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Il nostro poco può essere molto per chi non ha avuto niente. Xavier Wheel
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Comunicazione e performance sportiva: una prospettiva analitico-transazionale

category Psicologia Alfonso Falanga 23 Maggio 2015 | Stampa articolo |
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L’idea da cui ha origine questa riflessione è che la pratica sportiva –ormai da tempo – ha raggiunto un tale livello di specializzazione, anche quando svolta a livello dilettantistico, da richiedere il sostegno di strumenti sempre più raffinati. Si tratta di mezzi materiali (attrezzature, piani di allenamento, programmi di alimentazione, ecc.) ed anche immateriali. Tra questi ultimi emerge la comunicazione.

È ovvio che tutti comunichiamo, sempre e comunque. Proprio la frequenza con cui trasmettiamo l’un l’altro messaggi verbali e non verbali porta talvolta a trascurare il valore dei gesti e delle parole, a dimenticare, cioè, quali effetti il linguaggio abbia sul comportamento proprio ed altrui.

Non ci stiamo riferendo alla semplice connessione Stimolo-Risposta, ormai e per fortuna ritenuta insufficiente ad interpretare l’agire umano: è rilevante, infatti, l’azione della comunicazione sulla visione che la persona ha di sé e degli altri, sulla sua capacità di tendere efficacemente o meno verso le proprie mete, dunque di realizzare desideri e bisogni. E’ in tal senso che è da valutare come il linguaggio (verbale e non-verbale/paraverbale) orienti il comportamento e, nel nostro specifico, il comportamento dell’atleta.

Questo discorso, perciò, ha come riferimento Istruttori, Coach, Team leader, Atleti professionisti e tutti coloro che, in ambito sportivo, vogliano prendere in considerazione il vantaggio che la performance acquisisce, ad esempio, da una comunicazione fluida ed efficace tra leader (Istruttore/Coach) e atleta.

E’ quasi superfluo sottolineare che non si tratta di imparare a comunicare tout court, bensì di elaborare un linguaggio specialistico distante dalle generalizzazioni e dalle semplificazioni del linguaggio quotidiano e che sappia valorizzare i punti forti dello sportivo e sostenerne i punti deboli, che definisca in maniera chiara gli obiettivi a cui legittimamente la performance può aspirare, che sappia alimentare le spinte motivazionali dell’atleta. Un linguaggio che sia uno strumento in più per Istruttori e Coach, che certamente  si sostituisce alle loro esperienze e competenze ma che, anzi, diventa un ulteriore contributo alla loro valorizzazione.

( Continua … )

Inspiro spazio ed espiro libertà: Mindfulness

category Atri argomenti Gianluigi Giacconi 20 Maggio 2015 | Stampa articolo |
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In “Un assaggio di mindfulness” della settimana scorsa il video ti spiega come sederti in un posto tranquillo con la schiena dritta e rilassata respirando profondamente, mantenendo l’attenzione al respiro e al corpo, ti porta a ottenere una sensazione di pace e serenità.
Nel video alcuni bambini con i loro modi spontanei e naturali di spiegare le cose ti illustrano cosa significa Mindfulness.

Questa settimana parliamo della Mindfulness definiamo cos’è, impariamo come funziona la nostra mente e quindi identifichiamo come utilizzare le tecniche di meditazione per imparare a gestirla.
Analizziamo dove viene applicata la Mindfullness e infine condividiamo alcuni esercizi pratici per iniziare a cambiare le nostre abitudini e dare il primo passo verso la felicità.

( Continua … )

In altre parole: lingua madre!

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 18 Maggio 2015 | Stampa articolo |
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Sul lungo periodo, l’evoluzione predilige quanti, grazie all’adattamento, alla disponibilità al mutamento e ad aprirsi alle novità, siano in grado di rafforzarsi. L’arricchimento delle capacità linguistiche non si sottrae a questa legge di natura.

