Le intelligenze multiple di Gardner: la teoria che ha rivoluzionato il concetto di intelligenza

Neuroscienze e Mente

La teoria delle intelligenze multiple, formulata dallo psicologo statunitense Howard Gardner nel 1983, sostiene che l’intelligenza umana non è un costrutto unitario misurabile con un singolo punteggio, ma si manifesta in nove forme distinte, relativamente indipendenti tra loro. Ogni persona le possiede tutte, in combinazioni e gradi diversi: questo profilo unico ci rende capaci di pensare, imparare e risolvere problemi in modi molto differenti gli uni dagli altri. In questo articolo vediamo cosa sono le intelligenze multiple, come sono strutturate le diverse tipologie, come si applicano nella pratica e quali critiche la teoria delle intelligenze multiple ha ricevuto dalla comunità scientifica.

Cosa sono le intelligenze multiple: la teoria di Howard Gardner

Le intelligenze multiple sono nove forme indipendenti di competenza cognitiva identificate da Howard Gardner. Secondo questa teoria, l’intelligenza umana non è un blocco monolitico misurabile con il quoziente intellettivo, ma un insieme articolato di abilità specifiche. Ogni individuo possiede tutte queste intelligenze in misura diversa, formando un profilo personale unico.

Fino agli anni Ottanta, la psicologia mainstream considerava l’intelligenza come un fattore generale unico (il cosiddetto fattore g introdotto da Charles Spearman nel 1904), misurabile attraverso test standardizzati come il quoziente intellettivo. Le teorie dominanti privilegiavano due sole forme di abilità — quella linguistica e quella logico-matematica — ignorando o svalutando altre competenze umane. L’intelligenza veniva trattata come un blocco unico, un monolite dalle caratteristiche stabili nel corso della vita.

Gardner, ricercatore di Harvard, giunse a una conclusione diversa osservando tre gruppi di persone: bambini prodigio, individui con lesioni cerebrali che perdevano selettivamente alcune capacità ma ne conservavano altre, e soggetti con sindrome del savant, dotati di abilità eccezionali in un singolo ambito. Ne dedusse che l’intelligenza non è una facoltà generale, ma un sistema modulare di più abilità, capace di rendere conto della complessità del funzionamento mentale umano meglio delle precedenti teorie psicometriche basate sulla sola logica e sul linguaggio.

Nel libro Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences (1983, pubblicato in italiano come Formae Mentis da Feltrinelli), Gardner definì un’intelligenza come «la capacità di risolvere problemi o di creare prodotti che hanno valore all’interno di uno o più contesti culturali». In una formulazione successiva, parlò di un «potenziale bio-psicologico per processare informazioni, attivato in un contesto culturale per risolvere problemi o creare prodotti considerati di valore in quel contesto».

Il punto centrale della teoria delle intelligenze multiple è che le diverse forme di intelligenza sono relativamente indipendenti — una persona può avere un’intelligenza musicale straordinaria e un’intelligenza logico-matematica nella media, o viceversa. Ognuno di noi porta in sé una miscela di tipi di intelligenza unica, che riflette genetica, esperienze e contesto culturale. Il QI scolastico, secondo Gardner, predice al massimo il 20% del successo professionale di un individuo: tutto il resto dipende da intelligenze che i test tradizionali non misurano.

Chi è Howard Gardner: contesto e formazione

Howard Earl Gardner è uno psicologo americano dello sviluppo, nato l’11 luglio 1943 a Scranton (Pennsylvania) da genitori ebrei tedeschi, emigrati dalla Germania nel 1938 per sfuggire al regime nazista. Laureato ad Harvard nel 1965 con lode, ha conseguito il dottorato in psicologia dello sviluppo presso la stessa università nel 1971.

La formazione dello studioso è interdisciplinare: oltre alla psicologia, Gardner ha studiato neuropsicologia al Boston University Aphasia Research Center, lavorando con il neurologo Norman Geschwind per circa vent’anni. L’osservazione clinica di pazienti con lesioni cerebrali — capaci di perdere la parola ma non la musica, o viceversa — ha avuto un impatto decisivo sulla sua concezione modulare dell’intelligenza.

