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GLI PSICOFARMACI CONTRO L'ANSIA

Gli psicofarmaci, come dice la parola stessa, non sono altro che rimedi farmacologici specifici per i disagi della psiche. Essi contengono sostanze psicotrope, ovvero molecole capaci di agire sugli equilibri chimici del sistema nervoso centrale. La storia degli psicofarmaci inizia nei primi anni del ‘900, quando furono introdotti i cosiddetti barbiturici. Da allora la psicofarmacologia ha subìto una rapida evoluzione e rappresenta tutt’oggi un campo di ricerca molto vasto.

Negli anni ’50 vennero introdotti gli inibitori Monoamino Ossidasi (I-MAO); utilizzati dapprima nella cura della tubercolosi furono presto impiegati come antidepressivi. Tali psicofarmaci agiscono sugli enzimi denominati monoamino ossidasi bloccandone l’attività. Le MAO si occupano della distruzione delle catecolamine (adrenalina, dopamina e serotonina), le quali operano come neurotrasmettitori cerebrali. Impedendo l’eliminazione delle catecolamine, gli I-MAO alterano gli equilibri chimici del cervello producendo un miglioramento degli stati depressivi. Tra i loro effetti collaterali annoveriamo: ipotensione ortostatica, diarrea, edemi periferici, crisi ipertensive e numerose interazioni con altri farmaci e alimenti. Richiedono qualche settimana di utilizzo prima di esplicare i propri effetti benefici.

Poco più tardi si arrivò allo sviluppo degli antidepressivi triciclici, e all’inizio degli anni ’60 si introdussero le benzodiazepine. Le benzodiazepine, grazie alle loro proprietà sedative, ipnotiche, ansiolitiche, anticonvulsive, anestetiche e miorilassanti, iniziarono presto ad essere largamente prescritte nella cura dell’ansia e dell’insonnia. Questi farmaci presentano effetti collaterali più moderati rispetto ai vecchi barbiturici; fra di essi abbiamo: eccesso di sedazione, amnesia anterograda, astenia, atassia, sonnolenza, riduzione delle prestazioni cognitive e psicomotorie.
I farmaci triciclici (TCA) agiscono attraverso l’inibizione della ricaptazione delle monoamine. Si tratta di psicofarmaci antidepressivi, il cui effetto terapeutico si esplica in un miglioramento del tono dell’umore, nello sblocco dell’inibizione psicomotoria tipica delle persone depresse e nell’aumento dell’appetito. La loro efficacia terapeutica è stata dimostrata in diversi studi effettuati negli ultimi decenni ed hanno ormai sostituito quasi per intero gli I-MAO. Presentano svariati effetti collaterali, fra i quali: disturbi extrapiramidali (distonia acuta, acatisia, parkinsonismo, discinesia tardiva e rabbit syndrome), effetti anticolinergici (secchezza delle fauci, stipsi, tachicardia, ritenzione urinaria, disturbi dell'accomodazione visiva, disturbi della memoria), effetti adrenalinici (ipotensione ortostatica, vertigini, tachicardia, tremore, negli uomini eiaculazione ritardata ed in generale calo del desiderio sessuale), effetti antistaminici (sonnolenza, ipotensione, aumento dell'appetito, aumento del peso, alterazione dell'attività psicomotoria e cognitiva). Va inoltre ricordato che durante il periodo di assunzione è bene evitare la consumazione di bevande alcoliche, in quanto l’alcol aumenta la probabilità di incorrere negli effetti collaterali sopra descritti. Provocano interazioni se combinati con farmaci anticolinergici e provocano intossicazione se assunti in quantità eccessiva.

Tra gli anni ’80 e ’90 vennero inventati gli antidepressivi SSRI (Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina) e utilizzati nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo e della depressione maggiore. Essi agiscono sulla ricaptazione della serotonina, un neurotrasmettitore ampiamente utilizzato dal nostro cervello, impedendone l’eliminazione fisiologica e limitando dunque gli effetti dovuti ad una sua carenza. I farmaci SSRI vengono comunemente utilizzati anche nel trattamento del disturbo d’ansia generalizzato in quanto non producono gli effetti di dipendenza tipici dei farmaci ansiolitici. Tuttavia il loro effetto terapeutico, per potersi esprimere, richiede un’assunzione prolungata per almeno 15-20 giorni. I farmaci di questo tipo possono produrre vari effetti collaterali, fra cui: inappetenza, nausea, insonnia, tremori, disturbi della sfera sessuale (per esempio eiaculazione ritardata nell'uomo e anorgasmia nella donna), cefalea e vertigini.

Esistono poi almeno altre due tipologie di farmaci che possono essere impiegati nel trattamento dell’ansia. Stiamo parlando dei farmaci Betabloccanti e dei farmaci neurolettici atipici.

