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La resilienza psicologica: una forza che nasce dalla sofferenza

category Psicologia Anna Chiara Venturini 19 Novembre 2010 | 29,524 letture | Stampa articolo |
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Il filosofo Khalil Gibran ha scritto: “Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.”

La morte di un caro, la perdita del lavoro, una malattia grave sono esperienze di vita che mettono a dura prova l’equilibrio psicologico della persona:emozioni forti e in senso di profonda inquietudine ed incertezza prendono il sopravvento e la persona potrebbe sentirsi come un “puzzle che va in pezzi”. Difficile leggere l’evento, collocarlo nella giusta prospettiva, attribuire responsabilità e onori: tutto sembra nebuloso, il tempo scorre dettato dallo stato d’animo e le cose acquistano un sapore diverso. Alcuni si adattano presto, altri richiedono un processo più laborioso e faticoso: ma da cosa deriva questa differente capacità di resistere agli “urti” della vita?O meglio, perché ci sono individui più o meno resilienti?

La resilienza, termine derivato dalla scienza dei materiali e indicante la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione, in psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà. Non è quindi solo capacità di resistere, ma anche di “ricostruire”la propria dimensione, il proprio percorso di vita, trovando una nuova chiave di lettura di sé, degli altri e del mondo, scoprendo una nuova forza per superare le avversità. Si tratta di un processo dunque individuale, ovvero che si costruisce nella persona in base alla personalità, ai modelli di attaccamento e agli eventi di vita e pertanto si verifica in modo differente in ognuno di noi. Molto spesso, infatti può capitare che, quando una persona che conosciamo si trova ad affrontare un evento particolarmente stressante, pensiamo “Io al suo posto non sarei riuscita a sopportarlo!”; tuttavia, come detto, questo dipende dalle nostre esperienze, dai nostri apprendimenti, dalla nostra personalità e pertanto filtriamo ed elaboriamo gli eventi e loro significati in modo differente, reagendovi e integrandoli nella memoria in modo altrettanto differente.

Le persone con un alto livello di resilienza dunque,  riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. L’esposizione alle avversità sembra rafforzarle piuttosto che indebolirle. Esse tendenzialmente sono ottimiste, flessibili e creative; sanno lavorare in gruppo e fanno facilmente tesoro delle proprie e delle altrui esperienze.

Ma cosa fa si che un individuo sia più o meno resiliente?

A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, primo fra tutti la presenza all’interno come all’esterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali. Questo tipo di relazioni crea un clima di amore e di fiducia, e fornisce incoraggiamento e rassicurazione favorendo, così, l’accrescimento del livello di resilienza. Gli altri fattori coinvolti sono:

• OTTIMISMO: è la disposizione a cogliere il lato buono delle cose, la tendenza ad aspettarsi un futuro ricco di occasioni positive, la propensione a sminuire le difficoltà della vita, cercando sempre di trovare la soluzione ai problemi.
• AUTOSTIMA: una elevata autostima protegge da sentimenti di ansia e depressione e influenza positivamente lo stato di salute fisica. Si riferisce ad una visione positiva di sè

  • HARDINESS: tratto di personalità che comprende tre dimensioni:

- CONTROLLO: convinzione di essere in grado di controllare l’ambiente circostante e l’esito degli eventi, mettendo in atto tutte le risorse per affrontare le difficoltà.
- MPEGNO: definizione e perseguimento di obiettivi.
- SFIDA: visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita.

  • EMOZIONI POSITIVE: capacità di sostituire gemiti e lamenti con emozioni positive.

• SUPPORTO SOCIALE: capacità di costruire relazioni eterogenee e molteplici che possano sostenere l’individuo nei momenti difficili.

Le strade che possono portare le persone ad accrescere il proprio livello di resilienza sono numerose.

Nella ricerca della strategia più idonea per migliorare il proprio livello di resilienza può essere d’aiuto focalizzare l’attenzione sulle esperienze del passato cercando di individuare le risorse che rappresentano i punti di forza personali. Un sistema che facilita l’individuazione delle risorse persona li è quello di cercare di fornire risposte a queste semplici domande:

  • quali eventi sono risultati particolarmente stressanti per me?
  • in che maniera questi eventi mi hanno condizionato?
  • nei momenti difficili ho trovato utile rivolgermi a persone per me significative?
  • nei momenti difficili quanto ho appreso di me stesso e del mio modo d’interagire con gli altri?
  • è risultato utile per me fornire assistenza a qualcuno che stava attraversando momenti difficili come quelli da me sperimentati?
  • sono stato capace di superare le difficoltà ed, eventualmente, in che modo?
  • che cosa mi ha consentito di guardare con maggiore fiducia al mio futuro?

