Facebook è un sito di successo. Dopo la sua introduzione si è sviluppato attorno ad esso un interesse sempre crescente e mondiale. Perché tanto successo? Non è semplice e forse nemmeno giusto dare una singola risposta che riassuma le motivazioni alla base dei suoi milioni di frequentatori. Quel che è certo è che il fenomeno “Facebook”, e in questa definizione vogliamo includere tutti i siti di stampo simile, ha creato una illusione. L’illusione delle facili conoscenze, dei facili contatti sociali, delle facili amicizie. Un vero e proprio fenomeno di “disimpegno interpersonale”, il quale vorrebbe tutti gli individui in contatto fra loro ma in maniera spesso e volentieri superficiale e priva di basi affettive reali. Del resto tale fenomeno non è una novità, esisteva già da prima dell'introduzione del libro delle facce, ma certamente non in maniera così diffusa e passivamente accettata. L’introduzione di internet e delle email prima, delle chat e dei forum virtuali poco dopo, e quasi contemporaneamente l’avvento dei cellulari e degli sms; il fenomeno ha avuto origine da qui. Facebook e il suo popolo di facebookiani non sono che l’ennesima conseguenza di tale processo di “disimpegno interpersonale”, come lo abbiamo definito poco più su. Tuttavia un successo così “mondiale” del portale delle facili amicizie ci induce ad una riflessione più profonda e ci spinge persino parlare di “dipendenza”. Trascorrere ore al giorno, tutti i giorni, su Facebook, sottraendo tempo alla vita reale, alle amicizie reali, al lavoro, a se stessi, non può essere considerato un comportamento accettabile, e troviamo giusto parlare in questo caso di vera e propria “facebook-dipendenza”.
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