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ann88

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Sunday, December 31st 2017, 2:28am

Soffrire per la solitudine dei propri genitori

Studio in un università lontana da casa e i miei genitori vorrebbero trasferirsi qua vicino.
Io sto pensando a quanto possa essere triste.
Loro sono abituati alla vita del paesino dove tutti conoscono tutti e magari uscire di casa per andare a fare la spesa significa incontrare solo facce amiche.
Credo sia tristissimo che loro si trasferiscano qua, non avranno NESSUN amico..non penso riescano a farsene dei nuovi
Io vivrò "oppressa" e inizierò a non sopportarli perchè ormai sono una donna ed è normale non sopportare di vivere con mamma e papà fino ai 25 anni e ciò li farà sentire ancora piu soli.
Ma mi viene da piangere anche a pensare di lasciarli da soli nel paesino perchè nessuno si prende cura di loro, pottebbero ammalarsi o sentirsi male e io non lo verrei a sapere
Sto impazzendo piango quasi ogni notte pensando alla mia carriera da medico e se valga la pena di far soffrire i miei genitori così per ottenerla.. Insomma non posso semplicemente vivere a casa con loro? Posso renderli felici e posso trovare qualche lavoretto, possiamo vivere tutti insieme ,posso rinunciare alla mia vita per loro
Mi sento malata a fare questi pensieri, mi serve un aiuto per sapere se sono l'unica figlia a soffrire così tanto per questo tipo di situazione o anche voi avete mai pensato di dedicare la vostra vita ad accudire i vostri genitori solo per non farli soffrire? E quanto effettivamente il mio abbandono li farà soffrire?

gloriasinegloria

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Sunday, December 31st 2017, 11:02am

Ciao Ann :)

io ti suggerirei di rivalutare l'importanza di alcuni fatti che hai esposto.

Prima di tutto il fatto che siano i tuoi ad aver espresso questo desiderio. Certamente avranno fatto le loro valutazioni, e se sono arrivati a ventilare questa scelta...dovrebbe voler dire che, tutto considerato, trovano più entusiasmante la scelta di spostarsi rispetto a quella di restare dove sono.

Ho visto i miei nonni fare la stessa scelta per seguire mia madre, dopo il matrimonio e la mia nascita. La situazione era molto simile: i miei nonni erano perfettamente integrati nel loro paese di nascita e in una vita di relazioni semplici e certe, e si sono ritrovati in una città di altra regione...di cui facevano una fatica bestiale a capire anche il dialetto!!! Sicuramente hanno sofferto un po' nel lasciare le abitudini e le relazioni di una vita intera, ma ti assicuro che avrebbero sofferto molto di più nel fare una vita troppo distante da quella della loro unica figlia. Inoltre devo dire che mio nonno riuscì senza troppi problemi a ricrearsi quel giretto degli uomini semplici del tempo, che era nella partitella a carte e nelle quattro chiacchiere da bar, con la differenza che in città poteva scegliere, mentre in paese ce n'era magari soltanto uno; e mia nonna, sebbene non fosse tipo da shopping e vetrine, trovava sfizioso poter provare e scegliere tra più negozi nel quartiere cittadino, piuttosto che andare all'unico emporio del paese; inoltre non fece neanche troppa fatica nell'istituire quelle relazioni di buon vicinato con le signore del quartiere, che avevano poi gli stessi oggetti e contenuti di quelle che aveva lasciato.

Penserei, cioè, che oltre al piacere sicuro di stare vicini alla propria figlia, i tuoi possano aver ben valutato che il trasferimento in città possa essere anche per loro stessi una fonte di stimoli nuovi.

Credo invece, e qui parlo da mamma, che daresti loro un dolore vero se - credendo di far bene - rinunciassi alla tua vita (professionale e globale) per loro e per stare con loro. Da mamma sarei afflitta e angosciata se mio figlio facesse questo.

Il secondo punto che rimediterei è questo : stare vicini non equivale necessariamente a vivere nella stessa casa. Potreste trovare un appartamento adatto alle loro esigenze nella città in cui vivi, e mantenere la tua indipendenza abitativa attuale, spiegando che questo è importante per te, così come la maggior parte dei giovani spiega senza incontrare alcun ostacolo ai propri genitori. Avreste comunque la possibilità di essere reciprocamente presenti in caso di piccole emergenze dell'uno o dell'altro, e sicuramente potreste condividere molti più pasti e ore insieme di quanto non possiate ora, mentre ognuno manterrebbe quell'autonomia di vita che è già in corso, e che è importante per tutti.

