Il panico è una malattia da curare oppure un problema da risolvere

Attacchi di panico Aggiornato il Febbraio 15, 2025

La mia ricerca e la mia esperienza sugli attacchi di panico e sull’agorafobia.

E’ molto importante rispondere a questa domanda, perchè da qui si aprono due strade e due universi completamente diversi . Si parte dallo stesso inizio: l’attacco di panico, con tutta la sua sintomatologia fisica , emozionale e mentale , ma si arriva a due finali molto diversi e distanti tra loro.

Chi soffre di panico impiega spesso molto tempo per capire che cosa gli sta veramente succedendo e una volta che comprende di essere vittima del DAP, fa fatica ad accettare che un simile brutto e angosciante evento sia arrivato, completamente inatteso, nella propria vita. La prima reazione, dopo la prima confusione nella ricerca di una diagnosi è di resistenza: “Non voglio accettare che sia così, non voglio che sia così!”.

C’è quasi un tentativo di nascondere a se stessi e soprattutto agli altri , tra cui i famigliari di soffrire di uno strano brutto male. Accanto alla resistenza, sorge una sorta di vergogna a mostrare se stessi, come colpiti da questa sfortuna. Quasi si volesse comunicare :”Non voglio avere il DAP e guai se lo vedono gli altri”. Moltissima energia vitale viene impiegata durante l’attacco a soffocarne ogni sintomo visibile, a tentare di bloccare qualcosa che avvertiamo come ineluttabilmente potente , che sta andando fuori dal nostro controllo. Questo tentativo di tenere a bada l’energia vitale, quasi sempre fallisce, innescando tutta la classica danza dei segnali fisici, emozionali e mentali ormai noti e comuni . Quello che rimane è sconforto, senso di impotenza e il timore che l’attacco di panico possa ripetersi ancora, chissà come e chissà quando.

A questo punto appare una possibilità di interpretazione: scelgo di credere che sono vittima di una malattia oppure scelgo di comprendere che mi trovo di fronte a un problema che può avere una soluzione, meglio una risoluzione completa e definitiva, come è stato per me?

L’interpretazione può cambiare completamente la realtà, vediamo come.

Noi creiamo la nostra realtà.

Se io credo di avere una malattia questa credenza evocherà in me un universo percepito fatto di ospedali, di pronto soccorso, di farmaci…..Cercherò disperatamente qualcuno che, dopo avere capito che cos’ho (ed è già un passo grandissimo), mi aiuti a guarire.

Colpita all’apice della mia brillante carriera di psicologa, giornalista e imprenditrice, dai terribili DAP, con cui ho convissuto per dieci anni , ho percorso questa strada per molti terribili anni, cercando senza tregua chi poteva salvarmi. Fallimento!

Senza accorgermi ho iniziato ad alimentare il problema, a ricercare il perché mi fosse capitata una disgrazia simile, nel tentativo di trovare l’origine, di analizzare le cause del perchè mi ritrovassi tappata in casa, senza poter uscire nemmeno di notte a buttare il sacchetto della spazzatura, quando non c’era più nessuno in giro per strada.

Di tutto ho provato, con la determinazione della disperazione senza trovare nessun vero giovamento alla mia infelice condizione.

Perché non potevo risolvere la situazione?

Semplice, perché io ero convinta di essere malata e di avere un problema irrisolvibile.

Quello che ho fatto e che propongo di fare a tutte le persone che sono determinate a uscire dal panico è capire chiaramente la differenza tra la malattia, dove io ho per forza l’identità della malata e il problema che si può risolvere. Ho smesso drasticamente di indagare e mi sono spostata interiormente da un’altra parte, come girare la direzione e camminare contro vento, con i capelli che ti coprono il viso.

Ho avuto la sensazione di dover tirar su il TITANIC finito nei fondali dell’oceano, dove forse sarei immersa ancora oggi .

Ho iniziato a FARE , a CONOSCERE che cos’è un problema.

