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Le domande che non si rispondono da sé nel nascere non avranno mai risposta. Franz Kafka
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Sintomi cognitivi e comportamentali nel disturbo depressivo maggiore

category Disturbi e patologie Mariangela Gaudio 20 Dicembre 2014 | Stampa articolo |
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Il Disturbo Depressivo Maggiore, comunemente definito ‘depressione’, appartiene alla categoria diagnostica dei Disturbi dell’Umore, ed è caratterizzato dalla presenza di sintomi di tipo cognitivo (visione negativa di se stesso, della propria vita, del proprio futuro, autocritica, autosvalutazione, mancanza di speranza, idee di morte, etc.), emotivo (tristezza, angoscia, disperazione, mancanza di motivazione e ridotta capacità di trarre piacere dalle attività che in passato procuravano gioia e soddisfazione, sensi di colpa eccessivi o inappropriati, etc.), comportamentale (riduzione delle attività quotidiane, isolamento sociale, riduzione dell’attività sessuale, etc.) e fisiologico (perdita di energia, senso di fatica, difficoltà di concentrazione e di memoria, perdita dell’appetito, disturbi del sonno, etc.).

A fronte di tale quadro sintomatologico appare chiaro come la depressione può creare gravi ripercussioni sulla vita quotidiana della persona, in quanto lo svolgimento delle abituali attività quotidiane può diventare molto difficoltoso a causa della sfiducia in sé e dei  sintomi che tipicamente si manifestano, i quali possono alimentare ulteriormente la visione negativa, globale e assolutistica, che la persona ha di se stessa (arrivando ad auto-definirsi come “incapace”, “fallita”, “senza speranza”, etc.) e le conseguenti intense emozioni di tristezza e angoscia provate.
In relazione a ciò, assume rilevanza evidenziare come la persona che attraversa un periodo di depressione mette in atto alcuni comportamenti disfunzionali ‘tipici’, i quali creano un ‘circolo vizioso’ e  mantengono nel tempo lo stato di sofferenza.
In tale prospettiva, si rileva come nel Disturbo Depressivo si manifesta una marcata compromissione nello svolgimento di attività consuete in quanto, a causa della mancanza di interesse o energia, spesso vengono abbandonati o ridotti notevolmente gli impegni quotidiani e le attività piacevoli consuete, diminuendo in questo modo la possibilità di sperimentare un seppur breve stato mentale positivo, ed allontanandosi sempre più dalle proprie abitudini precedenti e dalla persona che era.

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Canoni socioculturali della bellezza femminile e disturbi alimentari

category Atri argomenti Mariangela Gaudio 18 Dicembre 2014 | Stampa articolo |
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Disturbi Alimentari e attuali canoni socioculturali della bellezza femminile: l’influenza della pressione culturale in relazione all’esordio di Anoressia e Bulimia
Il presente contributo si pone l’obiettivo di esaminare l’influenza degli attuali canoni socioculturali di bellezza femminile in relazione all’esordio di Anoressia e Bulimia nelle giovani donne.
In tale direzione la trattazione si dipana mediante un breve exsursus relativo al cambiamento avvenuto nel concetto di bellezza durante le differenti epoche storiche, dal periodo Rinascimentale all’Ottocento, dall’inizio Novecento agli anni 2000; bellezza incarnata da corpi dalle forme notevolmente differenti tra loro, dalle formose nobildonne dei secoli passati alle androgine ‘garçonne’ degli anni Venti, dalle maggiorate degli anni Cinquanta fino alle modelle anoressiche degli anni Novanta.
A fronte di ciò, l’argomentazione prosegue evidenziando la rilevanza dei messaggi impliciti comunicati dai mass media rispetto all’insorgenza dei Disturbi Alimentari e si conclude attraverso una descrizione delle principali caratteristiche cliniche presenti nelle forme di disagio considerate.

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Mariangela Gaudio

category Gli autori Mariangela Gaudio 18 Dicembre 2014 | Stampa articolo |
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PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA

Laureata a pieni voti in Psicologia clinica e di comunità presso l’Università degli Studi di Padova, è iscritta all’Albo dell’Ordine degli Psicologi del Veneto con il n° 7522, ed abilitata all’esercizio della professione di psicologa psicoterapeuta.

