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Le persone più felici sembrano essere quelle che non hanno motivi particolari per essere felici se non quello stesso di esserlo. William Ralph Inge
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Lo sviluppo mentale del bambino secondo Jean Piaget

category Psicologia Nienteansia.it 30 Novembre 2007 | 33,557 letture | Stampa articolo |
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Jean PiagetLo sviluppo mentale secondo Piaget è costituito da modificazioni strutturali rilevanti al punto di contrassegnare veri e propri stadii di sviluppo. Ciascuno stadio prevede una precisa forma di organizzazione psicologica, con conoscenze ed interpretazioni della realtà del tutto proprie; il passaggio da uno stadio all’altro è graduale e l’età varia da bambino a bambino, ma ogni stadio è qualitativamente diverso dal precedente e presenta una sua coerenza, costituita da forma e regole proprie. Il passaggio da uno stadio all’altro comporta l’integrazione delle acquisizioni dello stadio precedente in strutture più evolute.
La sequenza è la stessa per ogni individuo, ma può variare la velocità con cui vengono raggiunti i diversi stadii.

Piaget descrive quattro principali stadii di sviluppo: lo stadio sensomotorio, lo stadio preoperatorio, quello operatorio concreto e infine lo stadio operatorio formale.

Lo stadio sensomotorio: dalla nascita ai 18 mesi
In questo periodo l’intelligenza consiste di schemi di azione pratici. Questi gradualmente si coordinano per formare sequenze comportamentali più ampie, come ad esempio la prensione, che con il tempo diventa funzionale per eseguire azioni con l’oggetto afferrato. Le analisi del periodo sensomotorio di Piaget sono state effettuate attraverso osservazioni sistematiche sui suoi tre figli, seguendo il principio di formulare un’ipotesi e creare situazioni critiche in cui verificare la reazione del bambino. I principali aspetti di questo stadio sono:

  • la risposta del bambino è di tipo sensoriale e motorio
  • il bambino reagisce al presente immediato, non ha progetti né scopi
  • il bambino non ha una rappresentazione interna degli oggetti, non possiede immagini mentali.

L’intelligenza sensomotoria si sviluppa attraverso sei sottostadii, presentati qui sinteticamente. Primo stadio: esercizio dei riflessi (0-1 mese): i riflessi sono reazioni innate del bambino, ed egli li esercita e li applica a situazioni sempre più numerose. Si manifesta un’iniziale capacità di discriminazione: il neonato sazio accetta di succhiare qualsiasi oggetto, mentre quando ha fame rifiuta qualsiasi oggetto incapace di nutrirlo.

Secondo stadio: reazioni circolari primarie e primi adattamenti acquisiti (1-4 mesi): quando il bambino trova per caso un risultato nuovo ed interessante si impegna al fine di conservarlo attraverso la ripetizione. Piaget denomina questo bisogno “reazione circolare primaria” perché le azioni sono centrate sul corpo dell’infante; le reazioni circolari primarie portano alla costruzione di schemi nuovi (le prime abitudini). Non si parla ancora di intelligenza perché la scoperta di nuove condotte è casuale, ma la capacità di conservare i dati dell’esperienza comporta una prima forma di organizzazione psicologica.

Terzo stadio: reazioni circolari secondarie (4-8 mesi): in questo stadio il bambino manifesta interesse per la realtà esterna, non si limita più a riprodurre un risultato sul proprio corpo, ma cerca di conservare un’azione che ha portato ad un risultato interessante nell’ambiente. Le reazioni circolari secondarie non sono ancora intelligenti, perché la novità viene ancora scoperta per caso. Alcuni comportamenti del bambino fanno pensare che la realtà cominci ad acquisire una certa permanenza, che appare però ancora legata alle azioni del bambino; ad esempio, egli è in grado di scansare un fazzoletto che gli copre il viso. È inoltre in grado di coordinare gli schemi di visione e prensione.

Quarto stadio: coordinazione degli schemi secondari e loro applicazione alle situazioni nuove (8-12 mesi): quando il bambino vuole raggiungere uno scopo non immediatamente accessibile, utilizza gli schemi già acquisiti e li applica ad una situazione nuova. Compare dunque una differenziazione tra mezzi e fini. Il bambino scopre che esiste un mondo al di fuori di sé e questo porta a condotte esplorative in cui ogni oggetto viene assimilato a tutti gli schemi di azione disponibili al fine di conoscerlo. Il bambino concepisce ancora la realtà come un prolungamento della propria azione; è come se pensasse che la propria azione gli consente di materializzare l’oggetto, come ad esempio quando ritrova un giocattolo nascosto sotto un cuscino ma non riesce a fare altrettanto quando noi lo nascondiamo in un altro posto.

Quinto stadio: reazioni circolari terziarie e scoperta di mezzi nuovi mediante sperimentazione attiva (12-18 mesi): per la prima volta il bambino non è più soltanto “conservatore” nei confronti delle azioni scoperte, ma costruisce nuovi schemi e li applica ad una varietà di situazioni. Per “reazioni circolari terziarie” si intende il fatto che quando egli trova un risultato interessante lo modifica al fine di studiarne la natura. Piaget ha individuato tre condotte tipiche di questo stadio: quella del supporto (avvicinare un oggetto tirando a sé il supporto su cui è poggiato), quella della cordicella (usare una cordicella come prolungamento dell’oggetto per poterlo afferrare) e quella del bastone (utilizzato per raggiungere oggetti collocati al di fuori del campo di prensione del bambino). In questo stadio il bambino è in grado di seguire gli spostamenti di un oggetto da un nascondiglio all’altro, ma non è capace di ricostruire spostamenti che non ha visto.