;)

fran235

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Sunday, December 31st 2017, 11:26am

RE: Soffrire per la solitudine dei propri genitori


Sto impazzendo piango quasi ogni notte pensando alla mia carriera da medico e se valga la pena di far soffrire i miei genitori così per ottenerla.. Insomma non posso semplicemente vivere a casa con loro? Posso renderli felici e posso trovare qualche lavoretto, possiamo vivere tutti insieme ,posso rinunciare alla mia vita per loro ....
E quanto effettivamente il mio abbandono li farà soffrire?


ti parlo da genitore....la lontananza fa male, ma non vorrei per nulla al mondo che un figlio abbandonasse i suoi sogni per me. C`e` una differenza fondamentale tra genitori e figli. I primi sono responsabili della nascita dei secondi. Non e` l`inverso.

ps
in ogni caso e` molto bello che tu ti preoccupi per loro
The sound of waves in a pool of water
I'm drowning in my nostalgia

ipposam

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4

Sunday, December 31st 2017, 3:03pm

La scelta dei tuoi genitori è probabilmente dettata dalla difficoltà di questa transizione, che però è inevitabile. Tu stai divento adulta, è giusto che accada. È giusto che i genitori affrontino questo piccolo strappo e lo superino, se vuoi aiutarli parlagli di queste tue preoccupazioni, ma rassicurali sul fatto che gli vorrai sempre bene e quando possibile tornerai a trovarli. Tu però devi andare per la tua strada, laurearti, avere un lavoro, una famiglia tua; i tuoi genitori capiranno e se la caveranno, come tutti. Già sei fortunata ad averli entrambi, quando ne dovesse rimanere uno solo (spero per te il più tardi possibile) sarà ancora più difficile lasciarli, quindi questo è un buon momento per farlo.
Soffrire di queste separazioni è normale; anche io quando sono andata a convivere soffrii nel trasferirmi. È per questo che crescere è doloroso.

5

Monday, January 1st 2018, 2:32am

Mi accodo alle parole di ipposam.

Sai, ti capisco molto bene, perchè ci sono passata pure io.
Ormai sto praticamente finendo con l'università, si pone il problema del dopo: per una serie di vicissitudini (malattia abbastanza seria di un genitore), ho sempre avuto paura di 'perdere' dei momenti con i miei genitori e che magari un giorno me ne sarei pentita. Passo quasi tutto l'anno a oltre 1500 km lontano da casa, natale, capodanno, cerco di passarli con loro, perchè obiettivamente sono soli, insieme a mia nonna.

Cosa succederà, dopo? Io, quasi sicuramente, non tornerei a 'casa' una volta finiti gli studi, non c'è lavoro, le prospettive sono minime.

E allora, allora si vedrà. Però sicuramente, l'idea di trasferirsi in una città che i miei conoscono molto bene e amano è una possibilità da tenere in considerazione: rispetto al paesello, la città ha più prospettive, circoli, attività da fare, sicuramente più possibilità di conoscere altre persone.
Dici tu, "fare la spesa, facce amiche", anche questo è vero, però le stesse facce amiche magari non ti salutano per le scale, pur essendo vicini di casa da 20 anni ed essendo in "buoni rapporti", ognuno poi a casa sua. Non escludere la possibilità che la loro idea di andarsene sia anche per poter trovare un ambiente migliore rispetto a quello che lasciano.

Ciò non toglie che, purtroppo o per fortuna, io ho anche la mia vita da portare avanti: che sia una relazione, degli amici, un lavoro, e tutte queste cose non possono sempre gravitare sotto "il controllo" genitoriale, perchè è giusto che gestisca le persone, i rapporti, la casa, come meglio creda senza dover spiegare o rendere conto.

Il grosso problema, e me ne rendo conto, è che noi figli unici molto spesso abbiamo dei genitori che praticamente si annullano per i figli: gli amici sono i genitori degli amichetti, che durano finchè vai in quella scuola, è un po' come se cercassero di non 'recidere' il cordone ombelicale, ma il grosso problema è che tu, presto o tardi, dovrai spiccare il volo. Ed è una cosa che non solo i tuoi, ma anche tu devi accettare. I tuoi genitori tenderanno ad essere più anziani, acciaccati, e tu non potrai farci nulla, se non aiutarli per quanto ti sarà possibile.

