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[Citazione del momento]
Se i fatti e la teoria non concordono, cambia i fatti. Albert Einstein
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Sul “mio” scrivere dell’Africa “interiore”

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 11 Giugno 2016 | Stampa articolo |
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I caldei solevano eseguire delle immagini che avevano un effetto antipatico sulle correnti di Heimarmene (il destino), vale a dire i demoni soggetti a Ecate, ritenuti agenti patologici. A questo scopo, i caldei si servivano di una terra tricolore…” – Yohanan Hans Lewy (1901-1945).

Nel rivendicare, sulla scia dell’alchimia junghiana, quell’archetipica successione cromatica che assegna supremazia al bianco, James Hillman (1926-2011) ammette di seguire le considerazioni dell’antropologo scozzese Victor Witter Turner (1920-1983). L’ipotesi formulata dall’autore di “The forest of symbols” (1967) riguarda una triade di base approvata, da un punto di vista linguistico, anche da Brent Berlin e Paul Kay e, per quanto concerne il continente nero, dall’etnologo rumeno Dominique (Dimitri) Zahan (1915-1991).

Il primo “ternario” cromatico

Bianco rosso e nero costituirebbero il primo ternario cromatico prodotto dal pensiero simbolico, in rapporto a un’ancestrale, ma diffusa, classificazione della realtà esperienziale comune a tutta quanta l’umanità (Albedo, rubedo, nigredo). Non si tratta esclusivamente di differenziazioni percettive di una parzialità semplificatrice dello spettro visivo, bensì di sintetiche condensazioni a compendio dell’intera vicenda psicobiologica. La riproposizione metaforica delle forze esprimenti la vita avrebbe favorito il controllo in ambito socio-rituale di precedenti frazionamenti anticipatori di quanto ne sarebbe stata poi logica conseguenza.

L’afflizione bianca

La trasmutazione alchemica dei colori è uno di questi rituali, un rituale che continua all’interno della psicanalisi quando questa viene concepita in modo alchemico. – esordisce James Hillman  in “Sul mio scrivere” (Ma. Gi., Roma 2015) – Dato che l’addomesticamento (raffinamento) dei colori è una trasmutazione degli stessi fili della vita, delle dominanti psicologiche della vita, la psicologia alchemica offre un modo per affinare quell’afflizione bianca che, come la concepisco io, è archetipicamente endemica nella nostra civiltà. Queste note rimangono semplicemente diagnostiche e non curative dell’afflizione stessa, a meno che noi non riconosciamo che il bianco, il nero e il rosso in quanto forze archetipiche che regolano la mente, possano purtuttavia essere riesaminate da essa. Una mente bianca può trovarsi all’interno di una pelle nera, di una pelle rossa, di qualsiasi pelle biologica. E anche se non possiamo cambiare pelle, possiamo uscire di senno, l’alchimia descrive questo crollo della mente bianca come nigredo, antecedente a un altro bianco e inerente a questo…”.

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Utilità della metafora alchemica

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 6 Giugno 2016 | Stampa articolo |
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Alchimia Junghiana

Per Carl Gustav Jung (1875-1961), la funzione primaria del mito è psicologica: far luce sul funzionamento dell’inconscio. Il lavoro con i sogni e le fantasie del paziente costituiscono difatti la pietra angolare del suo approccio terapeutico.

L’ombra del padrone di casa

Per essere d’aiuto è indispensabile conoscere in dettaglio la storia di vita, l’anamnesi, così come acquisire informazioni dei “… simboli, e quindi della mitologia e della storia delle religioni“. Ciò  implica l’ammissione, l’accettazione e l’esplorazione, della diversità delle energie psichiche che abitano l’inconscio, invece di relegarle e costringerle nell’ombra, dove “… stati d’animo, nervosismo, e deliri rendono chiaro nel modo più doloroso che non si è  padroni in casa propria …”.

Interazione di due inconsci

In proposito, Nathan Schwartz-Salant rileva lo stretto legame dell’identificazione proiettiva, di cui Jung discetta implicitamente nel corso delle sue opere, a una concezione di due inconsci che vengono a contatto e inevitabilmente interagiscono.

Il portatore di proiezione non è infatti un oggetto qualsiasi preso a piacere, ma è sempre un oggetto che si dimostra adeguato al contenuto da proiettare, un oggetto che offre per così dire un aggancio adatto a ciò che è destinato a sostenere” (Jung, 1946).

L’allegoria della Temperanza

Questo modo di intendere l’identificazione proiettiva non corrisponde al semplice “travaso” d’un contenuto (del paziente) in un contenitore (l’analista) o viceversa, ma alla miscelazione della “giusta” misura, raffigurata nell’allegoria della Temperanza: “il mezzo attraverso il quale un individuo con una personalità borderline cerca di sanare il suo legame con l’inconscio” (Schwartz-Salant, 1989).

