Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Un uomo non dovrebbe possedere niente che non possa portare in mano quando corre. Anonimo
Viagra online

Caos apparente nella Scienza dell’Hermes

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 4 Agosto 2016 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

L’angelo solare, sollevando con la mano destra un’urna d’oro, ne travasa il liquore nell’urna d’argento che regge con la sinistra…” – Marie Victor Stanislas de Guaita (1861-1897).

Stefano Mayorca, ne “La Scienza dell’Hermes” (Spazio Interiore, Roma 2016) non trascura il fatto che l’Elixir sia in stretta analogia con certi elementi organici e con l’apparato eterico, ammettendo poi come l’immagine descritta dall’esoterista francese, appartenente alla XIV Lama dei Tarocchi, alluda esplicitamente alla questione dell’Arché quale fermento di maturazione, e autentica Quintessenza, la cui possibilità di essere moltiplicata riguardi sia il regno della quantità sia la proprietà stessa della sostanza.

Secco o umido?

Corpi alchimici sperimentali, che riconoscono le loro radici proprio nella scienza cosmologica di provenienza orientale, vennero reintrodotti nell’ambito islamico da Jabir ibn Hayyan (Giabir). Il vitale prodotto dell’opera, l’al-iksir (dal greco xërós, secco), concepito alla stregua d’una sostanza artificiale, veniva ritenuto dotato d’un proprio dinamismo, tale da conferire anche ad altri la sua intrinseca perfezione.

Tesi della Bilancia

Eppure, mediante il Lunare e il Mercuriale, nella struttura “sottile” dell’essere umano si ritrova ogni capacità di proiezione. Esternata, la materia plastica si concretizza. Ma questa “fabbrica”, per giungere a maturazione, dev’essere perseguita in maniera costante e graduale, nel rispetto del giusto equilibrio dei quattro elementi, allo scopo di perfezionarne le trasformazioni, in base a quella “Tesi della Bilancia”, teorizzata da Giabir, per ribadire il concetto di come tutto debba avvenire a imitazione dell’operato della Natura. I corpi si fondono così l’un l’altro, acquisendo capacità differenti da quelle possedute antecedentemente.

Aurora Consurgens

Il tantrismo dimostra come alla nascita traumatica di ciascuno di noi contribuiscono odori e sapori dei fluidi corporei (seme, urina, feci, sangue mestruale e muco), a cui alludono le cinque M del Panchamakara (madya, māṃsa, matsya, mudrā, maithuna), divenute “nutrimento iniziatico” nell’enigmatica figura IX dell’Aurora Consurgens. In essa, il sacrificio-permuta si fonda sullo scambio di energie in continua correlazione tra l’interno e l’esterno (inspirazione, espirazione; alimentazione, escrezione…). Da un tale baratto dipende tutto quanto ne deriva, e per gli Śivasūtra di Vasugupta, “il mestolo” di questa funzione di rimescolamento è costituito dal corpo.

( Continua … )

La gioia di vivere nella sincronicità

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 27 Luglio 2016 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

In “Sincronicità” (traduzione di Barbara Sambo, Ma.Gi., Roma 2014), F. David Peat, allievo del teorico dell’implicate ed explicate order, David Bohm (1917-1992), ammette che gli episodi di reale “connessione acausale” si verificano di rado.

Dal desiderio al delirio di completezza

Ma gli individui con difese dell’Io particolarmente deboli o che attraversano stati psicotici rischiano di essere ossessionati da tali episodi numinosi, al punto da non riuscire più a distinguerli dalle semplici coincidenze. Il loro desiderio di completezza li spinge a credere che tutti gli eventi siano in qualche modo collegati”.

Quest’ossessione nel voler decifrare i messaggi del cosmo rientra forse però in un “delirio di completezza”.

Una risposta che non fa danno

Di fronte alla domanda posta dal protagonista del film dei fratelli Coen “A serious man” (2009), poiché appunto vuol essere a tutti i costi un vero mensch, il rabbino interpellato inizia a raccontargli la storia d’un dentista il quale, esaminando con l’apposito specchietto un suo paziente non ebreo, trova incisi, dietro ognuno dei denti dell’arcata inferiore, dei caratteri semitici che, letti insieme alla rovescia, formano un chiaro e significativo appello di soccorso: “aiutami“. L’odontoiatra si chiede “se” si tratti di un messaggio di Hashem (Dio), e in tal caso, “cosa” stia cercando di dirgli, e soprattutto “chi” debba aiutare.

La risposta è nella Cabala, nella Torah?”.

Riluttante, la spiegazione del rabbino costituisce nella sua brevità un’intera parabola sul senso della vita: tutto finisce con una sola risposta inconsistente. “Tu vuoi sapere se quella parola è un messaggio di Dio… Forse, non sappiamo… Vuoi sapere se significa aiutare gli altri… Non sappiamo, comunque aiutare gli altri non fa danno”.

