passo per prendersene cura. Ecco alcuni dei più comuni:
• Dialogo interno negativo: pensieri ricorrenti come “Non sono capace”, “Non valgo niente”, “Gli altri sono migliori di me”. Queste convinzioni, spesso automatiche, colorano l’intera percezione di sé.
• Paura del giudizio degli altri: evitare situazioni sociali, non esprimere le proprie opinioni o modificare il proprio comportamento per compiacere gli altri, per timore di essere criticati.
• Difficoltà ad accettare complimenti: minimizzare i propri successi (“È stata solo fortuna”), sentirsi a disagio quando qualcuno riconosce le tue qualità.
• Perfezionismo eccessivo: porsi standard irrealisticamente alti e sentirsi falliti quando non li si raggiunge. Il perfezionismo è spesso una maschera della bassa autostima.
• Tendenza al confronto: paragonarsi costantemente agli altri, trovandosi sempre in una posizione di svantaggio. Sui social media questo meccanismo può amplificarsi notevolmente.
• Indecisione e procrastinazione: rimandare le decisioni per paura di sbagliare o non sentirsi all’altezza del compito.
• Difficoltà a porre limiti: dire sempre di sì per paura di deludere, mettendo i bisogni degli altri sistematicamente prima dei propri.
• Sintomi emotivi: tristezza persistente, senso di vuoto, ansia sociale, irritabilità, vergogna. In alcuni casi la bassa autostima si associa a veri e propri sintomi depressivi o ansiosi.
Se riconosci diversi di questi segnali nella tua vita quotidiana, non allarmarti, ma valuta l’idea di parlarne con un professionista. La bassa autostima non è una condanna: è una condizione su cui si può lavorare con il supporto giusto.
Perché l’autostima può essere bassa: le cause più frequenti
L’autostima non è un tratto fisso con cui si nasce. Si costruisce nel tempo, influenzata da una combinazione di fattori genetici, esperienze di vita e contesti ambientali. Tra le cause più frequenti di bassa autostima troviamo:
• Esperienze infantili critiche: crescere in un ambiente familiare molto critico, con genitori ipercritici o emotivamente distanti, può instillare la convinzione profonda di non essere mai abbastanza.
• Esperienze di bullismo o esclusione: l’essere stati presi di mira da bambini o adolescenti lascia cicatrici che possono persistere anche in età adulta.
• Traumi e abusi: esperienze di abuso fisico, emotivo o psicologico possono generare sentimenti di vergogna e colpa che minano il senso di valore personale.
• Confronto sociale e social media: l’esposizione costante a immagini idealizzate della vita degli altri può alimentare il senso di inadeguatezza, soprattutto negli adolescenti.
• Predisposizioni temperamentali: alcune caratteristiche della personalità, come una maggiore sensibilità al rifiuto o una tendenza innata all’ansia, possono rendere più vulnerabili alla bassa autostima.
• Fallimenti percepiti: insuccessi scolastici, lavorativi o sentimentali, soprattutto se vissuti come conferme del proprio “non valore”.
È importante ricordare che la causa non è mai unica. L’autostima è il risultato di un intreccio complesso di esperienze, relazioni e interpretazioni personali. Per questo motivo, lavorarci con un professionista permette di comprendere il quadro nella sua complessità, senza semplificazioni.
Quali sono i 6 pilastri dell’autostima?
Lo psicoterapeuta canadese Nathaniel Branden, considerato uno dei massimi esperti mondiali di autostima, ha identificato nel suo libro I sei pilastri dell’autostima (1994) sei pratiche fondamentali su cui si costruisce una sana percezione di sé. Non si tratta di tratti caratteriali innati, ma di comportamenti che ciascun individuo può scegliere di coltivare.
1. Vivere consapevolmente. Significa prestare attenzione alla realtà così com’è, riconoscere i propri pensieri, emozioni e azioni senza negarli. In pratica: essere presenti nella propria vita, anziché vivere con il “pilota automatico”.
2. Accettare se stessi. Non significa approvare tutto di sé, ma riconoscere che i propri pensieri, sentimenti e comportamenti ci appartengono, senza giudicarli come inaccettabili. L’accettazione è il presupposto per ogni cambiamento autentico.
3. Assumersi la responsabilità. Essere responsabili delle proprie scelte, azioni e del proprio benessere. Nessuno può migliorare la tua autostima al posto tuo: questo pilastro ci ricorda che siamo gli autori della nostra vita.
4. Affermare se stessi. Avere il coraggio di esprimere pensieri, valori e bisogni, senza fingersi diversi per compiacere gli altri. Significa occupare il proprio spazio nel mondo con rispetto, sia verso sé che verso gli altri.
