Homepage di Nienteansia.it
Switch to english language  Passa alla lingua italiana  

You are not logged in.


Dear visitor, welcome to Forum di Psicologia di Nienteansia.it. If this is your first visit here, please read the Help. It explains in detail how this page works. To use all features of this page, you should consider registering. Please use the registration form, to register here or read more information about the registration process. If you are already registered, please login here.

ipposam

Amico Inseparabile

  • "ipposam" started this thread

Posts: 1,099

Activitypoints: 3,478

Date of registration: Mar 25th 2015

  • Send private message

1

Thursday, November 7th 2019, 3:31pm

Perché i genitori non sono obiettivi

Spesso mi capita di leggere fatti di cronaca particolarmente efferati ma quando il colpevole è una persona giovane, i suoi genitori sembrano non avere alcuna lucidità di giudizio.
La cosa mi tocca particolarmente in quanto figlia e in quanto madre a mia volta.
Quando ero ragazzina e occasionalmente ho recato danno a qualcuno, mio padre mi ha sempre portato a chiedere scusa; ricordo benissimo 2-3 occasioni in cui, pur non avendo fatto nulla di davvero grave, tuttavia mi fu imposto di recarmi con mio padre a casa del compagnetto oggetto della mia marachella affinché mi scusassi, e promettessi di non ripetere il fatto. Ammetto a distanza di anni l'importanza di quei momenti; ricordo il mio imbarazzo, ricordo il dispiacere di aver disatteso le aspettative dei miei genitori, ricordo di essermi ripromessa di non mettermi più in quella situazione. Insomma credo di poter dire di esserne uscita "educata".cerco
Oggi penso di essere una mamma abbastanza equilibrata, mi sforzo prima di tutto di dare un esempio a mia figlia, cerco di farle capire come stare con gli altri rispettandoli. Ogni tanto, accompagnandola a scuola, cerco di intercettare qualche maestra per capire se ci sono problemi o se si comporta bene come mi aspetto, perché per me è importante anche avere un feedback esterno, se qualcuno mi dicesse che non si comporta come dovrebbe cercherei di intervenire subito. Credo che se un domani mia figlia diventassa una bulla o commettesse dei reati non potrei mai minimizzare, non potrei dire "però è una brava ragazza", ho ben chiaro cosa è una brava ragazza e cosa non lo è, non vedo possibilità di errore su questo, pur con tutto l'amore che posso provare per lei.
Alla fine ho anche riflettuto sul tema dei valori e dell'educazione di cui si parlava in altri post, su quanto avere dei valori possa rendere forse fragili in un mondo di lupi, ed ho capito una cosa fondamentale per me. Crescere un figlio è anche disegnare il futuro, non solo il futuro del figlio, ma anche quello della società di cui il figlio farà parte da adulto. Se un genitore alleva un figlio per essere lupo, sarà questo il suo contributo al mondo....un contributo negativo, perché avrà mandato avanti questo tipo di società aggressiva e senza scrupoli, ma se un genitore cresce un figlio affinché sia educato e rispettoso degli altri, avrà contribuito a fare un passo verso una società migliore.
Per questo ecco, mi sento sempre più convinta del fatto che sia giusto dare valori ai figli, anzi, mi sento convinta del fatto che sia meglio fare figli quando si intenda educarli al rispetto degli altri, prima di tutto col proprio esempio.
Non riesco invece a comprendere tutti quei genitori che di fronte anche ad azioni gravissime compiute dai propri figli riescano a difenderli, o addirittura a dichiarare che sono "bravi ragazzi". In questi casi, non posso che pensare che simili genitori sono parte del problema.

mayra

Giovane Amico

  • "mayra" is female

Posts: 463

Activitypoints: 843

Date of registration: Mar 2nd 2018

Location: Torino

Occupation: badante

  • Send private message

2

Thursday, November 7th 2019, 4:50pm

Oltre ad essere parte del problema, questi genitori non vedono certe cose nei figli perchè non le vogliono vedere. Gli conviene non vedere i figli per quello che sono realmente, è come se si prendessero in giro da soli.

arianna73

Colonna del Forum

Posts: 2,091

Activitypoints: 6,287

Date of registration: Apr 11th 2019

  • Send private message

3

Thursday, November 7th 2019, 5:59pm

Conosco genitori che lucidamente e deliberatamente insegnano ai figli a essere scorretti disonesti furbi. Loro lo ritengono un buon isegnamento per il loro bene e la sopravvivenza in questo mondo. Ma al di là della morale, della coscienza etc che forse sono come si diceva del coraggio di Don Abbondio, se non ce li hai non te li puoi dare - c'è SEMPRE un lupo più forte... chi educa i figli al massacro come rottweiler può illudersi quanto vuole ma o prima o poi gli sbranati saranno i loro pargoli.. Alla fine non credo proprio ne valga la pena amputare la vita credendo di alleggeririla...

