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Se solo l’avessi saputo, avrei fatto l’orologiaio. Albert Einstein
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Omeopatia, terapia del futuro

category Altre terapie Rocco Berloco 1 Giugno 2011 | 2,291 letture | Stampa articolo |
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Voglio raccontare una storia, forse quella più affascinante, e quella che maggiormente ha rischiarato il cielo della medicina olistica. Voglio raccontare la storia di Samuel Christian Friedrich Hahnemann, del dott. Hahnemann. Nasce in Sassonia, allo scoccare della mezzanotte del 10 aprile 1755 da un decoratore di porcellane. Il padre gli  aveva prospettato una vita da commerciante, ma i suoi insegnanti riconoscendo in lui una spiccata propensione per lo studio lo accettarono gratuitamente a scuola. Studiò e studiò medicina fino al 10 agosto 1779 quando ad Erlangen discusse la tesi dal titolo “Valutazione dell’eziologia e terapia delle affezioni spastiche.” Hahnemann divenne un buon medico, un medico con lo studio sempre pieno, ma un qualcosa lo rendeva insoddisfatto: non riusciva a guarire veramente i suoi pazienti. Non si poteva continuare a somministrare purganti e salassi. Riprese a studiare ancora, chimica, traduzioni di argomento medico. Una traccia importante la lascia la materia medica dello scozzese Cullen. Comincia la sua ricerca e la sua sperimentazione sulla corteccia di china fino al momento in cui formula la tesi che una sostanza sia in grado di curare i sintomi che essa è in grado di procurare. Nel 1790 sperimenta questa tesi con successo e da lì continua la sua ricerca, il suo percorso, il suo lungo viaggio verso una medicina dolce, energetica, vibrazionale, una medicina che non sopprime i sintomi, ma che riequilibra energeticamente l’organismo. Ma non dobbiamo immaginare Hahnemann come una “vox clamans in deserto” quella è un’epoca in pieno fermento culturale e le diatribe maggiori sono tra i propugnatori dell’importanza dell’infinitamentente piccolo in medicina, ovvero il batterio ed i sostenitori del “terreno” individuale. Perché una malattia possa attecchire c’è bisogno principalmente di un organismo, quindi un ” terreno” favorevole. Non c’è batterio tanto potente da poter sconvolgere un organismo sano ed energeticamente equilibrato. Ma in questa storia compare Pasteur, e la Storia, quella con la “S” maiuscola darà ragione a lui,  tutti gli studi e gli orientamenti futuri saranno improntati alla ricerca dell’infinitamente piccolo. E la Medicina prosegue in quella direzione, ma c’è qualcuno che ha giurato averlo sentire dire sul letto di morte: “Il batterio è niente, il terreno è tutto”, ma anche questa è un’altra storia. Ma torniamo all’omeopatia e a quelle palline bianche di zucchero che vengono fuori da un tubulo piccole e discreto: i granuli. Il principio dell’omeopatia sta in quel famoso aforisma: “similia similibus curentur” ovvero il simile si cura con il simile.

Questo principio di similitudine può essere formulato in tre parti: ogni sostanza biologicamente attiva produce a dosi tossiche, in soggetti sani e sensibili, un insieme di sintomi caratteristici; ogni soggetto malato presenta una seria di sintomi che sono tipici della reazione individuale di quel particolare individuo alla noxa patogena; la guarigione, obiettivata dalla scomparsa dei sintomi, può essere ottenuta mediante la somministrazione di quella sostanza  diluita e dinamizzata, che produce un quadro sintomatologico simile nei soggetti sani. Le diluizioni a cui vengono sottoposti i rimedi omeopatici sono di diverso grado, fino a raggiungere livelli infinitesimali, che superano di molto il numero di Avogadro facendo esaurire completamente in quel preparato la materia e lasciando la sola energia; la dinamizzazione consiste in rapide e violente successioni, nel passaggio da una diluizione a quella successiva. Quindi lo stress, l’ansia, la depressione, le allergie, ma anche qualunque altro tipo di patologia si può curare semplicemente in questo modo: qualche goccia di fiore di Bach, qualche granulo di un rimedio omeopatico, un’alimentazione sana e naturale. Impegnamoci, quindi, a riprendere in mano la nostra salute. Basta poco per essere in equilibrio e vivere in modo armonioso con la natura. Non violentiamo il nostro corpo, se vogliamo possiamo prevenire la malattia, qualsiasi tipo di malattia. In conclusione vi racconto un’ultima storia, una brevissima. Secoli fa in Cina viveva un mandarino molto illuminato. Il suo palazzo era il ritrovo di artisti, di intellettuali, di saggi e filosofi. C’era sempre allegria ed anche i suoi operai vivevano bene ed erano felici.Un giorno il mandarino si ammalò. Allora nel palazzo scese il silenzio ed il buio. Le sue moglie lo vegliavano a turno e poi sempre a turno imploravano il medico che viveva nel palazzo di fare qualcosa per salvarlo. La lotta contro la malattia fu dura ed impari, ma un bel giorno in quel palazzo gli strumenti musicali tornarono a suonare, le sue mogli a ridere, gli artisti, i saggi, i filosofi a discutere. Il signore era guarito. Fu preparata una grande festa e furono invitati i mandarini vicini e quelli più lontani, le sue mogli ebbero vestiti nuovi e gioielli splendenti, tutti i suoi operai ebbero salario doppio. Prima della festa il mandarino chiamò nella sua camera il medico. Lo guardò in tono accusatorio e duro: “vai via di qua dottore, e non metterci più piede…” gli intimò tra lo stupore generale “…il tuo compito non era quello di curare, ma di prevenire…” E da quel giorno in Cina ogni volta che un mandarino si ammalava il medico veniva mandato via!

 

Dott. Rocco Berloco

www.roccoberloco.it

info [@] roccoberloco [.] it







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