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Come nasce l’ansia e il panico nel cervello

category Psicologia Mario Di Nunzio 11 Febbraio 2013 | 4,418 letture | Stampa articolo |
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Il modello di una stazione ferroviaria per comprendere l’ ansia e gli attacchi di panico.

 

Un attacco di panico è una esperienza soggettiva tremenda. Essa è una distruttiva risposta del cervello umano in preda al terrore più scioccante.

L’ eccezionale livello d’ ansia e l’ impossibilità alla valutazione spingono il soggetto verso risposte neurofisiologicamente più primitive ed antiche.

Il panico può essere dovuto a cause esterne dell’ individuo (disastri e calamità naturali), o a motivi interni ( sindrome psicopatologiche come l’ agorafobia o l’ ansia generalizzata).

Come nasce l’ansia e come si trasforma in panico

Immaginiamo il cervello come una immensa stazione ferroviaria.

Un grande caos, con treni  che arrivano,si fermano e ripartono.  Tutto il traffico viene guidato ed elaborato da una DIREZIONE, o Unità Centrale di Elaborazione.

In una tale struttura ci saranno dei binari principali, gerarchicamente superiori, aventi priorità assoluta (ad es.: le sensazioni dolorose), rotaie preferenziali (sensazioni di piacere) e binari di routine maggiormente trafficati e quindi preferiti.

Il dirigente che smista il traffico, è coadiuvato da una fitta rete di computer che fanno capo ad un sistema intelligente. Il capostazione e’ in condizione di innescare i vari output di tipo fisiologico, motorio, copioni o programmi di comportamenti, ecc.

La sede anatomica può localizzarsi nel TALAMO.


Questa struttura è un grande centro di transito, dove le vie nervose sono indirizzate sia verso la corteccia, che verso la periferia corporea.

Il direttore , o l’unità centrale di elaborazione,dal suo quadro comando, riceve tutti i segnali di Input, li elabora, prende una decisione, osserva se ha pronto degli schemi di comportamento adatti alla situazione, valuta se essi sono più o meno adatti e dà l’ OK .

Come in ogni stazione si trova anche un sistema di emergenza. Questo viene attivato quando l’ energia non trova soddisfacenti vie di uscite. Praticamente se la valutazione è quella di non avere risposte efficaci, di non sapere cosa fare, oppure queste sono poco soddisfacenti, l’energia rimane bloccata provocando una sensazione di disagio o di PERICOLO.

Trovando ogni via chiusa, l’ energia preme sull’ ultima via rimasta aperta: il sistema di emergenza.

L’ emergenza viene sviluppata da una struttura collegata, chiamata  IPOTALAMO.

Una situazione codificata “pericolo”, misto ad una mancanza di schemi comportamentali, creano le condizioni per far scattare un impulso al Sistema Nervoso Autonomo (S. N. A.).

Una mancanza di schemi comportamentali ritenuti validi o la “valutazione” del senso del pericolo, trova l’output bloccato e fa scattare l’ impulso al sistema d’ emergenza..

La strada sbarrata devia l’energia verso il sistema d’ emergenza.

La paura provoca sgomento perché ci trova impreparati: è improvvisa, è grande , è nuova o è insuperabile. In poche parole: non sappiamo cosa fare.

L’energia a disposizione non trova sfogo, è bloccata: l’unica strada libera è l’ipotalamo o sistema d’ emergenza.

La parte posteriore dell’ipotalamo è denominata ‘Sezione SIMPATICA’ del Sistema Nervoso Autonomo. Questa viene stimolata dalla  valutazione PERICOLO  che fa scattare un impulso che avvia il programma “EMERGENZA”.

Serve come start al S.N.A (o Sistema Nervoso Autonomo).

Facciamo un esempio. Immaginiamo di percorrere una strada, alla guida della nostra automobile.

Procediamo a velocità sostenuta. Il traffico è regolare in entrambe le direzioni di marcia.

La giornata è bella. Mentre guidiamo osserviamo il panorama familiare. I nostri pensieri flettono sui normali problemi personali, mentre in sottofondo la radio trasmette una piacevole musica.

Siamo tranquilli e niente ci sta preoccupando.

D’un tratto, da una strada laterale sbuca fuori un auto; si immette sulla nostra strada, proprio davanti a noi, senza rispettare lo STOP.

Uno sguardo è bastato a farci valutare il pericolo. Stiamo per scontrarci. Dobbiamo fare qualcosa!

In un attimo, si valuta la situazione di estremo pericolo e le possibilità di azione , mentre un impulso nervoso raggiunge  l’ipotalamo,i nostri centri d’emergenza e il sistema nervoso simpatico.

Lo stimolo di questa porzione del cervello avvia una serie di processi fisiologici che fanno entrare in stato di ALLARME.

