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I numeri di storie d’amore e d’odio: Lo Stalking

category Disturbi e patologie Sabrina Costantini 17 Maggio 2013 | Stampa articolo |
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Dott.sa Sabrina Costantini*, Dott.sa Ilaria Giammaria**


Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare di Stalking, su giornali, TV, aule di tribunali, articoli, statistiche, numeri.

Ma perché?

E’ un nuovo fenomeno?

Direi proprio di no.

Ciò che sta capitando è una maggiore sensibilizzazione e differenziazione di un fenomeno, presente anche prima, forse in modo un po’ più anonimo e confuso con altre forme di violenza.

Già il fatto di averlo battezzato con un termine anglosassone “Stalking”, gli fornisce una valenza accentratrice, un attenzione prima impensabile.

Ma sicuramente una bella spinta ce l’ha fornita la legislatura.

Lo stalking, fino a poco tempo fa era considerato irrilevante dalla legge e anche dalla coscienza sociale, è oggi riconosciuto e legalmente punito, in quanto danno colpevolmente prodotto (Fabbroni, Giusti 2009).

Attualmente, infatti, lo stalking è disciplinato dalla legge n. 38/2009, entrata in vigore con il D.L n.11 del 23/3/09 (peraltro in ritardo rispetto agli altri ordinamenti europei,) che ha introdotto una nuova fattispecie di reato, quello di atti persecutori, ex art. 612 bis c.p.(atti persecutori), finalizzata a far venire meno la pericolosa condotta “persecutoria”, nei confronti della vittima da parte del cosiddetto stalker.

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Smarrirsi e ritrovarsi attraverso la psicoterapia psicodinamica: la difficoltà e la necessità di iniziare il percorso psicoterapeutico

category Psicoterapia Maria Grazia Antinori 13 Maggio 2013 | Stampa articolo |
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La psicoterapia, è un privilegiato punto di osservazione di quelle che sono le difficoltà delle persone. Sempre più spesso, i pazienti oltre alle loro caratteristiche e bisogni  personali, si rassomigliano tra di loro per alcuni tratti comuni, come la diffusione dellaconfusione, del senso di smarrimento e della scarsa consapevolezza di sè.

E’ come se le persone avessero smarrito la bussola, la direzione e quindi si aggirassero come ciechi in un’atmosfera rarefatta e fumosa. I ruoli, le differenze generazionali, i limiti della realtà, lo scorrere del tempo, sono aspetti spesso misconosciuti e negati, tutto tende a rassomiglia a tutto, le differenze annullate.

Questa modalità che potrebbe sembrare una conquista positiva di libertà e di emancipazione, si rivela spesso una fonte di ansia e di paralisi creativa. Molti, posti davanti alla possibilità apparentemente infinita di scelta, non sono in grado affrontare la complessità, poiché prendere una particolare direzione, presuppone l’accettazione dei limiti e la rinuncia a qualcosa per ottenere altro.

Essere messi di fronte ad un bivio, è per alcuni così difficile da sopportare, da condurli a rifugiarsi in una sorta di paralisi vitale. Molte persone si considerano malate o in difficoltà, perché credono di non poter realizzare i loro obiettivi, ma il problema può essere nella stessa definizione degli obiettivi, magari troppo elevati e lontani dalla realtà che deve necessariamente tener conto delle effettive potenzialità, fase di vita e opportunità ambientali.

In altri termini molti pazienti sono malati di eccesso di desiderio che li porta ad essere scontenti, rancorosi e soprattutto ciechi rispetto  alle potenzialità.

Il processo personale di maturazione e di crescita, sembra diventato particolarmente difficile, soprattutto per la perdita di riferimenti culturali, sociali, familiari ed affettivi.

Il sistema familiare, non sempre si poggia sulla presenza di genitori abbastanza adulti da non confondersi con i bisogni e desideri dei loro figli. I ragazzi trovano con più difficoltà maestri ed insegnanti disposti ad aiutarli a maturare un’educazione emotiva e sentimentale.

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Golem e rudimenti psicanalitici del Super-Io

category Psicologia Massimo Lanzaro 9 Maggio 2013 | Stampa articolo |
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Secondo una leggenda ebraica, chi viene a conoscenza della kabbalah può fabbricare un golem, un gigante di argilla forte e ubbidiente, che può essere usato come servo, impiegato per svolgere lavori pesanti. Il Golem era dotato di una straordinaria forza e resistenza ed eseguiva alla lettera gli ordini del suo creatore di cui diventava una specie di schiavo, tuttavia era incapace di pensare, di parlare e di provare qualsiasi tipo di emozione perché era privo di un’anima e nessuna magia fatta dall’uomo sarebbe stata in grado di fornirgliela.

