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[Citazione del momento]
Gli uomini mutano sentimenti e comportamenti con la stessa rapidità con cui si modificano i loro interessi. Arthur Schopenhauer
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I bambini detti Diversi o Indaco-Cristallo

category Atri argomenti Germano Pelli 13 Luglio 2016 | Stampa articolo |
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Da parecchio tempo la nostra società é confrontata con adulti e soprattutto bambini e adolescenti che sembrano e sono diversi, che sembra vivano in un loro mondo, alle volte svogliati o disattenti o che danno risposte magari non consone ai soliti schemi abitudinali e che di conseguenza possono spiazzare i loro insegnati docenti e genitori. Purtroppo, attualmente, i genitori, a causa degli andamenti della società attuale in cui si vive, non riescono a seguire a pieno i loro figli e forse non più così attenti alle loro esigenze interiori, può sfuggire loro il dettaglio per capire le esigenze di questi ragazzi soprattutto se questi sono classificati come diversi. Purtroppo, ancora troppo spesso, questa società da sentenze sommarie e forse troppo sbrigative sulla diversità di questi ragazzi classificandoli come borderline, psicotici o addirittura schizofrenici o per usare un termine attuale, con disturbo di personalità. Certo, qui si potrebbe aprire un vasto discorso per il disturbo di personalità. Attualmente si potrebbe dire, che sono tutti disturbati nella personalità a causa, sempre, della frenetica vita sociale che impone spesso solo il dover apparire esteriormente, con modi di fare e abbigliamenti magari eccessivi o fuori luogo, e questo soprattutto tra gli adolescenti e nelle classi scolastiche. Questo va a discapito del proprio se, e gli adolescenti hanno perso la loro vera personalità e identità perché ricevono direttive di adulti che a loro volta hanno perso la loro vera identità, e peggio ancora questo accade se non ricevono direttive o solo in modo blando. Essi purtroppo si identificano con stereotopi immaginari e virtuali imposti in modo anche subliminale dalla società attraverso i media. Ma ce una cerchia di adolescenti che rimangono con la loro vera personalità, i “diversi” e il dramma é che vengono individuati e classificati proprio da quegli adulti che anno perso la loro personalità e che ricoprono cariche istituzionali importanti (docenti, educatori, ecc.) giudicandoli adolescenti malati solo perché essendo veri non vogliono modificare la loro vera personalità e quindi non vengono capiti.

( Continua … )

La gelosia. Una passione inconfessabile

category Psicologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 8 Luglio 2016 | Stampa articolo |
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Dalla sua pace/ la mia dipende;/ quel che a lei piace/ vita mi rende./ Quel che le incresce/ morte mi dà.// S’ella sospira,/ sospiro anch’io./ E’ mia quell’ira,/ quel pianto è mio;/ e non ho bene/ s’ella non l’ha.” – Don Ottavio nel “Don Giovanni”, dal libretto di Emanuele Conegliano/Lorenzo Da Ponte (1749-1838).

La dipendenza da altri non denota soltanto vulnerabilità, ma soprattutto alienazione. La semplice ammissione d’essere gelosi ci fa provar vergogna, poiché dimostra una “nostra” inferiorità e, anche se si tratta d’un fatto specificamente linguistico, equivarrebbe tout court a un acting out.

L’immagine che abbiamo di noi, corrispondente ad amor proprio o a vanità, subisce un assalto, di cui potremmo distinguere una componente di “perdita” e un aspetto “narcisista”, ma solo “formalmente”, a seconda di come s’inquadra la natura stessa dell’amore.

La felicità procurataci in positivo, derivante direttamente dalla fiducia in un altro, oltre che ulteriormente amplificata poi in noi stessi, verrebbe compensata in un altro senso, di segno opposto, dal timore d’un’assenza di reciprocità.

Tutto ciò è “normale”, anzi, sarebbe la negazione della gelosia a stonare in questo contesto.

Quando sembra che manchi del tutto dal carattere e dal comportamento d’una persona, è legittimo inferire che abbia subito una forte rimozione, e svolge quindi una parte tanto più importante nella vita psichica inconscia”.

In “Über einige neurotische Mechanismen bei Eifersucht, Paranoia und Homosexualität” (1922), Sigmund Freud (1856-1939) si riferisce unicamente a una “possente repressione” (“starke Verdrängung”).

I casi di gelosia anormalmente intensa che incontriamo nel lavoro psicoanalitico si rivelano disposti a tre livelli. I tre livelli o gradi della gelosia possono essere chiamati: 1) gelosia competitiva o normale; 2) gelosia proiettata; 3) gelosia delirante. Sulla gelosia normale dal punto di vista analitico non c’è molto da dire. È facile constatare ch’essa è essenzialmente composta dall’afflizione, il dolore provocato dalla convinzione d’aver perduto l’oggetto d’amore e dalla ferita narcisistica, ammesso che questa possa esser distinta dal resto; infine, da sentimenti ostili verso il più fortunato rivale e da una dose più o meno grande di autocritica che tende ad attribuire al proprio Io la responsabilità della perdita amorosa… ”.

