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Le ricchezze non rendono l'uomo libero ma solo più occupato. Anonimo
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Teoria antropologica e metodologia della ricerca, secondo Ernesto de Martino

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 3 Agosto 2015 | Stampa articolo |
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Qui si manifesta l’istanza positiva rappresentata dal relativismo culturale e dalla etnopsichiatria proprio come raccomandazione di giudicare integrazione e disintegrazione nell’interno di una cultura e non in base ad un modello astratto della ‘natura umana’ ricavato dalla civiltà occidentale contemporanea e fatto valere dogmaticamente per tutte le possibili culture” – Ernesto de Martino (1908-1965): “La Fine del Mondo”.

Oggetto di studio antropologico-culturale è “il sano nella sua concretezza, cioè nel suo farsi sano oltre il rischio dell’ammalarsi”, per cui succede che in quanto si considera “ammalarsi psichico ciò che nel sano sta come rischio di continuo oltrepassato si tramuta in un accadere psichico caratterizzato dal non poter oltrepassare tale rischio, e da infruttuosi conati di difesa e di reintegrazione”.

L’interpretazione del tarantismo nei termini di autosuggestione, o isteria collettiva, per esempio, ebbe a scontrarsi con la raffinatezza e la solidità dello storicismo demartiniano che non lasciò appiattire la casistica della ricerca sul campo a quell’unico schema del disagio mentale.

Questo dinamismo non accetta che passivamente quei comportamenti considerati manifestazioni psicopatologiche possano essere interpretati altrove variamente normali, e neppure si lascia sedurre dall’ipotesi di trovare spiegazioni delle condotte “sane” in quelle designate invece “malate”. La semplificazione della causa culturale della malattia mentale non contribuisce infatti a fornire spiegazioni esaustive di quella che è stata denominata “crisi della presenza”.

Il dissenso comincia quando si afferma la teoria della causalità somatica di tutti i disordini mentali, sia perché i condizionamenti possono essere oltre che somatici anche interpersonali e sociali, sia perché condizione non significa causazione, nel senso meccanico di un fenomeno provocato necessariamente da un altro, e che senza quest’altro non si può assolutamente verificare”.

Muovendosi nell’ambito della vita culturale, insomma, si ricorre al morboso per capire il funzionamento del processo che caratterizza il “farsi sano”, la cui debolezza consiste nel rischio di “una anastrofe sempre di nuovo minacciata dalla catastrofe e sempre di nuovo chiamata allo sforzo anastrofico della progettazione comunitaria dell’operabile secondo valori esprimibili e comunicabili”.

Lo spaesamento e l’angoscia territoriale di fronte all’unheimlich, il ciclo del tempo e quello della vita, con le sue stagioni e i suoi momenti individuali, la paura delle malattie, i lutti e le perdite, la negazione dell’eros, la fatica e l’incertezza dei risultati che ne possono derivare sono tutte eventualità che, quale “negativo dell’esistenza”, potrebbero porsi all’origine della crisi.

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Stringimi Forte. Sette passi per una vita piena d’amore. Recensione.

category Atri argomenti Alessandro Carmelita 27 Luglio 2015 | Stampa articolo |
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Autore: Sue Johnson

Editore: Istituto di Scienze Cognitive Editore

Esiste un percorso attraverso il labirinto che conduce verso l’amore duraturo? Il libro della dott.ssa Johnson è un affascinante ed interessante viaggio che conduce il lettore alle prime armi sui sentieri dell’amore e sulle possibili strade per rendere il legame forte e duraturo. L’approccio è quello della Terapia Focalizzata sulle Emozioni, un approccio psicoterapeutico studiato per le coppie e le famiglie che vivono gravi problemi legati alle interazioni affettive. Formulato nel 1980 da Leslie Greenberg e Sue Johnson, la EFT intreccia la Teoria delle emozioni con la Teoria dell’Attaccamento, basandosi sull’ idea che le emozioni abbiano in sé un grande potenziale  il quale, se attivato, può aiutare il paziente a cambiare i propri stati emotivi negativi ed affrontare relazioni affettive vissute come problematiche e insoddisfacenti. La EFT si è diffusa in tutto il mondo grazie ai suoi risultati: 7 coppie su 10, infatti, hanno beneficiato positivamente della Terapia riuscendo a riacquistare una relazione affettiva sana.

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La prevenzione del suicidio

category Psicologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 22 Luglio 2015 | Stampa articolo |
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Nella vita non si patisce mai per le idee… ma si soffre immancabilmente quando vengono toccati i sentimenti: è lì che hanno origine il dolore e l’angoscia. Se l’oggetto viene a mancare, abbiamo la sensazione e persino il desiderio di morire… È importante comprendere il significato psicologico di questo desiderio, perché non si tratta di una volontà vera e propria di morire. La morte è intesa come un passaggio simbolico da una fase esistenziale a un’altra, un momento di trasformazione”  -  Aldo Carotenuto (1933-2005).

 

L’atto di autoannientamento andrebbe distinto innanzitutto dal suicidio “assistito”, eticamente differente dall’eutanasia, come dal cosiddetto suicide by cop, in cui possono essere individuate le due grandi categorie di quando si provocano gli inseguitori, preferendo una fine “eroica” piuttosto che essere arrestati, e di chi decide, per qualsiasi motivo, di coinvolgere altri nel progetto letale e la commissione del crimine ha l’originario e precipuo intento di provocare una reazione da parte delle forze dell’ordine.