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Dell’ansia, del leone e della gazzella

category Psicologia Alessia Grisi 31 Maggio 2016 | Stampa articolo |
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Ansia, ansia, ANSIA! Volete sapere che cos’è l’ansia?

Senza ansia… leggete le poche righe qui sotto.

Avete presente quei documentari sugli animali dell’Africa? Ciò che mi ha sempre colpito dei documentari sull’Africa, è vedere la gazzella che, tranquilla tranquilla, si bruca la sua erbetta nella savana, mentre, a pochi metri , il leone se la ronfa beato all’ombra di un albero. Cavolo, c’è il leone lì a due passi e la gazzella se ne infischia… mah…

Succede, però, che al leone venga fame (non un languorino da noia, il leone mangia quando ha fame!): si alza da sotto l’albero, iniziano a girargli le scatole e comincia la caccia… La gazzella drizza le orecchie, annusa l’aria e capisce che c’è un pericolo (era ora!) , smette di mangiare, diventa inquieta, la sua temperatura corporea si alza, il cuore le batte più forte, i suoi muscoli sono contratti e, non appena il leone si palesa, scappa a gambe levate! Succede sempre, nei documentari, che qualche gazzella zoppa o cucciola o solo un po’ più rimbambita, finisca tra gli artigli del leone, che se la pappa di gusto! Poi, tutto torna tranquillo: il leone si sdraia di nuovo sotto l’alberello e la gazzella, placida, torna brucare la sua erbetta. Non è mica vero che si sveglia tutte le mattine pensando di dover correre più veloce del leone , non ci pensa proprio! Bruca l’erbetta, al mattino, la gazzella…

Ora pensiamo a noi: immaginiamo di trovarci nudi e senza alcun utensile nella savana… eh be’…facciamo un po’ ridere, gente: spelacchiati, con una vista, un udito e un olfatto ridicoli rispetto a molti mammiferi, cosa che, se ci vien fame, col piffero che la pigliamo la gazzella! Lenti, con le unghiette morbide e i dentini che ci ritroviamo… e se spunta il leone affamato? Fa di noi il suo pranzo, senza far fatica!

Ma come cavolo ha fatto la nostra specie a sopravvivere fino ad oggi? E non solo, a dominare su leoni, gazzelle ed ogni animale sulla faccia della terra (escluso il nostro cucciolo di casa che ci fa girare come vuole)?

E’ la capacità di pensare, di ragionare, che ci ha permesso di sopravvivere ed evolverci fino ai giorni nostri: grazie al pensiero abbiamo imparato a costruire trappole per le gazzelle ed armi contro i leoni e poi i supermercati, per trovare cibo senza troppo sforzo e case dotate di ogni confort, per gustarcelo in santa pace!

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Perchè gli adolescenti hanno bisogno di una buona autostima?

category Psicologia Amleto Petrarca 31 Maggio 2016 | Stampa articolo |
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Gli adolescenti hanno bisogno di autostima, e per questo devono essere aiutati dalle persone da cui sono circondati: i loro genitori, ma anche i loro insegnanti e i loro amici. Essere in grado di comunicare è il primo passo per riuscire a motivare i ragazzi, a metà strada tra l’infanzia e la maturità: è questo il motivo per cui potrebbero essere disorientati.

Un adolescente con poca autostima non è certo un’eccezione, ma questo non vuol dire che il problema – perché di problema si tratta – debba e possa essere sottovalutato. Certo, è bene tenere conto del fatto che l’età che precede la maturità è un periodo complesso, in funzione del quale chi la affronta deve affrontare un gran numero di sfide che non è detto sia capace di vincere. Non è semplice definire i comportamenti dei ragazzi e capire se le loro azioni siano il sintomo, la conseguenza e l’espressione di un disagio o semplicemente facciano parte di un processo di crescita – per così dire – fisiologico: un processo, cioè, per cui si ha a che fare con cambiamenti psichici e fisici di grande importanza, da cui dipende la conquista di una identità stabile e solida.

Per questo, se si è alle prese con un adolescente che ha poca stima in sé stesso, una via da seguire è quella del dialogo, che dovrebbe essere sempre tenuto aperto, così che si abbia l’opportunità di individuare i problemi emergenti e le emozioni con cui il ragazzo è alle prese. Ogni adolescente ha bisogno di sentirsi sostenuto e supportato, e per questo va invitato a esprimere quel che sente e quel che vuole. La presenza di una o più guide non è certo da trascurare, fermo restando che è opportuno cercare di non opprimere.