Ricordati che sei una figlia, non il bastone della vecchiaia: una soluzione si trova sempre, in qualche modo.

gloriasinegloria

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6

Monday, January 1st 2018, 9:48am

Soffrire per la solitudine dei propri genitori

Buongiorno e Buon Anno a Tutti! :beer:

Vorrei provare a lanciare una domanda/riflessione centrata specificamente sul titolo del thread. :)

Il principio da cui parto, personalmente, è che soffrire per la solitudine dei propri genitori (sapendo che quando i genitori ne soffrono...ne soffrono proprio molto seriamente) sia né più che meno che un sentimento che può solo fare onore al figlio/a che lo viva, dimostrando la sua capacità di reciprocità nel vivere gli affetti.

Questa reciprocità di sentimenti, secondo me, può solo nobilitare chi la viva e migliorare ed arricchire la vita tutti (genitori e figli) al solo viverla con equilibrio, e cioè evitando tutte quelle derive che sconfinino nel territorio pericolosissimo delle reciproche dipendenze psicologiche sino a comportare vere e proprie mutilazioni esistenziali dell'uno o dell'altro.

Mi pare di constatare, invece, che sia molto diffusa una "filosofia di fuga" che - scusate la franchezza - sembra prontissima a prendere le distanze da qualunque reciprocità, e che lo faccia ammantandosi di mai dimostrate "superiori ed elettive motivazioni psicologiche" , basate sul noto assioma del "recidere il cordone ombelicale".

Nel mio piccolo continuo a pensare che "il cordone ombelicale" (=dipendenza) sia una realtà, e che l'amore maturo e adulto verso i genitori (come verso chiunque) sia tutt'altra realtà interiore.

E invece vedo queste due realtà distinte essere assiomaticamente (quanto inspiegabilmente) ridotte ad una, che è quella che poi conduce alla formula "nooo! se vuoi essere adulto devi dare il tuo ciaone a mamma e papà!...E sì...potranno anche soffrire, ma tu devi fare la tua vita, e lasciarti a distanza tutto quello che potrebbe ostacolare il tuo volo verso quattrini e carriera e tue relazioni, che saranno la tua vera realizzazione!" .

Ecco: la mia domanda/riflessione è proprio questa : ma chi l'ha detto (autorevolmente, intendo) che sia proprio corretta questa impostazione, e da dove attinge la propria simil-autoritarietà logico-psicologica?

Ci può stare e c'è sempre stato chi, per le ragioni più varie (caratteriali e/di relazione) ha vissuto così male e così anaffettivamente il rapporto con i genitori da poter desiderare soltanto di fuggirne dimenticando. Ma sono casi limite e patologici.

La normalità prevalente è di figli che amano i genitori da cui sanno di essere stati amati, e ...giuro che non vedo proprio come questi figli potrebbero "vivere bene, anzi meglio" mettendo il silenziatore alla propria coscienza nel fregarsene di tutto, dandosi il pretesto del "devo fare così sennò non sono adulto e non mi realizzo come potrei!" ...

Penso proprio ai figli, sia chiaro, quando mi chiedo: ma come potrebbero mai, i figli, stare "bene o addirittura meglio" se vivendo maturi sentimenti di amore, sapessero di un padre o di una madre rimasti soli chissà dove, a solo guardarsi le foto di quella che era una famiglia e macerandosi nella solitudine di giornate che lasciano loro troppo tempo per pensare "ma che ci sto più a fare?" . Come possono i figli che è vero che amino, reggere questo e trovarci pure la "motivazione psico elettiva" come silenziatore della coscienza ?

Chi vive il rapporto con la famiglia nel segno dell'anaffettività ...certo che non ha questi problemi. Ma gli altri (che continuo a credere e sperare siano la maggioranza) ? Come si fa (chiedo) a consigliare loro "vai vai, e non guardarti indietro!" ? Ma non viene almeno il dubbio che il giorno in cui quel genitore, dopo aver vissuto i suoi ultimi anni in solitudine, passi a "miglior vita" in quella stessa solitudine...saranno proprio i figli capaci di amore adulto a subire il peggiore supplizio e contrappasso che la vita possa infliggere?

Ultima considerazione e non Vi annoio più : di "moderno" non vedo assolutamente nulla in tutto questo. C'è sempre stato chi ha vissuto anaffettività o degradi o necessità così stringenti da chiudere il proprio "capitolo genitori" senza scrupoli e senza rimpianti, lasciandoli per sempre , fino a saperli morti in qualche ospizio o cronicario...

Quel che trovo di "moderno" in un senso che a me raccapriccia è il fatto che la piega anaffettiva sembri oggi il fulcro di una "scuola di pensiero" che - ripeto - non vedo proprio da quale Cattedra possa essere dispensata come "legge di salute" (e senza neanche un simulacro di salvifico dubbio) a chi...magari potrebbe essere (per sua fortuna di Vita) meno anaffettivo di chi sale in cattedra...

