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[Citazione del momento]
Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere. Gandhi
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EMPOWERMENT: La ricetta per essere vincenti e positivi (parte 1)

category Atri argomenti Gianluigi Giacconi 21 Marzo 2015 | Stampa articolo |
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  • Come ottenere quello che desidero?
  • Come migliorare se stessi e la qualità della propria vita?
  • Come essere positivi e vincenti?
  • Come avere successo nel lavoro?

Da oltre 25 anni mi chiedo, a livello personale e come professionista, su quali fattori sia necessario intervenire per raggiungere questi obiettivi e per cercare di capire perché alcuni sono molto positivi e vincenti ottenendo grande successo mentre altri no.

Quali sono, se esistono, le chiavi che favoriscono l’autorealizzazione e la positività e quali invece quelle che portano alla negatività ed al fallimento?

Esiste quella che io chiamo “la formula della manifest-azione” ossia il divenire consapevoli del nostro endemico potere di creazione, per diventare i burattinai e non i burattini della nostra esistenza. La notizia positiva è che possiamo cambiare la nostra situazione ed essere più positivi e sicuramente vincenti nella vita ma prima di tutto dobbiamo assumerne la responsabilità.

Interessante vero? Ma allora come realizzare ciò che amo e desidero di più?

La domanda è già di per sé fantastica poiché stimola l’auto responsabilità, ossia capire che siamo noi a decidere come vivere la nostra vita. Anni fa, inoltre, un mio insegnante John De Martini, uno degli autori intervistati nel film “The Secret”, mi ha detto:“la qualità della nostra vita dipende dalle domande che ci facciamo”, frase che mi ha fatto molto riflettere e che ora condivido con voi.

( Continua … )

Cosa rende felice il tuo cervello e perché devi fare il contrario

category Psicologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 18 Marzo 2015 | Stampa articolo |
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L’unico modo per rafforzare l’intelletto è quello di non decidere niente riguardo a nulla, di lasciare che la mente sia una strada percorribile da tutti i pensieri”, John Keats (1795-1821).

Per il nostro cervello, qualsiasi minima incertezza si trasforma ben presto in disagio, un disagio proporzionale alla mancanza di sicurezza. Questo perché ogni minima fonte d’ambiguità sollecita l’attivazione dell’amigdala, predeterminata ad andare in allerta di fronte a ogni ipotesi di pericolo.

Questa doppia struttura encefalica profonda è deputata a filtrare le informazioni che la raggiungono, giudicarle nel loro grado di minaccia e, se ritenuto il caso di avviarle, preparare delle reazioni alla stessa. Il funzionamento di questi due aggregati, situati al di sotto dei lobi temporali di ciascun emisfero, attenua però l’attività dello striato ventrale coinvolto invece nel sistema di ricompensa. Come in una bilancia, l’intensificarsi dell’alacrità dell’una disposizione di conseguenza comporta la contemporanea diminuzione del dinamismo dell’altra.

Bias di certezza

Questo disperato bisogno di “sentirsi nel giusto” è stato definito “bias di certezza” da Robert A. Burton, nella prefazione a “On Being Certain: Believing We You are Right Ever When You’re Not” (2008), dove si rileva che, nonostante si avverta come verità rivelata, una determinata convinzione non sarà né una scelta consapevole e nemmeno un processo di pensiero. Queste nostre salde evidenze apparterrebbero piuttosto a delle sensazioni che si sentono come pensieri, ma che rientrerebbero in involontari meccanismi cerebrali funzionanti al di fuori da ogni raziocinio.

Memi

I pregiudizi acquisiti dovrebbero invece essere visti con estremo sospetto, anche se, per dirla con Susan Blackmore (“The Meme Machine”, 2001), le unità di concetti e pratiche trasmesseci  culturalmente, e individuate dalla terminologia corrente quali Memi, in definitiva risulterebbero frutto della semplice attitudine imitativa.

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Il lavoro sulla positività (Parte 1)

category Psicologia Gianluigi Giacconi 14 Marzo 2015 | Stampa articolo |
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In questa prima parte utilizzeremo degli estratti di un saggio del dr. Giacconi per definire ed imparare a perseguire il concetto di positività globale, attraverso l’individuazione di cosa ci impedisce di muoverci in quella direzione e come invece operare attivamente per il suo raggiungimento.

Favorire lo sviluppo integrato dell’essere, significa operare in tutti i campi: personale, familiare, professionale e socio/ambientale, al fine di promuovere la positività. Cerchiamo di definire nei dettagli cosa significa concretamente lavorare al positivopromuovere la positività a livello fisico, emotivo, cognitivo, a livello di coscienza e di azione.
Quello che determina la buona qualità dei processi vitali, rigenerativi ed evolutivi del vivente, dalla monocellula in su è, in sintesi: NUTRIMENTO CORRETTO – EVACUAZIONE CORRETTA.