Con questo nuovo, formale, criterio identificativo si è ipotizzato di poter retrospettivamente riconoscere  diversi casi accaduti in un più o meno recente passato, tipo quello di Mal Evans, musicista britannico e manager, famoso per essere stato l’assistente personale e il roadie (tecnico viaggiante) dei Beatles, con cui aveva collaborato per “Sergeant Pepper“, il quale, dopo lo scioglimento del gruppo, nel 1976, all’intimazione della polizia, si rifiutò di deporre un semplice fucile ad aria compressa.

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Il Trattamento non farmacologico del Disturbo di Panico

category Psicoterapia Mauro Acierno 16 Luglio 2015 | Stampa articolo |
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Terapie cognitive e comportamentali

Le terapie comportamentali pongono al centro dell’intervento clinico il

comportamento osservabile del paziente in relazione al suo ambiente. Le

terapie cognitive, invece, puntano l’attenzione sulla conoscenza che il

paziente ha di sé, degli altri e della realtà esterna in generale, in modo da

facilitare la revisione dei modelli conoscitivi correlati alla sofferenza

emozionale ed ai comportamenti disadattativi. Sia le terapie

comportamentali che le terapie cognitive prendono origine

dall’intenzione di applicare alla psicoterapia le teorie, i metodi ed i

risultati della psicologia sperimentale. A partire dagli anni ’60 un numero

sufficientemente ampio di psicoterapeuti si impegnò a creare un ponte tra

psicologia sperimentale e cura psicologica dei disturbi psichiatrici. Dal

momento che, in quegli anni, la ricerca di base in psicologia era dominata

dalla teoria e dalla prassi sperimentale nota come comportamentismo

(behaviorism), le prime tecniche terapeutiche si concentrarono sul

comportamento osservabile, e presero il nome di terapia del

comportamento (behavior therapy).

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Imparare a smettere di preoccuparsi

category Atri argomenti Daniela Ruggiero 11 Luglio 2015 | Stampa articolo |
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La riunione in ufficio del lunedì mattina, quella visita medica che rimandiamo da tempo ma che sapremmo di dover fare, quella decisione importante che rimandiamo perché temiamo i peggiori esiti possibili, quanti di noi, almeno una volta nella vita, si sono trovati in questa situazione? E cosa abbiamo provato? Ansia sempre crescente, paura, desiderio di evitare a tutti i costi la situazione temuta.

L’abitudine a preoccuparsi è comune a molti di noi. Tutti i noi, in alcuni  momenti ci preoccupiamo, ma per alcuni di noi questa abitudine inizia ad essere sempre più frequente creando un forte disagio, compromettendo la qualità della vita e spesso creando una sorta di “paralisi esistenziale”: ci preoccupiamo tanto ma non passiamo all’azione, sentendoci poi frustrati ed abbattuti.

Spesso siamo consapevoli di questo meccanismo ma non sappiamo come gestirlo e farvi fronte.

La terapia cognitivo comportamentale permette di poter meglio comprendere i meccanismi che sottendono al processo della preoccupazione comprendendone meglio le peculiarità ed i limiti ed aiutando la persona a divenire più consapevole nel riconoscere il momento in cui sta entrando nel “loop” delle proprie preoccupazioni, a conoscere  le cause scatenanti ed a riuscire ad interrompere quel “brutto film” mentale di cui è lui stesso il regista.

Grazie alla terapia è inoltre possibile cominciare a “prendere le distanze” da certi pensieri ed ad acquisire una visione più razionale delle molteplici situazioni che appartengono alla nostra vita  quotidiana.

Imparare a gestire le proprie preoccupazione è importante per migliorare la qualità della nostra vita quindi smettiamo di preoccuparci delle nostre preoccupazioni ma facciamo adesso qualcosa di concreto per imparare a gestirle.

Lancio una provocazione: in fin dei conti come facciamo poi a sapere di cosa davvero preoccuparci?!

 

Dott.ssa Daniela Ruggiero, Psicologa psicoterapeuta di Vicenza.

 

 

Come diventare una persona nuova

category Atri argomenti Gianluigi Giacconi 9 Luglio 2015 | Stampa articolo |
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La sigla S.U.N. sta per Seminario di comunicazione ed auto motivazione per Uomini Nuovi e la parola “sun” in greco significa “insieme” e in inglese “sole”.

S.U.N. è il nome del corso intensivo, che si terrà in agosto, della durata di una settimana e frutto di anni di esperienze, sperimentazioni, studio ed approfondimento da parte del Dott. Giacconi e del suo staff.

Permette di prendere coscienza di noi, dei nostri desideri, di fare il punto della situazione della nostra vita e di riscoprire il nostro potenziale.

Vedi la presentazione del Dott. Giacconi in questo video

https://youtu.be/npN8Q1uPoZM

Omino verde e omino giallo

Secondo la visione olistica dell’individuo ogni uomo ha al suo interno una parte di luce (l’omino giallo) che è la sua vera essenza, la sua natura spontanea, che racchiude in sé i suoi talenti. Tipico di questa parte essenziale di ognuno di noi sono sentimenti e virtù elevati come l’amore per se e verso gli altri, l’empatia, l’altruismo, un sano autosostegno, la gioia di vivere, la forza ed il coraggio… ed uno stato naturale di salute, benessere e vitalità. Ogni individuo ha, allo stesso tempo, una corazza esterna (l’omino verde) che è la propria personalità di facciata, la propria maschera costituita da meccanismi di difesa e condizionamenti. L’omino verde ci fa sperimentare atteggiamenti etero o autodistruttivi e ci fa vivere costantemente quelle che noi definiamo “emozioni parassite” o che nell’ambito della psicologia vengono chiamate “passioni dominanti”.

( Continua … )