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Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, e nulla più. Oscar Wilde
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Il pensiero di Blaise Pascal e il suo interessante contributo psicologico

category Psicologia Giorgia Aloisio 3 Settembre 2015 | Stampa articolo |
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Blaise Pascal è stato un grande filosofo francese vissuto nel 1600: dotato di una straordinaria capacità riflessiva, oltre alla filosofia, Pascal coltivava con passione lo studio della fisica e della matematica, … a soli diciotto anni ha creato una delle prime calcolatrici, detta appunto ‘Pascalina’.

Ciò che mi ha colpito e mi ha portato a scrivere di lui è la riflessione che quest’uomo ha dedicato alla psiche umana: questo suo focalizzarsi sulla dimensione dell’angoscia, del turbamento dell’animo, sull’inconsolabilità di alcuni momenti nei quali tutti ci troviamo a vivere, in determinate fasi della vita. L’analisi che Pascal fa della mente è acuta, fine e decisamente molto attuale, dal momento che pone l’accento sulla tendenza a sentirci sempre insoddisfatti, smarriti, inquieti e ‘vuoti’ di fronte ai grandi temi dell’esistenza: a cosa mi riferisco? Per esempio al fatto che da un certo momento in poi il nostro corpo non esisterà più, e non sappiamo se continueremo ad esistere sotto forma di anima, iguana o amanita phalloides, se saremo in grado di osservare dall’alto quelli che resteranno sulla terra, al momento di passaggio che ci farà lasciare la vita e passare altrove e tematiche di questo genere.

Al di là della soluzione religiosa che Pascal ritiene l’unica, autentica via d’uscita dal male di vivere, vorrei soffermarmi sul concetto di divertissement, una parola francese che racchiude un concetto utile alla riflessione.

Nella maggior parte dei casi, nota Pascal, gli esseri umani tendono a non pensare ai grandi problemi esistenziali (il senso della vita, il male, la malattia, la morte): le persone comuni preferiscono distrarsi, pensare ad altro, immergersi nelle mille incombenze e occupazioni che, ogni giorno, ci vedono protagonisti. Questo è il senso del divertissement, inteso come “distrazione”, “diversione” ma non come spasso o divertimento nel significato italiano del termine: le nostre giornate trascorrono piene di impegni e pensieri e guai a fermarsi un attimo … perché chi si ferma è perduto, o può perdersi. Questo meccanismo è molto noto a noi specialisti della salute mentale in quanto è proprio in occasione dei periodi festivi, quando si interrompono le abituali attività lavorative, che riceviamo il maggior numero di richieste d’aiuto.

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Consultare l’albo degli Psicologi online

category Atri argomenti Giorgia Aloisio 22 Agosto 2015 | Stampa articolo |
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Quante volte ci è capitato di incappare in esperti di ‘qualche cosa’ che poi, nella pratica, si sono rivelati piuttosto degli inesperti della materia? Quanto spesso ci accorgiamo che, di tante ciambelle col buco, una è uscita dal forno menomata? Un nastro bruciato dal ferro da stiro della nostra tintoria di fiducia, uno scontrino che riportava un prezzo errato – di solito il prezzo originario era inferiore a quello stampato, almeno in Italia – … una bottiglia di latte già scaduto e via dicendo. Quando però si tratta di salute, non possiamo permetterci alcuna leggerezza o disattenzione: la salute è sacra. Purtroppo non è così che la pensano quei nefandi sedicenti professionisti che, dopo anni di disonorevole carriera, sono stati smascherati: non avevano alcun tipo di specializzazione, addirittura non erano laureati o avevano a malapena il diploma di scuola. Personaggi iniqui, purtroppo, ne stiamo constatando anche nella nostra disciplina psicologica: è di gennaio la notizia dell’ennesimo disonesto individuo che da anni giocava con il disagio e il dolore di alcuni ‘pazienti’ fingendosi psicologo e psicoterapeuta. Era un counselor con aspirazioni da psicoterapeuta e non ne faceva mistero: anzi, ne ha fatto una vera e propria professione. Faceva diagnosi, praticava l’ipnosi, senza avere titoli né competenze. Il soggetto in questione seguiva più di quaranta ‘pazienti’, tra schizofrenici, depressi e quant’altro: potete leggere la notizia al seguente link (LINK).  http://m.ravennanotizie.it/articoli/2015/01/10/arrestato-ai-domiciliari-finto-psicologo-ravennate-in-cura-da-lui-oltre-44-pazienti.html
Prendendo spunto da questo drammatico episodio, proponiamo alcune riflessioni.

