Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere quello che hai sempre ottenuto. Anonimo
Viagra online

Dieta mediterranea, il Tempio della Sibilla

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 25 Novembre 2014 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Dato il notevole numero di fattori che concorrono a formare le nostre abitudini alimentari è facile incorrere in ripetuti errori dietetici e instaurare situazioni dannose per il nostro organismo che potranno essere evitate o controllate se un’opera lenta e graduale di educazione nutrizionale sarà svolta in modo così efficiente da creare nella popolazione una coscienza nutrizionale, meta questa il cui raggiungimento incontrerà notevoli difficoltà e richiederà vari anni di applicazione, dato che le abitudini alimentari hanno così profonde radici nella personalità umana e nelle tradizioni socio-culturali.”

Flaminio Fidanza (1919-2012) ammetteva che la “mediterranea” fosse una “dieta di riferimento”, cioè ideale, in cui i gruppi alimentari sono indicati in quanto in grado di soddisfare bisogni e prevenire inadeguatezze. A questo scopo, aveva elaborato un nuovo schema simbolico, impostato sul tempio greco-romano (il Tempio della Sibilla), scelto per una maggiore identificazione con la terra d’origine della dieta medesima e per soppiantare la desueta immagine “tombale” della piramide egizia. Un tempio, in cui gli alimenti base, invece di andare dall’alto in basso, corrispondono alle parti architettoniche di maggiore interesse. Così, per esempio, sul timpano, è indicato il principio della moderazione; sui pilastri portanti, pane, cereali, patate, verdura e frutta fresca, secca o essiccata; sulle colonne, i legumi, mentre il basamento è costituito da olio extra-vergine d’oliva e vino (ma sempre nell’ambito della già richiamata moderazione: due bicchieri, e ai pasti). Sulla scalinata, la bilancia dell’apporto di calorie sta in equilibrio con l’attività fisica, ossia il  dispendio energetico e, sulle metope, che poi sono la parte decorativa, secondaria, uova, latte e derivati, grassi e dolci, da consumare con parsimonia.

Per molto tempo si è sostenuto che questo tipo di regime alimentare, cosiddetto “mediterraneo”, si differenziasse molto da quello delle popolazioni nord-europee, caratterizzato da un ridotto consumo di frutta e verdura e dal prevalente ricorso a grassi di origine animale, carni rosse e latticini, tipo burro, strutto, formaggi stagionati, il che, inevitabilmente, comporterebbe l’assunzione di grandi quantità di colesterolo e grassi saturi, a fronte d’uno, spesso, insufficiente apporto vitaminico.

( Continua … )

La fedeltà di Don Giovanni

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 18 Novembre 2014 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Il collezionismo potrebbe essere una modalità esorcistica di procrastinare la morte. Fin quando non si sarà completata la raccolta, che fornisce senso alla propria esistenza, quest’ultima non la si potrà dichiarare definitivamente conclusa.

Nel mito di Don Giovanni l’aspetto anancastico è costituito dall’infedeltà, con cui si provoca, sfida e sfugge il destino.

Anche se mi struggo per raggiungerla… Il concetto che esprime è maledetto: la meta coincide con la morte. Beato chi lotta per sempre, chi in eterno si tiene la sua fame!”, risponde il protagonista del “Don Juan und Faust” (1829) di Christian Dietrich Grabbe (1801-1836), a Leporello che gli rimprovera raggiri e menzogne finalizzati al raggiungimento di scopi non eccelsi. Ma, a differenza di Faust, Don Giovanni non va alla ricerca della verità, bensì d’un effimero quotidiano, in cui ogni donna posseduta potrebbe rappresentare il congiungimento supremo e con esso il termine della ricerca, dunque la morte. Con il perdurare d’un gioco sostanzialmente elusivo, “chi lotta per sempre, chi in eterno si tiene la sua fame” si garantisce ancora del tempo, dell’altra vita.

In “De umiddelbare erotiske Stadier eller Det Musikalsk-Erotiske” (“Enten – Eller”, I,1843), Søren Kierkegaard aveva parlato d’un “demoniaco desiderio di vivere”. Ebbene, quella vita d’accumulo non va ridotta al celebre “catalogo” di Leporello, perché non è una sommatoria, ma una sospensione, un pellegrinaggio, un genere a metà strada tra il descrittivo e l’enunciativo: più d’un conto, un racconto.

Per la durata di quel tempo ci si [sente] sollevati e consegnati all’essere  narrati”, dice Peter Handke, nel suo “Don Juan (erzählt von ihm selbst)” (2004). Nella fuggevolezza d’ogni momento, nell’irresponsabilità della gioia provvisoria, Don Giovanni vive il suo tempo breve.

