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Il ridicolo non esiste: chi ha osato sfidarlo a viso aperto ha conquistato il mondo. Octave Mirbeau
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Come ascoltare in modo attivo le notizie in tv

category Psicologia Rolando Tavolieri 2 Febbraio 2016 | Stampa articolo |
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In tanti anni di televisione, di programmi seguiti, di talk show, di approfondimenti ed altro, possiamo notare come tutto ciò che viene detto, commentato e scandito dai programmi televisivi viene accettato per vero, viene recepito come reale, senza però accertarci se questa o quella notizia sia vera.

In pratica da tanti anni ciò che ascoltiamo in televisione attraverso vari programmi televisivi, nei talk show, nei programmi di intrattenimento, nei telegiornali, nei programmi di informazione o di approfondimento, tutte le informazioni che ci vengono date, tutto ciò che viene detto o riferito, i dibattiti che ne seguono e le interpretazioni di ciò che accade da parte di presentatori, giornalisti, politici, persone coinvolte ed altri, viene accettato in modo passivo come reale, come vero.

Ad esempio ti è mai capitato di sentire diverse persone affermare:

–         “questa cosa è vera, l’hanno detta in tv!”

–         “dobbiamo comprare quel farmaco,l’ha detto un medico in tv”

–         “dobbiamo mangiare quel cibo, l’ho sentito dire in quel programma”

–         “domani piove, l’ho ascoltato in tv!”

–         “hai seguito il caso di quell’omicidio? Sicuramente è stata la tal persona, perché l’hanno detto in televisione”

Potrei andare avanti facendo centinaia di altri esempi in cui puoi constatare come la televisione è diventata ERRONEAMENTE la detentrice della verità, questo fenomeno di percepire le notizie e le interpretazioni che vengono fatte come reali, spesso è un fenomeno inconscio, ad esempio quando un personaggio famoso, politico, sportivo o del mondo del cinema viene “indagato”, la prima impressione che possiamo avere è che sia “colpevole”, in pratica scambiamo le indagini in corso fatte su una persona per sapere se è realmente colpevole o se è innocente, per colpevolezza prima ancora che le indagini vengano fatte o approfondite.

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“Male lingue”, vecchi e nuovi codici delle mafie da decriptare

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 29 Gennaio 2016 | Stampa articolo |
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La stessa originalità fa creare, ai geni come ai pazzi, dei vocaboli di tutto lor conio”, Cesare Lombroso (1835-1909), in “L’Uomo di Genio in Rapporto alla psichiatria, alla storia ed all’estetica” (1894).

La “scrittura sul corpo” dell’Uomo delinquente

La letteratura riguardante il gergo della malavita si può dire cominci a fine Ottocento proprio con uno dei più discussi scienziati sociali, il quale inizia a raccoglierne numerosi esempi. Ne “L’uomo delinquente” (1876), Lombroso rileva il valore del tatuaggio quale “scrittura sul corpo”.

Il tatuaggio permane nei delinquenti e nelle prostitute, nelle quali si presenta inoltre con speciali caratteri. Anzitutto ne è caratteristica la maggior frequenza… Il maggior numero dei tatuati è dato dai recidivi e dai delinquenti nati, sia ladri che assassini; il minimo dai falsari e truffatori…”.

Catalogo dei tatuaggi

Lo psichiatra veronese cataloga i tatuaggi in simboli di guerra (date, armi, stemmi); di mestiere (attrezzi di lavoro, strumenti musicali); totemici (serpenti, cavalli, uccelli); erotici (iniziali, cuori, versi); religiosi (croci, Cristi, Madonne, Santi).

Segni divenuti linguaggio

Dal XVI secolo fino alla metà degli anni Cinquanta del Novecento, presso il Santuario di Loreto, vigeva la tradizione dei cosiddetti frati denominati “marcatori” perché incidevano piccoli segni devozionali fra i pellegrini, che, in caso di morte violenta, sarebbero stati riconosciuti come fedeli e di conseguenza sepolti in terra consacrata.

Trattandosi di “segni divenuti linguaggio”, che dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso hanno conosciuto una progressiva diffusione (dapprima nell’ambito delle sottoculture giovanili hippy, o fra le bande di motociclisti, tipo Hells Angels, e poi al seguito della moda), non contraddistinguerebbero più soltanto l’appartenenza a gruppi criminali circoscritti e precisi, quali i “Vor v zakone” (ladri “nella legge”, obbedienti alla consuetudine, comprendente l’obbligo di sostenere l’ideale criminale, il rifiuto del lavoro e delle attività politiche) della Organizacija russa, gli affiliati alle kumi della Yakuza (Ha-Kyuu-Sa, che richiama il punteggio più basso a un gioco di carte nipponico: Hachi 8, Kyuu 9 e San 3), o i cartelli sudamericani della Mara Salvatrucha 13 (che potrebbe voler dire: “gruppo di furbi salvadoregni della tredicesima”, la 13th Street di Los Angeles, dove si crede sia nata).