Un problema è un ostacolo davanti a una meta, davanti a un fine che stavo cercando di realizzare, ma che non ho ancora raggiunto perché mi sono imbattuta in un LIMITE INTERIORE oppure un LIMITE ESTERNO.

In modo nascosto, in profondità dietro la malattia quasi sempre c’è un ostacolo non superato attorno al quale ha iniziato a formarsi la tensione fisica, emozionale e mentale, l’ANSIA . L’ ansia non curata può genera la stanchezza, che precipita nella malattia. In questo senso sono d’accordo nel dire che prima della manifestazione degli attacchi di panico c’è lo stress fisico, mentale e da prestazione e c’è anche un velo invisibile di DEPRESSIONE , un sentire che LA VITA NON MERITA DI ESSERE VISSUTA.

Ma torniamo al PROBLEMA come OSTACOLO davanti alla META.

Nella vita abbiamo dei fini, che desideriamo realizzare. Sempre quando c’è un fine appare l’ostacolo da superare. Non mi accorgo dell’ostacolo perché non guardo dentro di me . Così succede che l’ostacolo diventa grande , grande come un grattacielo e mi copre la meta., peggio mi rende INVISIBILE la meta. Come un tumore che lavora dentro di noi silenzioso e che divora tutta l’energia vitale.

E’ bene chiedersi :“Prima di avere il mio primo DAP, quali fini volevo realizzare , ma per LIMITI personali oppure esterni non sono riuscito a superare?”

Se non sei consapevole che è caduto un albero sulla strada dove stai viaggiando, come farai a SCAVALCARLO?

Bisogna penetrare la BARRIERA, superare il limite, vincerlo!

Bene, ti lascio con questa riflessione e con l’invito a scegliere la tua realtà: il panico come malattia oppure il panico come un problema qualsiasi, che con abilità, conoscenza e aiuto psicologico si può superare brillantemente?

 

Vi racconto il mio primo attacco di panico.

“… Durante una vacanza all’isola d’Elba in una bella estate calda, accetto l’invito a cena nel migliore ristorante di Marciana Marina. Ho 25 anni, mi sono vestita elegante perché gli ospiti e gli amici sono persone ricche, professionisti di successo e sento che devo fare bella figura. C’è il notaio che scherza e vuole rallegrare tutti con battute divertenti e barzellette, c’è l’imprenditore che ha un’impresa di asfalti ma che vorrebbe essere più famoso e ricco di quello che è, c’è la moglie tradita e triste che però tenta di sedurre tutti, c’è il mio fidanzato distratto e.. ci sono…….io, avvolta da un DISAGIO MASCHERATO, da una noia mortale che tento di trasformare in sorrisi finti in una situazione fatta di contatti poco veri ricchi e di parole vuote……

Penso:”Che cosa ci faccio qui?…tutto è finto….tutto è creato per apparire…Tutti parlano di soldi, di barche a vela, di viaggi, nessuno parla veramente di sé. Nessuno riesce ad ascoltare gli altri, a essere se stesso.”

Neanch’io! Sento disagio, vuoto e lo combatto, reagisco, cerco di adeguarmi alla situazione, mi mostro come credo che questo pubblico voglia che io sia , mi ADATTO , peggio cerco di brillare in una realtà recitata.

La portata di pesce non arriva mai…..sento che sono qui bloccata a tavola, che non posso andarmene, che la mia libertà è lontana, sono in prigione!

……Improvvisamente….un colpo interno senza rumore al plesso solare, proprio alla bocca dello stomaco, il cuore che batte forte, forte, gli occhi che iniziano a vedere che tutto si sta dissolvendo, le orecchie sentono i rumori sempre più ovattati e dentro il sangue che pulsa…..

Aiuto……AIUTO…..

Che cosa succede? Dove sono? Chi sono? Nessuno mi può aiutare, nessuno deve vedere che l’inferno che mi sta possedendo…

Corro in bagno tutta sudata, tutta confusa, le gambe sono leggere e mi danno la sensazione di fare movimenti scoordinati, goffi..

Qualcosa SI STA ROMPENDO, SENZA CONTROLLO DENTRO ME.”

 

 

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