(ma per fortuna , sopravvivono persone decentissime anche alle peggiori educazioni ;))

4

Thursday, November 7th 2019, 6:01pm

Il tuo ragionamento ipposam non fa una grinza se non fosse per il fatto che ogni persona, ogni famiglia ed ogni istituzione sociale ha un proprio sistema valoriale; e sono tutti differenti l'uno dall'altro.
Anche io sono stato educato in modo simile al tuo, anche perché il contesto socio culturale nel quale sono cresciuto lo rendeva possibile.
In altri contesti però quel modo di educare non sarebbe stato adattativo anzi, paradossalmente, avrebbe potuto essere fonte di dolore e frustrazione; magari anche di isolamento.
A mio avviso nessun genitore è mai del tutto obiettivo sui propri figli, mentre un numero abbastanza basso riesce ad esserlo in modo sufficiente a garantirsi quantomeno una manipolazione non eccessiva.
I rimanenti genitori scontano stress, insoddisfazione personale, mancanza di tempo, etc, tutte cose che innescano senso di colpa nei confronti dei figli che si traduce quasi sempre in una difesa ad oltranza anche di fronte all'evidenza.
In prtatica si difendono le proprie lacune più che quelle dei figli.
Consultando abbastanza esperti puoi trovare conferma a qualsiasi opinione.

Pivaldo

Passato attraverso parecchie tempeste, navigo tuttora, perché ho ancora presenti tante destinazioni da raggiungere. Mentre il mondo è pieno di cretini che navigano senza sapere dove andare, parafrasando Lucio Anneo Seneca

  • "Pivaldo" is male

Posts: 1,690

Activitypoints: 5,246

Date of registration: May 27th 2015

Location: italia centrale (quando non viaggio)

Occupation: facciodame e sono orgogliosamente indipendente

  • Send private message

5

Monday, November 11th 2019, 1:42pm

mi sento sempre più convinta del fatto che sia giusto dare valori ai figli, anzi, mi sento convinta del fatto che sia meglio fare figli quando si intenda educarli al rispetto degli altri, prima di tutto col proprio esempio.


Sottoscrivo tutto, ma sostituirei il verbo "dare" con "proporre" i valori, che credo sia più in linea con la giustissima considerazione che bisogna prima di tutto dare il proprio esempio.
Perché da genitori, quello che facciamo, anche inconsapevolmente, è proporre certi valori con il nostro agire quotidiano. Poi, i nostri figli scelgono se condividerli o persino rifiutarli. Quindi, direi che nel proporre certi valori occorre essere pronti anche a discuterne con i figli (ovvio, secondo la loro età).

Mi ricordo che mia figlia, era in seconda elementare Montessori e la iscrissi ad un corso di inglese, che veniva organizzato dalla scuola in aggiunta al tempo pieno. Io ero pieno di entusiasmo perché mi sembrava una grande opportunità per i figli di essere iniziati allo studio di una lingua straniera in giovanissima età. Mi ero battuto nel Consiglio d'Istituto perché si facesse quel tipo di esperienze extra-curriculari. Spiegavo a mia figlia che io, con l'uso dell'inglese, lavoravo sia in Italia che all'estero. E che per lei sarebbe stato importante da grande avere una buona educazione anche dal versante delle lingue straniere.
Dopo neanche tre settimane, vidi chiaramente che mia figlia si dimostrava scontenta del corso di inglese, del quale avevo pagato tutto l'importo del contributo di iscrizione.
Colsi l'occasione di parlarle una sera che la mettevo a letto nella sua stanza e le chiesi se mi poteva spiegare il suo disagio per farmi capire se potevo fare qualcosa. E lei mi disse che dopo il tempo pieno era stanca e voleva andare a casa a giocare e rilassarsi. In più, mi spiegò che non si trovava bene con l'insegnante di inglese, che era una maestra della scuola ma di altra classe rispetto a quella sua. Ed alla fine, ebbe il coraggio di dirmi: "Papà, non me l'hai chiesto se a me piaceva fare il corso d'inglese. Mi hai iscritto e basta. Te lo avrei detto che non mi andava".
Rimasi toccato dalla rivelazione che avessi imposto a mia figlia qualcosa che lei non gradiva e non ne avessi parlato prima con lei.
Le dissi solo: "Hai fatto bene a dirmi tutto. Ho sbagliato e ti chiedo scusa. Non andare più al corso di inglese, troveremo altre soluzioni quando ti andrà".
E' stato un modo di comprenderci e comunicare che abbiamo sempre replicato. Ed io ne ho tratto il giovamento di non dover imporre cose alla figlia senza prima spiegarle quale era il problema dal mio versante di genitore. Se poi le ho detto di non andare in due in motorino o di tornare a casa entro una certa ora di sera, il fatto che mi abbia dato retta è probabilmente dipeso dal tipo di comunicazione che abbiamo tentato di stabilire … e che, a distanza di tanti anni mi sento di dire che ha funzionato.


