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Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia da raccontare e qualcuno a cui raccontarla. Alessandro Baricco
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La transizione all’età adulta nei pazienti trapiantati: compiti evolutivi e sostegno alla crescita

category Psicoterapia Rosario Girgenti 28 Gennaio 2015 | Stampa articolo |
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ABSTRAT

Il trapianto di fegato pediatrico rappresenta una efficace strategia terapeutica per molte patologie epatiche infantili. Negli ultimi anni, grazie ai significativi progressi in campo medico e chirurgico, il trapianto epatico ha raggiunto percentuali di successo a lungo termine per patologie infantili fino a qualche anno fa dall’esito nefasto. Tale situazione implica che molti bambini, con patologie precedentemente mortali, oggi possono affrontare il loro percorso di crescita e raggiungere l’età adulta. Oltre i miglioramenti nelle strategie terapeutiche che tentano di ridurre sempre più gli effetti collaterali connessi al percorso post trapianto, risulta necessario valutare gli esiti del trapianto pediatrico sul percorso di vita, le ricadute sulla qualità della vita di questi pazienti e sulla loro capacità di raggiungere con efficacia i vari compiti di sviluppo effettuando un adeguato passaggio all’età adulta (Kelly, 2006). Il presente elaborato intende indagare il vissuto di malattia e l’atteggiamento rispetto alle cure di adolescenti sottoposti a trapianto di fegato. Nello specifico si vuole fornire una lente di lettura di ciò che accade al paziente trapiantato in quel delicato passaggio del ciclo di vita che va dall’infanzia all’adolescenza. Affinché il passaggio al mondo adulto si realizzi, risulta importante che anche la malattia e la sua gestione vengano ri-significati ed inseriti all’interno del percorso evolutivo. Quando ciò non accade assistiamo ad una serie di comportamenti messi in atto dal giovane paziente trapiantato per esprimere il suo disagio rispetto ad una condizione clinica che non gli appartiene. Una delle manifestazioni più frequenti di tale disagio è la non aderenza al regime terapeutico che altera, in alcuni casi, il percorso di cura del giovane stesso, condizionando anche l’esito del trapianto. L’articolo intende proporre una panoramica dei principali studi sull’argomento e una riflessione alla luce dell’esperienza accumulata dal Servizio di Psicologia Clinica ISMETT in quest’ambito.

PAROLE CHIAVE: TRAPIANTO, ADOLESCENZA, ADERENZA TERAPEUTICA, QUALITA’ Della VITA.

 

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PREMESSA

L’adolescenza rappresenta quella fase del ciclo vitale fondamentale per la costruzione del processo di individuazione personale. In questa fase la soggettività dell’adolescente è strettamente interdipendente da fattori cognitivo-emotivi e relazionali. Per comprendere la complessità dei meccanismi che accompagnano e scandiscono lo sviluppo dell’adolescente è necessario osservare la co-evoluzione reciproca dell´adolescente e quello del suo contesto interpersonale (M.Malagoli Togliatti, R. Ardone, 1993).

( Continua … )

Bugiardi nati

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 24 Gennaio 2015 | Stampa articolo |
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Nella vita quotidiana conviviamo con un ‘pregiudizio di verità’, in altre parole se non abbiamo un forte motivo per credere che qualcuno stia mentendo tendiamo a pensare che stia dicendo il vero. E perché dovrebbe essere altrimenti?”, si chiede Ian Leslie in “Bugiardi nati” (Bollati Boringhieri, Torino 2014).

Se si dovessero considerare non degne di fede tutte le parole che ci vengono proferite giornalmente, verrebbe implicitamente meno il “contratto” stipulato dall’individuo con l’intera collettività e prevarrebbe un’assoluta e paralizzante circospezione, ai limiti della paranoia.

Consiste proprio in questo il potenziale vantaggio di cui si impadroniscono immediatamente i bugiardi a scapito dei sinceri che, di conseguenza, per non venire sopraffatti, devono restare in maggiore allerta soprattutto verso i loro nuovi interlocutori, anche quand’essi non siano dichiaratamente sleali. E questo onde evitare che l’onestà venga scambiata per ingenuità e la mendacia per astuzia. Cosicché l’attenzione si cerca di spostarla su quei segnali che possano eventualmente rivelarsi più indicativi di altri in tema di veridicità di rapporti.