Come nella novella fantastica di Honoré de Balzac (1799-1850), “Élixir de longue vie” (1830) , a Don Juan Belvidéro, in fondo, la storia del passato non interessa più di tanto (semmai con  le “storie” si diletta!); la religione (futuro) per nulla, e le regole del presente le disattende; a sostituire i termini trinitari della dimensione temporale resta l’attimo informe, il palpito che non fa notizia, il baleno che non si espone.

Don Giovanni differisce anche dal protagonista de Les liaisons dangereuses (1782) di P.-A.-F. Choderlos de Laclos (1741-1803). Il visconte di Valmont non vive l’effimera precarietà del momento; s’impone dei traguardi, e per raggiungerli intesse quasi tele di ragno; non ha fretta, non “brucia d’impazienza”, come dice Jean Rousset  (Le mythe de Don Juan, 1976).

( Continua … )

Ambarabaciccìcoccò/ Tre civette sul comò… una fatidica conta per il gioco dell’amore e la sorte dei suoi risultati

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 10 Novembre 2014 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

 

In francese, Ambarabaciccìcoccò suonerebbe: “Am stram gram,/ pic et pic et colégram/ bour et bour et ratamam/ am stram gram/ Pic!”.

Eeny, meeny, miny, moe…” potrebbero esser stati i primi numeri d’un sistema pastorale pre-celtico di conta delle pecore. Ma non si esclude che gli anglosassoni l’abbiano importato, quale versione burlesca d’una filastrocca infantile indiana, usata nel gioco della carambola: “ubi eni mana bou, baji neki baji thou, elim tilim latim gou“.

Abzählreim corrispondente tedesco: “Ene, mene, miste, es rappelt in der Kiste. Ene, mene, muh, und raus bist du!”.

Giochi infantili?

Strega comanda colore” appartiene allo stesso gruppo di giochi tipo “il lupo mangia-frutta”, eppure “ce l’hai” (in francese chat) e rimpiattino, o nascondino (cache-cache), possiedono l’anomala caratteristica che, pur avendo un maggior controllo del gioco, il prescelto viene impegnato nel ruolo considerato più spiacevole. Il problema psicologico consiste ovviamente nella situazione di isolamento, mentre gli altri si trovano a essere solidali tra loro, mostrando addirittura il coraggio d’avvicinarsi e beffare gli sforzi di chi deve acchiapparli, e che, se meno dotato fisicamente, potrebbe così sentirsi in imbarazzo, e quindi oltre che emarginato, perfino umiliato da quella designazione ricadutagli addosso.

Ambiguità della sorte! La scansione del tempo sequenziale (kronos), ovvero la conta, ricade casualmente su quella che può rivelarsi un’occasione, un’opportunità (kairos), “un tempo nel mezzo”, o di giustizia, di fortuna oppure di disgrazia.

Allitterazioni

Simple Simon Says” richiede della concentrazione per non farsi confondere dal conduttore del gioco, il quale cercherà con tutti i mezzi d’eliminare gli altri.

( Continua … )

Perché c’è tanto odio nella nostra società

category Psicologia Nienteansia.it 6 Novembre 2014 | Stampa articolo |
1 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 5 (voti: 1 , media: 5.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Scrivo questo articolo perché sono una persona molto sensibile alle ingiustizie e alla cattiveria umana. Quando mi trovo davanti un individuo che giudica e disprezza qualcosa, qualcuno o intere categorie di persone senza una ragione fondata, mi metto automaticamente a pensare. La mia non è soltanto curiosità scientifica, ma anche -credo- un tentativo subconscio di trovare una giustificazione alla cattiveria apparentemente ingiustificata che mi trovo a dover affrontare. La cattiveria mi fa paura.

Credo sia umano cercare delle spiegazioni anche ai comportamenti più deleteri, e le conseguenze disastrose di tale pratica le vediamo chiaramente quando predono forma nel sistema giudiziario. Si arriva così a giustificare l’atto più immondo e non è raro che i criminali la facciano franca proprio a causa del giustificazionismo tipico della società italiana. L’assassino diventa un disperato che non aveva altra scelta che uccidere, il ladro è invece colui/colei che vive in condizioni di estremo disagio e che si trova obbligato a sottrarre qualcosa a qualcun altro per poter sopravvivere.

Ciò che accade in questi contesti è molto semplice: l’attenzione si sposta dal crimine al criminale. Così facendo esso non viene più inquadrato come un delinquente ma piuttosto come una persona dotata di pregi, difetti e sentimenti. Il problema di fondo è che la giustizia dovrebbe valutare il crimine e non la persona, perché diversamente diviene possibile trovare una giustificazione a qualsiasi tipo di reato.