Non riesco invece a comprendere tutti quei genitori che di fronte anche ad azioni gravissime compiute dai propri figli riescano a difenderli, o addirittura a dichiarare che sono "bravi ragazzi". In questi casi, non posso che pensare che simili genitori sono parte del problema.


Mi hai fatto pensare alla conferenza stampa dei genitori di Luca Sacchi, ragazzo di Roma morto diversi giorni fa, non si capisce se per difendere la fidanzata o se stesso da due balordi che volevano derubare la ragazza di uno zainetto nel quale c'erano almeno 2.000 euro destinati all'acquisto di una partita di droga.
Ho ascoltato il padre ripetere che il figlio Luca non c'entrava niente con la droga e mi si è aperto il cuore alla comprensione di quello strazio per il genitore di perdere il figlio e di volerne tutelare l'immagine ad ogni costo, anche non tenendo conto di alcune evidenze che potevano far sorgere seri dubbi.
Io credo che vada rispettata quella disperazione, perché è umanamente comprensibile, anche se - sul piano morale - può essere azzardata.
Un figlio è sempre un figlio, parte di te e rimane tale per tutta la vita.

Certo, sarebbe opportuno che ci si contenesse e si comprendesse quanto appare evidente. Ma non tutti siamo così bravi …

P.
(------------;)--------------)
Hold fast to dreams / For if dreams die /Life is a broken-winged bird / That cannot fly.
Hold fast to dreams / For when dreams go / Life is a barren field / Frozen with snow
(Dreams, Langston Hughes)

ipposam

Amico Inseparabile

  • "ipposam" started this thread

Posts: 1,099

Activitypoints: 3,478

Date of registration: Mar 25th 2015

  • Send private message

6

Monday, November 11th 2019, 2:24pm

mi sento sempre più convinta del fatto che sia giusto dare valori ai figli, anzi, mi sento convinta del fatto che sia meglio fare figli quando si intenda educarli al rispetto degli altri, prima di tutto col proprio esempio.


Sottoscrivo tutto, ma sostituirei il verbo "dare" con "proporre" i valori, che credo sia più in linea con la giustissima considerazione che bisogna prima di tutto dare il proprio esempio.
Perché da genitori, quello che facciamo, anche inconsapevolmente, è proporre certi valori con il nostro agire quotidiano. Poi, i nostri figli scelgono se condividerli o persino rifiutarli. Quindi, direi che nel proporre certi valori occorre essere pronti anche a discuterne con i figli (ovvio, secondo la loro età).

