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La memoria del corpo

category Atri argomenti Giacomo Del Monte 22 Settembre 2008 | 5,084 letture | Stampa articolo |
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Ogni giorno nella nostra vita accadono degli eventi che alcune volte ci rimangono indifferenti ed altri che invece segnano il nostro percorso.

Tutti gli accadimenti appaiono apparentemente dimenticati ma sono presenti comunque nelle nostre cellule e rappresentano per noi la via da cui proveniamo.

Spesso, succede che i ricordi legati a quegli eventi sono dolorosi e nel momento in cui accadono non vengono ben elaborati.

E’solito pensare che il tempo è una buona medicina, che ci possa aiutare a guarire. Questo è vero, il tempo ci aiuta a dimenticare, a stare meglio, ma non del tutto però, perché nel momento in cui quel ricordo riemerge, riaffiora anche il dolore e all’improvviso ci accorgiamo che tutti gli anni impiegati ad annullare quei ricordi dolorosi sono serviti a poco.

Questo succede perchè sembra che, tutte le storie dolorose della nostra vita sono memorizzate in diversi punti del corpo. E’  questo quello che viene affermato in un articolo di ” Scienza e Conoscenza”, da V. Di Spazio.

L’Autore esprime la sua ipotesi ed afferma che, ciò che avviene nel corso della nostra esistenza sembra si registri non solo nelle aree celebrali, ma anche in quelle spino-midollari . Queste ultime in particolare sembrano atte a registrare eventi che abbiamo percepito come minacciosi o, in un linguaggio più moderno “stressanti”.

Nell’articolo ci si sofferma sui versanti laterali dei processi spinosi delle vertebre. In pratica si tratta di 24 coppie di punti scaglionate dalla prima cervicale alla quinta lombare con esclusione del segmento sacro-coccigeo. Questi punti chiamati anche ” placche spinali ” hanno la capacità di attivarsi in relazione ad accadimenti dolorosi, di registrare gli effetti di esperienze stressanti secondo un preciso modello temporale (ad es. la quarta dorsale corrisponde al 17° anno di età).

Questa ipotesi porta lo stesso Autore ad una riflessione:”E’ plausibile l’esistenza di placche spinali, che registrano segnali a carattere traumatico? Se dovessero esistere tali placche, ciò porterebbe a pensare che esistano mappe neurali della nostra memoria autobiografica oltre i limiti dei confini cranici.

In altre parole, possiamo immaginare che anche le strutture nervose spino-midollari possano in qualche misura codificare la registrazione mnestica di eventi a connotazione traumatica.

L’Autore sostiene l’ipotesi che, un trauma vissuto (lutto, separazione, trauma fisico, etc.) in un certo periodo della nostra esistenza si stratifica su una precisa area che resta dolorabile anche a distanza di anni.

Questi punti spinali possiedono la meravigliosa facoltà di registrare il “Tempo della nostra vita”, così come gli anelli concentrici della sezione di un tronco documentano l’intero ciclo biologico di un albero.

L’articolo si conclude con il supposto che la risposta corporea è totalmente autonoma da possibili arrangiamenti corticali perché, viene generata in modo diretto dalla eccitazione di precise aree riflesse delle strutture spino-midollari.

Allora chi meglio del nostro corpo, del nostro modo di essere, di camminare, di parlare, d’interagire etc. può dirci chi siamo e da dove veniamo?

Le situazioni dolorose possono essere memorizzate nella zona spino-midollare, ma anche nel torace, nella mandibola, nelle spalle, nell’addome, nel bacino etc.

Possiamo scegliere di non ascoltare il dolore del nostro corpo, possiamo invece scegliere di darci una possibilità e scoprire cosa impedisce ad un torace bloccato una respirazione limpida, o cosa non permette al nostro bacino di sentire il piacere delle proprie sensazioni.

Quali sono le emozioni che blocchiamo, che non riusciamo ad esprimere, che ci portano lontano dal nostro fluire, che ci rendono incapaci di avere fiducia in noi?

Appare chiaro che quel ricordo non ci fa vedere fuori dalla finestra e noi ne rimaniamo spesso schiavi.







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