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Teoria antropologica e metodologia della ricerca, secondo Ernesto de Martino

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 3 Agosto 2015 | Stampa articolo |
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Qui si manifesta l’istanza positiva rappresentata dal relativismo culturale e dalla etnopsichiatria proprio come raccomandazione di giudicare integrazione e disintegrazione nell’interno di una cultura e non in base ad un modello astratto della ‘natura umana’ ricavato dalla civiltà occidentale contemporanea e fatto valere dogmaticamente per tutte le possibili culture” – Ernesto de Martino (1908-1965): “La Fine del Mondo”.

Oggetto di studio antropologico-culturale è “il sano nella sua concretezza, cioè nel suo farsi sano oltre il rischio dell’ammalarsi”, per cui succede che in quanto si considera “ammalarsi psichico ciò che nel sano sta come rischio di continuo oltrepassato si tramuta in un accadere psichico caratterizzato dal non poter oltrepassare tale rischio, e da infruttuosi conati di difesa e di reintegrazione”.

L’interpretazione del tarantismo nei termini di autosuggestione, o isteria collettiva, per esempio, ebbe a scontrarsi con la raffinatezza e la solidità dello storicismo demartiniano che non lasciò appiattire la casistica della ricerca sul campo a quell’unico schema del disagio mentale.

Questo dinamismo non accetta che passivamente quei comportamenti considerati manifestazioni psicopatologiche possano essere interpretati altrove variamente normali, e neppure si lascia sedurre dall’ipotesi di trovare spiegazioni delle condotte “sane” in quelle designate invece “malate”. La semplificazione della causa culturale della malattia mentale non contribuisce infatti a fornire spiegazioni esaustive di quella che è stata denominata “crisi della presenza”.

Il dissenso comincia quando si afferma la teoria della causalità somatica di tutti i disordini mentali, sia perché i condizionamenti possono essere oltre che somatici anche interpersonali e sociali, sia perché condizione non significa causazione, nel senso meccanico di un fenomeno provocato necessariamente da un altro, e che senza quest’altro non si può assolutamente verificare”.

Muovendosi nell’ambito della vita culturale, insomma, si ricorre al morboso per capire il funzionamento del processo che caratterizza il “farsi sano”, la cui debolezza consiste nel rischio di “una anastrofe sempre di nuovo minacciata dalla catastrofe e sempre di nuovo chiamata allo sforzo anastrofico della progettazione comunitaria dell’operabile secondo valori esprimibili e comunicabili”.

Lo spaesamento e l’angoscia territoriale di fronte all’unheimlich, il ciclo del tempo e quello della vita, con le sue stagioni e i suoi momenti individuali, la paura delle malattie, i lutti e le perdite, la negazione dell’eros, la fatica e l’incertezza dei risultati che ne possono derivare sono tutte eventualità che, quale “negativo dell’esistenza”, potrebbero porsi all’origine della crisi.

