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Non c’è niente di magico: l’ipnosi

category Psicologia Antonio di Palma 6 Settembre 2011 | 2,034 letture | Stampa articolo |
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È sempre un’eccessiva semplificazione voler descrivere i sintomi psichiatrici come se fossero isolati dai problemi generali del contesto sociale. I problemi di una qualunque persona non possono in realtà essere staccati dai problemi del contesto sociale in cui vive, né si può, come spesso avviene, sradicare l’individuo dal suo contesto culturale ed etichettarlo come malato o sano.
In questi ultimi decenni c’è stata una svolta nella psichiatria e nella psicologia; essenzialmente questa svolta può essere descritta come uno spostamento di attenzione dai processi interiori dell’individuo alle sue relazioni con gli altri. È solo quando si pone l’accento sul comportamento all’interno di una relazione, che diventa possibile descrivere la psicoterapia, perché la psicoterapia è una procedura che si verifica nell’ambito di una relazione.
Come accadeva nella descrizione dei sintomi in psichiatria, anche nella descrizione dell’ipnosi l’attenzione era focalizzata solo sull’individuo. E ancora oggi molti insistono in questo sforzo di limitare le descrizioni teoriche dell’ipnosi al singolo individuo, nonostante che la trance ipnotica più di qualunque altro fenomeno psicologico, abbia bisogno, per verificarsi, di una relazione tra due persone. La pratica dell’ipnosi ai fini terapeutici, seppure all’epoca non riconosciuta come tale, ebbe inizio con Mesmer, che visse tra il 1734 e il 1815, dal cui nome deriva il termine mesmerismo. Quando Mesmer presentava il suo fluido magnetico e i suoi pazienti rispondevano con un comportamento ipnotico, sembrò ovvio focalizzare i problemi teorici sulla natura del magnetismo e sulla sua influenza sugli esseri umani, senza praticamente fare accenno alla relazione tra il soggetto e Mesmer. Quando qualche anno più tardi Braid indusse lo stato di trance con la fissazione degli occhi, l’elaborazione teorica passò dalle proprietà magnetiche al sistema nervoso dell’individuo; poiché sembrava evidente interpretare lo stato di trance come il risultato dell’effetto fisiologico della stanchezza degli occhi: quando in seguito si scoprì che lo stato ipnotico si poteva indurre in vari altri modi, come facendo immaginare al paziente di fissare un punto, l’attenzione passò allo studio della “ suggestione”.

A questo punto, c’erano tutte le premesse affinché oggetto di studio divenisse la relazione tra la persona che suggestiona e la persona suggestionata. Invece, l’attenzione continuò a concentrarsi sul singolo individuo e il problema teorico passò alla classificazione degli individui a seconda del loro grado di suggestionabilità. Questo particolare rifiuto della natura della relazione ipnotica ha un suo parallelo nelle descrizioni della psicoterapia, dove l’oggetto di studio era il paziente più che la relazione terapeutica. Si può affermare che lo stato ipnotico come fenomeno individuale è irrilevante dal punto di vista della psicoterapia, mentre come modello per descrivere le manovre di una persona che tenta di produrre un cambiamento in un’ altra, esso diventa assolutamente pertinente. Se si considera che nella relazione ipnotica un individuo può modificare le percezioni, le emozioni e le sensazioni somatiche, diventa ovvia l’influenza che una persona può avere su un’altra. Il parallelo tra il processo ipnotico e il processo terapeutico diventa evidente se si prende in esame la relazione: tutte e due le situazioni, normalmente sono condotte con un soggetto che ha richiesto l’esperienza e ambedue consistono essenzialmente in una conversazione tra due persone, di cui una tenta di produrre un cambiamento nell’altra. Spostando il centro di osservazione dall’individuo singolo alla relazione tra due persone, ne consegue che è necessario descrivere l’ipnosi in termini di relazione, prima di poterne valutare il potenziale di cambiamento terapeutico.
Concludendo si può affermare che l’ipnosi è il risultato di una cooperazione. Senza la piena collaborazione tra il soggetto e l’ipnotista non può esservi ipnotismo.

 

 

D.r Antonio di Palma – Psicologo-psicoterapeuta
E- mail: a [.] dipalma1971 [@] libero [.] it
Sito web personale: www.psicoterapy.it







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