?(

ipposam

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Monday, January 1st 2018, 12:35pm

Gloria, tra il vivere il rapporto con i genitori in modo simbiotico e dipendente, e il viverlo in modo freddo e anaffettovo, c’è la sana via di mezzo del viverlo in modo equilibrato, rompendo il cordone ombelicale quando è sano che si rompa, e imparando, tutti, genitori e figli, a stare in piedi per proprio conto e senza che il legame della genitorualità prevarichi sugli altri.
Non serve che a dirlo siano studi o altro, lo dice la stessa vita. Peraltro la specie umana è l’unica al mondo a tenere i “cuccioli” sotto la protezione genitoriale per vent’anni e più. Vero è che il nostro mondo è complesso, e i nostri “cuccioli” non potrebbero certo essere pronti ad inserirvisi in pochi mesi. Ma questa stortura di una metà della vita passata con i genitori dà adito poi a difficoltà come quelle di questa ragazza, e che sono poi rafforzate dall’essere bidirezionali (soffre il figlio, e soffrono i genitori).
La mia opinione è che siamo noi genitori ad avere il dovere di facilitare l’allontanamento dei figli con ogni mezzo, sia esso economico o emotivo, affinché trovino se stessi e realizzino la propria vita. Ovviamente non mi riferisco ad un allontanamento fisico quanto piuttosto emotivo; il distacco dai genitori è la necessaria premessa perché diventino adulti e si preparino alla nostra mancanza. Un genitore che ostacoli questo distacco, usando sensi di colpa o altro, manca nel suo compito più importante, che alla fine è preparare i figli alla vita adulta. È noto che molti falliscono in questo; essere genitori è tutt’altro che semplice, è amare incondizionatamente ovvero senza chiedere nè aspettarsi nulla in cambio, ma un conto è dirlo, dichiararlo, un altro metterlo in pratica. C’è chi rivive nei figli le proprie aspirazioni mancate; chi li usa come cura per la propria solitudine; chi ne fa un aiuto per la vecchiaia credendo anche di essere nel giusto, chi non ha concluso nulla nella vita e ha bisogno di avere i figli vicino a dimostrazione di valere qualcosa. Sono tutte défaillance umane, comprensibili, ma lontane dal definirsi un buon esempio di genitore. Una buona madre e un buon padre aiutano il figlio ad andare per la sua strada rimanendo a guardare dal porto sicuro che è la loro casa; una casa da cui è giusto che la navicella del figlio salpi verso rotte anche ignote, sapendo di potervi sempre tornare e ritrovare immutato l’amore dei genitori.

gloriasinegloria

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Monday, January 1st 2018, 6:12pm

tra il vivere il rapporto con i genitori in modo simbiotico e dipendente, e il viverlo in modo freddo e anaffettovo, c’è la sana via di mezzo del viverlo in modo equilibrato

Il principio è adamantino. E' , però, il suo applicativo concreto ad essere altissimamente opinabile.

Tanto che...tu ed io enunciamo lo stesso identico principio, ma poi sembrerebbe che tu chiami "cordone ombelicale" molto di quello che io chiamo amore filiale adulto, tanto quanto tu chiami "amore equilibrato" molto di quello che io chiamo anaffettività...

Nel concreto: non bisogna essere maghi per sapere che nella media delle famiglie i genitori siano felici e contenti di tutti i traguardi via via ottenuti dai figli in termini di autonomia e che siano anche ben felici di godersi la propria autonomia, finchè giovani e forti. MA... non bisogna essere maghi anche per sapere che pur nella più solare e sana delle famiglie...prima o poi uno dei genitori resterà solo, poi anziano e reso fragile (psicologicamente ancor prima che fisicamente) dai mille acciacchi di salute che l'età comporta.

Ora : ci sono, ci saranno e ci sono sempre stati, figli assolutamente capaci di essere molto distratti e indaffarati anche in questi frangenti. Ce ne sono altri che per lavarsi la coscienza mettono mano al portafoglio e risolvono con badanti e case di riposo stellate. Ce ne sono altri ancora che vivono dall'anima il concetto chiaro "a mio padre (o a mia madre) non farò mai questo e mi vergognerei di solo pensarlo!" .

Siamo pratici, ipposam : per te i maturi e adulti sarebbero quelli delle prime due specie e quelli cordonati sarebbero quelli della terza specie?