Nel 1967 Gardner ha co-fondato Project Zero, il celebre gruppo di ricerca della Harvard Graduate School of Education dedicato allo studio della cognizione umana, dell’arte e dell’educazione. Ne è stato direttore dal 1972 al 2000 e presidente del comitato direttivo dal 1995. Nel 1979 la Harvard Graduate School of Education ricevette un importante finanziamento dalla Bernard van Leer Foundation per il Project on Human Potential: fu in quel contesto che Gardner iniziò a sintetizzare le evidenze provenienti da neuroscienze, antropologia e psicologia, arrivando alla formulazione della teoria.

Ritiratosi dall’insegnamento nel 2019, Gardner continua l’attività di ricerca e scrittura. Ha pubblicato oltre trenta libri tradotti in più di trenta lingue, consolidandosi come uno dei pensatori più influenti dell’educazione contemporanea.

Quante sono le intelligenze multiple: le 9 forme di intelligenza

La teoria delle intelligenze multiple di Gardner identifica nove forme di intelligenza: sette sono state presentate nel 1983 in Frames of Mind, a cui si è aggiunta l’intelligenza naturalistica intorno al 1995 e, più tardi, l’intelligenza esistenziale (talvolta definita anche spirituale). Gardner stesso ha lasciato il sistema aperto, ammettendo che in futuro potrebbero essere individuate altre tipologie di intelligenza che oggi non riconosciamo come tali.

Le sette intelligenze originarie erano: linguistica, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, musicale, interpersonale, intrapersonale. La naturalistica è entrata come ottava, mentre l’esistenziale resta nella lista come “candidata”: Gardner la considera un caso interessante che soddisfa la maggior parte, ma non tutti, i suoi criteri di individuazione. Ciascuna delle nove forme ha caratteristiche proprie, un suo dominio cognitivo e specifiche basi neurobiologiche; ciascuno di noi le possiede tutte, ma con gradi di sviluppo che cambiano da persona a persona.

Perché una capacità cognitiva possa essere considerata un’intelligenza, Gardner ha stabilito otto criteri che devono essere (almeno in parte) soddisfatti:

  1. Danno cerebrale selettivo: una lesione localizzata deve poter compromettere quella specifica intelligenza, lasciando intatte le altre
  2. Esistenza di savant e prodigi: individui con un’abilità eccezionale in un singolo dominio
  3. Operazioni nucleari identificabili: un insieme definito di operazioni mentali tipiche di quell’intelligenza
  4. Una storia evolutiva distintiva: un percorso di sviluppo che la caratterizza nell’arco di vita
  5. Una storia evolutiva della specie: plausibilità dal punto di vista dell’evoluzione umana
  6. Supporto da studi psicometrici: misurabilità, almeno parziale, con strumenti psicologici
  7. Supporto da studi sperimentali: evidenze dalla ricerca di laboratorio
  8. Codifica in un sistema simbolico: possibilità di rappresentare quella forma di intelligenza attraverso simboli (parole, numeri, note musicali, gesti)

Le 9 intelligenze spiegate una a una

Ogni intelligenza ha un proprio dominio di applicazione, specifiche aree cerebrali coinvolte ed esempi professionali tipici. Questa mappa dei diversi tipi di intelligenza non è un rigido sistema di classificazione personale — nessuno appartiene a una sola intelligenza — ma uno strumento per riconoscere la ricchezza del funzionamento cognitivo umano e la complessità della realtà mentale che lo caratterizza.

Intelligenza linguistica

L’intelligenza linguistica è la capacità di usare le parole in modo efficace, sia in forma orale che scritta. Include la padronanza della sintassi, della fonologia, della semantica e dell’uso pragmatico del linguaggio. Chi la possiede sviluppata mostra sensibilità ai significati delle parole, buona memoria verbale e capacità di argomentare. Coinvolge principalmente le aree di Broca e Wernicke nell’emisfero sinistro. Esempi professionali: scrittori, poeti, giornalisti, avvocati, traduttori, insegnanti, logopedisti.

Intelligenza logico-matematica

L’intelligenza logico-matematica è la capacità di ragionare in modo logico, riconoscere schemi, lavorare con numeri e risolvere problemi scientifici. È l’abilità di manipolare astrazioni e di seguire catene di inferenze. Insieme a quella linguistica, è l’intelligenza più valorizzata dai test di QI e dall’istruzione tradizionale. Coinvolge i lobi parietali, prevalentemente dell’emisfero sinistro. Esempi professionali: matematici, scienziati, programmatori, ingegneri, economisti, contabili.