Il Super Ego (originale tedesco Über-Ich), secondo la teoria freudiana, è una delle tre istanze intrapsichiche che compongono il modello strutturale dell’apparato psichico ed è quella che, secondo lo stesso Freud, si origina dalla interiorizzazione dei codici di comportamento: comandi, divieti, ingiunzioni, schemi di valore (bene/male; giusto/sbagliato; buono/cattivo) che il bambino attua all’interno del rapporto con la coppia dei genitori.

Il Super-Ego è costituito da un insieme eterogeneo di modelli comportamentali e rappresenta un ipotetico ideale verso cui il soggetto tende con il suo comportamento. «È una sorta di censore che giudica gli atti e i desideri dell’uomo».

Attraverso un “sovraccarico” – per così dire – di tale istanza si determina un meccanismo che porta alla frantumazione dell’Io ed alla sua successiva modificazione, in quanto vengono da esso assimilati modelli derivanti da imposizioni altrui. Il Super-Ego, infatti, scaturisce dal bagaglio culturale e formativo acquisito sin dall’infanzia dai genitori ed in seguito da altri eventuali educatori. Se quindi, da una parte, tale sfera riveste una funzione positiva, limitando idesideri e le pulsioni umane, dall’altra, causa invece un senso continuo di oppressione e di non appagamento.

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Senza limiti – disturbi del controllo degli impulsi – “nuove” dipendenze, comportamentali o tecnologiche: ipersessualità, Problematic Internet Use, ludopatia…

category Disturbi e patologie Giuseppe Maria Silvio Ierace 6 Maggio 2013 | Stampa articolo |
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Il concetto di “dipendenza” si è sempre riferito classicamente all’assunzione di farmaci (Walker, 1989), con la conseguenza che la maggior parte delle definizioni ufficiali della dipendenza provengono dall’esperienza relativa all’ingestione di quelle droghe che normalmente la inducono. Più recentemente, tuttavia, si è accettato che possano esserci, non tanto sostanze chimiche, quanto “comportamenti” altrettanto potenzialmente riconducibili a una sudditanza, come l’eccesso nell’ingestione di cibo (Orford, 1983), un esagerato compiacimento nel gioco d’azzardo (Griffiths, 1995), o in frenetiche attività di tipo sessuale (Cames, 1983). Si tratta quindi di eccedenze, esuberanze, o, in ogni caso, per meglio dire, di sproporzione, dismisura, come il titolo del libro di Bernardo Dell’Osso, “Senza limiti” (Il Pensiero Scientifico, Roma 2013) opportunamente enfatizza.

A seconda dei punti di vista (sociale, giuridico, psicologico o prettamente medico), un comportamento costrittivo nei confronti di un oggetto può facilmente venire ricondotto alla triangolazione sostanza-personalità-circostanza, con immediata e diretta ripercussione sulla liceità dell’eventuale assunzione, modalità ed effetti della stessa, o psicopatologia dell’individuo. Per esempio, bulimia, ludopatia, ipersessualità, o tossicomania potrebbero risultare da un’esaltazione del tono dell’umore.

Comunque, di per sé, il termine “dipendenza” pone fortemente in evidenza il “legame” che viene a stabilirsi e quindi tutte le problematiche relazionali ivi sottese, anche se poi, solitamente, nell’identificare una “nuova” forma di schiavitù, o “intossicazione” psichica, si ricorre inevitabilmente al confronto con i criteri clinici tradizionalmente impiegati per l’assuefazione da sostanze.

Mark Griffiths, nell’affrontare il tema delle cosiddette “dipendenze comportamentali” (da gioco d’azzardo, videogiochi, internet, esercizio fisico, ecc.), avrebbe individuato sei basilari componenti dell’addict, dalla salienza alla tolleranza, dalla modificazione dell’umore al ritiro sociale, dalla conflittualità alla prevedibile ricaduta.

Se perciò l’attività di impiego in un determinato ambito arriva a dominare, per intero, pensieri, sentimenti e comportamento di un certo individuo, fagocitandone la maggior parte dell’esistenza, con il risultato pratico di trascurare studio, lavoro, tempo libero, relazioni, amicizie, educazione dei figli ecc., potremo considerare soddisfatto il primo e più importante criterio della salienza. Come diretta conseguenza di ciò, dovremmo riscontrare una qualche eccitazione nel corso dell’utilizzo e, di contro, un’esperienza altrettanto soggettiva di melanconia, in caso di forzata rinuncia, o nella distrazione da quello (astinenza). Col passare del tempo, s’impone la necessità di incrementare le ore da dedicare a tale preferenza, al fine di ottenere gratificazioni e modificazioni dello stato d’animo perseguito ed esperito in precedenza (tolleranza). La compromissione relazionale deve rivelarsi conflittuale con altri impegni, familiari, di studio, lavorativi, o di vita sociale. Infine, va rilevata la possibile tendenza a ritornare ad analoghi modelli di utilizzo e di legame allo stesso mezzo, o eventualmente ad altri, nelle medesime modalità, ma sempre con immutate caratteristiche di deficit di controllo e ripristino delle condizioni sopraelencate di astinenza, tolleranza, ecc.