( Continua … )

Ansia Normale e Patologica

category Psicologia Andrea Carubia 3 Luglio 2016 | Stampa articolo |
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Il termine paura rappresenta una variegata gamma di reazione specifiche, ad esempio una risposta adeguata al pericolo che può salvarci la vita attraverso l’attivazione di una serie di reazioni fisiche e psicologiche di sopravvivenza che ci stimola ad affrontare le sfide che minacciano la nostra quotidianità.

Nell’ambito psicologico l’esperienza soggettiva della paura diviene ansia: l’individuo infatti, di fronte ad un inesistente elemento oggettivo di pericolo fisico (ad esempio un incendio o un terremoto), reagisce con un intenso grado di paura.

E’ evidente di conseguenza che spesso molte forme di ansia sono normali e perfino utili, del resto madre natura ci ha donato questo meccanismo di difesa con lo scopo di proteggerci e prevenire potenziali pericoli, ma l’uomo nella sua evoluzione da potenziale vantaggio l’ha trasformato in handicap o svantaggio.

Sappiamo che l’ansia che accompagna una presentazione in pubblico può risultare motivante, anzi l’impegno necessario per attenuare la sensazione di ansia può consentire addirittura un risultato più apprezzabile.

Questa, ed altre forme ansiogene normali, sono però differenti dai sintomi provocati dai disturbi d’ansia e cioè da forme d’ansia disfunzionali.

Per essere considerati segno di una malattia psicologica specifica i sintomi dell’ansia devono essere eccessivi, causare una notevole dose di angoscia ed infine interferire con il normale funzionamento dell’individuo nella sua quotidianità.

Negli individui che soffrono di disturbi d’ansia, la distinzione tra paura ed ansia si fa confusa, infatti tali soggetti manifestano le tipiche reazioni di paura, descritte in precedenza, in situazioni che la maggior parte delle persone non percepirebbe come realisticamente pericolose.

Sostanzialmente colui/lei che soffre di disturbi d’ansia è caratterizzato/a da una accresciuta sensibilità o iperattivazione del sistema di difesa interno; l’allarme può essere forte ed impellente e causare una stato di agitazione “come se” ci fosse un pericolo reale.

In chi è affetto dalla patologia ansiogena gli allarmi ripetuti possono arrivare a bloccare il naturale andamento della vita ed essere in grado di assorbire tutta l’attenzione del soggetto, almeno sino a quando, spesso chiedendo aiuto ad un professionista, non si trova il meccanismo per neutralizzarli e migliorare la propria gestione dell’ansia.

 

Dott. Andrea Carubia,

psicologo-sessuologo-psicoterapeuta,

www.psicologo-psicoterapeuta-sessuologo.it/padova.html

 

Sul “mio” scrivere dell’Africa “interiore”

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 11 Giugno 2016 | Stampa articolo |
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I caldei solevano eseguire delle immagini che avevano un effetto antipatico sulle correnti di Heimarmene (il destino), vale a dire i demoni soggetti a Ecate, ritenuti agenti patologici. A questo scopo, i caldei si servivano di una terra tricolore…” – Yohanan Hans Lewy (1901-1945).

Nel rivendicare, sulla scia dell’alchimia junghiana, quell’archetipica successione cromatica che assegna supremazia al bianco, James Hillman (1926-2011) ammette di seguire le considerazioni dell’antropologo scozzese Victor Witter Turner (1920-1983). L’ipotesi formulata dall’autore di “The forest of symbols” (1967) riguarda una triade di base approvata, da un punto di vista linguistico, anche da Brent Berlin e Paul Kay e, per quanto concerne il continente nero, dall’etnologo rumeno Dominique (Dimitri) Zahan (1915-1991).

Il primo “ternario” cromatico

Bianco rosso e nero costituirebbero il primo ternario cromatico prodotto dal pensiero simbolico, in rapporto a un’ancestrale, ma diffusa, classificazione della realtà esperienziale comune a tutta quanta l’umanità (Albedo, rubedo, nigredo). Non si tratta esclusivamente di differenziazioni percettive di una parzialità semplificatrice dello spettro visivo, bensì di sintetiche condensazioni a compendio dell’intera vicenda psicobiologica. La riproposizione metaforica delle forze esprimenti la vita avrebbe favorito il controllo in ambito socio-rituale di precedenti frazionamenti anticipatori di quanto ne sarebbe stata poi logica conseguenza.

L’afflizione bianca

La trasmutazione alchemica dei colori è uno di questi rituali, un rituale che continua all’interno della psicanalisi quando questa viene concepita in modo alchemico. – esordisce James Hillman  in “Sul mio scrivere” (Ma. Gi., Roma 2015) – Dato che l’addomesticamento (raffinamento) dei colori è una trasmutazione degli stessi fili della vita, delle dominanti psicologiche della vita, la psicologia alchemica offre un modo per affinare quell’afflizione bianca che, come la concepisco io, è archetipicamente endemica nella nostra civiltà. Queste note rimangono semplicemente diagnostiche e non curative dell’afflizione stessa, a meno che noi non riconosciamo che il bianco, il nero e il rosso in quanto forze archetipiche che regolano la mente, possano purtuttavia essere riesaminate da essa. Una mente bianca può trovarsi all’interno di una pelle nera, di una pelle rossa, di qualsiasi pelle biologica. E anche se non possiamo cambiare pelle, possiamo uscire di senno, l’alchimia descrive questo crollo della mente bianca come nigredo, antecedente a un altro bianco e inerente a questo…”.