Un adolescente che soffre di bassa autostima rischia di sviluppare dei disordini del comportamento: non è detto che succeda sempre, ovviamente, ma è bene non abbassare la guardia. Come si suol dire, prevenire è meglio che curare, ed è consigliabile eliminare un fattore di rischio in grado di offrire agli adolescenti un appiglio grazie al quale giustificare i propri comportamenti non adeguati. Ma che cosa è, per un ragazzo, l’autostima? Non è altro che il frutto dell’accordo tra l’immagine che il ragazzo vorrebbe avere e quella che invece ha: parlando di immagine non si fa riferimento all’aspetto estetico, o comunque non solo a questo aspetto, ma a una visione a 360 gradi.

I genitori, d’altro canto, sono dei modelli importanti: un teenager con genitori che mostrano una scarsa autostima rischiano di esserne influenzati e di avere una visione del mondo e di sé stessi poco gratificante. Come fare, dunque per migliorare l’autostima? Per un ragazzo il compito più importante è quello di imparare ad accettare i propri limiti e a conoscere le proprie capacità: solo così può iniziare a entrare in rapporto effettivamente con sé stesso, con il suo essere reale e non con il suo essere desiderato. In caso contrario, rischia di sentirsi inferiore, perché non prova amore verso sé stesso e di conseguenza verso gli altri. Ansia, vergogna, caos mentale, confusione, salute non equilibrata, paura di mostrarsi, timori ingiustificati: sono tutti effetti di una carenza di autostima nel periodo adolescenziale.

Amleto Petrarca, psicoterapeuta Bologna - www.amletopetrarca.com

 

Come vincere la fobia sociale

category Disturbi e patologie Fabio de Santis 29 Maggio 2016 | Stampa articolo |
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La fobia sociale chiamata anche ansia sociale è la paura degli altri, le persone che soffrono di questa fobia temono di stare in mezzo alla gente per il timore di essere denigrate e derise; anche se desidererebbero nel loro intimo interagire con il prossimo.

Questo disturbo spesso mostra dei punti in comune con la dismorfofobia (paura della propria bruttezza) anche se quest’ultimo disturbo, nell’ultimo manuale di psichiatria il dsm v°, è stato inserito tra i disturbi ossessivi-compulsivi.

Cause fobia sociale

Genitori ipercritici che davano molto risalto all’importanza del giudizio del prossimo e che mandavano al bambino messaggi del tipo:

  • vestiti bene o penseranno che sei uno straccione;
  • esprimiti correttamente;
  • non essere inopportuno.

Oppure messaggi ambivalenti del tipo: “Non ti interessare di quello che dice il prossimo, ma nasconditi il braccialetto d’oro o penseranno che siamo ricchi.

Difatti molti pazienti socialfobici descrivono i loro genitori come ipercritici, svalutanti ed iperprotettivi (in primis la madre).

Di una certa importanza negativa, possono essere anche le prime esperienze scolastiche; come l’essere isolato dagli altri compagni, oppure essere continuamente preso in giro.

Anche non trovare adeguato supporto dai docenti in caso di difficoltà di apprendimento, minerà l’autostima del bambino.

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7 consigli per vincere lo stress

category Psicologia Andrea Carubia 24 Maggio 2016 | Stampa articolo |
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Se senti che lo stress sta intaccando la tua salute fisica e il tuo benessere psicologico, non sei il solo. Al giorno d’oggi la maggior parte della gente che si rivolge a un medico lo fa per problemi di stress. Esistono molte pratiche vincenti contro lo stress, che ti potranno liberare da questa scomoda “malattia” e far tornare una persona felice e tranquilla.

Ecco alcuni consigli utili, che ti potranno aiutare a vincere lo stress.

Meditazione

La meditazione è un fantastico antidoto contro lo stress. Con la quiete che si raggiunge tramite la meditazione il corpo si rilassa e comincia a produrre endorfine, serotonina, ossitocina, cortisolo e adrenalina: tutti neurotrasmettitori che sono associati alla calma ed al benessere.

Recenti studi dimostrano come attraverso una sola meditazione si possono “accendere” i geni associati al benessere e “spegnere” o inibire i geni che sono collegati al malessere e alle malattie.

Le persone che meditano di frequente oltre ad avere benefici fisici, riescono a raggiungere stati di allegria e felicità più di frequente e con meno fatica rispetto agli altri.

Respirazione

Moltissime tecniche della medicina “antica” si basano su una buona respirazione per riuscire a trovare calma e equilibrio. Recenti studi hanno dimostrato che la respirazione, se fatta bene, può aiutare a eliminare lo stress immediatamente.

Con la “respirazione profonda” il corpo e la mente si “schiariscono” e immediatamente sentiamo i livelli di stress diminuire.

Di fatto con l’aiuto degli strumenti della medicina moderna possiamo vedere come migliora la frequenza cardiaca (uno dei sintomi della riduzione dello stress) dopo alcuni minuti di respirazione profonda.

( Continua … )