Psicografoanalisi: psicologia “della” scrittura, psicologia “dalla” scrittura, psico-espressività – dallo scarabocchio alla coerenza disgrafica
La rappresentazione grafica non è mai gratuita, né del tutto casuale, anzi ci parla spesso degli stati psichici in termini sufficientemente precisi e aderenti, anche se, per forza di cose, necessariamente parziali, e forse incompiuti, soprattutto a causa delle difficoltà “tecniche” che si frappongono tra gli schemi mentali e le loro raffigurazioni sulla carta.
Caratteri della scrittura
L’uso della tastiera da dattilografia (collegata a vari dispositivi meccanici, elettrici e/o elettronici), del personal computer, della posta elettronica (email, electronic mail), e degli sms (Short Message Service) da telefono cellulare, incomincia ad abituare le nuove generazioni a esercitare sempre meno la manualità nel vergare direttamente i fogli, con il conseguente più frequente ricorso al carattere “stampatello”. Una tale consuetudine potrebbe non trovare convincenti spiegazioni soltanto in questo progressivo abbandono dell’attitudine amanuense. Difatti, in un adolescente, l’impiego dello stampatello potrebbe essere provocato da una qualche ricerca di indipendenza, e dal desiderio di avere dei validi punti di riferimento ai quali potersi aggrappare nel corso delle sue crisi esistenziali. Nel caso di adulti, la desuetudine al corsivo, riflette diffidenza, se non proprio chiusura verso gli altri, dei quali, per paura che venga scoperta la propria vera essenza, si rifiutano critiche e valutazione. In fondo, si tratta del timore di non essere all’altezza dell’immagine che si vorrebbe dare di sé, e dell’insicurezza di non poter soddisfare le attese create. A volte, ci si trova di fronte alla consapevolezza dell’inidoneità al ruolo di responsabilità rivestito, generatrice di stress e frustrazione. Lo stampatello maschera le debolezze, non tradisce emozioni e sentimenti, reprime quella spontaneità che favorisce le relazioni con gli altri, mettendo al riparo da qualsiasi giudizio. Al contrario, non esistendo due corsivi esattamente uguali, come non esistono due persone identiche, è proprio nel carattere corsivo che va indagata l’espressione dell’individualità.
Il disegno
“L’uomo che scrive disegna inconsapevolmente la sua natura interiore. – diceva Max Pulver - La scrittura cosciente è un disegno inconscio, disegno di sé, autoritratto”. Come al disegno viene generalmente riconosciuta una forza espressiva tale da giustificarne ampiamente l’impiego pure a scopo psicodiagnostico, la medesima considerazione vale per la scrittura. Il materiale e il compito affidati al soggetto fungerebbero da “lente di proiezione” e le registrazioni grafiche rappresenterebbero quello schermo su cui viene a visualizzarsi l’immagine della personalità, forse a volte ingrandita, altre volte non ben messa a fuoco.