Intelligenza spaziale

L’intelligenza spaziale è la capacità di percepire, rappresentare e trasformare mentalmente le immagini visive. Consente di orientarsi nello spazio, visualizzare oggetti da angolazioni diverse, creare rappresentazioni grafiche. Chi la possiede molto sviluppata ha tipicamente buona memoria visiva e un orientamento solido anche in contesti sconosciuti. Coinvolge soprattutto le aree dell’emisfero destro, in particolare quelle occipito-parietali. Esempi professionali: architetti, piloti, chirurghi, scultori, grafici, scacchisti, geografi.

Intelligenza corporeo-cinestetica

L’intelligenza corporeo-cinestetica è la capacità di controllare i movimenti del corpo e di usare le mani per manipolare oggetti con precisione. Include sia il movimento fine (chirurgia, artigianato) sia quello ampio (sport, danza). Le persone con questa intelligenza imparano spesso facendo, attraverso l’esperienza diretta più che attraverso la spiegazione verbale. Coinvolge il cervelletto, i gangli della base e la corteccia motoria. Esempi professionali: atleti, danzatori, attori, chirurghi, artigiani, fisioterapisti.

Intelligenza musicale

L’intelligenza musicale è la sensibilità ai suoni, ai ritmi, alle melodie e al timbro. Consente non solo di produrre musica, ma anche di riconoscerla, ricordarla e analizzarla strutturalmente. È una delle intelligenze che, secondo Gardner, compare più precocemente nell’età evolutiva: bambini di due-tre anni possono riconoscere una melodia familiare con facilità. Coinvolge principalmente l’emisfero destro, in aree specializzate per l’elaborazione tonale. Esempi professionali: musicisti, compositori, direttori d’orchestra, critici musicali, tecnici del suono.

Intelligenza interpersonale

L’intelligenza interpersonale è la capacità di comprendere gli altri — le loro motivazioni, emozioni, intenzioni — e di interagire efficacemente con loro, costruendo relazioni significative nei contesti più diversi. Include l’empatia cognitiva, la lettura dei segnali non verbali e la capacità di adattare il proprio comportamento alle diverse persone e situazioni. È l’intelligenza delle relazioni umane nel loro aspetto più sociale. Coinvolge i lobi frontali, in particolare la corteccia prefrontale. Esempi professionali: insegnanti, psicologi, venditori, leader politici, mediatori, assistenti sociali.

Intelligenza intrapersonale

L’intelligenza intrapersonale è la capacità di conoscere se stessi: riconoscere le proprie emozioni, i propri punti di forza e le proprie aree di debolezza, comprendere le proprie motivazioni profonde. Gardner la considera speculare a quella interpersonale, parte di un processo in due fasi — una rivolta verso l’esterno, una verso l’interno. Chi la possiede sviluppata sa regolare le proprie reazioni emotive e prendere decisioni in accordo con i propri valori. Coinvolge anch’essa i lobi frontali. Esempi professionali: filosofi, terapeuti, scrittori, ricercatori indipendenti, mentori.

Intelligenza naturalistica

L’intelligenza naturalistica, aggiunta da Gardner intorno al 1995, è la capacità di riconoscere, classificare e distinguere elementi del mondo naturale: specie di piante e animali, formazioni rocciose, fenomeni atmosferici. Chi la possiede sviluppata mostra una particolare sintonia con la natura e i suoi ritmi. Storicamente è stata cruciale per la sopravvivenza umana (caccia, raccolta, agricoltura). Oggi si esprime in ambiti scientifici e in professioni legate all’ambiente. Esempi professionali: biologi, botanici, agricoltori, veterinari, ecologisti, chef che lavorano con ingredienti stagionali.

Intelligenza esistenziale

L’intelligenza esistenziale è la capacità di riflettere sulle grandi domande dell’esistenza: il senso della vita, la morte, il destino dell’umanità, la natura della realtà e la nostra posizione nel cosmo. Gardner la considera una “candidata a pieno titolo” ma la include con cautela nel suo elenco, poiché non soddisfa pienamente tutti gli otto criteri di individuazione. È l’intelligenza con le basi neurobiologiche meno chiare. Esempi professionali: filosofi, teologi, scrittori, leader spirituali.