5. Vivere con uno scopo. Porsi obiettivi significativi e impegnarsi per raggiungerli. L’autostima si nutre di azioni concrete, non di fantasie: darsi una direzione e muoversi verso di essa rafforza il senso di competenza e valore.
6. Vivere con integrità personale. Agire in coerenza con i propri valori e principi. Quando le azioni quotidiane contraddicono ciò in cui crediamo, l’autostima ne risente. L’integrità è la base della fiducia in se stessi.
Questi sei pilastri offrono una mappa pratica per chi desidera lavorare sulla propria autostima. Anche solo riflettere su quale di questi aspetti risulta più debole può essere un punto di partenza molto utile, da approfondire magari con il supporto di un percorso psicologico.
Cosa puoi fare se il test indica bassa autostima
Se il risultato del test ti ha fatto riflettere, o se riconosci in te stesso molti dei segnali descritti sopra, sappi che la bassa autostima non è una caratteristica immutabile. È una condizione su cui si può intervenire efficacemente. Ecco alcuni passi che puoi considerare.
Strategie che puoi iniziare da solo
• Osserva il tuo dialogo interiore: inizia a notare i pensieri automatici negativi che hai su di te. Non devi combatterli subito, solo riconoscerli. Puoi tenere un diario in cui annoti le situazioni in cui ti senti “non abbastanza” e le frasi che ti dici in quei momenti.
• Pratica l’auto-compassione: immagina di parlare con un amico caro che si sente inadeguato. Le parole che useresti con lui sono probabilmente molto diverse da quelle che riservi a te stesso. Prova a trattarti con la stessa gentilezza.
• Stabilisci piccoli obiettivi raggiungibili: l’autostima si costruisce anche attraverso esperienze di competenza. Datti un obiettivo alla volta, concreto e realistico, e celebra ogni piccolo traguardo.
• Limita il confronto sociale: se i social media alimentano il tuo senso di inadeguatezza, considera di ridurne l’uso o di seguire solo contenuti che ti fanno stare bene.
• Coltiva le relazioni positive: circondati di persone che ti apprezzano per quello che sei, non per quello che fai. Le relazioni sane sono un potente nutrimento per l’autostima.
Quando rivolgersi a un professionista
Le strategie autonome sono utili, ma a volte non bastano, soprattutto quando la bassa autostima ha radici profonde o si accompagna a sintomi significativi di ansia, depressione o difficoltà relazionali.
Un percorso di psicoterapia può aiutarti a comprendere l’origine delle tue convinzioni negative su di te, a modificare gli schemi di pensiero disfunzionali e a costruire gradualmente un rapporto più sano con te stesso. La terapia cognitivo-comportamentale, in particolare, ha mostrato risultati significativi nel miglioramento dell’autostima, ma anche altri approcci terapeutici possono essere efficaci.
Non aspettare di stare “troppo male” per chiedere aiuto. Prendersi cura della propria autostima è un gesto di rispetto verso se stessi, e farlo con il supporto di un professionista può fare una differenza enorme nel tuo benessere complessivo.
Come si valuta l’autostima in un percorso professionale
In un contesto clinico, la valutazione dell’autostima non si limita alla somministrazione di un singolo test. Il professionista utilizza diversi strumenti in modo integrato:
• Colloquio clinico: è il punto di partenza di ogni valutazione. Attraverso il dialogo, lo psicologo esplora la storia di vita della persona, le sue relazioni significative, le esperienze che hanno plasmato l’immagine di sé. Il colloquio permette di cogliere sfumature che nessun test può catturare.
• Test standardizzati: strumenti come la RSES per gli adulti o il TMA per i più giovani offrono una misura quantitativa del livello di autostima. Possono essere utili anche per monitorare i cambiamenti nel tempo durante un percorso terapeutico.
• Osservazione clinica: il modo in cui la persona parla di sé, la postura, il linguaggio corporeo, la tendenza a minimizzare o a evitare certi argomenti forniscono informazioni preziose sul livello di autostima.
• Anamnesi e contesto: la valutazione tiene conto di tutti i fattori rilevanti — dalla storia familiare alla presenza di altri sintomi psicologici — per costruire un quadro completo e personalizzato.
L’obiettivo della valutazione non è mettere un’etichetta, ma comprendere la persona nella sua complessità, per poter proporre il percorso di supporto più adatto.
Autostima nelle diverse età della vita
L’autostima non è statica: si evolve e si trasforma lungo tutto l’arco della vita, influenzata dalle esperienze, dalle relazioni e dal contesto in cui viviamo.
Nei bambini, l’autostima inizia a formarsi molto presto, a partire dalle interazioni con le figure di riferimento. Un bambino che si sente amato, ascoltato e valorizzato sviluppa con più facilità un’immagine positiva di sé. Al contrario, critiche eccessive, confronti con i fratelli o i compagni e aspettative irrealistiche possono gettare le basi per una bassa autostima.