Mi ricordo che mia figlia, era in seconda elementare Montessori e la iscrissi ad un corso di inglese, che veniva organizzato dalla scuola in aggiunta al tempo pieno. Io ero pieno di entusiasmo perché mi sembrava una grande opportunità per i figli di essere iniziati allo studio di una lingua straniera in giovanissima età. Mi ero battuto nel Consiglio d'Istituto perché si facesse quel tipo di esperienze extra-curriculari. Spiegavo a mia figlia che io, con l'uso dell'inglese, lavoravo sia in Italia che all'estero. E che per lei sarebbe stato importante da grande avere una buona educazione anche dal versante delle lingue straniere.
Dopo neanche tre settimane, vidi chiaramente che mia figlia si dimostrava scontenta del corso di inglese, del quale avevo pagato tutto l'importo del contributo di iscrizione.
Colsi l'occasione di parlarle una sera che la mettevo a letto nella sua stanza e le chiesi se mi poteva spiegare il suo disagio per farmi capire se potevo fare qualcosa. E lei mi disse che dopo il tempo pieno era stanca e voleva andare a casa a giocare e rilassarsi. In più, mi spiegò che non si trovava bene con l'insegnante di inglese, che era una maestra della scuola ma di altra classe rispetto a quella sua. Ed alla fine, ebbe il coraggio di dirmi: "Papà, non me l'hai chiesto se a me piaceva fare il corso d'inglese. Mi hai iscritto e basta. Te lo avrei detto che non mi andava".
Rimasi toccato dalla rivelazione che avessi imposto a mia figlia qualcosa che lei non gradiva e non ne avessi parlato prima con lei.
Le dissi solo: "Hai fatto bene a dirmi tutto. Ho sbagliato e ti chiedo scusa. Non andare più al corso di inglese, troveremo altre soluzioni quando ti andrà".
E' stato un modo di comprenderci e comunicare che abbiamo sempre replicato. Ed io ne ho tratto il giovamento di non dover imporre cose alla figlia senza prima spiegarle quale era il problema dal mio versante di genitore. Se poi le ho detto di non andare in due in motorino o di tornare a casa entro una certa ora di sera, il fatto che mi abbia dato retta è probabilmente dipeso dal tipo di comunicazione che abbiamo tentato di stabilire … e che, a distanza di tanti anni mi sento di dire che ha funzionato.


Non riesco invece a comprendere tutti quei genitori che di fronte anche ad azioni gravissime compiute dai propri figli riescano a difenderli, o addirittura a dichiarare che sono "bravi ragazzi". In questi casi, non posso che pensare che simili genitori sono parte del problema.


Mi hai fatto pensare alla conferenza stampa dei genitori di Luca Sacchi, ragazzo di Roma morto diversi giorni fa, non si capisce se per difendere la fidanzata o se stesso da due balordi che volevano derubare la ragazza di uno zainetto nel quale c'erano almeno 2.000 euro destinati all'acquisto di una partita di droga.
Ho ascoltato il padre ripetere che il figlio Luca non c'entrava niente con la droga e mi si è aperto il cuore alla comprensione di quello strazio per il genitore di perdere il figlio e di volerne tutelare l'immagine ad ogni costo, anche non tenendo conto di alcune evidenze che potevano far sorgere seri dubbi.
Io credo che vada rispettata quella disperazione, perché è umanamente comprensibile, anche se - sul piano morale - può essere azzardata.
Un figlio è sempre un figlio, parte di te e rimane tale per tutta la vita.

Certo, sarebbe opportuno che ci si contenesse e si comprendesse quanto appare evidente. Ma non tutti siamo così bravi …

P.
(------------;)--------------)



Hai ragione sul termine "proporre", esprime anche meglio quello che intendo.
Condivido pienamente anche il modo in cui hai gestito l'episodio del corso di Inglese, avrei fatto altrettanto.
Purtroppo con i bambini è facile "credere" di fare la cosa giusta e sottovalutare la loro inclinazione o volontà.
Però lasciami dire: quando parlo di valori, e lo faccio in termini abbastanza perentori, non mi riferisco a scelte di questo tipo, mi riferisco ai valori che considero universali, e quasi direi al di sopra della cultura di un singolo paese, parlo dei valori che ci fanno chiamare "umani". Mi riferisco al rispetto per gli altri, prima di tutto dei più deboli, bambini, anziani; mi riferisco al rispetto per la proprietà degli altri; mi riferisco alla solidarietà verso chi è in difficoltà, mi riferisco all'altruismo, mi riferisco al valore che diamo alla parola data, mi riferisco all'onestà morale e intellettuale.
Per me queste sono le basi che in nessun caso devono mancare e che ritengo fondamentali nel percorso educativo di una persona, e su queste cose non sono disposta a scendere a compromessi, non sono disposta ad ammettere deroghe.
Quanto al caso di cronaca di Roma, l'ho seguito anche io, posso solo lontanamente immaginare il dolore di questa famiglia, posso anche ipotizzare che finché non saranno chiariti gli sviluppi dalle indagini un genitore voglia tenere pulita l'immagine del figlio. Ma ci sono casi di cronaca in cui dei ragazzi sono colpevoli di stupri, omicidi e i genitori dichiarano che erano "bravi ragazzi". Io mi riferisco a questi casi: come si fanno a definire "bravi ragazzi" dei ragazzi che commettono simili nefandezze?
Ripeto, io sono mamma, non credo che questo infici la mia capacità di distinguere il bene dal male. Probabilmente amerei mia figlia qualunque cosa facesse, ma saprei giudicare le sue azioni indipendentemente da questo amore, saprei rimanere in silenzio quanto meno, invece di dichiarare delle assurdità.