La storia non si può neppure cristallizzare in un istante particolare e la reciproca influenza delle varie lingue indica come il prossimo futuro preveda un inevitabile plurilinguismo, in seno al quale alcune di esse possano momentaneamente rappresentare una sorta di passe-partout di comodo. Nel contempo, sono in molti a segnalare un processo, già in stato avanzato, di regresso delle lingue nazionali, e identitarie, specialmente nei confronti, per esempio, del linguaggio scientifico e commerciale.

Il modo di parlare influenza la maniera di pensare e ciò comporta la costituzione, intorno a vocabolario, grammatica e sintassi, d’una modalità di analisi, e sintesi, logiche che caratterizzano e perfezionano l’anima d’un determinato gruppo etno-linguistico.

Alcuni poi giungono alla conclusione che l’uso della lingua madre debba affiancarsi al precoce insegnamento di altre lingue, di volta in volta, scelte in base alle esigenze di studio e alla constatazione di perdita d’un’eventuale condizione privilegiata della prima, la cui tenuta andrebbe comunque salvaguardata, pure proprio con questo potenziamento cognitivo, secondo l’assioma goethiano: “Wer fremde Sprachen nicht kennt, weiß nichts von seiner eigenen” (Chi non conosce le lingue straniere non sa nulla della propria, “Maximen und Reflexionen”, II, 23, 91).

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Psicoanalisi e Fede. La sofferenza d’una vita senza senso… se in principio non è Amore

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 30 Aprile 2015 | Stampa articolo |
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Il fanatismo, il fatalismo dominante, il collettivismo divenuto massificazione spersonalizzante, assieme a un atteggiamento provvisorio dinanzi alla vita, lacerano l’attuale esistenza. L’apprensione nei confronti del godimento sessuale, al di fuori della donazione reciproca, fornisce la testimonianza d’una sorta di nevrosi da “rifiuto dell’amore”, diretta conseguenza d’un’impostazione per cui s’affronta la giornata in carenza di progettualità, senza una programmazione che non sia esclusivamente riconducibile alla concreta immediatezza.

In una prospettiva di totalitarismo, conformismo e irresponsabilità, tra noia, apatia e disinteresse, le eventuali motivazioni sufficienti a riempire di significato le esperienze vengono frustrate da un sentimento di vuoto e di disorientamento di senso. Un sentimento di inadeguatezza e di assurdità che sembra faccia oscillare la vita umana, come diceva Schopenhauer, “tra il bisogno e la noia”.

Questo “languore” è strettamente dipendente dalla sensazione d’inutilità della propria occupazione (quando c’è), qualsiasi essa sia. Nell’inquadrare l’uomo quale prodotto delle strutture socio-economiche, gli si sono posti dei limiti contenitivi, lo si è “ridotto” a un “nient’altro che” di parziale, lo si è appiattito a una sola dimensione, dalla quale sfugge ogni singolare irripetibilità.

Viviamo nell’epoca del vuoto esistenziale e del sentimento di mancanza assoluta di significato. – disse Viktor Emil Frankl (1905-1997), il fondatore del “terzo metodo della scuola viennese”, in una delle due conferenze dal medesimo titolo (“Das Leiden am sinnlosen Leben”), ora tradotte e raccolte in “La sofferenza di una vita senza senso” (a cura di Eugenio Fizzotti, Mursia, Milano 2015) –  In tale epoca il compito dell’educazione non consiste nel trasmettere delle conoscenze e delle nozioni, ma piuttosto nell’affinare la coscienza in maniera tale che l’uomo possa scorgere le esigenze racchiuse nelle singole situazioni. In un’epoca in cui sembra che i dieci comandamenti stiano perdendo la loro validità incondizionata per molti uomini, l’uomo deve imparare a percepire i diecimila comandamenti che sorgono dalle diecimila situazioni uniche di cui è costellata la vita. In tal modo non solo la sua vita gli apparirà significativa, ma egli stesso sarà immunizzato nei confronti del conformismo e del totalitarismo. Solo una coscienza sveglia e affinata rende l’uomo capace di ‘prendere posizione contro’, in modo da non cadere nel conformismo e non piegarsi al totalitarismo. Ciò vuol dire che l’educazione è valida nella misura in cui è educazione alla responsabilità…”.

