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Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno. Albert Einstein
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7 consigli per vincere lo stress

category Psicologia Andrea Carubia 24 Maggio 2016 | Stampa articolo |
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Se senti che lo stress sta intaccando la tua salute fisica e il tuo benessere psicologico, non sei il solo. Al giorno d’oggi la maggior parte della gente che si rivolge a un medico lo fa per problemi di stress. Esistono molte pratiche vincenti contro lo stress, che ti potranno liberare da questa scomoda “malattia” e far tornare una persona felice e tranquilla.

Ecco alcuni consigli utili, che ti potranno aiutare a vincere lo stress.

Meditazione

La meditazione è un fantastico antidoto contro lo stress. Con la quiete che si raggiunge tramite la meditazione il corpo si rilassa e comincia a produrre endorfine, serotonina, ossitocina, cortisolo e adrenalina: tutti neurotrasmettitori che sono associati alla calma ed al benessere.

Recenti studi dimostrano come attraverso una sola meditazione si possono “accendere” i geni associati al benessere e “spegnere” o inibire i geni che sono collegati al malessere e alle malattie.

Le persone che meditano di frequente oltre ad avere benefici fisici, riescono a raggiungere stati di allegria e felicità più di frequente e con meno fatica rispetto agli altri.

Respirazione

Moltissime tecniche della medicina “antica” si basano su una buona respirazione per riuscire a trovare calma e equilibrio. Recenti studi hanno dimostrato che la respirazione, se fatta bene, può aiutare a eliminare lo stress immediatamente.

Con la “respirazione profonda” il corpo e la mente si “schiariscono” e immediatamente sentiamo i livelli di stress diminuire.

Di fatto con l’aiuto degli strumenti della medicina moderna possiamo vedere come migliora la frequenza cardiaca (uno dei sintomi della riduzione dello stress) dopo alcuni minuti di respirazione profonda.

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Love addiction (dipendenza affettiva)

category Disturbi e patologie Alessandra Paulillo 22 Aprile 2016 | Stampa articolo |
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Con il termine inglese ‘love addiction ’ si intende la dipendenza affettiva, un tipo di dipendenza che non è stata ancora diagnosticata come patologia nei diversi manuali diagnostici.

E’ stato Giddens che, per primo, ha considerato la dipendenza affettiva come un disturbo autonomo e ne ha riconosciuto le seguenti caratteristiche:

- l’ebbrezza: è la sensazioni che si prova nel relazionarsi con l’altro, paragonabile a quella del tossicodipendente nel momento in cui sta per la prendere la sua dose di sostanza;

- la dose: rappresenta ciò che il dipendente affettivo trova nell’altro e, anche qui, come avviene per il tossicodipendente, cercherà sempre dosi maggiori, intese come presenza e tempo per stare con l’altro;

- la paura: una sensazione che accompagna ogni forma di dipendenza. Si tratta di una paura devastante, che possiamo riassumere nella massima del poeta latino Ovidio: “Non posso stare né con te, né senza di te.” Con te, a causa del dolore che si prova nel subire umiliazioni, offese e maltrattamenti; senza di te, perché l’angoscia che provoca il solo pensiero di perdere l’altro è assolutamente insopportabile.

 

Vorrei presentare una breve descrizione dei diversi stili di attaccamento, per mettere in luce l’importanza fondamentale che riveste l’infanzia e i suoi vissuti nella successiva formazione del proprio sé e della sua organizzazione nelle relazioni adulte.

1. Attaccamento sicuro – l’amore sicuro: la persona sicura di se stessa ha la capacità di riconoscere le persone alle quali legarsi sentimentalmente. Queste ultime saranno persone altrettanto sicure. Insieme, saranno consapevoli dei periodi di alti e di bassi che fanno parte di una relazione e avranno la capacità di affrontarli insieme. Queste saranno storie solide e durature.