Pivaldo

Passato attraverso parecchie tempeste, navigo tuttora, perché ho ancora presenti tante destinazioni da raggiungere. Mentre il mondo è pieno di cretini che navigano senza sapere dove andare, parafrasando Lucio Anneo Seneca

  • "Pivaldo" is male

Posts: 1,690

Activitypoints: 5,246

Date of registration: May 27th 2015

Location: italia centrale (quando non viaggio)

Occupation: facciodame e sono orgogliosamente indipendente

  • Send private message

7

Monday, November 11th 2019, 3:48pm


Però lasciami dire: quando parlo di valori, e lo faccio in termini abbastanza perentori, non mi riferisco a scelte di questo tipo, mi riferisco ai valori che considero universali, e quasi direi al di sopra della cultura di un singolo paese, parlo dei valori che ci fanno chiamare "umani". Mi riferisco al rispetto per gli altri, prima di tutto dei più deboli, bambini, anziani; mi riferisco al rispetto per la proprietà degli altri; mi riferisco alla solidarietà verso chi è in difficoltà, mi riferisco all'altruismo, mi riferisco al valore che diamo alla parola data, mi riferisco all'onestà morale e intellettuale.
Per me queste sono le basi che in nessun caso devono mancare e che ritengo fondamentali nel percorso educativo di una persona, e su queste cose non sono disposta a scendere a compromessi, non sono disposta ad ammettere deroghe.

Sui principi fondamentali (come il rispetto dell'altro e l'onestà) non c'è discussione e non ci può essere alcun dubbio.


Quanto al caso di cronaca di Roma, l'ho seguito anche io, posso solo lontanamente immaginare il dolore di questa famiglia, posso anche ipotizzare che finché non saranno chiariti gli sviluppi dalle indagini un genitore voglia tenere pulita l'immagine del figlio. Ma ci sono casi di cronaca in cui dei ragazzi sono colpevoli di stupri, omicidi e i genitori dichiarano che erano "bravi ragazzi". Io mi riferisco a questi casi: come si fanno a definire "bravi ragazzi" dei ragazzi che commettono simili nefandezze?
Ripeto, io sono mamma, non credo che questo infici la mia capacità di distinguere il bene dal male. Probabilmente amerei mia figlia qualunque cosa facesse, ma saprei giudicare le sue azioni indipendentemente da questo amore, saprei rimanere in silenzio quanto meno, invece di dichiarare delle assurdità.


Sono personalmente d'accordo sulla opportunità di rimanere in silenzio.
C'è pure qualche genitore che fa di più del rimanere in silenzio.
Ed è encomiabile … ed ha tutta la mia ammirazione …
Umanamente non saprei se riuscirei a farlo.
Mi riferisco a Giovanna Proietti, madre di un ragazzo persino più giovane di Luca, il ragazzo ucciso, che è entrata nel commissariato San Basilio con le lacrime in gola e il cuore a mille: "Credo che Valerio abbia fatto una cazzata", ha sussurrato sorretta al figlio maggiore, Andrea. E lo ha denunciato perché è lui che ha sparato a Luca.

P.
(-------------;)------------------)
Hold fast to dreams / For if dreams die /Life is a broken-winged bird / That cannot fly.
Hold fast to dreams / For when dreams go / Life is a barren field / Frozen with snow
(Dreams, Langston Hughes)

ipposam

Amico Inseparabile

  • "ipposam" started this thread

Posts: 1,099

Activitypoints: 3,478

Date of registration: Mar 25th 2015

  • Send private message

8

Monday, November 11th 2019, 4:25pm



Sono personalmente d'accordo sulla opportunità di rimanere in silenzio.
C'è pure qualche genitore che fa di più del rimanere in silenzio.
Ed è encomiabile … ed ha tutta la mia ammirazione …
Umanamente non saprei se riuscirei a farlo.
Mi riferisco a Giovanna Proietti, madre di un ragazzo persino più giovane di Luca, il ragazzo ucciso, che è entrata nel commissariato San Basilio con le lacrime in gola e il cuore a mille: "Credo che Valerio abbia fatto una cazzata", ha sussurrato sorretta al figlio maggiore, Andrea. E lo ha denunciato perché è lui che ha sparato a Luca.