( Continua … )

L’Io di Igor Sibaldi e il codice segreto dell’Aiòn

category Psicologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 9 Marzo 2015 | Stampa articolo |
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La psicologia non sembra in grado di fornire risultati significativi nell’ambito dell’approfondimento conoscitivo della natura dei suoi studi, proprio perché si considera una scienza. E dati oggettivi non può produrne, in quanto l’oggetto del suo interesse coincide con il soggetto dello stesso.

Se si tratta di scienza, allora, vien da supporre, si tratta di scienza contraddittoria.

Per prima cosa, occorre trovare ciò di cui ci si vuole occupare e, nel delimitarne i confini, poterne eventualmente uscire, e non solo entrare, a piacimento. Mentre, nel nostro caso, ovunque il soggetto si troverebbe sempre al suo interno.

L’oggetto della psicologia si avvia a sembrarci piuttosto che la realtà di ciò che ci si prefigge di indagare, una sua apparenza di tipo prettamente intuitivo. Ingenuamente, se ne possono osservare e riconoscere degli stati d’animo, che, forse, non possono del tutto sostituirsi a chi effettivamente li prova.

Un’eterna crisi, o un’unità di crisi

Per questo genere d’esperienza, sia Sigmund Freud (Neue Folge der Vorlesungen zur Einführung in die Psychoanalyse, 1933) sia Edmund Husserl (Die Krisis der europäischen Wissenschaften und die transzendentale Phänomenologie: Eine Einleitung in die phänomenologische Philosophie, 1936) ritenevano la psicologia piuttosto come una forma d’arte destinata però a patire continue congiunture.

Ciò di cui ci vogliamo occupare corrisponde effettivamente a un concetto comprensibile da altri, o addirittura si esprime già in questa mera volontà di conoscere? È un’essenza o un desiderio, un problema epistemologico o di misura?

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Il respiro: grande integratore

category Atri argomenti Gianluigi Giacconi 3 Marzo 2015 | Stampa articolo |
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Questa settimana abbiamo estratto dagli scritti del dr. Giacconi alcuni spunti riguardo al respiro, vero fulcro e motore di tutti i suoi studi e delle sue teorie. Ne analizzeremo brevemente alcune caratteristiche, per poi esaminare come questo possa influenzare in vari aspetti l’individuo.

( Continua … )

La natura diacronica della coscienza

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 2 Marzo 2015 | Stampa articolo |
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Julian Jaynes (1920-1997), l’autore di “The Origin of Consciousness in the Breakdown of the Bicameral Mind” (1976) ha sì suscitato forti polemiche con la sua originalissima interpretazione degli eroi omerici guidati da “voci” interiori, ma contemporaneamente ha anche influenzato il lavoro di Steven Arthur Pinker (“Language Learnability and Language Development”, 1984 e “The Stuff of Thought: Language as a Window into Human Nature”, 2008) sul processo di apprendimento del linguaggio come naturale sviluppo evoluzionistico, secondo Noam Chomsky, nonché la corrente logico-funzionalista della teoria della mente, a cui appartiene Daniel Clement Dennett (“Brainstorms: Philosophical Essays on Mind and Psychology”, 1981 e “Breaking the Spell: Religion as a Natural Phenomenon”, 2006).

L’origine della civiltà sarebbe stata parallela alla nascita della “coscienza della coscienza”, successiva a quel “doppio” esercizio del cervello bi-emisferico, che avrebbe caratterizzato la mente dei personaggi dell’Iliade, una sorta di “teocrazia” impostata su tombe, idoli e divinità, prima ancora dell’avvento di quella che potrebbe definirsi come “coscienza morale” dei khabiru, i quali costituirono un costante elemento di perturbazione nelle vicende della storia remota, e poi della “coscienza intellettuale” dei filosofi presocratici.

L’etologo Richard Dawkins, in proposito, si espresse affermando: “Gli dèi, osserva (Jaynes), sono allucinazioni acustiche, voci che parlano nella mente delle persone. Suggerisce inoltre che essi si siano evoluti dal ricordo di re morti, i quali conservavano un certo controllo sui sudditi parlando attraverso voci immaginarie. Si trovi o no plausibile la tesi, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza è abbastanza affascinante da meritare di essere citato in un saggio sulla religione.” (“The God Delusion”, 2006).

Vestigia della mente bicamerale

Il professore di Princeton individuava però “vestigia della mente bicamerale” pure nel mondo moderno, e precisamente nella malattia mentale e  nella possessione, come nell’ipnosi, nelle profezie, in poesia e musica, come pure nella semplice ricerca d’autorizzazione o negli auspici della scienza. Secondo la teoria dello psicologo di West Newton (Massachussetts), la schizofrenia non sarebbe altro se non un residuo vestigiale di quell’antica “struttura” della psiche.

Fino a un determinato periodo storico, individuato nel primo millennio avanti la nostra era, la stragrande maggioranza dell’umanità non sarebbe stata dunque nel pieno possesso d’una mente “cosciente”, facendosi piuttosto guidare da voci interiori, che venivano attribuite agli dei.

( Continua … )