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Quando la coppia è in crisi. Come risanare la relazione cambiando la comunicazione – Guidonia, 18/04/2016

category Psicologia Margherita Scorpiniti 20 Aprile 2016 | Stampa articolo |
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La coppia è un sistema complesso, non la semplice somma di due individui.
Come ho scritto in un precedente articolo, una coppia è definita tale quando, a prescindere dal genere e dallo stato giuridico, condivide i seguenti tre ambiti:
-affettivo-emotivo;
- sociale;
- sessuale.
La crisi subentra quando almeno uno di questi ambiti inizia a essere carente o assente.
Non si tratta invece di una vera crisi se tale carenza o assenza è solo momentanea e/o dovuta ad un breve periodo stressante.
Come ben ci rendiamo conto, i partner di una coppia non restano sempre nella fase di innamoramento, ma conoscendosi più a fondo smettono di idealizzarsi a vicenda e iniziano a guardare l’uno all’altro in modo più realistico.
Vivere sotto lo stesso tetto per anni, li porta a condividere tempi e spazi che possono far percepire loro un certo senso di soffocamento, di invadenza, di voglia di fuggire via dalla relazione.
Le seguenti fasi: divenire genitori, affrontare l’adolescenza dei figli, sopportare l’effetto del nido vuoto, i problemi sessuali, o situazioni come un’ eventuale infertilità, oppure una malattia grave del partner, sono tutte fasi che modificano i rapporti di coppia e possono farla entrare in crisi.
Passiamo sinteticamente in rassegna le fasi citate.
-La fase di innamoramento conduce ad una idealizzazione dell’altro. Quando ci si conosce più intimamente, nasce una visione più realistica del partner, in cui si notano caratteristiche che possono anche non piacere. Questo processo genera una crisi, se c’è una delusione elevata rispetto all’idillio iniziale.
-La vita insieme sotto lo stesso tetto implica una condivisione di tempi e spazi assai più elevata. Condizione che può scatenare in alcuni sensazioni di “perdita della propria indipendenza”, di “legame che soffoca”.
-L’arrivo del primo bambino, che porta a divenire genitori, irrompe nel rapporto di coppia con i suoi bisogni. Questo è un cambiamento nella vita di coppia a carattere irreversibile, che continuerà a produrre i suoi effetti man mano che il figlio cresce. La coppia ha la necessità di trovare un nuovo equilibrio, diverso da quello della vita a due.
-Lo stress nel seguire il periodo di adolescenza dei propri figli è una fase della vita che mette in discussione gli equilibri familiari e di coppia.
-Quando i figli lasciano la casa natale (effetto nido vuoto) per costruire una propria vita indipendente, la coppia si ritrova a vivere nuovamente nella sola dimensione a due, cui potrebbe in qualche modo essersi disabituata, specie se i due partner hanno investito unicamente sul loro ruolo genitoriale a discapito della loro relazione di coppia.

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Gli uomini vittime di violenza sessuale

category Disturbi e patologie Sabrina Costantini 19 Aprile 2016 | Stampa articolo |
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La violenza è una realtà veramente complessa e presenta sfaccettature infinite.
Quando se ne parla, ci viene in mente la donna come vittima e l’uomo come autore. Ma è importante non cadere in questi stereotipi, tutti possiamo essere vittime, se ci troviamo in una condizione di fragilità, di debolezza, di minoranza, ecc.
Immaginatevi l’uomo più sicuro e forte del mondo, che si ritrova in un’altra cultura, da solo, circondato da estranei, cosa pensate che faccia?
Non può fare niente! Se gli estranei hanno intenzioni malevole, non potrà che ritrovarsi a subire.
Senza andare troppo lontano, possiamo trovare tante situazioni in cui gli uomini sono vittime. Cominciamo dai bambini, “sedotti” dalle madri, sedotti a fare e dire esattamente ciò che loro desiderano. Può sembrare una situazione mostruosa, ma questa condizione compare spesso in famiglie dove la consapevolezza di doppi messaggi e dinamiche distorte è poco consapevole e tramandata dalle generazioni precedenti.
Possiamo proseguire pensando a tutti quei modelli maschili, tramandati, tradotti e valorizzati dal contesto sociale e messi a nudo dai mass media. Basta osservare le pubblicità sulle riviste o in TV, se la donna deve sempre essere giovane, sexy, magrissima, preda, l’uomo a sua volta deve essere tenebroso, forte, non emotivo, predatore, ecc.
Ma ancor più, qui vorrei riflettere su una condizione particolare, sulla violenza sessuale, una realtà troppo dimenticata quando si parla del maschile.
Il primo problema è il dato sommerso. Molto più delle vittime donne, gli uomini non parlano di queste loro esperienze, ma vi assicuro che vi sono molti più uomini vittime di violenze sessuali di quanto si pensi!
Basta lavorare in certi contesti specifici, come in una comunità per tossicodipendenti, in strutture psichiatriche, in case famiglia e vedrete che questa realtà si svela!
Bambini molestati a vari livelli nei cinema, bambini violentati da compagni più grandi, bambini che si prostituiscono abitualmente con i pedofili, per raccattare un po’ di soldi, bambini violentati dai padri, da zii, da fratelli più grandi, da vicini di casa, da parroci.