I Betabloccanti vengono impiegati prevalentemente nel controllo dell’ipertensione arteriosa sistemica e nella cura dell’infarto cardiaco. Essi agiscono sul sistema nervoso centrale attraverso un’azione di controllo del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa. La loro azione consiste nell'inibizione dei recettori beta del sistema nervoso simpatico. In campo psichiatrico vengono usati prevalentemente con il fine di alleviare alcuni dei sintomi fisici causati dell'ansia, come le palpitazioni, la sudorazione e i tremori, ma anche per tenere sotto controllo il livello di ansia nelle situazioni pubbliche. Tra gli effetti collaterali dei Betabloccanti vengono annoverati: affaticamento, depressione, confusione mentale, allucinazioni, perdita di memoria, psicosi e disorientamento, diminuzione della libido ed impotenza.

I neurolettici atipici sono stati introdotti con l’intenzione di ridurre al minimo gli effetti indesiderati degli antipsicotici tradizionali pur conservandone l’efficacia terapeutica. Questi psicofarmaci di nuova generazione agiscono in modo più selettivo rispetto ai loro predecessori sul sistema dopaminergico, ossia sull’apparato che gestisce il neurotrasmettitore dopamina. I neurolettici atipici vengono impiegati principalmente nel trattamento della schizofrenia e di altre manifestazioni psicotiche. Riducono la presenza di deliri e allucinazioni, alleviando contemporaneamente le anomalie comportamentali tipiche dei soggetti psicotici. Se assunti da un individuo non psicotico, non provocano uno vero e proprio stato di sedazione quanto piuttosto una forte insensibilità agli stimoli ambientali e un notevole appiattimento emotivo. Gli effetti collaterali più comuni di questi farmaci sono: pesantezza del capo, torpore, debolezza, senso di svenimento, secchezza della bocca e difficoltà di accomodazione visiva, impotenza, stitichezza, difficoltà urinarie, sensibilizzazione della pelle (alterazione del colorito ed eruzioni cutanee), alterazione del ciclo mestruale, tendenza all'ingrassamento, aumento della temperatura corporea, sbalzi di pressione sanguigna; possono accentuare la tendenza alle convulsioni nei pazienti epilettici.

Per terminare questa breve illustrazione delle principali categorie di farmaci utilizzati comunemente del trattamento dell’ansia e degli altri disturbi psichici, ci sembra giusto ricordare un concetto fondamentale. Gli psicofarmaci esercitano il loro effetto sui sintomi di un determinato disturbo. Ciò significa che possono fornire un valido aiuto nell’affrontare un disagio psichico invalidante. La loro funzione è dunque quella di alleviare la sintomatologia di chi vive una sofferenza psichica. Essi non producono effetti risolutivi sulle cause di tale sofferenza; il che deve ricordarci che il farmaco è semplicemente un tampone, un modo per ridurre una sintomatologia acuta, e che non possiede la facoltà di agire sulle origini della patologia. I farmaci, una volta smessi, cessano il loro effetto tampone e la sintomatologia recupera l’intensità precedente. Quello che va capito è che lo psicofarmaco non rappresenta una cura, un po’ come l’antidolorifico non rappresenta un rimedio alla frattura di un osso. Il farmaco aiuta a stare meglio, ma da solo non risolve il problema. La cosa migliore da fare, quando si presenta una sofferenza psichica – ma il discorso vale per tutte le patologie, siano esse di origine psichica o meno - , è quella di indagare le cause di tale dolore per poterne identificare le origini e intervenire su di esse.

Molti disagi psicologici derivano dall’applicazione di schemi mentali disadattivi. Tali schemi mentali negativi non possono certamente essere modificati dal farmaco. Si tratta di comportamenti inadeguati, comportamenti che portano la persona a stare male; l’unico modo per porre fine al dolore consiste nell’identificare gli schemi mentali-comportamentali inopportuni e nel sostituirli con altri più sani e costruttivi. Soltanto un professionista qualificato possiede l’esperienza e le capacità necessarie per svolgere questo lavoro insieme al soggetto sofferente. I farmaci vengono spesso associati alla psicoterapia e i risultati ottenuti da tale sinergia sono generalmente buoni. Da un lato abbiamo il farmaco che riduce i sintomi negativi del soggetto, permettendogli fra le altre cose di mettersi nelle condizioni appropriate per affrontare una psicoterapia; dall’altro abbiamo la terapia vera e propria, quella basata sul rapporto paziente-terapeuta, che attraverso la ricerca e l’analisi delle cause del disagio porterà il soggetto a guarire in modo anche definitivo dalla sua patologia. A quel punto i farmaci non serviranno più e potranno essere gradatamente sospesi. Al contrario, un trattamento basato esclusivamente sull’assunzione di psicofarmaci non porterà mai il soggetto a liberarsi una volta per tutte delle cause scatenanti del suo dolore.



ALLEVIARE L'ANSIA - INTRODUZIONE

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