Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Quando tutti pensano nello stesso modo, nessuno pensa molto. Walter Lippmann
Viagra online

L’ansia sociale

category Disturbi e patologie Laura Alberico 13 Agosto 2009 | 6,145 letture | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

In termini semplici ma significativi già nel V sec. Ippocrate descriveva persone affette da quella che oggi chiamiamo “ansia sociale”, cioè soggetti che hanno paura di stare con gli altri, di essere guardati e giudicati. Negli Stati Uniti la fobia sociale viene classificata come patologia e inserita come malattia nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Nel primo stadio (ansia sociale lieve) si evidenzia la paura di esporsi al pubblico e di avere contatti con piccoli gruppi di persone. Le manifestazioni somatiche sono varie: paura di arrossire e di non controllare razionalmente il proprio corpo. Nel secondo stadio (ansia sociale grave) l’individuo, pur manifestando uno stato di sofferenza generale si impone di superarla accettando le occasioni di incontro temute, ma queste si rivelano situazioni di difficile gestione perché il soggetto non vede l’ora di tornare a casa e richiudersi nel proprio guscio. Il livello successivo è definito “fobia sociale” perché le persone interessate sono fortemente limitate nella loro vita sociale e lavorativa. Esse non riescono più a mantenere i contatti con gli altri e con il pubblico in generale. Nell’ultimo stadio, oltre la paura di relazionarsi con gli altri, subentra uno stato difensivo perché il soggetto sente di essere giudicato e rifiutato (mania di persecuzione). Dal punto di vista storico la condizione di isolamento dagli altri è stata una scelta “utile” per attuare scelte di vita di tipo religioso o filosofico.

Gli stiliti, gli anacoreti e i monaci di clausura hanno costruito un loro mondo parallelo a quello “normale”, dedicandosi alla contemplazione e all’arricchimento della loro vita interiore. I “nuovi eremiti” sono quelli che si sentono sopraffatti dalla società moderna ma di essa ne utilizzano gli strumenti per sostenere i contatti con il mondo esterno. Un caso limite è quello di un giovane giapponese Dai Hasebe che da otto anni è chiuso in casa. Il fenomeno degli adolescenti isolati dal resto del mondo è stato studiato per la prima volta in Giappone dallo psicoterapeuta Tamaki Saito che ha coniato lui stesso il termine “hikikomori” ( stare in disparte, isolarsi). Questa condizione di isolamento e di dipendenza dal mondo virtuale ( computer, internet, giochi di ruolo) sta interessando anche l’Italia ed è forse il prezzo che la società moderna paga per raggiungere un elevato e raffinato tecnicismo ed automatismo. Mentre anni fa l’isolamento adolescenziale era una scelta finalizzata allo studio per il raggiungimento di buoni voti, oggi i ragazzi sono dipendenti da internet e sostituiscono i rapporti sociali con il mondo virtuale. L’isolamento crea una condizione rassicurante e non coinvolgente perché tende ad abbassare l’ansia dovuta alla necessità di mettersi in discussione direttamente con i propri simili. Il rischio è quello di soffocare e inibire la dimensione interiore dell’uomo e di renderlo una “macchina” incapace di vivere e gestire i sentimenti e le emozioni. La terapia comportamentale offre concrete possibilità di superare l’ansia sociale che può anche peggiorare diventando fobia o mania di persecuzione. Si tratta di un “rimedio omeopatico” e in qualche modo paradossale perché vengono proposte situazioni in cui il paziente viene a contatto gradualmente con il proprio problema; ciò crea un adattamento e una sorta di immunizzazione verso le occasioni che provocano il fenomeno ansiogeno.
Laura Alberico
Bibliografia: Focus n. 200 – giugno 2009







1 Commento a “L’ansia sociale”

  1. Meglio Sapere

    Parlare in pubblico ed essere coscienti che molte persone dall’altra parte ci stanno guardando e sono concentrate su quello che diciamo (e che facciamo) è una delle situazioni che molte persone non sono in grando di affrontare con naturalezza e spontaneità. Mentre in alcuni casi il sentimento di disagio è minimo ed è associabile ad un pò di timidezza; in altri il disagio è molto forte ed è tale da creare forte ansia e tutta una serie di reazioni emotive e fisiche! In questo caso si parla di Ansia Sociale o Sociofobia.

    Cos’è la Fobia Sociale? E’ possibile curarla?

Lascia un Commento

*