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Antiomofobia è prima di tutto rispetto di sé. Superare l’omofobia interiorizzata

category Atri argomenti Maurizio Palomba 16 Gennaio 2012 | 2,639 letture | Stampa articolo |
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L’omofobia interiorizzata è l’accettazione conscia o inconscia da parte di gay e lesbiche di tutti i pregiudizi, le etichette negative e gli atteggiamenti discriminatori, citati sopra, di cui essi stessi sono vittime.

Il termine “omofobia” fu coniato da Weinberg (1972) che lo usò per indicare la “paura degli eterosessuali di trovarsi a stretto contatto con gli omosessuali” e il “disgusto per se stessi” (self-loathing) degli omosessuali medesimi (p. 4). L’introduzione di tale concetto, nella sua duplice valenza, ebbe una funzione pionieristica nelle scienze sociali degli anni ’70 che si occupavano di omosessualità.

Un gay o una lesbica che fin dall’infanzia ha sentito introno a sé pregiudizi e atteggiamenti negativi nei confronti dell’omosessualità è naturalmente portato a interiorizzare parte di tutto ciò, finendo per sentirsi “sbagliato” in quanto omosessuale. Ciò è tanto più vero in quanto i gay e le lesbiche crescono generalmente senza modelli positivi di riferimento e nella maggior parte dei casi senza poter trovare nella famiglia d’origine un adeguato supporto.

Chi è affetto da omofobia interiorizzata ha difficoltà ad accettare serenamente il suo orientamento sessuale, fino alla completa negazione di tale orientamento. Nella vita di tutti i giorni tende a giudicarsi negativamente e spesso guarda con disapprovazione i tentativi del movimento gay di ottenere maggiori diritti per le persone omosessuali. È preoccupato che gli altri scoprano la sua omosessualità, a volte finge di essere eterosessuale e spesso non riesce a sviluppare una sana relazione di coppia. Vorrebbe diventare eterosessuale e potrebbe aver fatto dei tentativi psicoterapeutici in proposito. Col tempo può sviluppare ansia, depressione, problemi con l’alcol e con il cibo, ansia sociale e disturbi sessuali.
L’omofobia interiorizzata indica l’insieme di sentimenti (rabbia, ansia, senso di colpa, ecc.) e atteggiamenti negativi verso caratteristiche omosessuali in se stessi e nelle altre persone. Il suo sviluppo è considerato, tuttavia, un processo normale nella vita di gay e lesbiche, in quanto è un’inevitabile conseguenza del fatto che tutti i bambini sono esposti alle norme eterosessiste. Quasi tutte le persone omosessuali, quindi, hanno sperimentato, nel corso della propria crescita, atteggiamenti ed emozioni negative verso la propria omosessualità. In alcuni casi, però, l’omofobia interiorizzata può causare un disagio tale da comportare lo sviluppo e il mantenimento di vere e proprie psicopatologie.
Definizioni varie:
- gli aggressori per autodifesa “ sembrano interpretare le parole e le azioni della vittima dell’aggressione sulla loro opinione che gli omosessuali sono predatori sessuali, e tipicamente ritengono di stare difendendo se stessi da una proposta sessuale aggressiva”.

- gli aggressori ideologici “vedono se stessi come controllori delle norme sociali che stanno punendo gli omosessuali per la loro trasgressione morale” e anche se di solito non vogliono muovere obiezioni all’omosessualità’ in sé, tendono ad essere intolleranti verso l’effeminatezza maschile o l’ostentazione pubblica delle “devianze” sessuali.
- la terza e la quarta motivazione, verrebbero da bisogni legati allo sviluppo dell’adolescenza .Gli aggressori in questo caso  commettono l’aggressione per alleviare la noia, per divertirsi, eccitarsi e sentirsi forti”.
- gli aggressori di pari condizione “ commettono l’aggressione per provare la propria forza e la propria eterosessualità agli amici”. Questi aggressori, come i precedenti, tendono a minimizzare propri sentimenti anti-omosessuali, a rimproverare i loro amici per l’aggressione, ed a minimizzare il danno provocato.

Già da molto tempo, dunque, è ingiustificato considerare l’omosessualità come una malattia, ma nonostante questo le persone comuni continuano ad avere questo pregiudizio e gli omosessuali continuano ad essere vittime dell’omofobia! La società in cui la persona omosessuale vive, infatti, è ancora fortemente omofobica ed eterosessista, e ciò influenza enormemente lo sviluppo individuale ed il comportamento di gay e lesbiche. A causa dell’omofobia e dell’ eterosessismo, infatti, la persona omosessuale, fin dall’adolescenza, sperimenta sensazioni di diversità e di sofferenza emotiva, che la spingono verso l’isolamento sociale e che le impediscono di venire allo scoperto (coming out). Inoltre ciò rendono difficili i rapporti interpersonali e addirittura a volte anche quelli fra gay stessi!
Si pensi ad un partner che condivide e partecipa al movimento per i diritti dei gay e ad uno più chiuso e “velato” che invece continua a vivere in clandestinità, spesso con una bassa autostima!
Ed è per questo che pubblico qui una serie di suggerimenti che passano a rinforzare la propria autostima fondamentale per attraversare la propria omofobia interiorizzata al fine di procedere verso una realizzazione di sé nel rispetto sia dei propri tempi e dei propri modi nel farlo.

MIGLIORARE L’AUTOSTIMA, SI PUÒ?  SÌ, ECCO ALCUNI MODI PER UN GAY:
1.    Diminuzione del divario tra il sé percepito e il sé ideale, con un livello di aspirazione più realistico, obiettivi più ragionevoli e proporzionati, aspettative più adeguate alle possibilità.
2.    Individuazione del concetto di sé (percepito): valutazione delle distorsioni e pregiudizi (maschile/femminile), preconcetti e stereotipi (es. “Per uno come te non c’è posto a questo mondo”), trasformazione della eccessiva critica negativo-svalutativa su di sé.
3.    Inserimento o “coming out” in gruppi e nella rete sociale, sperimentando accettazione e socializzazione.
4.    Realizzazione, quando possibile, della stabilità della vita di relazione intima e di coppia.
5.    La relazione gay stabile e duratura funziona soprattutto per queste caratteristiche specifiche: alto grado di compatibilità e comprensione reciproca (somiglianza, affinità elettive); differenza tra i partners di età, razza, status, personalità… così da dare la complementarità necessaria al mantenimento della tensione sessuale e lo spazio per crescere insieme;
6.    Fedeltà emotiva con se stessi e, di conseguenza con gli altri per una maggiore congruenza e autenticità, flessibilità sessuale e più variabilità nei ruoli, non stereotipati, ma creativi.

L’accettazione della propria identità sessuale permette il confronto con altri gay e lesbiche e favorisce il processo di coming out, essa rappresenta la strategia più efficace e socialmente utile nello sconfiggere l’omofobia interiorizzata.
E, sappiamo infine che questo processo, forse, dura tutta la vita… è un work-in progress come tutta la nostra esistenza!

si suggerisce la lettura Crescere Autentici. (a cura di Mauzio Palomba) Kappa ed. 2009

 

Dr Maurizio Palomba
psicologo, psicoterapeuta, counselor
http://www.aiutogay.it/mp.htm







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