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La maggior parte degli uomini preferirebbe morire piuttosto che riflettere. In fondo è quello che fanno. Bertrand Russell
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Gli uomini vittime di violenza sessuale

category Disturbi e patologie Sabrina Costantini 19 Aprile 2016 | 1,251 letture | Stampa articolo |
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La violenza è una realtà veramente complessa e presenta sfaccettature infinite.
Quando se ne parla, ci viene in mente la donna come vittima e l’uomo come autore. Ma è importante non cadere in questi stereotipi, tutti possiamo essere vittime, se ci troviamo in una condizione di fragilità, di debolezza, di minoranza, ecc.
Immaginatevi l’uomo più sicuro e forte del mondo, che si ritrova in un’altra cultura, da solo, circondato da estranei, cosa pensate che faccia?
Non può fare niente! Se gli estranei hanno intenzioni malevole, non potrà che ritrovarsi a subire.
Senza andare troppo lontano, possiamo trovare tante situazioni in cui gli uomini sono vittime. Cominciamo dai bambini, “sedotti” dalle madri, sedotti a fare e dire esattamente ciò che loro desiderano. Può sembrare una situazione mostruosa, ma questa condizione compare spesso in famiglie dove la consapevolezza di doppi messaggi e dinamiche distorte è poco consapevole e tramandata dalle generazioni precedenti.
Possiamo proseguire pensando a tutti quei modelli maschili, tramandati, tradotti e valorizzati dal contesto sociale e messi a nudo dai mass media. Basta osservare le pubblicità sulle riviste o in TV, se la donna deve sempre essere giovane, sexy, magrissima, preda, l’uomo a sua volta deve essere tenebroso, forte, non emotivo, predatore, ecc.
Ma ancor più, qui vorrei riflettere su una condizione particolare, sulla violenza sessuale, una realtà troppo dimenticata quando si parla del maschile.
Il primo problema è il dato sommerso. Molto più delle vittime donne, gli uomini non parlano di queste loro esperienze, ma vi assicuro che vi sono molti più uomini vittime di violenze sessuali di quanto si pensi!
Basta lavorare in certi contesti specifici, come in una comunità per tossicodipendenti, in strutture psichiatriche, in case famiglia e vedrete che questa realtà si svela!
Bambini molestati a vari livelli nei cinema, bambini violentati da compagni più grandi, bambini che si prostituiscono abitualmente con i pedofili, per raccattare un po’ di soldi, bambini violentati dai padri, da zii, da fratelli più grandi, da vicini di casa, da parroci.


Alcuni di questi, si sveleranno al momento in cui agiranno in modo attivo la loro violenza, diventando essi stessi autori di violenza, ma la grande maggioranza di loro agirà una violenza più subdola, un’aggressione permanente su sé, non svelando mai la propria storia. Sentendo in fondo a sé stessi un timore rispetto alla mascolinità e all’integrità.
Quello che caratterizza l’uomo vittima di violenza e soprattutto di violenza sessuale è la vergogna, la perdita della mascolinità, ma ancora più spesso, gli uomini non si rendono conto di essere stati vittime. Questo è particolarmente evidente, quando la violenza acquista tinte confuse.
Mi viene in mente un uomo che era stato iniziato alla sessualità a 15 anni, da due donne di 25 e 27 anni rispettivamente.
Quest’uomo non aveva mai pensato di essere vittima, anzi aveva sempre pensato che altri lo avrebbero invidiato. Ma di fatto, non aveva raccontato dell’accaduto a nessuno, sottolineando che non ne andava fiero.
La situazione è diventata più esplicita e si è chiarificata quando gli ho chiesto cosa pensasse di ragazzi di 25 e 27 anni che iniziano al sesso una ragazza di 15. La sua risposta è ovvia “E’ una violenza!”
Eppure non pensava la stessa cosa di sé stesso!
Gli elementi in gioco sono veramente tanti, alcuni appartengono alla situazione di essere vittime, a discapito delle caratteristiche anagrafiche (età, sesso, ecc.) ovvero al senso di vergogna, alla paura, alla confusione, ecc.
Altri, sono quegli elementi riguardanti l’età, un minore non ha e una piena consapevolezza di quanto capita, non ha il potere di scegliere e di essere libero. Anche se adolescente, può possedere informazioni e notizie riguardanti il sesso, ma questo non comporta la sua maturità e consapevolezza, tali da renderlo pronto ad un atto sessuale, tanto più se indotto. Nel caso appena raccontato, non c’era stato un obbligo chiaro ed esplicito, ma certamente un’induzione e una pressione psicologica, determinata dall’età, dagli stereotipi, dalla mancata consapevolezza di quanto significa, ecc.
Non si è trattato di un’esperienza con una coetanea, contraddistinta da una richiesta in prima persona, da curiosità e scambio alla pari, bensì sull’induzione di “un bisogno”, e sulla pressione che faceva lega sullo stereotipo che l’uomo non può rifiutare, che una simile occasione è una fortuna!
Vediamo quanto è articolata la violenza e quanto talvolta, ci ritroviamo vittime, senza renderci realmente conto!
Mi preoccupa molto anche il silenzio e la mancata consapevolezza, che rende poi le vittime di violenza adulti che non riconoscono la violenza, da cui non si proteggeranno e da cui non proteggeranno i propri figli!
Penso anche agli uomini che continuano a veder negata la propria parte emotiva.







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