Eppure, saranno differenti anche le modalità in cui ci si tradisce di non esser stati franchi, poiché non si mente tutti alla stessa maniera, bensì con prassi diversa, e anche a seconda della bugia raccontata. Una menzogna troppo elaborata necessita di spiegazioni ridondanti, più lente, meno brevi, e con pause frequenti, invece con una semplice, e meglio concepita, si diventa più sbrigativi. Accanto poi a chi sbatte rapidamente le palpebre, ci potrà essere qualcun altro con lo sguardo innaturalmente fisso. Chi non è abituato a mentire soffre maggiormente il disagio e lo dimostra, mentre un simulatore consumato saprà meglio controllare la gesticolazione, non rendendola inadeguata ed esagerata.

In fin dei conti, bisogna ammettere che l’arte (sempre che sia lecito chiamarla così) di mentire sviluppa e raffina le capacità cognitive, relazionali ed emotive. Il bugiardo ha un suo fascino, perché sa giocare d’anticipo e risultare persino più empatico.

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Psicologia della sigaretta elettronica: quale il segreto della grande diffusione?

category Atri argomenti Giovanna Maria Nastasi 20 Gennaio 2015 | Stampa articolo |
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Le sigarette elettroniche dette anche e-cig, dall’inglese electronic cigarette stanno sorprendendo tutti per la loro grande diffusione. In Francia si parla di un milione e mezzo di persone che utilizzano la sigaretta elettronica, nel Regno Unito 1.300.000, mentre in Italia secondo alcune indagini sono all’incirca 500.000.

Alcuni studi dimostrano che in Italia il 44,4% di coloro che usano la e-cig ha ridotto leggermente l’uso delle sigarette tradizionali, il 22,9% lo ha diminuito drasticamente, e il 10,6% ha smesso del tutto.

Tutto questo porta a porci degli interrogativi: Come si spiega la veloce diffusione delle sigarette elettroniche?

Perché la sigaretta elettronica riesce dove falliscono i tradizionali sostituti a base di nicotina?

In che modo la sigaretta elettronica è più efficace nell’aiutare ad eliminare il tabacco, laddove altri sostituti non riescono?

Il suo è un grande  successo, se consideriamo lo scarso utilizzo di sostituti a base di nicotina come cerotti e gomme da masticare.

Sembra che la nicotina soddisfi solo in parte il fumatore, si tratta della componente fisica della dipendenza.

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Possibile correlazione tra mancanza di esposizione al sole e sintomi della depressione

category Atri argomenti Alessandro Gandini 19 Gennaio 2015 | Stampa articolo |
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La stanchezza e l’ansia portano le persone che ne soffrono in maniera cronica ad evitare il contatto con altre persone, e quindi a passare gran parte del proprio tempo libero chiuse tra le mura di casa propria, sia in inverno sia in estate.

Una conseguenza negativa di questo comportamento, che è stata confermata di recente, è la carenza di vitamina D. Questa vitamina, che in realtà è un ormone, non si trova negli alimenti ma viene prodotta nel nostro organismo quando la pelle viene a contatto con la luce solare: più l’area esposta è ampia e più a lungo rimaniamo sotto il sole, maggiore sarà la produzione di vitamina D.

Fino a qualche anno fa si credeva che questa vitamina fosse importante solo per il mantenimento della salute ossea, mentre oggi sappiamo che una sua carenza è direttamente collegata ai sintomi della depressione.

In particolare, è stato osservato come i recettori per la vitamina D siano presenti anche nel cervello, comprese le aree collegate alla depressione.

A oggi non è ancora chiaro in quali modi questa vitamina effettivamente agisca nel cervello, ma alcuni studi, come questo, indicano che bassi livelli di vitamina D nel sangue sono correlati ai sintomi depressivi e che un’integrazione può essere una soluzione.

Proprio negli ultimissimi anni l’interesse verso questo ormone è cresciuto enormemente da parte della comunità scientifica, e questo dovrebbe portare a breve a nuovi studi.

Come detto precedentemente, la vitamina D non si può ricavare dai cibi se non in quantità trascurabile nei latticini, e oltre all’integrazione l’unica via percorribile è quella di passare più tempo possibile al sole durante il periodo estivo (fortunatamente, il nostro organismo è in grado di immagazzinare questa vitamina) e, potendo, di concedersi almeno una settimana ad una latitudine “migliore” della nostra durante il periodo invernale.

Sembra infatti che esporsi in media 40 minuti al giorno, possibilmente anche con le braccia e senza protezioni (creme solari, vetro dell’auto etc.), sia sufficiente per raggiungere la RDA (dose minima consigliata).

