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Dovunque si va, non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. È divenuta una vera peste. Oscar Wilde
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Cosa Intendiamo per attacco di panico?

category Disturbi e patologie Daniela Ruggiero 16 Agosto 2014 | Stampa articolo |
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L’attacco di panico è comunemente definito come una manifestazione d’ansia molto intensa, breve e transitoria, che avviene in un periodo ben delimitato e preciso.

Sono generalmente episodi imprevedibili e l’ansia è talmente intensa da lasciare l’individuo, una volta terminato l’attacco, in una condizione di profondo sfinimento e assenza di energie.

I sintomi che caratterizzano l’attacco di panico sono:

Dispnea, palpitazioni, nausea ,dolori al petto, sensazioni di soffocamento e asfissia, sudorazione e tremori.

Intensa apprensione, terrore e sensazione di disastro incombente.

Depersonalizzazione e derealizzazione.

L’attacco sopraggiunge improvviso e  raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno), ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi; il soggetto avverte un forte senso di terrore accompagnato dalla paura di morire e/o impazzire. La sintomatologia che si manifesta nel corso dell’attacco regredisce spontaneamente in breve tempo .

( Continua … )

Mi scontro o evito?: il conflitto di coppia

category Atri argomenti Valentina Glorioso 16 Agosto 2014 | Stampa articolo |
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Contrariamente alla “psicologia del senso comune”, noi addetti ai lavori sappiamo che l’assenza di litigi all’interno di una coppia non è indice di un rapporto ottimale, tutt’altro.

Il conflitto rappresenta un momento costruttivo nel corso di una relazione, l’espressione di un’aggressività, per così dire, necessaria, specie in alcune fasi del rapporto di coppia (ad esempio con l’ingresso nella nuova famiglia che la coppia va a costituire o dopo la nascita di un figlio) e, in generale, durante tutti quei momenti in cui è indispensabile cambiare equilibri precedenti, e rinnovare creativamente le sfumature del rapporto. Non è, dunque, il conflitto a dover essere evitato, bensì la sua connotazione distruttiva, in cui non c’è spazio per movimenti verso il futuro ed il benessere del Noi.

Cosa c’è alla base di tutto ciò? Talvolta accade che le premesse stanti dietro al progetto di coppia siano piuttosto fragili. Si pensi a quelle unioni che si istituiscono intorno all’aspettativa di uno o di entrambi i partner di trovare nell’altro il complemento “perfetto” di se stessi, la cosiddetta “altra metà della mela”. O ancora, a coloro i quali si portano dietro, senza magari esserne consapevoli, i conflitti della generazione precedente. In tutti questi casi, se da un lato non si è capaci di flessibilità e cambiamento di vedute, e dall’altro il partner rifiuta di stare dentro suddette aspettative, è probabile che scoppino delle liti (o che implodino nei cosidetti “litigi mascherati”) difficilmente risolvibili tra le due parti, che alla lunga possono creare situazioni di stallo nella coppia; quadri familiari in cui formalmente continua un rapporto che, però, di fatto resta ferma allo stesso punto cieco.

In queste circostanze il lavoro pensabile non è sempre e necessariamente la terapia di coppia: un primo step potrebbe essere un percorso di tipo individuale, in cui la Persona maggiormente in difficoltà, cominci ad entrare in contatto ed a comprendere le proprie complessità, in modo da avviare un processo di cambiamento di prospettiva alla vita. Questa potrebbe essere l’occasione per svincolarsi da “gabbie mentali” del passato (essere ancora mentalmente dipendenti dalla propria famiglia d’origine; essere condizionati dai giudizi dei familiari), diventare capace di negoziare nella relazione con l’altro (esporre all’altro i propri bisogni e ascoltando i suoi, evitare di ricorrere a “musei coniugali”; condividendo nel presente le cose che non ci vanno bene, non fermarsi agli agiti ma comprendere cosa c’è in termini emotivi dietro a determinate azioni) e riscoprire e svelare anche al partner la propria autenticità ed unicità, senza privarsi di interessi importanti per sé (che di fatto non possono rappresentare nessun ostacolo per la relazione)  favorendo, così, l’instaurarsi di un clima positivo e più rilassato sia per se stesso che all’interno della coppia.

 

Valentina Glorioso

www.valentinaglorioso.altervista.org

Daniela Ruggiero

category Gli autori Daniela Ruggiero 15 Agosto 2014 | Stampa articolo |
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Psicologa Psicoterapeuta

Sito web personale: www.danielaruggiero.it

Presentazione personale: Sono una psicologa e psicoterapeuta ad orientamento cognitivo comportamentale e ricevo su appuntamento nelle città di Vicenza e Padova. Dopo la laurea, conseguita presso l’Università degli Studi di Padova, ho collaborato come borsista presso l’Ospedale S.Bortolo di Vicenza. In particolare ho seguito un progetto nel reparto di Ginecologia sulla prevenzione della depressione post partum. Ho collaborato inoltre col reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale, con il Centro Cefalee del reparto di Neurologia e con altri reparti. Sono membro dell’Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia comportamentale e Cognitiva, nonché socia presso l’Associazione Centro Olistico Indaco In Vicenza.