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Dall’invecchiamento cerebrale alla demenza di Alzheimer

category Disturbi e patologie Mauro Acierno 28 Gennaio 2016 | Stampa articolo |
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Perché si invecchia?

L’invecchiamento può essere definito come un processo biologico comune a tutti gli organismi viventi che si realizza in modi estremamente variabili nelle varie specie, inizia in tempi diversi nei vari organi ed apparati provocando modificazioni quantitative e qualitative delle funzioni biologiche.

L’essere umano, in particolare, che esprime il massimo delle sue potenzialità intorno ai 30 anni inizia poi un progressivo e lento decadimento che non rappresenterebbe una limitazione per la vita fino ai 110-120 anni (cellule prelevate a novantenni e poste in coltura si dividono ancora da 10 a 15 volte). Questi scadimenti funzionali, che si verificano in assenza di malattie, si possono configurare come autentici “cambiamenti dovuti all’età” o semplicemente come “invecchiamento fisiologico”.

Per alcuni tessuti i segni dell’invecchiamento si manifestano abbastanza precocemente (ad esempio le rughe della cute) per alti invece sono tardivi (come accade nel caso del cristallino che, quando si

opacizza, provoca la comparsa della cataratta).

Tale processo può essere accelerato (invecchiamento patologico) a causa di malattie dell’organismo, per l’intervento di sostanze tossiche ambientali o di fattori di usura fisiologici (ad es. radicali liberi).

L’invecchiamento sembra quindi geneticamente programmato per ogni singola cellula (invecchiamento fisiologico) non conosciamo però con precisione le cause di questo progressivo decadimento e non sappiamo se possa essere manipolato.

Fra le varie teorie formulate al riguardo è al DNA (molecola che contiene le informazioni che regolano il funzionamento e la vita delle cellule) che si rivolge l’attenzione per arrivare ad una adeguata spiegazione dell’invecchiamento fisiologico, mentre vengono chiamati in causa vari fattori esogeni per spiegare una alterazione del normale processo di invecchiamento (invecchiamento patologico).

L’Acido desossiribonucleico (DNA), molecola che contiene le informazioni che regolano il

funzionamento e la vita delle cellule, oltre a guidare la riproduzione (con il continuo rinnovo delle

stesse) guiderebbe il processo di invecchiamento.

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Psicologia del Futuro (?) (dal Prana alla respirazione olotropica)

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 25 Gennaio 2016 | Stampa articolo |
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Sembra che a coniare il termine “psicologia transpersonale” sia stato Roberto Assagioli [cognome adottato da Roberto Marco Greco (1888-1974)], il quale avrebbe inoltre avuto il grande merito di oltrepassare per primo i limiti della “psico-analisi” classica, proponendo per contrapposizione una “psico-sintesi” che consentisse al singolo di sfondare i suoi confini di essere umano fin verso la realizzazione di un Sé che si sarebbe quindi rivelato “transpersonale”.

Questo “spostamento” d’interesse (ma meglio sarebbe parlare di “ampliamento”), nei processi dinamici della mente, “trascende” definitivamente in una dimensione “spirituale”, che va a completare quell’unità di componenti bio-psicologiche, in grado di sviluppare un orientamento “volitivo” di dominio sul proprio mondo inconscio, soprattutto dopo averlo conosciuto appieno.

Il contributo della Psicosintesi

Another specific contribution made by Psychosynthesis, is its reaffirmation of the importance and value of the will, drawing attention to its special position as being different from that of other psychic functions. One might say that the will is the Cinderella of modern psychology. Since William James it has been almost entirely neglected, not only by academic psychologists, but also by the leading exponents of dynamic psychology… The man of weak will is like a cork on the ocean tossed by every wave… he is a slave, not only of the will of others, and all external circumstances, but also of his drives and desires” (Un altro specifico contributo da parte della Psicosintesi, consiste nel suo riaffermare l’importanza e il valore della volontà, attirando l’attenzione alla sua particolare posizione differente da quella delle altre funzioni psichiche. Si potrebbe dire che la volontà è la Cenerentola della psicologia moderna. Dopo William James è stata quasi del tutto trascurata, non solo dagli psicologi accademici, ma anche da esponenti della psicologia dinamica … L’uomo di debole volontà è come un tappo di sughero nell’oceano sballottato da ogni onda … è uno schiavo, non solo della volontà di altri, e di tutte le circostanze esterne, ma pure dei suoi desideri e pulsioni. “The act of will”, 1973).

Dalla “Terza” a una… “Quarta” forza

Nell’attivare una tale sfera superiore di “coscienza” ancora ignota, lungo un percorso esistenziale sostanzialmente limitato, promosso dalla “psicologia umanistica” di Abraham Harold Maslow (1908-1970), l’incompletezza dell’uomo si protende inevitabilmente verso una “realizzazione” che potrebbe non mostrare mai il suo traguardo, ove cioè l’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung (1875-1961) sconfinerebbe con l’essenza cosmica, di cui non sarebbe che un pallido riflesso. Così, la cosiddetta “Terza Forza” di Maslow  risulterebbe in ultima analisi precaria e transitoria, ossia un prologo a una “Quarta” forma di psicologia ancora più “elevata”, incentrata addirittura sul cosmo, anziché su bisogni e interessi mondani, un sistema trans-umano e “trans-personale” che oltrepassa la condizione individuale di sicurezza, appartenenza (identità), stima e autorealizzazione.