Come riconoscere il proprio tipo di intelligenza dominante

Riconoscere il proprio profilo di intelligenze non significa etichettarsi con una categoria rigida, ma osservare in quali attività ci si ritrova spontaneamente coinvolti, in quali contesti l’apprendimento risulta più fluido e quali tipi di problemi si affrontano con maggiore soddisfazione. È un esercizio di autosservazione più che una misurazione oggettiva, un approccio esplorativo che si distanzia dalla logica psicometrica del quoziente intellettivo.

Alcune domande utili per riflettere sul proprio profilo: quali attività mi fanno perdere la cognizione del tempo? Quali contenuti trattengo con più facilità — un testo letto, un diagramma, una melodia, un movimento? Come mi oriento in un luogo nuovo: con mappe, leggendo indicazioni, chiedendo alle persone? Le risposte sono indizi su quali intelligenze siano maggiormente attive.

Una precisazione importante: non esiste un test ufficiale delle intelligenze multiple validato da Gardner stesso. Lo psicologo di Harvard si è esplicitamente opposto alla psicometrizzazione della sua teoria, considerando che ridurre le intelligenze a punteggi numerici tradisce lo spirito del modello. I test disponibili online — come il MIDAS sviluppato da Branton Shearer o i questionari di McKenzie — sono strumenti di autovalutazione esplorativa, utili per riflettere ma non adatti a formulare diagnosi o classificazioni scientifiche.

Per chi desidera un’esplorazione strutturata delle proprie capacità cognitive, il nostro test di intelligenza offre uno spunto di riflessione — senza pretesa di misura ufficiale Gardner-validata.

Applicazioni pratiche: scuola, lavoro, sviluppo personale

La teoria delle intelligenze multiple ha trovato il suo terreno più fertile nel mondo dell’istruzione e dell’educazione, ma ha ispirato anche l’orientamento professionale, il team building e i percorsi di crescita personale. Secondo sondaggi condotti negli Stati Uniti, circa il 90% degli insegnanti dichiara di conoscere la teoria e di utilizzarla almeno in parte nella propria didattica. Questo successo ha portato il modello di Gardner ad ispirare nuovi insegnamenti e metodi di valutazione in molti settori dell’educazione contemporanea.

A scuola: individualizzare e pluralizzare

Gardner ha proposto due principi operativi per applicare la teoria delle intelligenze multiple in ambito scolastico: individualizzare e pluralizzare. Individualizzare significa riconoscere che ogni studente ha un profilo unico di intelligenze e ciascuna persona manifesta caratteristiche cognitive distintive da tenere in considerazione nell’insegnamento. Pluralizzare significa presentare gli stessi contenuti in molteplici modalità — testuale, visiva, musicale, corporea, narrativa — per raggiungere studenti con profili cognitivi diversi. Non è un modo per puntare solo ai casi di eccellenza, ma per offrire a tutti un contenuto fruibile secondo le proprie capacità.

Il Project Spectrum, avviato da Gardner e colleghi all’inizio degli anni Ottanta, è stato il primo tentativo sistematico di applicare queste idee in un contesto scolastico, sviluppando 15 attività strutturate per osservare le intelligenze dei bambini della scuola dell’infanzia. Sulla stessa linea, la valutazione può integrare progetti, presentazioni orali, creazioni artistiche e lavori di gruppo, non solo test scritti.

Nel mondo del lavoro

Nel mondo professionale, le intelligenze multiple offrono una lente per l’orientamento al lavoro e la composizione dei team. Conoscere il proprio profilo aiuta a scegliere percorsi coerenti con le proprie capacità naturali; nelle organizzazioni, comporre team con intelligenze complementari può aumentare produttività e qualità del problem solving.

Nello sviluppo personale

Sul piano della crescita personale, il modello di Gardner invita a un cambio di prospettiva: da “quanto sono intelligente?” a “in che modo sono intelligente?”. Riconoscere le proprie aree di forza permette a ciascuno di costruire percorsi di apprendimento più gratificanti, mentre la consapevolezza dei propri limiti indirizza verso strategie di supporto mirate.

È importante notare che Gardner stesso ha espresso perplessità su alcune applicazioni semplificate della sua teoria, in particolare quando viene confusa con gli “stili di apprendimento”. Inserire uno studente in una delle nove categorie, sostiene Gardner, sarebbe altrettanto riduttivo quanto inserirlo nelle due categorie tradizionali (linguistica e logico-matematica). Il senso della teoria è esporre le persone a più materiali, forme artistiche e modalità di apprendimento, non ridurle a un’etichetta.

