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ANALISI PSICOLOGICA DELL’INTOLLERANZA E DEL RAZZISMO

category Psicologia Rolando Tavolieri 10 Novembre 2008 | 7,945 letture | Stampa articolo |
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Mi sono spesso chiesto: come nasce, come si genera il fenomeno del razzismo? Quali sono le cause più profonde dell’essere umano che ci fanno pensare in modo falso ed illusorio che esiste una divisione, una diversità o un elemento che ci separa l’uno dall’altro?

Vediamo come possiamo risolvere questo quesito che tormenta l’uomo da secoli.

Intanto esaminiamo verso chi, verso quali categorie si può essere intolleranti o nei casi estremi razzisti, ad esempio:

  • Si può essere intolleranti verso chi è diverso da noi per cultura, colore della pelle, religione, paese, credenze, ideali, mentalità, ideologie politiche, usi e costumi ed altro.
  • In definitiva possiamo dire che ciò che accomuna tutte le forme di intolleranza e razzismo come elemento principale è “l’essere diversi per qualche elemento”
  • Così alcuni sono intolleranti verso coloro che hanno una religione diversa dalla propria
  • Altri sono intolleranti verso coloro che hanno una ideologia politica diversa dalla propria
  • Un’altra divisione razzista è data tra coloro che hanno una cultura diversa dalla propria
  • Una delle forme di razzismo più malvagie sono quelle che si sono avute (e che purtroppo in alcuni casi ci sono ancora) tra coloro che hanno un colore della pelle diversa dalla propria
  • Anche il paese dal quale si proviene può essere una “scusa” per generare intolleranza e razzismo
  • A volte si ha difficoltà ad accettare le persone diversamente abili, perché possono suscitare dolore, tristezza, pietismo, impotenza,ecc.
  • Persino le scelte sessuali possono essere oggetto di intolleranza, come ad esempio la difficoltà nel passato ed ancora oggi ad accettare persone omosessuali e bisessuali.

Come abbiamo potuto notare le forme di intolleranza e di razzismo vero e proprio sono molteplici ma una cosa li accomuna  tutte:

“l’essere diversi dalle altre persone per qualche elemento in particolare”

Ma come nasce questa mentalità, questo modo di pensare irrazionale, a volte inconscio di non accettare chi è diverso da noi?

Perché ritroviamo queste forme di intolleranza e razzismo da secoli in tante popolazioni e perché non sono ancora sparite nell’era moderna?

Intanto possiamo dire che affinché esista una forma di intolleranza ci deve essere una dualità, due persone, due popoli, due gruppi etnici, due religiosi, ecc.

Poi il secondo elemento è: cosa prova una persona confrontandosi con un’altra diversa da sé per qualche aspetto o qualche elemento?

Alcune persone sono portate a pensare che ciò in cui credono, ciò che pensano, il paese dove nascono, la cultura e la religione ricevuta, il proprio colore della pelle, gli usi e costumi acquisiti, le proprie scelte sessuali, siano un valore assoluto, cioè tutto ciò che fa parte del proprio mondo e vissuto interiore è la verità, è la cosa giusta, è il punto di riferimento assoluto, e tutto ciò che si discosta da questo è sbagliato, bisogna cambiarlo.

Ma vediamo cosa può succedere in una persona intollerante a livello emotivo, interiore, cosa suscita in lui la “diversità” degli altri rispetto al proprio modo di essere e di vivere.

La persona intollerante o razzista di fronte ad una persona che è diversa da lui può:

  • Sentirsi attaccato
  • Può pensare che la propria religione e le proprie idee possano essere sbagliate.
  • Può avere paura degli altri diversi da lui, perchè non li conosce bene, e non sa come reagiranno, come si comporteranno con lui.
  • Può pensare che uno o qualche aspetto diverso notato negli altri, possa esserci, insinuarsi dentro di lui, e questo può generargli paura, può fargli cadere un mondo addosso, un mondo in cui aveva creduto fino ad allora, e questo a volte è intollerabile da accettare per lui/lei. Ad esempio confrontarsi con un’altra religione può far nascere il dubbio che quella religione è più adatta al proprio modo di pensare; oppure stando a contatto con una persona instabile mentalmente, può far pensare che una parte di malattia mentale ci sia anche dentro di lui; stando vicino ad una persona omosessuale, ci si può sentire a disagio perché si può immaginare che una parte di omosessualità c’è anche dentro di lui; si può avere difficoltà ad accettare anche usanze, cibi, rituali, modi di vestire, lingua, musica diverse ed altro ancora, perché ci può crollare un mondo addosso, anche se in realtà basta avere una mentalità più aperta pensando che il mondo è fatto di persone diverse, di mentalità diverse, di colore della pelle diverse, di religioni diverse, di usi e costumi diversi, e quindi perché noi dovremmo avere in mano la verità assoluta di quello che pensiamo e crediamo?

Tutti questi aspetti diversi quindi può generare:

  • la paura dell’altro
  • la paura di perdere potere
  • la difficoltà di mettersi in discussione
  • la difficoltà ad accettare di non avere più una verità assoluta
  • la paura di confrontarsi
  • la paura di perdere qualcosa
  • l’insicurezza
  • la nascita di un dubbio
  • il rinunciare a qualcosa in cui si era creduto da tanto tempo
  • la difficoltà ad accettare che un aspetto diverso dell’altro vi sia “dentro di noi”
  • la paura che nasca una “destabilizzazione interiore” nel confrontarsi con altri diversi da noi
  • la paura di perdere un equilibrio interiore
  • non riescono ad immedesimarsi in un’altra persona

Tutto questo porta una persona che sente una diffidenza nell’altro, o lo vede come un estraneo, nei casi più gravi come un nemico, o una minaccia a causa della sua diversità nei propri confronti a far scricchiolare dentro di lui idee, credenze, modi di comportarsi, stili di vita, cultura ed altro, così anziché accettare il fatto che possa esistere anche un altro modo di pensare, un altro modo di vivere, di credere, di mangiare, di vestirsi, di agire o di comportarsi, di rapportarsi alla vita, ecc, questa persona comincia ad avere paura, o a dubitare in ciò in cui ha fino ad allora creduto, vissuto, sperato, praticamente è come se gli stesse crollando un mondo che per lui era l’unico esistente fino a quel momento, e tutto questo può generare in lui la mancanza di accettazione di una diversità non solo esterna, nelle altre persone, ma esistente dentro di lui, nascosta fino a quel momento.

Dal punto di vista psicologico le persone intolleranti, o che hanno difficoltà ad accettare un aspetto diverso della vita, sono persone egocentriche, narcisiste, nei casi più gravi di intolleranza sono persone egoiste, hanno una paura inconscia profonda dell’altro diverso da sé, hanno un senso di onnipotenza (che li porta a pensare di essere superiori all’altro), pensano di avere la verità assoluta, hanno un pensiero di tipo assoluto verso le cose (e non relativo, basato sul rispetto delle idee altrui) hanno una mentalità chiusa, e tutti questi aspetti, se non vengono esaminati, studiati o meglio ancora analizzati in una persona, possono dar luogo a un fanatismo esagerato, che può travalicare nell’intolleranza, nella non accettazione dell’altro, nel razzismo, e negli scontri etnici, che in realtà hanno una radice, una causa profondamente psicologica, riguarda cioè il vissuto personale delle persone che lo vivono.

Quelle persone che hanno invece una capacità ad accettare gli altri modi di pensare, di credere, di vivere, che hanno un grande rispetto delle idee altrui, degli altri modi di pensare, di agire, di vivere, queste persone hanno una mentalità aperta verso ogni modo di fare e di pensare, tendono ad essere altruiste, si sentono parte di un tutto, sono bendisposte ad accettare modi diversi di pensare e di vivere, hanno una buona capacità di relazionarsi con gli altri, hanno un pensiero relativo (e non assoluto ) sono tolleranti verso gli altri, sono evoluti interiormente, sono persone sensibili ed empatiche, sanno immedesimarsi in un’altra persona e sentire le emozioni di un altro, inoltre non hanno paura di sentire una diversità “dentro sé stessi”, una diversità che si scontra con un mondo in cui si è vissuti ed educati sino ad allora.