Ecco: per me gli immaturi in cerca d'autore sono quelli delle prime due categorie, e pure con alta probabilità di non trovare mai l'autore, se hanno percorso la vita nell'impotenza perniciosa di sentire e vivere in reciprocità il primo e più importante rapporto della vita, che è quello con chi la vita ce l'ha data e l'ha curata in ogni modo possibile.

Sono felicemente circondata dall'esempio di amici (sia donne che uomini) sui 50 d'età, tutti impegnatissimi nelle loro professioni-mariti-mogli-figli, tutti con vite sociali perfettamente appaganti e intense, o poi hobbies e sports e vacanze varie da sempre. Mi verrebbe solo da ridere a considerarli "cordonati", e spesso e volentieri sono ex ragazzi che hanno "sudato e fatto sudare" le classiche sette camicie nei contrasti genitori/figli dell'adolescenza e della prima gioventù (come io stessa sono stata così nel rapporto con i miei). Tutti siamo felici di essere "liberi e belli" e di farci la nostra vita, a nostra misura, fin quando mamma e papà sono altrettanto in grado di fare la loro e di godersela, ma...cara Ipposam...se c'è un genitore in difficoltà...siamo lì e staremmo solo malissimo noi a non poterci essere.

L'anno appena concluso è stato terribile per un mio amico (avvocato e con tutti gli impegni inderogabili e le responsabilità pesantissime che questa professione comporta) : ha entrambi i genitori viventi ma suo padre è vittima di una forma molto severa di Alzheimer, che include sragionamenti di 24h/24 e spiccata aggressività. Questo amico, che stimo immensamente, non avrebbe potuto inserire nella sua giornata-tipo neanche una partita a tennis. Quando si è conclamato il problema del padre, e quando sua madre era totalmente impossibilitata a governarlo, ha strappato il tempo che non aveva con le unghie e con i denti, ma...è riuscito con amore e disperazione a trovare con cernite continue i professionisti rivelatisi più idonei a gestire al meglio la patologia paterna e...miracolo: grazie alla sua dedizione si è addirittura capito che l'unica persona con cui restasse un ponte di contatto con il padre...fosse proprio questo figlio!

In parallelo ho purtroppo qualche cliente che vive l'esperienza opposta. Proprio prima di Natale ne ricevo uno: anzianissimo e con moglie totalmente invalida a casa (invalida sia sul fronte motorio che su quello intellettivo, ormai) . Al momento dei saluti di commiato faccio i miei auguri e gli chiedo (con mia leggerezza idiota) dove passerà il Natale (so che ha quattro figli, e nella mia mente non c'era che potesse restare da solo). Son restata a pensarci e a ripensarci per decine di volte all'amarezza della sua risposta, che era questa : "a natale, come ogni giorno, dovrò arrangiarmi a improvvisare pranzo e cena per noi due che siamo rimasti soli....Eh....c'erano le tavolate con le famiglie dei 4 figli e tutti i nipoti, quando era mia moglie che preparava la tavola per tutti...ma da quando mia moglie non può farlo più...sono spariti tutti..." .

E pensare - dico io, fra me - che ci sarebbe persino il catering per qualunque portafoglio, se ci fosse il cuore a battere, sotto al portafoglio! :(

9

Monday, January 1st 2018, 6:42pm

Cara Gloria,
ti rispondo perchè, in qualche modo, mi vedo citata.
E' chiaro che il genitore anziano non debba essere visto come cappio al collo, ma non deve neanche diventarlo: sta al figlio trovare il giusto equilibrio.
Come tu hai citato amici, conoscenti, pazienti, io ti posso dire che, dall'alto dei miei 25 anni, ho una cara amica che anche quando deve uscire con i suoi amici include i genitori, perfino andare al cinema per dire, perchè loro resterebbero soli, a casa. Conosco persone che di anni ne hanno 50, anche 60, che si sono prodigati ad accogliere i genitori in casa con loro, insieme a consorti e figli: in alcuni casi, il divorzio è stato anche ben alimentato da non poter avere una discussione 'alla pari' con la propria compagna, senza avere l'ingerenza dei genitori di lei ad un metro di distanza.
Conosco anche altri che hanno avuto la prima ragazza a 38 anni, perchè troppo intenti ad occuparsi degli acciacchi dei propri genitori e a portare il pane in tavola.
Come ne conosco altri che arrivati ai 50 anni, si ritrovano soli, avendo avuto come "scopo" nella vita occuparsi dei propri cari.
E dimmi, a 50 anni, esattamente, come e in che modo riusciresti a mettere in piedi la tua vita, avere una famiglia, qualcuno di caro da cui tornare a casa?
Io mi sono immedesimata, in questa situazione, non so se troverei una soluzione, oltre alla solitudine.
E credimi, ti sembreranno casi estremi, ma è molto più diffuso di quel che credi.