( Continua … )

I bambini detti Diversi o Indaco-Cristallo

category Atri argomenti Germano Pelli 13 Luglio 2016 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Da parecchio tempo la nostra società é confrontata con adulti e soprattutto bambini e adolescenti che sembrano e sono diversi, che sembra vivano in un loro mondo, alle volte svogliati o disattenti o che danno risposte magari non consone ai soliti schemi abitudinali e che di conseguenza possono spiazzare i loro insegnati docenti e genitori. Purtroppo, attualmente, i genitori, a causa degli andamenti della società attuale in cui si vive, non riescono a seguire a pieno i loro figli e forse non più così attenti alle loro esigenze interiori, può sfuggire loro il dettaglio per capire le esigenze di questi ragazzi soprattutto se questi sono classificati come diversi. Purtroppo, ancora troppo spesso, questa società da sentenze sommarie e forse troppo sbrigative sulla diversità di questi ragazzi classificandoli come borderline, psicotici o addirittura schizofrenici o per usare un termine attuale, con disturbo di personalità. Certo, qui si potrebbe aprire un vasto discorso per il disturbo di personalità. Attualmente si potrebbe dire, che sono tutti disturbati nella personalità a causa, sempre, della frenetica vita sociale che impone spesso solo il dover apparire esteriormente, con modi di fare e abbigliamenti magari eccessivi o fuori luogo, e questo soprattutto tra gli adolescenti e nelle classi scolastiche. Questo va a discapito del proprio se, e gli adolescenti hanno perso la loro vera personalità e identità perché ricevono direttive di adulti che a loro volta hanno perso la loro vera identità, e peggio ancora questo accade se non ricevono direttive o solo in modo blando. Essi purtroppo si identificano con stereotopi immaginari e virtuali imposti in modo anche subliminale dalla società attraverso i media. Ma ce una cerchia di adolescenti che rimangono con la loro vera personalità, i “diversi” e il dramma é che vengono individuati e classificati proprio da quegli adulti che anno perso la loro personalità e che ricoprono cariche istituzionali importanti (docenti, educatori, ecc.) giudicandoli adolescenti malati solo perché essendo veri non vogliono modificare la loro vera personalità e quindi non vengono capiti.

( Continua … )

La gelosia. Una passione inconfessabile

category Psicologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 8 Luglio 2016 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Dalla sua pace/ la mia dipende;/ quel che a lei piace/ vita mi rende./ Quel che le incresce/ morte mi dà.// S’ella sospira,/ sospiro anch’io./ E’ mia quell’ira,/ quel pianto è mio;/ e non ho bene/ s’ella non l’ha.” – Don Ottavio nel “Don Giovanni”, dal libretto di Emanuele Conegliano/Lorenzo Da Ponte (1749-1838).

La dipendenza da altri non denota soltanto vulnerabilità, ma soprattutto alienazione. La semplice ammissione d’essere gelosi ci fa provar vergogna, poiché dimostra una “nostra” inferiorità e, anche se si tratta d’un fatto specificamente linguistico, equivarrebbe tout court a un acting out.

L’immagine che abbiamo di noi, corrispondente ad amor proprio o a vanità, subisce un assalto, di cui potremmo distinguere una componente di “perdita” e un aspetto “narcisista”, ma solo “formalmente”, a seconda di come s’inquadra la natura stessa dell’amore.

La felicità procurataci in positivo, derivante direttamente dalla fiducia in un altro, oltre che ulteriormente amplificata poi in noi stessi, verrebbe compensata in un altro senso, di segno opposto, dal timore d’un’assenza di reciprocità.

Tutto ciò è “normale”, anzi, sarebbe la negazione della gelosia a stonare in questo contesto.

Quando sembra che manchi del tutto dal carattere e dal comportamento d’una persona, è legittimo inferire che abbia subito una forte rimozione, e svolge quindi una parte tanto più importante nella vita psichica inconscia”.

In “Über einige neurotische Mechanismen bei Eifersucht, Paranoia und Homosexualität” (1922), Sigmund Freud (1856-1939) si riferisce unicamente a una “possente repressione” (“starke Verdrängung”).

I casi di gelosia anormalmente intensa che incontriamo nel lavoro psicoanalitico si rivelano disposti a tre livelli. I tre livelli o gradi della gelosia possono essere chiamati: 1) gelosia competitiva o normale; 2) gelosia proiettata; 3) gelosia delirante. Sulla gelosia normale dal punto di vista analitico non c’è molto da dire. È facile constatare ch’essa è essenzialmente composta dall’afflizione, il dolore provocato dalla convinzione d’aver perduto l’oggetto d’amore e dalla ferita narcisistica, ammesso che questa possa esser distinta dal resto; infine, da sentimenti ostili verso il più fortunato rivale e da una dose più o meno grande di autocritica che tende ad attribuire al proprio Io la responsabilità della perdita amorosa… ”.

( Continua … )

Ansia Normale e Patologica

category Psicologia Andrea Carubia 3 Luglio 2016 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Il termine paura rappresenta una variegata gamma di reazione specifiche, ad esempio una risposta adeguata al pericolo che può salvarci la vita attraverso l’attivazione di una serie di reazioni fisiche e psicologiche di sopravvivenza che ci stimola ad affrontare le sfide che minacciano la nostra quotidianità.