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Il ruolo dello Psicoterapeuta

category Psicoterapia Giorgia Aloisio 19 Marzo 2016 | Stampa articolo |
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Alcune volte non è semplice distinguere certe figure professionali con le quali non abbiamo dimestichezza e si rischia di fare grande confusione. In questo articolo ho deciso di delineare le caratteristiche dello Psicoterapeuta: mi riferisco al ruolo di questo professionista in Italia, in quanto in altri paesi per diventare Psicoterapeuti è necessario un iter diverso.
Partiamo dal percorso necessario per diventare Psicoterapeuta. Le possibilità sono due, differenti tra di loro: la prima è attraverso la laurea in Psicologia, la seconda con la laurea in Medicina.

Lo Psicoterapeuta Psicologo

Si tratta di uno Psicologo che ha conseguito la laurea magistrale in Psicologia, ha concluso il tirocinio post-lauream della durata di un anno, è iscritto all’Albo degli Psicologi (sezione A) e ha frequentato una scuola di Specializzazione in Psicoterapia di almeno quattro anni, ottenendo il diploma di Psicoterapeuta dopo aver discusso una tesi.
La formazione di questo professionista è altamente specifica e tutta orientata alla mente umana; esistono diversi approcci teorico-clinici (Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, Psicoterapia Psicodinamica, Psicoterapia Transazionale, …), a seconda delle inclinazioni teoriche e mentali del terapeuta. Questo specialista non è autorizzato alla prescrizione di farmaci in quanto è Psicologo e non Medico.

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La famiglia adolescente

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 14 Marzo 2016 | Stampa articolo |
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“L’adolescenza è una ‘malattia’ normale. Il problema riguarda piuttosto gli adulti e la società: se sono abbastanza sani da poterla sopportare”, Donald Woods Winnicott (1896-1971).
Ciascuno dei genitori sperimenta singolarmente la pubertà dei figli e tendenzialmente sarebbe portato a deresponsabilizzarsi, proiettando sul coniuge il proprio sentimento d’inadeguatezza. La stessa identità personale, sebbene strutturata sulle scelte del passato, si pensa possa ancora subire delle modificazioni, che non escludono persino la famiglia in sé, intesa come entità immutabile, e dunque da rimettere in discussione. Difatti, la maturità non sempre è detto costringa a quell’atteggiamento sufficientemente riflessivo da consentire una rielaborazione distaccata di ciò che è stato, ma spesso si sofferma a rivoltolarsi in rimpianti e rivendicazioni, che trascurano i ruoli di coppia, paterno e materno, nell’inseguimento di realizzazioni individuali, in quanto persone distinte e prive di vincoli.
La rigidità con cui si tende a interpretare un ruolo procura quell’incertezza che necessita di frequenti rassicurazioni, sulle quali ci si interroga incessantemente, specie in tema di gestione relazionale ed educazione. L’approvazione che si va quindi a ricercare nell’ambito familiare, per ricevere adeguata legittimazione dai diretti interessati, rovescia di frequente il segno relativo al bisogno di conferma in una vera e propria necessità di riconoscimento, fino a produrre una netta sudditanza. E dal “padre padrone” (1975) della “pedagogia progressista” di Gavino Ledda si è così giunti alla paradossale condizione di un quasi servitore postmodernista, come descritto dal “realismo isterico” di Jonathan Franzen, in “Strong motion” (1992).
“E perché, con la scusa di essere genitori responsabili, state inculcando ai vostri figli lo stesso ethos del consumo, se i beni materiali non sono l’essenza dell’umanità: perché vi state assicurando che la loro vita sia ingombra di oggetti come la vostra, con doveri e paranoie e immissioni ed emissioni, così che l’unico scopo per cui avranno vissuto sarà quello di perpetuare il sistema, e l’unica ragione per cui moriranno sarà il fatto di essersi logorati?”.
Massimo Ammaniti, in “La famiglia adolescente” (Laterza, Bari 2015) ci spiega come i ragazzi “avrebbero bisogno di confrontarsi con adulti stabili, convinti delle proprie idee, in grado di assolvere in modo fermo il proprio ruolo educativo. Perché nella lotta contro i genitori per far valere il proprio punto di vista, i giovani imparano a riconoscere i propri limiti e a trovare una propria coerenza personale”.

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