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Utilità della metafora alchemica

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 6 Giugno 2016 | Stampa articolo |
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Alchimia Junghiana

Per Carl Gustav Jung (1875-1961), la funzione primaria del mito è psicologica: far luce sul funzionamento dell’inconscio. Il lavoro con i sogni e le fantasie del paziente costituiscono difatti la pietra angolare del suo approccio terapeutico.

L’ombra del padrone di casa

Per essere d’aiuto è indispensabile conoscere in dettaglio la storia di vita, l’anamnesi, così come acquisire informazioni dei “… simboli, e quindi della mitologia e della storia delle religioni“. Ciò  implica l’ammissione, l’accettazione e l’esplorazione, della diversità delle energie psichiche che abitano l’inconscio, invece di relegarle e costringerle nell’ombra, dove “… stati d’animo, nervosismo, e deliri rendono chiaro nel modo più doloroso che non si è  padroni in casa propria …”.

Interazione di due inconsci

In proposito, Nathan Schwartz-Salant rileva lo stretto legame dell’identificazione proiettiva, di cui Jung discetta implicitamente nel corso delle sue opere, a una concezione di due inconsci che vengono a contatto e inevitabilmente interagiscono.

Il portatore di proiezione non è infatti un oggetto qualsiasi preso a piacere, ma è sempre un oggetto che si dimostra adeguato al contenuto da proiettare, un oggetto che offre per così dire un aggancio adatto a ciò che è destinato a sostenere” (Jung, 1946).

L’allegoria della Temperanza

Questo modo di intendere l’identificazione proiettiva non corrisponde al semplice “travaso” d’un contenuto (del paziente) in un contenitore (l’analista) o viceversa, ma alla miscelazione della “giusta” misura, raffigurata nell’allegoria della Temperanza: “il mezzo attraverso il quale un individuo con una personalità borderline cerca di sanare il suo legame con l’inconscio” (Schwartz-Salant, 1989).

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Dell’ansia, del leone e della gazzella

category Psicologia Alessia Grisi 31 Maggio 2016 | Stampa articolo |
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Ansia, ansia, ANSIA! Volete sapere che cos’è l’ansia?

Senza ansia… leggete le poche righe qui sotto.

Avete presente quei documentari sugli animali dell’Africa? Ciò che mi ha sempre colpito dei documentari sull’Africa, è vedere la gazzella che, tranquilla tranquilla, si bruca la sua erbetta nella savana, mentre, a pochi metri , il leone se la ronfa beato all’ombra di un albero. Cavolo, c’è il leone lì a due passi e la gazzella se ne infischia… mah…

Succede, però, che al leone venga fame (non un languorino da noia, il leone mangia quando ha fame!): si alza da sotto l’albero, iniziano a girargli le scatole e comincia la caccia… La gazzella drizza le orecchie, annusa l’aria e capisce che c’è un pericolo (era ora!) , smette di mangiare, diventa inquieta, la sua temperatura corporea si alza, il cuore le batte più forte, i suoi muscoli sono contratti e, non appena il leone si palesa, scappa a gambe levate! Succede sempre, nei documentari, che qualche gazzella zoppa o cucciola o solo un po’ più rimbambita, finisca tra gli artigli del leone, che se la pappa di gusto! Poi, tutto torna tranquillo: il leone si sdraia di nuovo sotto l’alberello e la gazzella, placida, torna brucare la sua erbetta. Non è mica vero che si sveglia tutte le mattine pensando di dover correre più veloce del leone , non ci pensa proprio! Bruca l’erbetta, al mattino, la gazzella…

Ora pensiamo a noi: immaginiamo di trovarci nudi e senza alcun utensile nella savana… eh be’…facciamo un po’ ridere, gente: spelacchiati, con una vista, un udito e un olfatto ridicoli rispetto a molti mammiferi, cosa che, se ci vien fame, col piffero che la pigliamo la gazzella! Lenti, con le unghiette morbide e i dentini che ci ritroviamo… e se spunta il leone affamato? Fa di noi il suo pranzo, senza far fatica!

Ma come cavolo ha fatto la nostra specie a sopravvivere fino ad oggi? E non solo, a dominare su leoni, gazzelle ed ogni animale sulla faccia della terra (escluso il nostro cucciolo di casa che ci fa girare come vuole)?

E’ la capacità di pensare, di ragionare, che ci ha permesso di sopravvivere ed evolverci fino ai giorni nostri: grazie al pensiero abbiamo imparato a costruire trappole per le gazzelle ed armi contro i leoni e poi i supermercati, per trovare cibo senza troppo sforzo e case dotate di ogni confort, per gustarcelo in santa pace!

( Continua … )