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Stringimi Forte. Sette passi per una vita piena d’amore. Recensione.

category Atri argomenti Alessandro Carmelita 27 Luglio 2015 | Stampa articolo |
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Autore: Sue Johnson

Editore: Istituto di Scienze Cognitive Editore

Esiste un percorso attraverso il labirinto che conduce verso l’amore duraturo? Il libro della dott.ssa Johnson è un affascinante ed interessante viaggio che conduce il lettore alle prime armi sui sentieri dell’amore e sulle possibili strade per rendere il legame forte e duraturo. L’approccio è quello della Terapia Focalizzata sulle Emozioni, un approccio psicoterapeutico studiato per le coppie e le famiglie che vivono gravi problemi legati alle interazioni affettive. Formulato nel 1980 da Leslie Greenberg e Sue Johnson, la EFT intreccia la Teoria delle emozioni con la Teoria dell’Attaccamento, basandosi sull’ idea che le emozioni abbiano in sé un grande potenziale  il quale, se attivato, può aiutare il paziente a cambiare i propri stati emotivi negativi ed affrontare relazioni affettive vissute come problematiche e insoddisfacenti. La EFT si è diffusa in tutto il mondo grazie ai suoi risultati: 7 coppie su 10, infatti, hanno beneficiato positivamente della Terapia riuscendo a riacquistare una relazione affettiva sana.

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La prevenzione del suicidio

category Psicologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 22 Luglio 2015 | Stampa articolo |
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Nella vita non si patisce mai per le idee… ma si soffre immancabilmente quando vengono toccati i sentimenti: è lì che hanno origine il dolore e l’angoscia. Se l’oggetto viene a mancare, abbiamo la sensazione e persino il desiderio di morire… È importante comprendere il significato psicologico di questo desiderio, perché non si tratta di una volontà vera e propria di morire. La morte è intesa come un passaggio simbolico da una fase esistenziale a un’altra, un momento di trasformazione”  -  Aldo Carotenuto (1933-2005).

 

L’atto di autoannientamento andrebbe distinto innanzitutto dal suicidio “assistito”, eticamente differente dall’eutanasia, come dal cosiddetto suicide by cop, in cui possono essere individuate le due grandi categorie di quando si provocano gli inseguitori, preferendo una fine “eroica” piuttosto che essere arrestati, e di chi decide, per qualsiasi motivo, di coinvolgere altri nel progetto letale e la commissione del crimine ha l’originario e precipuo intento di provocare una reazione da parte delle forze dell’ordine.

Con questo nuovo, formale, criterio identificativo si è ipotizzato di poter retrospettivamente riconoscere  diversi casi accaduti in un più o meno recente passato, tipo quello di Mal Evans, musicista britannico e manager, famoso per essere stato l’assistente personale e il roadie (tecnico viaggiante) dei Beatles, con cui aveva collaborato per “Sergeant Pepper“, il quale, dopo lo scioglimento del gruppo, nel 1976, all’intimazione della polizia, si rifiutò di deporre un semplice fucile ad aria compressa.

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Il Trattamento non farmacologico del Disturbo di Panico

category Psicoterapia Mauro Acierno 16 Luglio 2015 | Stampa articolo |
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Terapie cognitive e comportamentali

Le terapie comportamentali pongono al centro dell’intervento clinico il

comportamento osservabile del paziente in relazione al suo ambiente. Le

terapie cognitive, invece, puntano l’attenzione sulla conoscenza che il

paziente ha di sé, degli altri e della realtà esterna in generale, in modo da

facilitare la revisione dei modelli conoscitivi correlati alla sofferenza

emozionale ed ai comportamenti disadattativi. Sia le terapie

comportamentali che le terapie cognitive prendono origine

dall’intenzione di applicare alla psicoterapia le teorie, i metodi ed i

risultati della psicologia sperimentale. A partire dagli anni ’60 un numero

sufficientemente ampio di psicoterapeuti si impegnò a creare un ponte tra

psicologia sperimentale e cura psicologica dei disturbi psichiatrici. Dal

momento che, in quegli anni, la ricerca di base in psicologia era dominata

dalla teoria e dalla prassi sperimentale nota come comportamentismo

(behaviorism), le prime tecniche terapeutiche si concentrarono sul

comportamento osservabile, e presero il nome di terapia del

comportamento (behavior therapy).

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