Sesto stadio: invenzione di mezzi nuovi mediante combinazione mentale (18-24 mesi): il bambino in una situazione nuova non procede più per tentativi ma per invenzione, attraverso un atto mentale. Questo significa che egli è in grado di anticipare mentalmente l’effetto di una sua eventuale azione, poiché le azioni sono interiorizzate; questa nuova capacità segna la comparsa della rappresentazione. Ora un oggetto scomparso viene ritrovato anche in seguito a spostamenti invisibili. Si completa così la costruzione della nozione di oggetto permanente, insieme a quelle di spazio, tempo e causalità. Il bambino inizia ora a percepire il proprio corpo come un oggetto in mezzo agli altri.

Lo stadio preoperatorio: dai 2 ai 6 anni
Il bambino è ora in grado di usare simboli, immagini, parole e azioni che rappresentano altre cose. Le principali manifestazioni dell’attività rappresentativa sono l’imitazione differita, il gioco simbolico e il linguaggio. Nella prima, il bambino riproduce un modello un po’ di tempo dopo (ore o giorni) averlo percepito, e questo indica che ha conservato una rappresentazione interna del modello. Nel gioco simbolico il bambino applica i suoi schemi di azione ad oggetti inadeguati, come ad esempio fa quando gioca ad andare a cavallo” utilizzando una scopa. Quando invece adopera il linguaggio per riferirsi ad oggetti o persone assenti, il bambino mostra di saper utilizzare schemi verbali per designare una realtà che si rappresenta mentalmente. Tutti questi comportamenti fanno riferimento ad una realtà non percepibile in quel momento, e la evocano.

Il limite maggiore di questi schemi mentali è di essere pensati uno alla volta: il bambino pensa in modo “egocentrico” (termine estrapolato da “egocentrismo intellettuale” – vedi glossario) poiché non riesce ad immaginare che la realtà possa presentarsi ad altri in modo differente. Le azioni mentali sono rigide ed irreversibili; verso i 4/6 anni il bambino intuisce che oggetti e persone conservano la propria identità, nonostante subiscano trasformazioni che possono modificarne l’aspetto. Il bambino inizia a decentrarsi, cioè a non considerare più se stesso come unico punto di riferimento.

Lo stadio operatorio concreto: dai 7 ai 12 anni
In questo stadio le azioni mentali precedentemente isolate si coordinano tra loro dando luogo alle operazioni concrete; esse sono strutture mentali caratterizzate dalla reversibilità, per cui ad ogni azione ne corrisponde una inversa. La reversibilità comporta la genesi del pensiero logico, in quanto permette la coordinazione di diversi punti di vista tra loro. Il bambino comprende ora che le azioni possono essere disfatte o rovesciate, in senso sia fisico che mentale, e che in seguito potranno tornare alla situazione iniziale. Precedentemente il bambino non riusciva a combinare in un unico atto mentale sia i dati delle percezione immediata sia il ricordo di come la realtà appariva prima di subire una certa trasformazione. Un esempio celebre di Piaget è il compito di conservazione del volume: dopo aver constatato che i due recipienti A e B sono uguali e che contengono la stessa quantità di liquido, e dopo aver assistito al travaso del liquido di B in C, un contenitore più alto e stretto, il bambino negava che A e C contenessero la stessa quantità: egli non era capace di confrontare A e C e coordinare il giudizio di conservazione del liquido con la percezione del momento.

Lo stadio operatorio formale: dai 12 anni in poi
Il pensiero operatorio formale è di tipo ipotetico-deduttivo poiché consente di compiere operazioni logiche sulla base di premesse puramente ipotetiche e di ricavarne le conseguenze appropriate. È chiamato “ipotetico” poiché, una volta individuati i potenziali fattori coinvolti in un fenomeno, li varia sistematicamente per verificare quali fattori causino quel particolare fenomeno. Inoltre il ragazzo è in grado di stabilire le appropriate relazioni logiche tra fatti e regole generali. Il pensiero operatorio formale opera dunque su un piano puramente astratto e non necessita di supporti materiali. Il ragazzo inizia a pensare in termini di eventi possibili, pensando all’ “ideale”, ai mondi possibili, ai valori, al futuro. Avviene un cambiamento di prospettiva nella concezione della realtà: essa non rappresenta più la fonte dei propri atti di coscienza, ma viene considerata soltanto come una delle manifestazioni del possibile. L’adolescente dunque si concentra in lunghe speculazioni sfruttando al massimo le competenze logiche appena acquisite.







1 Commento a “Lo sviluppo mentale del bambino secondo Jean Piaget”

  1. SERAFINO

    SI…….., MA TUTTO QUESTO FINCHE’ NON E’ STATA APPROFONDITA LA FISICA QUANTISTICA CHE DICE CHE LA REALTA’ VIENE CREATA DALL’OSSERVATORE COSCIENTE… E CHE ANCHE LA LOGICA NON E’ PIU’ TANTO FERREA COME UNA VOLTA.. MA ORA C’E’ LA LOGICA DI FUZZY O DEL TERZO ESCLUSO…….OVVERO UNA COSA E’ LOGICA O ILLOGICA IN CERTE PERCENTUALI..NON IN MODO ASSOLUTO A 100 PER 100.
    TANKS !!!!!

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