Come vengono visti gli immigrati?

Negli ultimi anni il fenomeno dell’immigrazione và aumentando, a causa del fatto che nel mondo continuano ad esserci dei paesi in cui non si muore di fame, o addirittura benestanti e ricchi, e dall’altra ci sono paesi in cui la povertà ha raggiunto dei livelli incredibili, intollerabili che possono portare ad una continua sofferenza o morte per le persone che ci vivono, se gli altri paesi non li aiutano.

Prima che si riesca tutti assieme a ridare autonomia e benessere a questi paesi (ricordiamo l’Africa, molti paesi del sud America e dell’Asia) ci vorranno anni.

Di conseguenza molti abitanti dei paesi poveri emigrano negli stati ricchi, in cui non si muore di fame, in cui c’è possibilità di avere un lavoro e quindi di mantenere la propria famiglia, ed in cui c’è la possibilità di rifarsi una vita.

Ma andiamo ad analizzare qual è l’immagine che gli abitanti di un paese ricco hanno rispetto agli immigrati poveri che raggiungono il proprio paese che continuano ad aumentare, per cercare di inserirsi, per trovare un lavoro, per comprare casa, e purtroppo alcuni anche per delinquere.

A livello inconscio quando vediamo che ci sono degli immigrati nel nostro paese l’immagine che prevale è negativa a causa di questi elementi che associamo agli immigrati:

  • di solito c’è diffidenza perchè non conosciamo queste persone.
  • pensiamo che ci possano togliere qualcosa
  • pensiamo che stanno invadendo uno spazio che non è loro
  • pensiamo che non tutti riusciranno ad integrarsi con la nostra cultura e con le regole sociali del nostro paese
  • c’è poca integrazione tra immigrati e autoctoni, vediamo  cioè che spesso gli uni e gli altri si chiudono in sé stessi, facendo gruppo tra di loro, dialogano e comunicano tra di loro, ma poco con gli abitanti del luogo.
  • non conoscendoli abbiamo un timore inconscio verso di loro
  • a volte inconsciamente ci sentiamo superiori a loro perché non parlano bene la nostra lingua, perché abitano nel nostro paese, perché devono adattarsi a noi e non viceversa, perché sono più poveri di noi, quindi può esserci una sensazione di superiorità rispetto a loro.

Queste paure, questi disagi ed a volte le incomprensioni che possono esserci tra autoctoni ed immigrati, ci portano a giudicare male la persona immigrata, a volerla mandare via, in questo modo cerchiamo di risolvere i nostri dubbi convincendoci che siamo nel giusto e loro (gli immigrati) nell’errore e quindi devono andarsene, ma in realtà quando vogliamo rimpatriare una persona immigrata, questo può significare per noi un modo di eliminare tanti disagi, tante paure inconsce, tanti dubbi, per ristabilire quel “falso equilibrio” che avevamo prima, continuando però ad avere un’immagine distorta della situazione e delle persone immigrate

La cosa peggiora quando ci sono delle persone violente provenienti da altri paesi che delinquono nel nostro.

In questo caso tutte le paure, le diffidenze, le intolleranze che avevamo prima si rafforzano inconsciamente ed emotivamente, cosicché la diffidenza, la rabbia e l’intolleranza aumentano sino a sfociare nel razzismo vero e proprio.

Quando sentiamo dai telegiornali che un immigrato delinque, ruba, rapina o uccide, spesso accade un fenomeno inconscio, quello della “generalizzazione” in cui se la persona che delinque è di un dato paese, si pensa che tutti o quasi tutti gli abitanti di quello stesso  paese debbano essere  delinquenti, quindi spesso c’è una distorsione psicologica ed inconscia che ci fa pensare che ciò che fa una sola persona equivale a ciò che fanno tutti, ma questa è un’illusione psicologica, non è reale.

Ragionando su questo fenomeno, possiamo constatare che esso appartenga ad una dinamica prettamente psicologica, inconscia, emotiva, irrazionale che deve essere analizzata e compresa affinché non diventi una legge a livello personale o sociale.