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Psicologia evolutiva. Gli effetti psicologici della separazione sui figli

category Psicologia Margherita Scorpiniti 23 Gennaio 2016 | Stampa articolo |
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Introduzione

Lo sviluppo psicologico nell’età evolutiva è caratterizzato  da modificazioni fisiche, percettive, del linguaggio, sociali e morali. A periodi di rapida crescita accompagnata da turbe o squilibri, si alternano momenti di relativa calma e consolidamento. Trascorsi gli stadi di passaggio, il bambino ritrova un nuovo periodo di equilibrio. L’ambiente in cui egli nasce e cresce e le figure primarie di attaccamento (madre e padre) che si occupano di lui sono fondamentali per un pieno sviluppo armonico.

I suoi genitori e gli altri adulti di riferimento hanno il compito di aiutarlo e facilitarlo nel gestire

-con consapevolezza-  la massa di informazioni percettive ed emotive da cui rischia di essere travolto.

Un eventuale accumulo di esperienze negative causate da carenze fisiche ed affettive possono produrre comportamenti disfunzionali per il pieno sviluppo delle sue potenzialità.

In questo articolo si affrontano  gli effetti di un’esperienza molto intensa e a volte traumatica per tutta la famiglia: la separazione e il divorzio dei coniugi.

Le vicende che riguardano la crisi di coppia e poi la rottura definitiva tra i coniugi influenzano  lo sviluppo psicologico dei figli, in particolare nei casi di situazioni conflittuali.

Il figlio di una coppia in separazione sperimenta (in alcuni casi) un evento dannoso per il proprio sviluppo: non si limita a vivere con preoccupazione questo evento, ma introietta anche le dinamiche relazionali relative al comportamento dei suoi genitori.
Egli non è solo un semplice osservatore delle conseguenze della crisi dei suoi genitori, ma diventa presto parte di un “gioco “ familiare, in quanto chiamato ad assumersi ruoli differenti.
Se per proteggerlo si tenta di nascondere l’evento o si evitano spiegazioni, nonostante la presenza di un clima familiare che sottende la presenza di una forte crisi relazionale (di coppia), il silenzio attorno all’argomento può anche  facilitargli la comparsa di paure e angosce, come il pensiero di essere ad esempio abbandonato o di essere causa di conflitto.
Le ricerche che citeremo portano a rilevare che la  separazione genitoriale può essere meno traumatica per i figli, nei casi in cui mamma e papà riescono a dare continuità al legame parentale, sapendosi accordare nelle scelte e poi  rimanendo figure di coerente riferimento affettivo ed educativo.

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Le cause psicologiche dell’eiaculazione precoce e i possibili rimedi

category Atri argomenti Manuel Anselmi 20 Settembre 2015 | Stampa articolo |
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Tra i vari problemi all’interno della sfera sessuale di coppia, l’eiaculazione precoce occupa con tutta probabilità uno dei primi posti, dato che si stima siano oltre 3 milioni gli uomini che nel nostro paese soffrono delle conseguenze psicologiche e relazionali legate a questo diffusissimo problema.

Nello specifico, l’eiaculazione precoce si manifesta quando, durante il rapporto sessuale, l’uomo raggiunge l’orgasmo ed eiacula lo sperma in tempi troppo brevi da poter ritenere il rapporto soddisfacente da uno o entrambi i partner.

Nei casi più gravi l’uomo eiacula ancora prima di avere iniziato la penetrazione e addirittura in assenza di stimoli tattili. In altri casi invece l’eiaculazione si manifesta dopo pochi secondi o poche spinte penetrative. Mentre nei casi meno gravi l’uomo eiacula in un arco di tempo che varia da un minuto a 2-3 minuti, che in ogni caso rimane un tempo ritenuto non soddisfacente dalla maggior parte delle coppie.

Ciò detto, il problema dell’eiaculazione precoce si riflette molto negativamente sulla relazione di coppia, provocando soprattutto nell’uomo problemi di autostima, insicurezza, depressione e il timore costante di essere tradito dalla partner per via delle continue delusioni sessuali.

Come ogni problema anche quello dell’eiaculazione precoce ha ovviamente le sue cause, che possono essere sia di origine fisico-organica oppure psicologico-mentale, ma anche un insieme delle due.

Tuttavia, c’è da sottolineare che le problematiche di origine psicologica sono, sicuramente, quelle più importanti e preponderanti. Ad ogni modo, c’è da dire che in certi casi particolari il problema può essere in effetti causato o aggravato da un’ipersensibilità del glande, oppure da cause infiammatorie determinate da patologie quali la prostatite e la vescicolite.

Fatta questa doverosa precisazione, qui di seguito andiamo ad analizzare la situazione inerente le possibili cause di origine psicologica, mentale ed emozionale:

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