Non è "la cena di natale", non è "aiutare i propri genitori" il focus, è che i figli unici, oltre a godere di tutti i giocattoli e le attenzioni di questo mondo, hanno anche un rovescio della medaglia: non hanno nessuno su cui contare, oltre ai genitori. Devi riuscire a intessere la tua rete sociale nel tuo stesso interesse molto più di tutti gli altri.
Un domani, quando i miei non ci saranno, io sarò sola: non avrò sorelle, non avrò fratelli, non avrò nessuno. E' anche nel MIO interesse cominciare a "calibrare" la giusta distanza, perchè la morte di un genitore devasta, ma la morte di due genitori per un figlio unico significa che Natale potrei essere io a passarlo sola, al tavolo di casa, senza nessuno da invitare o chiamare, in quanto tutti hanno la propria famiglia e i propri cari.
E non è una cosa poi così scontata, l'ultima che ho scritto, se anteponessi l'interesse e il bene dei miei genitori al di sopra del mio.

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gloriasinegloria

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Monday, January 1st 2018, 8:15pm

Cara Arwin,

ti ringrazio immensamente di aver portato esempi che ci aggancino al concreto, e che ci possono aiutare a comprendere di che parliamo davvero e in concreto, quando ognuno di noi lancia "principi assoluti" che poi corrispondono, a parità di lessico, a immaginari sconvolgentemente differenti o addirittura inconciliabili tra loro!

Una o uno che a 25 anni non fosse capace di godersi un film con i propri amici (ma anche una cena, una festa, un concerto, una gita, e soprattutto tante ore di vita sua e solo sua) se non include i genitori...vero è che non ne ho mai conosciuto nessuno, ma se per caso ci fosse davvero...sarebbe anche per me un "cordonato" grave (quasi da TSO!). :assi:

Stesso direi per chi vivesse la sua prima storiella a 38 anni, se gli anni precedenti li avesse spesi nella vocazione totalizzante a fare da infermiere a chi (probabilmente) di infermieri non aveva neanche bisogno... Caso vuole che una delle mie più carissime amiche sia infermiera professionale splendida, e ...benché abbia avuto da accudire suo padre malato grave da quando era lei bimbetta...è stata e resta una adorabile donna che lavorava da quando ne aveva 18 e che in contemporanea sposasse il suo amatissimo marito, che è ancora oggi il suo amatissimo marito! Si può vivere, direi, anche amando i propri genitori... :)

Non so dove tu abbia potuto leggere un qualunque mio monito a "dedicarsi a fare da intrattenitori ludici e rallegranti ad uso dei genitori e con esclusione della propria vita"! Giuro che non lo so! Ciò che mi chiedo è soltanto (e mi ripeto) : sarà tanto complicato saper concepire e progettare e vivere e godere della propria vita, senza cadere nell'inganno che ...quando giri le spalle ai genitori sei già quasi adulto solo per questo? (mentre io penso con tutta l'anima che questa sia la prima prova di non aver capito niente?) .

Concordo su quel che dici dei figli unici, solo in parte. Chiaro che non potranno condividere incombenze con altri fratelli. Ok! (poi...io non sono figlia unica e mi ritrovo il bonus doppio: oltre che a mia madre ...devo pur riflettere sul fatto che mio fratello non sia esattamente il massimo dell'autosufficienza e ...figuriamoci della collaborazione ...) .

Ma cosa c'entra questo con l'ostacolo a farsi la propria vita, sviluppare le proprie relazioni e il proprio progetto di vita, e parallelamente ricordare e rispettare e amare quei due che ci hanno dato la Vita e che l'hanno curata (anche quando hanno sbagliato) nel modo migliore che potevano :?:

11

Monday, January 1st 2018, 9:09pm

Ma credimi che sono situazioni non poi così "difficili", da trovare, non è che le persone te lo vengano a spiattellare davanti.
Anche la mia amica, parla di grande vita sociale e io che la frequento poi vedo com'è oggettivamente la situazione.