Ora vediamo le emozioni, i vissuti che le persone non tolleranti possono avere quando si trovano in contatto con immigrati che si trovano nel proprio paese, le emozioni prevalenti possono essere:

- stupore

- paura

- incomprensione dell’altro

- fastidio

- tensione

- risentimento

- rabbia

- non sentirsi più liberi

Attraverso l’analisi dei fenomeni inconsci di cui ho parlato sopra, tutte queste reazioni emotive negative possono cambiare col tempo:

  • imparando a conoscere coloro che vengono da un altro paese, a dialogare con loro, a comunicare con chi è diverso da noi
  • imparando a capirli
  • identificandoci con loro possiamo sentire il loro dolore a livello empatico, le loro difficoltà, e questo ci aiuta a rispettarli e ad accettarli
  • imparando ad accettare la loro diversità ed il loro modo diverso di vivere, di pensare, di relazionarsi con gli altri, ecc
  • imparando dai loro modi nuovi e diversi di vivere, possiamo arricchire noi stessi interiormente ed evolverci tutti
  • avendo una mente aperta verso di loro e verso il loro modo differente di essere e di vivere
  • avendo con loro uno scambio culturale, religioso, di pensiero
  • superando la paura e la diffidenza che a volte ci accompagna

Come possiamo notare, il fenomeno dell’intolleranza e del razzismo ha delle connotazioni prettamente psicologiche ed emotive, e si basa anche e soprattutto su una visione unilaterale, piccola, chiusa, oscura, irrazionale egoistica ed egocentrica della vita, dell’essere umano, del vivere insieme, e della difficoltà di sentirsi parte dell’universo e non i padroni dell’universo.

Quando riusciremo a vedere il mondo come una grande famiglia, in cui quando una persona ha bisogno di aiuto viene in modo naturale e spontaneo aiutata dagli altri membri della “famiglia mondo”, piano piano questi fenomeni psicologici inconsci spariranno dalla nostra mente.







5 Commenti a “ANALISI PSICOLOGICA DELL’INTOLLERANZA E DEL RAZZISMO”

  1. Laura Tussi

    LA CONCEZIONE RAZZISTA.
    Il Nazismo e l’Ermeneutica del Male.

    “La posizione del governo sta rasentando l’ottusità costringendo il nostro Paese in una situazione di isolamento internazionale sempre più preoccupante.
    Siamo a una sorta di delirio di onnipotenza che dovrebbe preoccupare tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Italia: su crisi e immigrazione, in nome della propaganda elettorale, questo governo ci sta spingendo in un tunnel davvero pericoloso”…