Alessandro Gandini

Naturopata

http://www.stanchezzafisica.it/blog/

 

Respirazione Consapevole Terapeutica vs. Meditazione

category Atri argomenti Gianluigi Giacconi 11 Gennaio 2015 | Stampa articolo |
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Se qualcuno di voi ha praticato o ha sentito almeno parlare di Meditazione, Yoga, Tai-Chi, Pranayama e altre discipline orientali, si sarà certamente chiesto quali sono le differenze che distinguono le Tecniche di Respirazione Consapevole elaborate dal dottor Giacconi da tali pratiche.

Queste tecniche, sviluppate utilizzando la respirazione come strumento di lavoro sulla persona, da un punto di vista terapeutico e fisico sono utilizzate per sconfiggere ansia e stress e favorire la salute e il benessere delle persone. Questo strumento, da oltre trent’anni, aiuta le persone a superare attacchi di panico e i problemi ad esso collegati.

Come spiega lo psicologo e naturopata nel video sottostante, occorre notare che larespirazione è uno strumento che è stato preso in considerazione fin dall’antichità e in diverse parti del mondo con lo scopo di migliorare il benessere psicofisico ed elevare l’essere umano anche da un punto di vista spirituale. A questo proposito occorre notare che la parola spirito deriva dal latino spīrĭtŭs ed è connessa proprio al verbo spīro-spīrāre, e dunque, non a caso, proprio al respiro. Tuttavia se c’è un discrimine fra la Meditazione Trascendentale e le Tecniche di Respirazione Consapevole Terapeutica del dottor Giacconi è proprio il fatto che queste ultime non hanno finalità spirituali-religiose ma esclusivamente “farmacologiche”. Le Tecniche di respiro alternative a meditazione, yoga e discipline orientali vengono infatti proposte e “somministrate” come farmaco naturale in grado di risolvere problemi molto specifici quali ansiastressattacchi di panico ma anche per migliorare le proprie prestazioni sia da un punto di vista mentale (empowerment) sia da un punto di vista fisico-atletico.
Altre informazioni utili le potrete ricavare dal video https://www.youtube.com/watch?v=zt8iuzwH3Tc e ricordatevi di fare direttamente le vostre domande al dottor Giacconi, attraverso i commenti.
Buona visione!

I processi motivazionali in Azienda

category Atri argomenti Alfonso Falanga 26 Dicembre 2014 | Stampa articolo |
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Il mondo delle imprese, particolarmente per ciò che concerne il settore dei servizi, è tutt’ora esposto ai residui concettuali del rampantismo anni ’90, specialmente nel nostro paese.

Gli sconvolgimenti che interessano già da qualche decennio il sistema della produzione e dei consumi, di gran parte dei paesi industrializzati, sembra incapace di scalfire la perversa connessione, tra passato e presente, che risulta particolarmente evidente quando, in azienda, si affronta il tema della motivazione delle Risorse umane: è a questo punto che talvolta emerge quella tipica distorsione cognitiva che vuole il “potere” come diretta conseguenza del “volere”.

Tale prospettiva considera che il livello della performance professionale sia una derivazione dell’intensità con cui la persona desidera raggiungere la meta o del livello del bisogno che intende soddisfare. In un caso e nell’altro, viene svalutato il grado di conoscenza e di competenza di cui quella persona è dotata rispetto al compito da svolgere. Il processo motivazionale, a tal punto, si riduce alla classica “botta di entusiasmo”, all’esortazione incoraggiante o, talvolta, minacciosa.

Esempi paradigmatici, in tal senso, sono il “Vai e vendi!”, o il “Ci devi credere!”, oppure  il “Dipende da te!”, slogan tanto cari ai sostenitori del “volere è potere” e fondati su una visione della persona del venditore come affetta da presunti vuoti caratteriali, assolutamente da riempire se si vuole evitare il fallimento. Il venditore, in una simile ottica, è qualcuno da guarire, invece che da formare, addestrare, informare. Si diventa venditori scalando rocce e/o camminando sulle braci, guadando acque vorticose e trasportando tronchi. Ci si prepara alla vendita come se ci si addestrasse alla battaglia contro infidi nemici. Tale è l’idea di vendita, in quest’ottica che riesuma gli aspetti più beceri e provinciali del rampantismo anni ’90,  e gli “infidi nemici” sono clienti e concorrenti. Il futuro venditore, così, è pronto alla guerriglia, ma ben poco a gestire i molteplici aspetti del processo di vendita.

Ogni discorso sulla motivazione, perciò, finisce per poggiarsi su un concetto di “volontà” tanto generico da risultare svincolato da ogni contenuto emotivo e cognitivo.

( Continua … )