Perfetto, ma tuo fratello, un domani ci sarà.
Magari (tra cent'anni) dovessero venire a mancare i tuoi si comporterà da idiota e si defilerà, però entrambi avrete la stessa portata dello stesso dolore, anche a ridere davanti ad una tazza di tè ricordando quando, non so, vostra madre cantava stonata in chiesa l'inno al signore come una delle migliori ultras da stadio, perchè entrambi condividerete qualcosa, non è un "ti racconto qualcosa che non sai" ma semmai un "ti ricordi in chiesa che figura c'ha fatto fare?". E' tutta un'altra cosa, secondo me, ed è una gran bella consolazione.

Ovvio che sì, ovvio che uno ami i propri genitori, ma siccome con i figli UNICI molto spesso i genitori da una mano si prendono TUTTO il braccio, occorre un attimo, ogni tanto, prendere le giuste distanze: non significa necessariamente amarli di meno, ma semplicemente avere un pizzico di amor proprio.

Come vedi, la ragazza già nel primo post scriveva "forse dovrei trovarmi un lavoretto, stare qui, accanto a loro", questo può anche voler dire che se tu genitore mi chiedi qualcosa, io figlio, perchè ti voglio bene, mi strappo anche il cuore e te ne faccio dono. Adeguo le mie aspirazioni alle circostanze per far vivere bene te genitore.
E purtroppo, questo, nei figli unici non è affatto raro.

Ricorda, anche, che ognuno è, appunto, cresciuto dai propri genitori e non tutti i genitori sono uguali: i genitori della mia amica l'hanno cresciuta in una campana di vetro, anche con il suo benestare, perchè il mondo è un posto brutto e cattivo (ad esempio, si contano sulle dita di due mani le volte in cui sia uscita da sola di sera con amici in tutta la sua vita, non si guida di sera perchè la città è piena di malviventi, drogati, sui mezzi pubblici sale solo gentaglia e ti accompagniamo noi se devi andare da qualche parte, mamma e papà devono sapere chi sono i tuoi amici, conoscere i loro genitori, ecc ecc...). Tu cresci un bambino, così, dimmi poi se ti sorprende il comportamento che può avere da adulto.
Con "occorre calibrare la giusta distanza", intendo che può capitare il genitore che concede spago al figlio, ma può anche capitare il genitore che ti ci strozza con il troppo affetto.

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ipposam

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Monday, January 1st 2018, 9:53pm

Ragazzi un conto è dare una mano agli anziani genitori, un altro (ben altro) rinunciare alla propria vita o farsi condizionare dalle fisime dei genitori fino al punto di non costruirla, una propria vita. Per fortuna ciò avviene raramente, oggi. Ma un tempo c’erano famiglie che mettevano al mondo più figli, con l’obiettivo (egoista ma almeno dichiarato) che uno si occupasse di loro nella terza età. Un figlio da crescere come proprio badante...c’è qualcosa di più triste?
Oggi è difficile si proceda in tal senso, ma è vero che molti genitori di figli unici tendono ad annullarsi sui figli, e vivono la crescita di questi con difficoltà. I genitori delle donne sono in un certo senso più fortunati perché diventando nonni possono ricominciare a sentirsi utili nel microcosmo familiare, i genitori dei maschi devono fare buon viso e reinventarsi un equilibrio, non tutti riescono.
C’è poi da dire che fortunatamente anche gli anziani sono sempre più indipendenti e autonomi, mia madre e i miei zii, tutti ultra ottantenni, sono tutti autonomi, vivono per conto loro, guidano, viaggiano, usano internet. La cosa migliore che può fare un ragazzo sui 25 anni, che ha genitori presumibilmente sotto i 70, è finire gli studi, trovare un buon lavoro, cercare di fare carriera, viaggiare,amare, e mandare una whatsappata ai genitori di tanto in tanto. Non è certo il momento di pensare al futuro dei genitori, che hanno fatto la loro vita. È ora che pensino al proprio di futuro, senza farsi bloccare dall’egoismo dei genitori.

gloriasinegloria

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Tuesday, January 2nd 2018, 12:01am

Ipposam...lasciati dire che sei fantastica! :thumbsup:

Fantastica nel descrivere il tuo mondo (reale o sperato) come l'unico mondo possibile, e...anche questa è un'Arte! :beer:

Giusto per continuare a sorridere : una famiglia che ha fatto sei figli per crescerne una come badante dei genitori...in effetti la conosco, convengo che sia molto avvilente, ma ti assicuro che è famiglia contemporanea e vive in città, mentre la figlia badante ha 40 anni (quindi non è storia dei secoli passati).

Invece quella della mamma di maschi o di femmine, che vedo ti torna spesso e volentieri, in questo applicativo non l'ho capita : tu il consiglio di "tagliare il famigerato cordone ombelicale" qui l'hai dato ad un ragazza (femmina, Ann88).