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Paura di guidare: Amaxofobia

category Disturbi e patologie Simona Esposito 27 Aprile 2013 | Stampa articolo |
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Oggi l’auto è simbolo di indipendenza, in quanto consente gli spostamenti con comodità ed autonomia. Guidare, però, per quanto si tratti di un’attività presente nella vita quotidiana, rappresenta, per alcune persone, fonte di ansia, agitazione e paura. La fobia di guidare prende il nome di Amaxofobia, il termine indica l’avversione per uno specifico oggetto “amax” che significa carro (automobile).

Secondo il DSM-IV-R l’amaxofobia rientra nella categoria delle Fobie Specifiche; si tratta di una marcata e persistente paura dovuta all’esposizione allo stimolo fobico. Tale paura è eccessiva e irragionevole, essa è provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifica. Nel momento in cui la persona si trova a contatto con lo stimolo fobico entra subito in un forte ed incontrollabile stato di ansia fino a sfociare in un attacco di panico. L’amaxofobia, è una forma di fobia specifica stimolo correlata di tipo situazionale che determina stati ansiosi e di panico per la paura marcata e persistente di guidare un autoveicolo. Per i soggetti, affetti da tale disturbo, mettersi alla guida provoca invariabilmente un’immediata risposta ansiosa, per cui tendono ad avvertire un gran disagio quando devono guidare, quindi tendono ad effettuare spostamenti molto ridotti, a richiedere la presenza di una persona accanto durante le uscite in macchina o, in molti casi, a decidere di non mettersi più al volante. L’attacco di panico emerge soprattutto in circostanze in cui risulta complicato dover fermare l’automobile, ad esempio in galleria o in autostrada. L’ansia si manifesta anche nelle ore precedenti e persino di fronte alla sola idea di dover guidare (ansia anticipatoria). Il timore è quello di perdere il controllo del veicolo e provocare incidenti con altre vetture, oppure investire i pedoni. All’ansia si riscontrano anche: sbalzi d’umore, rabbia, nervosismo, panico, tachicardia, spossatezza, sudorazione diffusa, tremori e difficoltà respiratorie. Questi sintomi causano un limite per la persona con amaxofobia che inizialmente tende a evitare qualsiasi situazione che possa stimolare la reazione ansiogena finché diviene costretta a cambiare le proprie abitudini, poiché condizionata dalla paura. L’evitamento non rappresenta una soluzione ma un meccanismo dettato dal bisogno di evitare la reazione ansiosa.

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Diogene e diagnosi

category Disturbi e patologie Massimo Lanzaro 24 Aprile 2013 | Stampa articolo |
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Nel 1975 (addirittura sull’autoritario Lancet) e poi in consistenti pubblicazioni successive, ad alcuni psicologi e psichiatri venne in mente di coniare la diagnosi “Sindrome di Diogene”, un disordine comportamentale che sarebbe:
“caratterizzato da un’estrema disattenzione alle necessità basilari, come l’igiene personale e le cure mediche. La sindrome è conosciuta anche con altri nomi, ad esempio come sindrome dello squallore senile. Colpisce per lo più anziani che vivono soli. I sintomi includono principalmente l’abbandono delle norme igieniche personali. La sindrome è accompagnata spesso da malattie fisiche. Si manifesta in associazione a syllogomania, l’accumulo patologico di oggetti, anche immondizia, che il malato considera che possano essere ancora utili. Lesioni al lobo frontale possono giocare un ruolo nel sorgere della sindrome”.

Orbene, personalmente ho incontrato una paziente che aveva la singolare abitudine di accumulare multe che sottraeva dalle automobili, nella bizzarra e purtroppo infondata convinzione che in questo modo avrebbe evitato alle persone di doverle pagare. In effetti il suo stato in termini di igiene personale era deteriorato col passar del tempo, e non accettava di buon grado di incontrare alcun medico. A parte il caso specifico, so bene quanto alcune forme di demenza o psicosi senili (o altre sindromi organiche) interferiscano con l’autonomia e la dignità della persona e possano essere motivo di sofferenza non soltanto ai pazienti ma anche ai famigliari.

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