Ha conseguito il Diploma di Specializzazione quadriennale in Psicoterapia presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Interattivo Cognitiva di Padova.
Ha conseguito il Perfezionamento Universitario in “Diagnosi e trattamento dei Disturbi del comportamento alimentare” presso Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Neuroscienze.
Ha acquisito formazione specifica su assessment e trattamento psicoterapeutico del Disturbo di Panico, presso Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale ‘Istituto Beck’ di Roma.
Ha approfondito conoscenze e competenze relative all’intervento clinico rispetto ai criteri disfunzionali di valutazione di sé, frequentemente connessi al mantenimento della bassa autostima ed all’insorgenza di disturbi ansiosi e depressivi, frequentando il Corso “Terapia Cognitivo Comportamentale del Perfezionismo Clinico” svolto da AIDAP Verona.
Ha acquisito competenze teorico-operative nell’utilizzo dei principali strumenti clinici adottati nella valutazione psicodiagnostica, presso ‘Scuola di Psicoterapia Cognitiva’ di Verona.
Ha maturato pluriennale esperienza professionale in ambito servizi psichiatrici, occupandosi di valutazione psicodiagnostica e intervento psicoterapeutico nei disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbi del comportamento alimentare, difficoltà relazionali.
Ha condotto gruppi di sostegno rivolti a persone in situazione di disagio psicologico.
Ha svolto percorsi di psicoeducazione per i familiari dei pazienti, finalizzati ad incrementare la conoscenza dei disturbi considerati e delle strategie maggiormente adeguate per fronteggiare il problema.
Ha collaborato con strutture per minori, in cui ha realizzato progetti di prevenzione inerenti a problematiche adolescenziali.
Relatrice in conferenza sul tema Insonnia nei Disturbi dell’Umore e Disturbi d’Ansia.

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Dmt la molecola dello spirito

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 9 Dicembre 2014 | Stampa articolo |
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Willis Harman (1918-1997) viene ricordato per essere stato un “futurista”, visionario, impegnato, da presidente dell’Istituto di Scienze Noetiche, in un lavoro di risveglio delle coscienze, oltre che per i programmi di pianificazione strategica a lungo termine, per  conto dello Stanford Research Institute: da “Energy Futures, Human Values and Life Styles” (1982) a “Global Mind Change: The New Age Revolution in the Way We Think” (1988/1990).

Il potenziale umano

Quando era professore alla Stanford University nel 1968, ha tenuto un corso intitolato al “potenziale umano”, riguardo diverse aree di “Spiritualità” e “Coscienza”. Oggetto di studi, tra l’altro, furono gli scritti di Abraham Harold Maslow (1908-1970), con la sua “Hierarchy of Needs“, la terapia “non direttiva” di Carl Ramson Rogers (1902-1987), la “Gestalt” di Friedrich Salomon (Fritz) Perls (1893-1970), nonché la teoria “tridimensionale” del comportamento interpersonale di William, Will, Schutz (1925-2002).

Allo scopo di potenziare le capacità di problem solving, non esitò a somministrare a dei volontari Lsd, scoprendone gli effetti positivi sulla creatività.

Le Scienze Noetiche

L’Istituto di Scienze Noetiche era stato fondato dal sesto astronauta ad aver messo piede sulla Luna durante una missione Apollo, la terza a riuscirci felicemente. Edgar “Ed” Dean Mitchell, pilota di quel modulo del 1971, ne aveva ricavato un’esperienza indimenticabile, stimolata dall’osservazione della Terra da quell’insolita prospettiva, assolutamente straordinaria per i comuni mortali. Durante il viaggio di ritorno con l’Apollo XIV si convinse fosse necessario approfondire lo studio di quei fenomeni che potrebbero trovare applicazione nel metodo scientifico, nonostante la diffusa ritrosia ufficiale in materia.

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Dal tempo biologico all’atemporalità dell’inconscio

category Psicologia Maria Grazia Antinori 28 Novembre 2014 | Stampa articolo |
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Maria Grazia Antinori

“pensate che il passato, solo perché è già stato, sia compiuto ed immutabile?

ah no! Il suo abito è fatto di taffettà cangiante, e ogni volta che ci voltiamo a guardarlo lo vediamo con colori diversi”

Kundera M.