Come funziona? Che alle figlie femmine si dice per finta "vai e vivi la tua vita" ? :roftl:

No perché...ho giusto una cara amica che ha educato sua figlia in questo senso, e la figlia...dopo essersi laureata a 400 km da casa...ora sta per sposarsi e trasferirsi a vivere con il suo sposo a 800 km di distanza da mamma sua. Rinnovo la domanda : come funziona? Prenoterà un volo quotidiano per far badare i futuri figli alla propria mamma ? :roftl:

(nel frattempo...io mamma e suocera le avevo entrambe in zona, e...come detto in altri threads...mio figlio l'hanno cresciuto e baloccato, insieme a me, sia mia madre che mia suocera, ma forse un pelino di più mia suocera, con totale serenità e pace di tutti...)

gloriasinegloria

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14

Tuesday, January 2nd 2018, 12:30am

Come vedi, la ragazza già nel primo post scriveva "forse dovrei trovarmi un lavoretto, stare qui, accanto a loro", questo può anche voler dire che se tu genitore mi chiedi qualcosa, io figlio, perchè ti voglio bene, mi strappo anche il cuore e te ne faccio dono. Adeguo le mie aspirazioni alle circostanze per far vivere bene te genitore.



Ricordiamoci pure, cara Arwyn, che stiamo rispondendo ad una ragazza che è già universitaria fuori sede.

Se i genitori fossero stati del tipo "cordonante"...penso proprio che si sarebbe già visto dal fatto che "l'uni fuori sede non si fa e basta".

Nelle parole e nei timori di Ann88 ...sinceramente Arwyn...sono con te nel leggere le apprensioni della figlia unica (oltre che figlia sensibile e affettuosa), ma...non riesco a leggere nulla che parli di suoi genitori che la tengono sotto campana di vetro.

15

Tuesday, January 2nd 2018, 12:56am

Gloria, non mi mettere in bocca cose che non ho scritto.
"la campana di vetro", non è in riferimento ad Ann, assolutamente, è perchè sembra quasi che tu viva in un'utopia perfetta, dove esistono genitori perfetti, con figli perfetti e amorevoli, pronti a prendersi carico dei figli, arrivando a scrivere che la mia amica sia quasi da TSO.
Insomma, non proprio parole carine da dire nei confronti di una ragazza che, posso assicurarti, va all'università, lavora, non ha situazioni per cui un TSO verrebbe richiesto: la stessa moderazione che cerchi negli altri, anche quasi aggredendoli, forse dovresti utilizzarla tu stessa quando gli altri ti raccontano pezzi della loro vita di persone care, senza trovare il matto, il fuori di testa, "l'handicappato" della situazione.

A me fa piacere che tu viva in una porzione di terra così ridente e fertile, di gente uscita dalla pubblicità della mulino bianco. Magari dammi le coordinate, spedisco i miei lì quando saranno anziani, sono sicura che si troveranno bene.

Nelle parole di Ann vedo l'apprensione che nutre un FIGLIO UNICO.
Tu parli e continui a farlo dal tuo punto di vista, per cui non esistono punti di vista possibili.
Vivo da fuori sede da quando ho 19 anni, ora ne ho 25, vedo i miei si e no 1 mese e mezzo all'anno (se va bene), capita che da gennaio non mi vedano fino ad agosto. I miei sono persone squisite, che mi hanno cresciuto amorevolmente e mi hanno sempre spinto ad andare fuori.
Mia madre ha una malattia abbastanza importante da quando ho 14 anni.
So benissimo io che pensieri ho fatto e faccio quando le analisi andavano male o la terapia non funzionava: pensi che sei una figlia egoista, l'unica che hanno, che i tuoi ti danno tutto e tu, da ingorda, ti sei presa tutto il piatto, mentre loro sono lì, soli, con tua madre che sta poco bene e tu pensi a cose come "la tua vita".
E conosco anche molto bene che sensi di colpa puoi avere.

Giusto per farti capire che non sempre c'è un "cattivo" che scatena un senso di colpa, semplicemente, è la vita stessa.
E' quello che ci rende umani.

Ah, ora mi aspetto che tu mi dia della figlia degenere, seguendo il discorso che hai fatto pochi post fa sui figli "stupidi" che seguono carriera, la vita, ecc ecc e non hanno tempo per i loro genitori (un po' difficile a 1500 km di distanza, ma confido di ottenere la bacchetta magica di harry potter, quest'anno)

This post has been edited 2 times, last edit by "Arwyn" (Jan 2nd 2018, 1:13am)