Si ha uno sconvolgimento dello stato di quiete. Arriva un subbuglio di reazioni:

-aumento del battito cardiaco,
-aumento della pressione arteriosa,                                                                                            -aumento del flusso respiratorio
-richiamo del sangue dalla periferia ai muscoli
-aumento della tensione muscolare
-stimolazione della midollare del surrene, con immediato rilascio di adrenalina.
- stimolazione della corteccia surrenale che rilascia cortisolo,
-aumento della acuità visiva
–aumento  della sudorazione, ecc.,ecc.

Tutta questa sintomatologia si chiama: ANSIA.

La parte anteriore dell’ ipotalamo è denominata ‘Sezione PARASIMPATICA’ del S.N.A.

Ha l’ effetto opposto della sintomatologia su riportata.

La sollecitazione di questa sezione provoca un :

-abbassamento dei battiti cardiaci e della pressione arteriosa,

-diminuzione e allungamento dei movimenti respiratori,

-allentamento della tensione muscolare,

-dirottamento del flusso sanguigno verso la pelle o l’ intestino,

-rilassamento viscerale,

-rilassamento generale,-ecc, ecc.

Il programma è simile a quello dei computer : inizia, ma se tutti i chip o gli interruttori sono chiusi, il software, o il flusso di corrente, procede verso le uniche vie possibili, la via ipotalamica o di EMERGENZA.

Viene attivato il Software ‘PERICOLO’, che a livello mentale, la persona ragiona in questo modo.

  • Dio mio,quella macchina non si è fermata!!  Sto per scontrarmi!

 

  • Si può fare qualcosa ?                  Si ? Esegui – Rilassamento
    • No
    • FRENARE ?                         Si ?    Esecuzione – Rilassamento
      • No
      • SORPASSARE ?                Si ?  Esegui
        • No
        • BUTTARSI LATERALMENTE ?               Si ? Esegui !
          • No
          • SUONARE PER FARLO ACCOSTARE?         Si ? Esegui !
            • No,non serve
            • DIO! COSA POSSO FARE?  Nulla ?
              • P A N I C O ! !

 

In questa drammatica sequenza possiamo osservare ogni passaggio, ad ogni via chiusa, non fa altro che aumentare la sollecitazione del Sistema Nervoso Autonomo.

Lo stimolo nervoso va man mano aumentando fino a mandare in TILT tutto il sistema.

Senza output, o comportamenti possibili, tutta l’ enorme energia messa a disposizione per far fronte al pericolo, verrà convogliata sull’unica via d’ uscita rimasta: il sistema d’ emergenza.

Con l’ eccesso di energia è possibile anche una tracimazione alla sezione parasimpatica vicina. Nel panico infatti, oltre alla forte tensione, si possono avere collassi,svenimenti, defecazione, minzione, etc.

Alla luce di quanto detto, possiamo considerare il PANICO come una fortissima sollecitazione della sezione simpatica dell’ ipotalamo.

Una sollecitazione di forte intensità comporta una sollecitazione del sistema motorio,cognitivo ed emotivo.

Anche in queste condizioni di allerta entra in atto la VALUTAZIONE SOGGETTIVA del pericolo.

Alla guida dell’ auto, dell’esempio precedente, vi può essere un neo-patentato,. Di fronte allo spavento, l’ autocontrollo dell’ autista viene recuperato se il suo istruttore esclama :“ La macchina è lontana. Stai tranquillo. Puoi frenare !”.

Lo spavento,quindi, deriva dalla auto-valutazione negativa del ragazzo ancora poco pratico della guida.

L’ aumento di esperienza farà aumentare la fiducia nei propri mezzi e creerà numerose vie d’ uscita di fronte a situazioni di pericolo.

Quando riteniamo di non avere più vie d’ uscita, l’ enorme energia messa a disposizione dal nostro cervello, non trovando uno sbocco , trova sfogo nell’ ultima via rimasta: IL SISTEMA D’EMERGENZA o Sistema Neurovegetativo.

Il modello della stazione ferroviaria può spiegare , a mio giudizio, anche altri fenomeni psicologici.

Basta immaginarsi nei panni del capostazione alla guida di un sistema complesso come quello cerebrale.

Un ‘capostazione ‘ dal carattere fragile o influenzabile può essere indotto a fenomeni ipnotici.

Infatti sovraccaricando il sistema di controllo, distraendo il capostazione, o dando a lui un comando , un’ ingiunzione o un impedimento a prestare attenzione ad alcune modalità sensoriali, il convoglio DOLORE passerà inosservato.

Il capostazione distratto non farà attenzione al dolore, evitando così di mettere in atto i relativi schemi di comportamento di evitamento del dolore.

Abili ipnotizzatori riescono a distrarre lo spirito critico dei soggetti ipnotizzati,inducendoli a comportamenti fuori dalla norma.

 
Mario Di Nunzio
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicologodinunzio.com
Dipendente Ministero della Difesa. Curriculum vitae dettagliato presente sul sito.
Indirizzo e-mail: mdinunzio51 [@] gmail [.] com
Tel. 334 60 64 105







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