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Memorizzazione – prima parte

category Programmazione neurolinguistica Elia Tropeano 2 Dicembre 2007 | 1,978 letture | Stampa articolo |
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I problemi degli alunni e dell’essere umano, in genere, dipendono dall’uso della memoria. E’ risaputo che per migliorare le capacità di un pc bisogna potenziare l’immagazzinamento dei dati in arrivo o d’elaborazione. Si è passati, in pochi anni, dai 64 Mb ai 128, di 128 ai 256 MB, dai 256 ai 512, ma oggi si è propensi ad arrivare ai 1La nostra memoria ha capacità illimitate, l’unico problema è che la porta d’ingresso consente il passaggio di un esiguo numero di informazioni. Inoltre, non tutte le informazioni raccolte e prodotti d’elaborazione sono compatibili con essa, quindi, un evidente problema di conflitto.
Comunque, esistono tre tipi fondamentali di memorie che corrispondono ai nostri organi dei sensi:
abbiamo una memoria visiva, una auditiva e una cenestesica (si dice cinestetica, ma io adotto la terminologia usata dalla casa Editrice Astrolabio-Ubaldini). Le memorie gustative ed olfattive raramente fanno parte dei programmi comportamentali e cognitivi e per il  momento non le prendo in considerazione, comunque sono le più potenti perché non passano per il talamo e consentono un accesso diretto alla corteccia cerebrale, attualmente si usano solo per la regressione d’età.
La memoria visiva è enormemente ampia, quelle auditive e cenestesiche possiedono valori intorno allo zero.
I ragazzi considerati ritardati o, come si diceva una volta, handicappati non sono altro che fanciulli che si avvalgono della memoria auditiva o cenestesica. E’ impossibile memorizzare dati e informazioni auditivamente o attraverso le sensazioni, bisogna memorizzarli visivamente.
Propongo, ad esempio, far memorizzare ai bambini, che hanno problemi con le tabelline, 2 x 5 = 10, non attraverso la recita, ma attraverso la creazione dell’immagine dei fattori e del prodotto.
I ragazzi dovranno immaginare di vedere nella mente 2 x 5 = 10, essi alzeranno gli occhi in alto  destra, cioè costruzione dell’immagine e attendere l’arrivo in memoria (occhi in alto a sinistra). Se l’immagine non arriva celermente in memoria, cioè i ragazzi non spostano gli occhi in alto a sinistra, vuol dire che essa ha una dimensione elevata, pertanto è rimasta confinata nell’emisfero sinistro (occhi rivolti in  alto a destra), allora si dovranno ridurre i pezzi d’informazione, cioè eliminare il “per” e l’ “uguale”.
Poi, quando si chiederà: “Quando fa 2×5?”, essi sposteranno gli occhi in alto a sinistra e daranno la risposta esatta.

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