La “resilienza” può quindi essere appresa, sviluppando l’autostima, l’autoefficacia, l’abilità di tollerare le frustrazioni della vita senza lamentarsi, la capacità di risolvere i problemi e di produrre cambiamenti, la speranza, la tenacia, il senso dell’umorismo: La resilienza non è dunque una caratteristica che è presente o assente in un individuo; essa presuppone invece comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque in qualunque circostanza.

Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le

difficoltà o gli stress della vita, avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma è resiliente chi è disposto al cambiamento quando necessario, chi è  disposto a pensare di poter sbagliare, ma anche chi si dà la possibilità di poter correggere la rotta.







9 Commenti a “La resilienza psicologica: una forza che nasce dalla sofferenza”

  1. salvatore

    15 anni fa ho perso in un incidente una figlia di 20 anni. Facendo riferimento al sostantivo “resilienza”. Nonostante tutto..sono rimasto vivo!! Non so come..!? Mi sono avvalso della preziosa consulenza di una psicoterapeuta, la quale, mi ha come..”preso per mano” Se ne può uscire..anche se… “faticosissimamente” anche piu forti di prima
    Cordialità.
    Salvatore.

  2. gabriella

    Grazie Salvatore.

    Gabriella

  3. Anna Chiara

    Il suo racconto Salvatore è un messaggio di speranza. Grazie per aver condiviso la sua esperienza ed il suo dolore

  4. alfonso

    giorno 21.03 devo consegnare, e mi manca la materia prima, mi manca quello che ho visto nelle ultimo mese, giorno 22.03 sono riuscito a trovare le risorse ed il modo per risolvere..tutto ciò è frutto dell’ essere.

  5. anna maria

    ho conosciuto questa parola solo da poco ma la sofferenza da 24 anni il 24 settembre dopo aver giocato con mio padre nel pomeriggio nell orto ero legata a lui in un modo speciale e bello lui mi ha lasciata e solo da 4anni sono riuscita a togliermi di dosso la colpa di quel evento grazie a delle persone meravigliose e con l aiuto anche se piccoli dei miei tre figli che amo piu di me stessa e che mi hanno aiutata ad andare avanti nella vita con affetto a tutte le persone che soffrono forza e coraggio

  6. Zelda

    A me purtroppo manca il requisito che questo articolo ritiene fondamentale: il supporto e il sostegno della famiglia e dell’ambiente sociale in cui vivo. il mio problema è la mancanza di lavoro e, adesso, anche di risorse e di controllo emotivo. mi sento spenta, disillusa e disperata. Quanto all’aiuto di uno psicoterapeuta sono bloccata dalla mancanza di denaro. Sto cercando di essere resiliente, ma per risalire c’è bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi…

  7. Serena

    Cara Zelda, aggrappati alla Fede e spera abbi pazienza che come per magia tutto si risolverà , lo so il percorso è lungo e tortuoso ma fidati prega, prega tanto DIO DA E DIO TOGLIE , te lo dice una persona che ci è passata pensa in un momento ho perso tutto, mia madre 60 anni con un caso di malasanità, poi il divorzio io non riuscivo ad aver figli e lui l’ha fatto con un altra, ho perso il lavoro, mi hanno preso la macchina parcheggiata distruggendomela, poi come per magia ho riacquistato tutto piano piano e Dio mi ha mandato un angelo il mio compagno attuale.
    Coraggio ricorda noi non siamo soli , siamo figli di Dio ed è un Padre misericordoso e buono che ci ha dato anche una Madre meravigliosa la Vergine Santissima.
    Prega prega prega senza mai stancarti .
    Un grande abbraccio :-)
    Serena

  8. luca

    Ho imparato la resilienza da molto giovane, poco a poco e la ho raffinata successivamente, dopo aver perso la famiglia e la casa. Non so se il passo successivo è la perdita della paura, perchè dopo avere perso tutte ed “essermi ricostruito” tutto, adesso non ho piu paura di perdere.

  9. pietro

    Sono stato licenziato da mia moglie dopo esserci sposati in Chiesa (io con la piena consapevolezza del significato di matrimonio inteso come sacramento). Ho una figlia della cui vita mi rimangono briciole che vado raccogliendo cercando di costituire, senza riuscire, una figura di padre, sempre più assente, sempre meno importante. Qualcuno che rassicura con le solite frasi rumorosamente vuote purtroppo le trovo. Resilienza mi sembra altro, interessante ma nelle occasioni in cui mi riconosco resiliente ho il timore che semplicemente, stanco del carico di dolore, ne minimizzi il peso e guardi all’attimo che segue con… speranza? … illusione?, insomma in modo passivo ma un po fatalista. Serena parla di Fede e la comprendo ma io convinto dell’unione “Unta” dallo Spirito Santo non sono nella condizione di cercare altro ad esempio una compagna ma voglio resistere e difendere l’idea (illusione magari ma non importa) che quella donna sia l’unica donna possibile e questo me lo dice la Fede. Pietro

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