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La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta. Confucio
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L’esperto consiglia: l’autorevolezza della fonte

category Psicologia Maura Anselmi 13 Maggio 2008 | 3,257 letture | Stampa articolo |
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Come sentiamo spesso ripetere, viviamo in un epoca in cui riceviamo dal mondo che ci circonda centinaia di messaggi ogni giorno. È impensabile che ogni messaggio venga recepito con la stessa priorità e importanza. Ognuno di noi, nel tempo, sviluppa la capacità di discernere tra questi messaggi, valutandone l’attendibilità.

Uno dei fattori che ci permette di valutare se un messaggio è credibile o meno è l’autorevolezza della fonte che ce lo trasmette. Una fonte percepita come autorevole, ovvero esperta dell’argomento trattato, viene riconosciuta come maggiormente attendibile.

Basti pensare ad una diagnosi fattaci da un medico, piuttosto che dal nostro vicino di casa (a meno che non sia medico anche quest’ultimo, ovviamente). A chi credere? Immagino concordiate che la fonte più credibile sia (o dovrebbe essere) il dottore che ha studiato medicina, ha visto i nostri esami e ci ha in cura da 10 anni.

“Dovrebbe essere”…in effetti non sempre è così. A volte può esserci, da parte nostra, qualche errore nel valutare l’autorevolezza di una fonte.

Vediamo perché:

Il nostro cervello è come un super pc organizzatissimo che diligentemente crea un semplice, ma non sempre efficace sistema di archiviazione delle informazioni. Infatti, in base alle informazioni che raccogliamo grazie all’esperienza, creiamo delle cartelle mentali in cui archiviamo tutte le nostre esperienze organizzandole in base a caratteristiche comuni.

Ad esempio, se toccando una pentola che si trova sul fornello acceso ci scottiamo, estenderemo il concetto a tutti gli oggetti che sono a contatto con una fiamma, archiviandoli, ad esempio, nella cartella mentale “situazioni bollenti”. Questo processo ci permette di risparmiare tempo nell’elaborazione di nuovi dati. Non sarà, infatti, necessario scottarci nuovamente per capire che non dobbiamo toccare un oggetto incandescente. Abbiamo un doppio vantaggio da ciò: da un lato, questo ci consente di essere pronti a reagire (come nel caso del fuoco), dall’altro di non affaticarci ponendo sempre un’attenzione vigile ai milioni di informazioni che ci giungono.

Questo principio di economia mentale viene esteso a tutto ciò che esperiamo, anche a concetti molto complessi. È così che nascono gli errori di giudizio: i pregiudizi (ovvero giudizi formulati prima di aver analizzato approfonditamente la situazione). Non sempre, difatti, la nostra valutazione di credibilità viene data su basi oggettive, anzi, dopo un primo rapido giudizio di affidabilità, la fonte sarà sempre catalogata come fidata e di conseguenza lo saranno le informazioni che ci arrivano da essa. Una fonte può, appunto, essere giudicata affidabile anche solo per il fatto che conferma ciò che già sapevamo.

La pubblicità stessa utilizza spesso questo meccanismo.

Frequentemente, ad esempio, vengono utilizzati attori vestiti da medici per presentare un prodotto, come un omogeneizzato, un sapone o un dentifricio.

Riflettendo un attimo, tutti sappiamo si tratti di un attore, ma la nostra mente, lasciata a briglie sciolte, senza la nostra vigile e cosciente supervisione, fatica ad andare al di là dell’apparenza. L’attore in camice viene percepito come medico e quindi (come già dicevamo all’inizio) una fonte esperta ed attendibile.

Ma il problema è ancora più articolato…col tempo impariamo a fidarci anche del mezzo: una trasmissione televisiva, un quotidiano, una stazione radio, ecc. Le motivazioni sono le più varie: è il tg nazionale e quindi le notizie sono maggiormente verificate prima di essere date, è il quotidiano del mio schieramento politico, o il più seguito dalla gente, dalla mia famiglia, e così via.

Ad esempio,il 1° aprile 1957, la BBC, nota rete informativa britannica, dimostrò ampiamente com’è possibile farsi ingannare da una fonte ritenuta affidabile. Fu trasmessa, in quella particolare data, la raccolta degli spaghetti dalle piante, rito che, diceva l’emittente, si tenesse regolarmente ogni aprile in Canton Ticino (CH). Il filmato andò in onda nel seguitissimo programma Panorama, con la complicità di uno dei più seri e rinomati speaker dell’epoca, Richard Dimbleby.

C’è da dire che nel 1957, nel Regno Unito, gli spaghetti non erano diffusi e venivano considerati una “prelibatezza esotica” per cui, la non familiarità con l’argomento, abbinata all’autorevolezza della fonte e alla forza delle immagini (alberi stracolmi di spaghetti, gente che li raccoglie e li pone ad asciugare al sole), ebbe un effetto travolgente. Alcuni inglesi, indispettiti e, forse, con poco sense of humor telefonarono alla BBC per protestare per la diffusione di notizie false in un programma di carattere serio e divulgativo. Altri, invece, chiesero ragguagli su dove procurarsi queste intriganti piante di spaghetti.

Un altro esempio famoso ci è dato dall’ attacco di panico provocato nel 1938 da Orson Wells durante la sua collaborazione con radio CBS. Wells, all’epoca poco più che ventenne, partecipava al programma Mercury Theatre on the Air recitando brevi storie basate su classici o opere letterarie popolari. La CBS trasmetteva sulle frequenze vicine alla più seguita NBC, così, Il 30 ottobre 1938, Wells approfittò dell’interruzione pubblicitaria e del conseguente “zapping radiofonico” degli ascoltatori per rendere più realistica e appassionante la lettura di “La guerra dei mondi” rendendola una radiocronaca. Gli Stati Uniti piombarono nel caos terrorizzati dall’imminente attacco alieno. L’adattamento del romanzo simulava infatti un notiziario speciale, che a tratti si inseriva sopra gli altri programmi del palinsesto, per fornire aggiornamenti sull’atterraggio di astronavi marziane a Grovers Mill, nel New Jersey.

Ancora una volta l’attendibilità data alla fonte aveva mietuto le sue vittime.

In conclusione, si può dire che sono fondamentalmente due i meccanismi su cui si può far leva perché un messaggio sia percepito come credibile: creare un messaggio “oggettivamente” valido per superare le barriere attentive di chi lo percepisce, o far leva sulla fiducia per far sì che le barriere vengano abbassate.







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