    Anna Finocchiaro

    di Laura Tussi

    Nel Mein Kampf, Hitler considera l’ebraismo come il nemico mortale dell’umanità “aria” e del cristianesimo, biasimando tutte le diverse correnti politiche e di opinione che si sono scontrate ideologicamente con il nazismo.
    Secondo Hitler, il vero ed autentico problema storico consiste nella presenza occulta dell’ebraismo internazionale che esercita una costante azione corruttrice del popolo tedesco.
    Il nazismo tedesco propugna un razzismo assoluto per cui anche l’umanità femminile ricopre un ruolo degradato e subordinato dove secondo Hitler “le donne sono oggetti, e ornamenti di un mondo di uomini”.
    L’assoluto razzismo di Hitler riconosce l’esistenza di razze diverse e il pieno diritto della razza superiore di dominare le altre razze nella radicale contestazione dell’idea di uguaglianza propugnata dal marxismo.
    Il concetto di uguaglianza tra gli uomini è considerato da Hitler una corruzione ed intossicazione delle razze, dove il marxismo internazionale avrebbe la responsabilità storica di aver diffuso e propagato il virus dell’uguaglianza tra gli uomini.
    Da queste considerazioni, il nazismo individua il nesso tra uguaglianza, ebraismo e marxismo nella lotta hitleriana contro l’uguaglianza tra gli uomini affermata storicamente dalla cultura progressista e riproposta teoricamente dal marxismo, che per la prospettiva nazista, consiste in un elemento di disordine e caos che turba il regolare svolgimento della natura.
    Secondo la Weltanshauung nazista, il forte domina sul debole e una razza di padroni avrà il diritto esclusivo di utilizzare le risorse della terra a suo unico vantaggio.
    Questa morale, orientata alla lotta per l’esistenza, viene distorta nel momento in cui si affermano i concetti di uguaglianza tra gli uomini e si rivendicano i diritti inviolabili e inalienabili per i singoli individui.
    In base alla concezione nazista, il principio di uguaglianza e la rivendicazione dei diritti universali e imprescindibili della persona scardinano la visione biologica e naturalistica della supremazia della razza forte, introducendo un concetto etico e morale che sovvertirebbe la dialettica naturale dell’esistenza.
    Nei primi decenni del ‘900 era largamente diffusa l’idea che i problemi economici e sociali tedeschi fossero causati dalla degenerazione genetica di una parte della popolazione tedesca.
    Nei primi decenni del secolo, il movimento eugenetico svolse una campagna diffusa per la sterilizzazione obbligatoria delle persone considerate socialmente indesiderabili, tra cui i degenti dei manicomi, gli autori dei reati sessuali, gli epilettici, gli individui con basso quoziente d’intelligenza e le persone moralmente degenerate.
    Il naturalismo razzista propugnato da Hitler diventa una concezione unica con la volontà divina.
    La perenne lotta per l’esistenza con il trionfo del più forte incarna una precisa volontà divina per cui opporsi a questa legge cosmica non solo è contro il naturale svolgimento della vita, ma ponendosi a tutela dei deboli, dei diversi, dei malati, degli antisociali, consisterebbe in una clamorosa violazione della volontà divina contro Dio e contro le leggi naturali.
    Hitler critica il marxismo quale strumento politico della congiura ebraica e internazionale per il dominio della massa sui singoli, ricalcando la tradizionale critica reazionaria alla democrazia.
    Hitler con il sistematico accostamento tra ebraismo e marxismo vuole colpire la complessa corrente di pensiero e di civiltà, alla base dell’evoluzione culturale, civile e sociale della tradizione occidentale, rimuovendo dalla coscienza moderna la concezione stessa dell’uguaglianza tra gli uomini, ossia il grave virus che la cultura ebraica, tramite il cristianesimo, ha diffuso nella civiltà occidentale.
    Questa idea, inerente l’uguaglianza degli uomini al cospetto della divinità, fu costitutiva della tradizione cristiana che attuò una rivoluzione culturale ed etica, proclamando l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio.
    Questa concezione si radica nella cultura religiosa ebraica da cui è sorto il cristianesimo ed è stata ripresa nel programma politico e sociale del marxismo, in qualità di erede dell’illuminismo e del giusnaturalismo.
    Il razzismo nazista nega radicalmente la concezione dei diritti inalienabili e imprescindibili delle singole persone e dell’uguaglianza tra gli uomini e le razze.
    Il cristianesimo ha propugnato l’uguaglianza degli uomini davanti a Dio.
    Il giusnaturalismo e l’illuminismo hanno laicizzato questa concezione religiosa, proclamando l’esistenza di diritti universali di ogni singolo, uomo e donna e il marxismo ha proclamato con il suo programma sociale, civile ed economico, proprio l’uguaglianza tra gli uomini, proponendo l’antitesi più valida e radicale di ogni concezione razzista, affermando l’utopia della costruzione di un mondo di liberi e uguali.
    L’assolutismo razzista di Hitler agisce in controtendenza rispetto all’evoluzione civile e spirituale progressista della tradizione occidentale, al fine di far emergere una situazione sociale e biologica per cui il più forte possa dominare sul più debole.
    L’assoluto razzismo hitleriano vuole fare coincidere ebraismo, cristianesimo, illuminismo e marxismo come ideologie colpevoli di difendere il principio egualitario e la connessa concezione dei diritti inalienabili che costituiscono per Hitler il massimo crimine contro la visione del mondo razzista del nazismo.
    L’abbinamento nazista tra ebreo e comunista costituisce una manovra propagandistica, attraverso cui l’ebraismo internazionale viene identificato ed utilizzato come capro espiatorio di tutti i problemi della nazione tedesca, con la volontà di contrastare il valore del concetto stesso di uguaglianza dei diritti umani, riportando il contesto della razza dominatrice a una concezione aristocratica, biologicistica e virile della vita e della lotta per l’esistenza.
    La concezione razzista del nazismo, teorizzato da Hitler, prevede il dominio universale e totale della razza superiore da realizzarsi non solo con l’eliminazione sistematica degli ebrei, ma anche con l’annientamento e la sottomissione di tutti i popoli, le categorie e i gruppi sociali considerati inferiori, contro la deriva della modernità, i cui principi fondanti sono rappresentati dall’illuminismo e dal programma marxista che, al contrario, prevede la possibile costituzione di una società di liberi ed uguali.