 

Il tempo lineare

Lo scorrere del tempo è una dimensione silenziosa ma fondamentale la cui scoperta avviene progressivamente, i bambini rispetto agli adulti,  hanno una diversa consapevolezza del tempo che vivono come molto più dilatato, solo durante l’adolescenza si matura la scoperta della finitezza del tempo biologico. Anche durante la giovinezza il tempo rimane una dimensione quasi inavvertita che si impara a riconoscere  con la maturità, magari sollecitati dall’assistere all’inizio e alla fine della vita. Lo scorrere del tempo implica la finitezza della vita e la sua conclusione , una considerazione difficile da tollerare ma  essenziale nel dare senso e valore ad ogni singola individualità.

Si adatta ad esplicitare questo concetto il  racconto di Simone de Beauvoir “Tutti gli uomini sono mortali”, è la storia di un unico uomo ha il dono dell’ immortalità, questa condizione apparentemente ideale, trasforma l’uomo immortale in un essere senza storia, senza tempo e senza senso,  privandolo della stessa esistenza. In altri termini essere  esonerato dal  morire e quindi dal tempo limitato,  rende l’essere immortale impedito a vivere.

La concezione moderna del tempo oltre che dalla finitezza è caratterizzato da un altro tema classico ossia il  mutamento ma l’aspetto nuovo non è tanto la metafora dello scorrere del tempo equiparato allo scorrere del fiume ma  piuttosto il cambiamento di chi osserva, ossia del soggetto.  Infatti il concetto di individualità acquista valore se considerato nella sua irreversibilità e non specularità, ossia ogni individuo non equivale a nessun altro  e nessuno può vivere la vita di un altro .

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Dieta mediterranea, il Tempio della Sibilla

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 25 Novembre 2014 | Stampa articolo |
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Dato il notevole numero di fattori che concorrono a formare le nostre abitudini alimentari è facile incorrere in ripetuti errori dietetici e instaurare situazioni dannose per il nostro organismo che potranno essere evitate o controllate se un’opera lenta e graduale di educazione nutrizionale sarà svolta in modo così efficiente da creare nella popolazione una coscienza nutrizionale, meta questa il cui raggiungimento incontrerà notevoli difficoltà e richiederà vari anni di applicazione, dato che le abitudini alimentari hanno così profonde radici nella personalità umana e nelle tradizioni socio-culturali.”

Flaminio Fidanza (1919-2012) ammetteva che la “mediterranea” fosse una “dieta di riferimento”, cioè ideale, in cui i gruppi alimentari sono indicati in quanto in grado di soddisfare bisogni e prevenire inadeguatezze. A questo scopo, aveva elaborato un nuovo schema simbolico, impostato sul tempio greco-romano (il Tempio della Sibilla), scelto per una maggiore identificazione con la terra d’origine della dieta medesima e per soppiantare la desueta immagine “tombale” della piramide egizia. Un tempio, in cui gli alimenti base, invece di andare dall’alto in basso, corrispondono alle parti architettoniche di maggiore interesse. Così, per esempio, sul timpano, è indicato il principio della moderazione; sui pilastri portanti, pane, cereali, patate, verdura e frutta fresca, secca o essiccata; sulle colonne, i legumi, mentre il basamento è costituito da olio extra-vergine d’oliva e vino (ma sempre nell’ambito della già richiamata moderazione: due bicchieri, e ai pasti). Sulla scalinata, la bilancia dell’apporto di calorie sta in equilibrio con l’attività fisica, ossia il  dispendio energetico e, sulle metope, che poi sono la parte decorativa, secondaria, uova, latte e derivati, grassi e dolci, da consumare con parsimonia.

Per molto tempo si è sostenuto che questo tipo di regime alimentare, cosiddetto “mediterraneo”, si differenziasse molto da quello delle popolazioni nord-europee, caratterizzato da un ridotto consumo di frutta e verdura e dal prevalente ricorso a grassi di origine animale, carni rosse e latticini, tipo burro, strutto, formaggi stagionati, il che, inevitabilmente, comporterebbe l’assunzione di grandi quantità di colesterolo e grassi saturi, a fronte d’uno, spesso, insufficiente apporto vitaminico.

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