Le critiche alla teoria di Gardner

La teoria delle intelligenze multiple è ampiamente popolare tra educatori e divulgatori, ma è stata oggetto di critiche articolate da parte della comunità scientifica psicometrica e neuroscientifica. Comprendere queste obiezioni intellettuali è essenziale per usare il modello in modo equilibrato, senza trasformarlo in un dogma.

La critica più recente e influente è contenuta nell’articolo Why multiple intelligences theory is a neuromyth, pubblicato da Lynn Waterhouse nel 2023 sulla rivista Frontiers in Psychology. Waterhouse sostiene che, a oltre quarant’anni dalla proposta originaria, non esistono prove neuroscientifiche dirette dell’esistenza di moduli cerebrali separati per ciascuna intelligenza. La concezione modulare di Gardner risulterebbe in difficoltà rispetto alle evidenze contemporanee sul funzionamento integrato del cervello, che mostrano una rete neuronale distribuita piuttosto che aree specializzate nette.

Altre critiche alla teoria delle intelligenze multiple sono state raccolte in due opere collettive: Howard Gardner Under Fire (2006), che riunisce contributi di 13 studiosi, e MI at 25, con testi di pensatori di rilievo come Noam Chomsky, Mihaly Csikszentmihalyi, Michael Posner e Charles Murray. I principali nodi critici sono tre:

  • Mancanza di validazione empirica: la teoria, secondo i detrattori, non è stata costruita su studi sperimentali controllati, ma su una sintesi interpretativa di letteratura preesistente
  • Confusione tra intelligenza e talento: alcune delle “intelligenze” (musicale, corporeo-cinestetica) potrebbero essere descritte più accuratamente come abilità o talenti, distinti concettualmente dall’intelligenza in senso classico
  • Non falsificabilità: Gardner stesso ha modificato il numero delle intelligenze nel tempo (da sette a otto a nove “candidate”); questa apertura, se da un lato è epistemicamente onesta, rende la teoria difficilmente testabile secondo i canoni della scienza

Una critica ulteriore riguarda l’adozione pedagogica: in molti contesti educativi, la teoria è stata accolta più per i suoi valori morali — l’inclusione, la valorizzazione di ogni studente — che per la solidità delle sue evidenze empiriche. Questo non è necessariamente un problema, ma richiede trasparenza: si sceglie un modello per la sua utilità pratica, non perché scientificamente dimostrato.

Nel dibattito contemporaneo, il modello psicometrico più consolidato è la teoria CHC (Cattell-Horn-Carroll), che integra un fattore generale con capacità cognitive specifiche sulla base di decenni di ricerca statistica. La teoria di Gardner resta più influente nella pedagogia e nella divulgazione che nella psicologia accademica della misurazione.

Intelligenze multiple e intelligenza emotiva: somiglianze e differenze

Le intelligenze multiple di Gardner e l’intelligenza emotiva teorizzata da Daniel Goleman nel 1995 sono spesso accostate, ma rappresentano due modelli distinti, con origini e scopi diversi. Comprendere in che cosa si assomigliano e dove si separano aiuta a orientarsi in un panorama concettuale oggi affollato.

Goleman, nel suo libro Emotional Intelligence (1995), descrive l’intelligenza emotiva come la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle altrui. Essa si articola in cinque componenti principali: autoconsapevolezza, autoregolazione, motivazione, empatia, abilità sociali. A differenza di Gardner, Goleman attinge fortemente alla psicologia della personalità e alle neuroscienze dell’emozione (LeDoux, Damasio).

Il punto di contatto più evidente è che l’intelligenza emotiva di Goleman copre, in larga parte, il terreno delle intelligenze interpersonale e intrapersonale di Gardner. Entrambi i modelli riconoscono che la capacità di comprendere sé e gli altri è una forma legittima di intelligenza, non una qualità secondaria.

Le differenze, però, sono sostanziali:

  • Struttura: Gardner propone una tassonomia di nove forme indipendenti; Goleman descrive un costrutto unitario articolato in cinque competenze correlate
  • Base teorica: Gardner si fonda su neuropsicologia, psicologia dello sviluppo e antropologia culturale; Goleman attinge a psicologia della personalità, neuroscienze dell’emozione e ricerca organizzativa
  • Focus: Gardner propone un modello descrittivo generale della cognizione umana; Goleman si concentra specificamente sull’ambito emotivo-relazionale e sul suo ruolo nel successo personale e professionale

Per approfondire il modello di Goleman, consulta il nostro articolo sull’intelligenza emotiva di Goleman, che esamina nel dettaglio le cinque competenze e le loro applicazioni pratiche.