Nell’ambito psicologico l’esperienza soggettiva della paura diviene ansia: l’individuo infatti, di fronte ad un inesistente elemento oggettivo di pericolo fisico (ad esempio un incendio o un terremoto), reagisce con un intenso grado di paura.

E’ evidente di conseguenza che spesso molte forme di ansia sono normali e perfino utili, del resto madre natura ci ha donato questo meccanismo di difesa con lo scopo di proteggerci e prevenire potenziali pericoli, ma l’uomo nella sua evoluzione da potenziale vantaggio l’ha trasformato in handicap o svantaggio.

Sappiamo che l’ansia che accompagna una presentazione in pubblico può risultare motivante, anzi l’impegno necessario per attenuare la sensazione di ansia può consentire addirittura un risultato più apprezzabile.

Questa, ed altre forme ansiogene normali, sono però differenti dai sintomi provocati dai disturbi d’ansia e cioè da forme d’ansia disfunzionali.

Per essere considerati segno di una malattia psicologica specifica i sintomi dell’ansia devono essere eccessivi, causare una notevole dose di angoscia ed infine interferire con il normale funzionamento dell’individuo nella sua quotidianità.

Negli individui che soffrono di disturbi d’ansia, la distinzione tra paura ed ansia si fa confusa, infatti tali soggetti manifestano le tipiche reazioni di paura, descritte in precedenza, in situazioni che la maggior parte delle persone non percepirebbe come realisticamente pericolose.

Sostanzialmente colui/lei che soffre di disturbi d’ansia è caratterizzato/a da una accresciuta sensibilità o iperattivazione del sistema di difesa interno; l’allarme può essere forte ed impellente e causare una stato di agitazione “come se” ci fosse un pericolo reale.

In chi è affetto dalla patologia ansiogena gli allarmi ripetuti possono arrivare a bloccare il naturale andamento della vita ed essere in grado di assorbire tutta l’attenzione del soggetto, almeno sino a quando, spesso chiedendo aiuto ad un professionista, non si trova il meccanismo per neutralizzarli e migliorare la propria gestione dell’ansia.

 

Dott. Andrea Carubia,

psicologo-sessuologo-psicoterapeuta,

www.psicologo-psicoterapeuta-sessuologo.it/padova.html

 

Sul “mio” scrivere dell’Africa “interiore”

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 11 Giugno 2016 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

I caldei solevano eseguire delle immagini che avevano un effetto antipatico sulle correnti di Heimarmene (il destino), vale a dire i demoni soggetti a Ecate, ritenuti agenti patologici. A questo scopo, i caldei si servivano di una terra tricolore…” – Yohanan Hans Lewy (1901-1945).

Nel rivendicare, sulla scia dell’alchimia junghiana, quell’archetipica successione cromatica che assegna supremazia al bianco, James Hillman (1926-2011) ammette di seguire le considerazioni dell’antropologo scozzese Victor Witter Turner (1920-1983). L’ipotesi formulata dall’autore di “The forest of symbols” (1967) riguarda una triade di base approvata, da un punto di vista linguistico, anche da Brent Berlin e Paul Kay e, per quanto concerne il continente nero, dall’etnologo rumeno Dominique (Dimitri) Zahan (1915-1991).

Il primo “ternario” cromatico

Bianco rosso e nero costituirebbero il primo ternario cromatico prodotto dal pensiero simbolico, in rapporto a un’ancestrale, ma diffusa, classificazione della realtà esperienziale comune a tutta quanta l’umanità (Albedo, rubedo, nigredo). Non si tratta esclusivamente di differenziazioni percettive di una parzialità semplificatrice dello spettro visivo, bensì di sintetiche condensazioni a compendio dell’intera vicenda psicobiologica. La riproposizione metaforica delle forze esprimenti la vita avrebbe favorito il controllo in ambito socio-rituale di precedenti frazionamenti anticipatori di quanto ne sarebbe stata poi logica conseguenza.

L’afflizione bianca

La trasmutazione alchemica dei colori è uno di questi rituali, un rituale che continua all’interno della psicanalisi quando questa viene concepita in modo alchemico. – esordisce James Hillman  in “Sul mio scrivere” (Ma. Gi., Roma 2015) – Dato che l’addomesticamento (raffinamento) dei colori è una trasmutazione degli stessi fili della vita, delle dominanti psicologiche della vita, la psicologia alchemica offre un modo per affinare quell’afflizione bianca che, come la concepisco io, è archetipicamente endemica nella nostra civiltà. Queste note rimangono semplicemente diagnostiche e non curative dell’afflizione stessa, a meno che noi non riconosciamo che il bianco, il nero e il rosso in quanto forze archetipiche che regolano la mente, possano purtuttavia essere riesaminate da essa. Una mente bianca può trovarsi all’interno di una pelle nera, di una pelle rossa, di qualsiasi pelle biologica. E anche se non possiamo cambiare pelle, possiamo uscire di senno, l’alchimia descrive questo crollo della mente bianca come nigredo, antecedente a un altro bianco e inerente a questo…”.

( Continua … )