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Il respiro del mare. Come e quando usare la tecnica

category Atri argomenti Gianluigi Giacconi 28 Aprile 2015 | Stampa articolo |
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Se qualcuna di queste ti suona familiare …

  • Come recuperare una visione positiva della vita ed eliminare la sofferenza?
  • Come ritrovare la serenità e il ritmo naturale nonostante la frenesia della vita di oggi?
  • Stai vivendo i sintomi dello stress?
  • Non riesci a liberare la mente?
  • Aumenta l’ansia da prestazione e da ambiente di lavoro competitivo?
  • I debiti non ti lasciano dormire?
  • Stai vivendo un momento di crisi di coppia?

… allora questo articolo fa per te
In questo articolo impariamo il respiro del marerespiro a onda che è una forma di respirazione profondaconsapevole, semplice e di sicura efficacia che ti riporta a uno stato di rilassamento e di serena tranquillità. Se per voi è la prima volta che utilizzate tecniche di respirazione profonda dove imparate ad osservareascoltarerilassare il vostro corpo è conveniente cominciare in una situazione tranquilla, e prendendovi almeno mezz’ora di tempo per voi.

Perché respirare?

Respirare è il primo passo per liberare la mente, per regalarci uno spazio di tempo e per ricreare una connessione con noi stessi. Attraverso una respirazione profonda possiamo sentire il nostro corpo e mantenerci nel presente, nel qui ed ora ottenendo una maggior consapevolezza di noi stessi ed un maggior rilassamento.

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Elogio della Pazienza (e del senso della Lentezza)

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 23 Aprile 2015 | Stampa articolo |
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Nel suo “Elogio della Lentezza” (il Mulino, Bologna 2014), Lamberto Maffei faceva una riflessione sulla “bulimia consumistica” generatrice di “anoressia dei valori”, citando in proposito la considerazione di Giacomo Leopardi: “La pazienza è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza eroica” (Zibaldone).

Un pensiero “irriverente” che denuncia gli aspetti più negativi d’un’accelerazione di quella percezione “saltatoria” del tempo, di cui parla Zygmunt Bauman, passivamente subìta nell’attuale vivere quotidiano.

Purtroppo, non si tratta soltanto d’una questione di percezione del tempo, perché la velocizzazione, in contrasto con le nostre naturali attività intraprese solitamente in virtù del necessario giudizio, induce un atteggiamento spregiudicatamente decisionista e, come ha notato Martha Nussbaum, l’economia di mercato giunge a ripercuotersi sull’istruzione stessa della persona.

In “Pazienza” (Mursia, Milano 2014), Luciana Regina precisa come “L’educazione, perlomeno in quanto venga intesa come semplice potenziamento, ‘enhancement’, e non nel senso più alto di formazione – ‘Bildung’-, o di fioritura -‘flourishing’- della vita buona, non è certo imperniata sul valore della pazienza, per esempio, ma sulla temerarietà, l’assecondamento delle passioni, l’innovazione, che conducono al successo”.

Si può intendere l’enhancement in senso ampio o in senso stretto, come accrescimento o come esagerazione, e lo si può distinguere per la durata del suo effetto, se cioè limitata nel tempo o permanente, continuando ad attribuirgli un sapore da performance tecnica. Flourishing è tutt’altra cosa: “to live within an optimal range of human functioning, one that connotes goodness, generativity, growth, and resilience”, scrivono Barbara Fredrickson e Marcial Losada (2005).

Bildung si riferisce poi alla tradizione tedesca di plasmare se stessi per giungere a una piena maturità intellettuale, senza trascurare di coltivare la propria creatività e immaginazione. Quale risorsa fondamentale della Bildung, Friedrich Hölderlin individua la capacità di pazientare, proprio per il rispetto dei tempi naturali di maturazione che suscita.

I veri  nodi comunque dell’attuale emergenza educativa sono procurati dalle manifestazioni di vuoto di significato.

( Continua … )