1 – In equilibrio instabile fra egoismo e paura

Torniamo però al tema principale di questo articolo: l’odio. Tante persone vivono in una costante situazione di invidia verso il prossimo. Non sempre sono consapevoli di essere invidiose, anzi direi che spesso non lo sono. Ma da cosa deriva l’invidia? L’essere umano è fondamentalmente egoista, infatti il suo istinto di sopravvivenza lo spinge ad accaparrarsi tutto quanto a discapito del prossimo. Volendo essere precisi dovremmo però parlare di egocentrismo, che di fatto costituisce un’estremizzazione dell’egoismo. Nella sua accezione primaria egoismo significa semplicemente <<amore per se stessi>>.

( Continua … )

Il modello di Karpman in azienda: quando Vittima, Persecutore e Salvatore si incontrano al lavoro

category Psicologia Alfonso Falanga 4 Novembre 2014 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Il modello teorico-interpretativo Vittima-Persecutore-Salvatore, o Triangolo Drammatico, risulta utile non solo per dare senso ad alcuni aspetti dei rapporti tra singoli, ma anche per fare luce su

particolari dinamiche di gruppo.

Il riferimento va alle modalità relazionali che si instaurano tra leader e gruppo, specificando che, in questa sede, l’oggetto di osservazione è un piccolo team (per intenderci, dalle 5 alle 20 unità).

Così come ”azienda” include un ufficio, un’impresa privata di ridotte dimensioni, oppure un’aula didattica.

In questa prospettiva, il leader è colui che occupa, nella gerarchia aziendale, posizioni dirigenziali, che è deputato a guidare e motivare il gruppo di lavoro, che fa da collante tra il management ed il team. Discorso che vale anche per l’insegnante/tutor/formatore.

Per dinamiche di gruppo, inoltre, si intendono le modalità relazionali interne ed esterne al collettivo, relativamente agli scopi condivisi.

Tali dinamiche, il più delle volte, seguono un’evoluzione lineare, dunque funzionale all’obiettivo, che sia il profitto per l’azienda, o un adeguato svolgimento del programma scolastico per l’insegnante e gli alunni.

In altre circostanze, i rapporti interni e/o esterni prendono strade tanto impreviste ed indesiderate quanto incomprensibili. “Qualcosa” accade che blocca la comunicazione tra i membri del collettivo, tra il team ed il leader, tra il gruppo ed il management (aziendale o scolastico), tra gruppo ed esterno. Nonostante le dichiarazioni di intenti e la disponibilità di risorse (materiali e intellettive/comportamentali) il percorso verso la meta subisce delle interruzioni, dei salti, delle deviazioni.

Quando ciò accade i motivi possono essere diversi e di diversa natura. Tra questi, assume rilevanza la percezione che il leader ha del team e quella che il gruppo ha di se stesso e del leader, e come tale percezione si traduce in dinamiche relazionali.

( Continua … )

La sindrome della crocerossina: 5 suggerimenti per liberarsene

category Disturbi e patologie Davide Algeri 3 Novembre 2014 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Questo articolo è stato scritto da Davide Algeri, psicologo, psicoterapeuta breve strategico e consulente sessuale, autore del sito Psicologo Milano e del blog di Psicologia Pratica, riferimento per chi è alla ricerca di suggerimenti concreti per la Crescita e lo Sviluppo personale.

————————————————————–

Quando parliamo di sindrome della crocerossina facciamo riferimento a quella figura che all’interno di una coppia si da sempre più da fare dell’altro. Spesso disposta a lasciar passare ogni cosa (tradimenti, maltrattamenti, umiliazioni, etc.), pur di tenere in piedi la relazione, viene definita in alcuni casi anche come la sindrome di Wendy, che si appresta ad aiutare l’altro, Peter pan, intervenendo sempre per correggere i suoi “errori”, non lasciandogli spazio per crescere e rendendolo così un eterno immaturo.

In questo modo si pone nella condizione di essere scontata agli occhi dell’altro, oppressiva (come una madre con il figlio).

La rabbia che sviluppa in questi casi è molto forte, perché nonostante gli sforzi le cose non cambiano e il rapporto si trasforma in un braccio di ferro dove ci si cristallizza sul proprio ruolo, da entrambe le parti, rendendo il rapporto sempre più disfunzionale.

Di base, l’aspirazione della crocerossina, è di creare una “famiglia del mulino bianco”, ovvero una situazione ideale dove tutto va sempre bene, ma è un’illusione che si trasforma in una continua delusione, che rischia di creare forti danni alla coppia e ai figli, quando questi sono presenti.

 

I comportamenti disfunzionali della crocerossina sono:

  • controllare ogni cosa che fa l’altro
  • riprende l’altro per ogni minimo errore con l’intento di renderlo “perfetto”
  • sacrificare la propria vita e i propri spazi, dedicandosi in toto all’altro

( Continua … )