Negli adolescenti, l’autostima attraversa una fase di grande vulnerabilità. Il corpo che cambia, il bisogno di appartenenza al gruppo, il confronto con i coetanei e l’esposizione ai social media rendono questa fascia d’età particolarmente a rischio. Strumenti come il TMA sono stati progettati proprio per cogliere le diverse dimensioni dell’autostima in questa fase delicata.
Negli adulti, l’autostima tende a stabilizzarsi, ma può essere messa alla prova da eventi di vita significativi: la perdita del lavoro, una separazione, un lutto, una malattia. Anche in età adulta, lavorare sull’autostima è sempre possibile e può portare a miglioramenti significativi nel benessere e nella qualità delle relazioni.
Un messaggio importante: l’autostima si può coltivare
Se sei arrivato fin qui, probabilmente la questione dell’autostima ti sta a cuore. E questo, di per sé, è già un gesto di consapevolezza e di cura verso te stesso.
Qualunque sia il risultato del test, ricorda che l’autostima non è un tratto fisso e immutabile. È più simile a un muscolo: può indebolirsi in certi periodi della vita, ma può anche essere rafforzato con le giuste attenzioni. Nessuno è “condannato” ad avere una bassa autostima per sempre.
La psicologia ci insegna che il cambiamento è possibile a qualsiasi età. A volte bastano piccoli passi quotidiani, altre volte serve l’accompagnamento di un professionista. In entrambi i casi, il punto di partenza è lo stesso: decidere che ti meriti di stare meglio.
Domande frequenti sul test dell’autostima
Che cos’è il test TMA per l’autostima?
Il TMA (Test di valutazione Multidimensionale dell’Autostima) è uno strumento psicologico creato da Bruce A. Bracken per misurare l’autostima in bambini e ragazzi dai 9 ai 19 anni. A differenza di test globali come la scala di Rosenberg, il TMA analizza sei dimensioni specifiche: interpersonale, competenza e controllo, emozionale, scolastica, familiare e corporea. Viene somministrato da professionisti in contesti clinici o scolastici e non è disponibile come test online di autovalutazione.
Quali sono i segnali di bassa autostima?
I segnali più comuni includono: dialogo interno costantemente negativo, paura del giudizio degli altri, difficoltà ad accettare complimenti, perfezionismo eccessivo, confronto continuo con gli altri, indecisione, tendenza a compiacere tutti a scapito dei propri bisogni, e sintomi emotivi come tristezza, vergogna o ansia. Se riconosci diversi di questi segnali nella tua vita, può essere utile parlarne con uno psicologo.
Quali sono i 6 pilastri dell’autostima?
I sei pilastri dell’autostima, individuati dallo psicoterapeuta Nathaniel Branden, sono: vivere consapevolmente, accettare se stessi, assumersi la responsabilità delle proprie scelte, affermare se stessi, vivere con uno scopo e vivere con integrità personale. Non sono tratti innati, ma pratiche quotidiane che ciascuno può coltivare per costruire un’autostima più sana.
Il test dell’autostima online è affidabile?
Il test presente su questa pagina si basa sulla Scala di Rosenberg, uno strumento con decenni di validazione scientifica e tradotto in italiano. Tuttavia, nessun test online può sostituire una valutazione professionale. Il risultato offre un’indicazione orientativa, utile come punto di partenza per una riflessione personale, ma per una diagnosi accurata è necessario il supporto di uno psicologo.
Che cos’è l’esame TMA?
Con “esame TMA” si intende la somministrazione del Test Multidimensionale dell’Autostima di Bracken. Non si tratta di un esame nel senso scolastico del termine: è una valutazione psicologica strutturata, condotta da un professionista, che misura l’autostima di bambini e adolescenti in sei aree diverse della loro vita. Il risultato aiuta a individuare punti di forza e aree di fragilità per orientare interventi di supporto mirati.
Quante volte si può ripetere il test dell’autostima?
Puoi compilare il test ogni volta che lo desideri. Tuttavia, è consigliabile non ripeterlo troppo frequentemente (per esempio, una volta al mese o in corrispondenza di cambiamenti significativi nella tua vita), perché l’autostima richiede tempo per modificarsi. Ripetere il test a distanza di alcune settimane può essere utile per osservare eventuali cambiamenti nel tempo.
Hai bisogno di un supporto professionale?
Se il risultato del test ti ha dato da pensare, o se senti che la tua autostima sta condizionando negativamente la tua vita quotidiana, non restare solo con queste riflessioni. Un colloquio con uno psicologo o psicoterapeuta può aiutarti a comprendere le radici della tua percezione di te stesso e a costruire, un passo alla volta, un rapporto più sereno con chi sei.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza. È, al contrario, uno dei più concreti gesti di cura verso se stessi.