Vuoi approfondire il concetto di intelligenza? Nel nostro articolo dedicato puoi esplorare cos’è l’intelligenza e come sono state teorizzate le sue forme nel tempo, dalle concezioni unitarie ai modelli multidimensionali contemporanei.

Domande frequenti sulle intelligenze multiple

Quante sono le intelligenze multiple secondo Gardner?

Howard Gardner ha identificato inizialmente sette intelligenze nel libro Frames of Mind del 1983 (linguistica, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, musicale, interpersonale, intrapersonale). Intorno al 1995 ha aggiunto l’intelligenza naturalistica, portandole a otto. Successivamente ha proposto l’intelligenza esistenziale come “candidata”, per un totale di nove forme. Gardner considera la lista aperta: altre intelligenze potrebbero essere individuate in futuro.

È vero che Gardner ha aggiunto una nona intelligenza?

Sì, ma con cautela. L’intelligenza esistenziale — la capacità di riflettere sul senso della vita, della morte e delle grandi questioni dell’esistenza — è stata proposta da Gardner come nona intelligenza candidata. Gardner l’ha inclusa nel suo modello riconoscendo che non soddisfa pienamente tutti gli otto criteri di individuazione, in particolare quelli legati alle basi neurobiologiche. È quindi presente nella lista, ma con uno statuto leggermente diverso dalle altre otto.

La teoria delle intelligenze multiple è scientificamente validata?

La teoria è controversa dal punto di vista scientifico. È ampiamente accolta in ambito educativo e divulgativo, ma la comunità psicometrica e neuroscientifica ne segnala i limiti. Lynn Waterhouse, in un articolo del 2023 su Frontiers in Psychology, l’ha definita un “neuromito”, sostenendo che non esistono prove dirette dell’esistenza di moduli cerebrali separati per ciascuna intelligenza. Il modello resta uno strumento euristico utile, ma non una teoria empiricamente validata al livello del modello CHC (Cattell-Horn-Carroll).

Come posso capire qual è la mia intelligenza prevalente?

Il modo più sensato è l’autosservazione strutturata: notare in quali attività ci si trova più spontaneamente coinvolti, quali contenuti si trattengono con più facilità, come ci si orienta in situazioni nuove. Parlare con persone di fiducia e chiedere un riscontro esterno può integrare la prospettiva personale. I test online (come il MIDAS o i questionari di McKenzie) sono strumenti di esplorazione, non misure scientifiche, e vanno usati come stimolo alla riflessione più che come verdetti.

Esiste un test ufficiale delle intelligenze multiple?

No, non esiste un test ufficiale delle intelligenze multiple validato da Howard Gardner stesso. Gardner si è sempre opposto alla psicometrizzazione della sua teoria, ritenendo che ridurre le intelligenze a punteggi numerici contraddica lo spirito del modello. I test disponibili online sono elaborazioni di terze parti — utili per autoesplorarsi, ma privi di validazione scientifica paragonabile a quella dei test di QI tradizionali.

Qual è la differenza tra le intelligenze multiple di Gardner e l’intelligenza emotiva di Goleman?

Le intelligenze multiple di Gardner sono un modello tassonomico che descrive nove forme indipendenti di competenza cognitiva, proposto nel 1983 su base neuropsicologica. L’intelligenza emotiva di Goleman, formulata nel 1995, è un costrutto unitario articolato in cinque competenze (autoconsapevolezza, autoregolazione, motivazione, empatia, abilità sociali), focalizzato sull’ambito emotivo-relazionale. Il modello di Goleman copre in parte il terreno delle intelligenze interpersonale e intrapersonale di Gardner, ma attinge a una base teorica diversa e ha uno scopo più specifico.

Se la riflessione sul proprio profilo cognitivo ti sta generando dubbi più ampi sul tuo funzionamento emotivo e sulle tue scelte di vita, può essere utile confrontarsi con un professionista. Il supporto di uno psicologo può aiutarti a leggere con più chiarezza i tuoi punti di forza e le tue aree di crescita, in un contesto sicuro e personalizzato.