P.
(-------------;)------------------)


Concordo pienamente, anche io ammiro profondamente chi è capace di simili gesti, probabilmente bisogna vivere la situazione per trovare il coraggio. Sinceramente al di là del gesto che suscita la mia ammirazione, credo che su questa vicenda potremo meglio capire il tutto solo una volta che i fatti saranno del tutto chiariti. La madre del ragazzo colpevole dell'omicidio ha anche in corso una causa per ottenere l'affidamento del nipote, sottraendolo alla madre, a sua volta vittima della violenza di suo figlio. Almeno questo ho letto sui giornali; non sono in grado di esprimermi del tutto sulle scelte di questa persona, non ho gli elementi per farlo, anche se certamente aver denunciato il proprio figlio è stato un atto giusto, cercare di togliere un figlio a una madre non mi sembra altrettanto giusto.
Fare il genitore comunque implica la continua incessante necessità di chiedersi se si sta facendo la cosa giusta.
Finché non si è genitore, si vive come viene di farlo, senza porsi troppe domande. Ma quando si ha la responsabilità di una vita da noi generata, penso venga naturale cercare di fare sempre il meglio, anche quando il meglio non è ciò che si vorrebbe.

gloriasinegloria

Colonna del Forum

Posts: 1,892

Activitypoints: 5,844

Date of registration: Aug 11th 2017

  • Send private message

9

Wednesday, November 13th 2019, 11:27am

Spesso mi capita di leggere fatti di cronaca particolarmente efferati ma quando il colpevole è una persona giovane, i suoi genitori sembrano non avere alcuna lucidità di giudizio.

Un figlio è sempre un figlio, parte di te e rimane tale per tutta la vita.


Io penso che nei due quotati risieda moltissimo della spiegazione.

Partendo da Pivaldo : il figlio, sì, è vissuto come parte di te e tale rimane per tutta la vita.
Questo non comporta soltanto che lo si includa o possa includere istintivamente in una forma di difesa che è anzitutto propria, ma molto prima comporta che del figlio si conoscano problemi e traumi e frustrazioni, e forse li si conoscono (o almeno li si intravedono) addirittura meglio dei propri, e questo può comportare l'altrettanto istintivo schierarsi in favore dei figli, visti come vittime e noon come carnefici.

Tornando a Ipposam : è solo il mio pensiero, ma credo che la cronaca giornalistica sia il mezzo meno affidabile per entrare nel vero delle vicende, necessitata com'è dal creare interesse e scoop a qualunque costo, pur di darsi un ruolo e "fare cassa".
Prova ne sia che intere testate giornalistiche (anche TV, esempio di scuola "quarto grado" di Rete4) ) dimostrano lampantemente di dover vivere per anni e anni su qualche roboante caso di cronaca, ed è ovvio che possano farlo soltanto centellinando "scoop" ora in una direzione o ora in quella opposta, così da alimentare e tenere vivo un "dibattito" ...a solo scopo audience.
Anche a prescindere da queste esasperazioni scientificamente volute...porto un caso che mi ha fatto riflettere parecchio in questo senso, e che è di qualche settimana fa.
Nella mia città accade un fatto gravissimo, perchè per una stupidissima lite da circolazione stradale... il signor X (ufficialmente aggredito) finisce in coma e il signor Y (ufficialmente aggressore) viene arrestato.
Caso vuole che io conosca personalmente l'aggredito e che mio figlio conosca personalmente l'aggressore.
Al casellario giudiziale risultano entrambe brave persone senza macchia. E nella vita di relazione risultano due tranquillissime persone (e l'aggressore più dell'aggredito) .
Non ero io presente, e quindi vado solo per logica.
Per la conoscenza che ho dell'aggredito, però, so che è il tipo che "non ha paura di niente" , forte della sua mole e delle sue esperienze di vita.
E infatti pare sia stato lui a provocare l'alterco, non sapendo che il giovane interlocutore fosse maestro di arti marziali...che se è chiamato a difendersi sa farlo molto bene.
Ecco : dov'è la verità?
Io non lo so e posso solo presumere, ma la cronaca locale ha già scelto la gogna per l'aggressore (che ha ottime probabilità di essere soltanto il vero aggredito che si è difeso come sa...) .........