Numero di telefono: 388/2555014

eMail: info [@] danielaruggiero [.] it

 

Il goal setting nella psicologia dello sportivo

category Atri argomenti Valentina Glorioso 29 Luglio 2014 | Stampa articolo |
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Prefiggersi delle mete non è un concetto nuovo per coloro che praticano sport (anche a livello non agonistico), ma a volte capita che essi non sappiano come fissare degli obiettivi, che, in psicologia dello sport, vengono chiamati “ben formati”. Si tratta di mete strutturate e pensate in maniera efficace ed organizzata: se le mete dello sportivo non sono state “ben formate”, egli si potrà trovare di fronte ad obiettivi vaghi, disordinati, non stimolanti, troppo ambiziosi o irraggiungibili e, dunque, causa di frustrazione e abbandono.

Uno psicologo che lavora in ambito sportivo (nel resto del mondo conosciuto anche come “Wellness Coach”) può supportare l’atleta e chiunque si alleni attraverso competenze e tecniche specifiche, in particolare quella del “Goal Setting”: si tratta di un piano di definizione degli obiettivi pensato in modo tale da individuare adeguati step da raggiungere, valutando e stabilendo insieme quali traguardi perseguire per migliorare le proprie prestazioni.

Comprendere in modo nitido COSA si vuole ottenere, IN QUANTO TEMPO, e CON QUALE STRATEGIA accresce notevolmente le possibilità di avere successo e, per mezzo del progetto costruito, consente di trasformare quello che era un desiderio iniziale, magari anche lontano, in realtà concretamente tangibile, aumentando così anche la stima di sé stessi.

E’ importante che ci sia tale processo di chiarezza sulle nostre scelte e sul processo decisionale che le accompagna: a volte, infatti, pur esistendo la giusta motivazione al lavorare su un obiettivo, ciò che manca è una metodologia mentalmente pianificata, le tempistiche appropriate ed un atteggiamento pro-positivo costante. Tutto ciò può vanificare gli sforzi e le energie impiegate dallo sportivo “ingabbiandolo” in una spirale di sfiducia e di demotivazione all’allenamento, interferendo con il raggiungimento del proprio obiettivo.

 

L’ANSIA: normalità o patologia?

category Psicologia Valentina Glorioso 18 Luglio 2014 | Stampa articolo |
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Il termine “Ansia” di per sè non va inteso con una connotazione totalmente negativa: esso rimanda, infatti, ad una funzione adattiva dell’uomo, quella di metterlo in guardia di fronte ad un pericolo manifestatosi, consentendogli, così, di reagire in maniera appropriata per gestire e superare la situazione pericolosa. Si pensi, ad esempio, all’ansia provata da quelle persone di mezza età che all’improvviso si trovano senza lavoro: tratti d’ansia sono assolutamente pensabili in una situazione di tal tipo poichè rappresentano una risposta non solo congrua al momento, ma anche uno stimolo per mettere in campo strategie efficaci nel superare l’empasse lavorativo (la paura di rimanere disoccupati può essere la spinta a darsi da fare, a reinventarsi per trovare un nuovo inserimento professionale).

Ad essere disfunzionale o patologico è, invece, l’insieme delle modalità con cui le reazioni d’ansia vengono attivate: in assenza di un pericolo reale, in maniera sproporzionata rispetto all’entità della minaccia presentatasi, o ancora, come dinamica caratteristica ed indifferenziata nel modus vivendi del soggetto.

Alcune Persone vengono abitualmente assalite da una sintomatologia ansiosa tutte le volte in cui devono affrontare compiti molto semplici come uscire da casa, fare la spesa, cercare un lavoro o cominciare una relazione di coppia.

In ottica psicodinamica, coloro i quali in tali circostanze ricorronono all’ ansia, sono soggetti la cui disposizione è tendenzialmente quella di rifuggire le difficoltà della vita: per questo gli “ansiosi” partecipano poco alla vita dei loro coetanei, preoccupati (anche solo a livello inconsapevole) da ogni minimo cambiamento del contesto in cui vivono.

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Transessualismo e sessualità

category Psicologia Massimo Tagliabue 11 Luglio 2014 | Stampa articolo |
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Dalle dichiarazioni di parecchi uomini, sembra che la frequentazione dei transessuali sia in aumento rispetto al passato. Ma guardiamoli bene, questi uomini frequentatori dei trans: spesso sposati, con una vita cosiddetta normale, una moglie con cui il rapporto sembra funzionare, un lavoro soddisfacente. Anche se non hanno mai avuto rapporti omosessuali, essi sono invincibilmente attratti dai transessuali.

Vi sono, ritengo, varie spiegazioni che possiamo addurre al proposito: innanzitutto, la loro identità di genere è confusa, se non marcatamente confusa. In altri termini, essi stessi non sanno bene se siano uomini o donne. Ciò può essere dipeso dal tipo di educazione ricevuta (genitori che han trattato i figli maschi come femmine e viceversa), o, nel caso dei maschi, da una fissazione ed identificazione inconscia con la madre, sviluppando un’identità di genere femminile, se non un’omosessualità manifesta o latente. Tuttavia, esistono casi, sempre prendendo in esame il clima educativo, di comportamenti aggressivi, svalutativi o sprezzanti della loro identità e delle condotte specificamente maschili da parte di uno e entrambi i genitori, più frequentemente da parte della madre. E’ possibile, in tali condizioni, che un individuo, sviluppi una discreta paura della donna per cui, per difendersene, si diriga verso un individuo che, se le cui fattezze esterne sono femminili, il marker biologico e i caratteri sessuali primari sono maschili. Voglio semplicemente sostenere che, recarsi con un transessuale, significa negare (inconsapevolmente) la paura della donna e rassicurarsi che le donne non sono pericolose; nello stesso tempo, l’individuo viene rassicurato che la persona che ha di fronte non è realmente una donna, in quanto possiede il genitale maschile.

( Continua … )