    Laura Tussi

  2. sandro graziaani

    non credo che la paura di possedere dei tratti di ciò che viene considerato diverso, generi “razzismo”, almeno non a livello cosciente, ritengo che si voglia difendere il primato della propria razza, cultura, identità e così via, da contaminazioni provenienti, derivanti dagli altri.
    per di più il razzismo può essere instillato, fomentato, a fini politici, economici, sociali, può essere “un falso scopo” verso il quale concentrare l’attenzione delle masse, plasmando, attraverso dei meccanismi di plagio, la convizione che tutti i problemi di un Paese, di una nazione sono riconducibili alla presenza di stranieri, di altri diversi, in qualche modo da noi, dove con il termine “noi” si indicano solo quelle persone che il razzista ritiene appartenenti al proprio gruppo.

  3. alessandro

    Dott. tavolieri, ha tralasciato nella sua analisi due concetti fondamentali:
    - la constatazione
    - il paragone

    la constatazione viene dall’ esperienza personale diretta o indiretta che si é fatta con persone diverse, per idee o altro, da se. L’ intolleranza, o la mal sopportazione, ed anche il razzismo, non nascono quasi mai senza esperienza, anzi spesso o quasi sempre ne sono una diretta conseguenza, per lo meno in persone intelligenti.

    Il paragone consta nel porre in una bilancia gli atteggiamenti tipici o manifesti di un gruppo di persone identificato per razza, idee, usanze, caratteristiche fisiche, religione o altro, e pesati in confronto agli stessi parametri del gruppo di persone in cui una data persona si identifica o di cui si sente parte.

    Voi psicologi avete il brutto vizio di legare l’ intolleranza a paura e a ignoranza, beh, lasci che le dica una cosa, questo assolutismo non funziona, é errato, per questo non si riesce a ‘curare’ queste ‘fobie’ con i metodi che lei elenca.

    Saluti

  4. alfio puglisi

    Chiarissimo ed esauriente articolo . Grazie .
    Mi chiedo in aggiunta quanta responsabilità hanno quei governi che non sanno gestire e controllare il fenomeno immigrazione ( per incapacità , per strumentalizzazione politica , per ideologia ,ecc..) rispetto al povero cittadino , spesso ignorante , che si trova immerso in un problema del genere ?
    E se questa responsabilità fosse dimostrata gli studiosi analisti in modo obiettivo (sic!) dovrebbero dire ai ” cittadini ” che appaiono razzisti quanti e quali errori sono stati commessi da coloro che li governano .
    Per completezza d’informazione .

  5. rolando

    Buongiorno Alfio,
    da una parte dobbiamo dividere il discorso, cioè il razzismo come inutilità e negatività a livello interiore e sociale, dall’altra l’organizzazione dei popoli per poter vivere in modo autonomo ed indipendente, è ovvio che dovremmo essere tutti autonomi, ma siccome sino ad oggi 2015 questo non è ancora possibile al 100 per cento, è bene aiutare chiunque abbia bisogno sia nel nostro paese che nel loro.
    Anche il concetto di paese mio o tuo o suo, per me non ha senso, noi apparteniamo al mondo, anzi all’universo, ogni essere vivente deve sentirsi a casa propria come in famiglia ovunque vada, questo è il mio concetto del mondo, per quanto difficile possa essere per altri.
    Cordiali saluti

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