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ipposam

Utente Avanzato

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1

Tuesday, July 2nd 2019, 5:29pm

I problemi fanno dei giri immensi e poi...

Ritornano. Per dirla con una nota canzone.
A me è andata proprio così in questo periodo. Negli ultimi mesi ho dovuto superare diverse difficoltà che non sto a narrare perché fuori tema, e per una serie di contingenze la mia vita è in parte cambiata e, pur dovendo affrontare una serie di altri problemi, di positivo si erano risolte alcune vecchie questioni familiari. Una su tutte, mia sorella, 40 enne senza alcuna esperienza lavorativa, ha trovato un lavoro, pur temporaneo e occasionale, peraltro grazie ad un percorso su cui l'ho spinta fortemente io, e in questo periodo sono stata in pausa dalle sue recriminazioni. Come ho già raccontato in passato, abbiamo un rapporto non totalmente sereno perché, sebbene ci sia un profondo legame, non mi perdona un percorso di vita, di studi, di professione, di relazioni, più soddisfacente del suo. Per anni non riuscendo a trovare una sua strada mi ha usato come valvola di sfogo di tutte le sue frustrazioni, offendendomi in vario modo attraverso ogni genere di mezzo di comunicazione che le permettesse di ferirmi senza avere un contraddittorio (messaggi, whastapp, mail). In questo periodo in cui ha lavorato i messaggi pieni di ingiurie sono terminati, ho smesso di essere una vittima delle sue taglienti parole e dei suoi giudizi senza appello, salvo qualche critica sul lavoro che doveva svolgere che non era il lavoro dei suoi sogni, e che comunque le avevo trovato io. Ma vabè.
Da qualche giorno purtroppo quella collaborazione è finita, e sono ricominciati i messaggi di ingiurie nei miei riguardi, che sono colpevole a suo dire di essere felice che il suo lavoro sia terminato in quanto "mi fa comodo che lei sia libera per gestire quei problemi familiari di cui sopra". Adesso, che lei possa dare una mano sicuramente fa comodo ed è innegabile, ma venirmi ad accusare di essere felice che lei sia tornata disoccupata, quando sono stata io a costringerla a lavorare nei mesi scorsi, sono stata io a farle fare un corso abilitante, l'ho accompagnata al corso e l'ho ripresa, l'ho accompagnata ai colloqui, l'ho accompagnata a firmare il contratto, l'ho fatta iscrivere contro la sua volontà al centro per l'impiego, le ho anche dato dei suggerimenti per trovare altri lavori simili.....ecco, lo trovo profondamente ingiusto, ma prima ancora che ingiusto, del tutto irrazionale da parte mia, che palesemente l'ho spinta in ogni modo ad avere una sua autonomia, pur dovendomi scontrare con le difficoltà del caso.
E' una mia profonda convinzione che tra fratelli, ma anche tra umani, sia doveroso l'aiuto reciproco: quando posso ti aiuto io, quando puoi mi aiuti tu.
Lei sembra invece voler solo ed esclusivamente essere aiutata, quando poi tocca a lei lo rinfaccia con acredine.
Scusate ma oggi sono profondamente avvilita da questa situazione.

2

Tuesday, July 2nd 2019, 6:19pm

Non mi sono mai trovato in una situazione simile con un familiare stretto, mi dispiace non so bene come bisogna comportarsi in una situazione simile. Certo non dovrebbe permettersi di offendere, se continua con le offese ti suggerirei di bloccarla per un po' su whatsapp, e poi ritornare dopo qualche settimana, solitamente cosi si stemperano i toni.
No one knows a prescription drug’s side effects like the person taking it.

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hallison

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3

Tuesday, July 2nd 2019, 8:56pm

Ti capisco ipposam...
l'unica soluzione, che sembra l'uovo di Colombo, ma in realtà non è facile da attuare, è rimanere sereni con se stessi.
Consapevoli di aver fatto quello che si poteva per il bene di quella persona. Evitare di cadere nel gioco del botta e risposta sulle ingiurie,
limitandosi a ribadire telegraficamente
le proprie idee .
Alla fine smettere di rispondere fino a quando il tono non cambia.
Bloccare mi rimarrebbe difficile.


Non credo che il messaggio venga recepito, però se tu riesci a mostrarti ferma e tranquilla , forse qualcosa arriva anche a lei.
Anche se ho i miei dubbi...

E poi smetti di analizzare continuamente la situazione. Ti fai solo male...

mayra

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4

Tuesday, July 2nd 2019, 9:53pm

Tua sorella dovrebbe ringraziarti, invece che coprirti di ingiurie; molte persone ci metterebbero la firma perchè venisse qualcuno a trovargli un lavoro. Ma se non ci fossi stata tu cosa avrebbe fatto? Continuava a stare con le mani in mano?

ipposam

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5

Tuesday, July 2nd 2019, 11:14pm

ur
Tua sorella dovrebbe ringraziarti, invece che coprirti di ingiurie; molte persone ci metterebbero la firma perchè venisse qualcuno a trovargli un lavoro. Ma se non ci fossi stata tu cosa avrebbe fatto? Continuava a stare con le mani in mano?


Purtroppo é stato un lavoro durato 2 mesi, gli unici in cui ha lavorato nella sua vita. Non é certo semplice aiutarla, non é la mia volontà a mancare. Ma lei mi attribuisce un potere che non ho, crede che se solo volessi potrei trasformare la sua vita. Ma io non ho questo poter e!

ipposam

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6

Tuesday, July 2nd 2019, 11:18pm

Ti capisco ipposam...
l'unica soluzione, che sembra l'uovo di Colombo, ma in realtà non è facile da attuare, è rimanere sereni con se stessi.
Consapevoli di aver fatto quello che si poteva per il bene di quella persona. Evitare di cadere nel gioco del botta e risposta sulle ingiurie,
limitandosi a ribadire telegraficamente
le proprie idee .
Alla fine smettere di rispondere fino a quando il tono non cambia.
Bloccare mi rimarrebbe difficile.


Non credo che il messaggio venga recepito, però se tu riesci a mostrarti ferma e tranquilla , forse qualcosa arriva anche a lei.
Anche se ho i miei dubbi...

E poi smetti di analizzare continuamente la situazione. Ti fai solo male...


È così difficile prendere le distanze. Lei ha solo me, vive con nostra mamma ottantenne, ho una figlia che é anche loro nipote e che frequenta casa di mia madre ogni giorno. Mi preme si respiri benessere ed equilibrio, ma spesso non é così.

fran235

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Tuesday, July 2nd 2019, 11:33pm

Come per i rapporti con tua madre, così per tua sorella. Purtroppo non ci scegliamo i familiari. Anche se é doloroso non puoi cambiare ik suo atteggiamento. Cerca per ciò che è possibile di ridurre al minimo indispensabile i contatti
Hasta el buonismo siempre!!!

mayra

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Wednesday, July 3rd 2019, 6:40pm

Ipposam, hai mai chiesto a tua sorella che lavoro le piacerebbe fare?

arianna73

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9

Thursday, July 4th 2019, 11:00am

Mi spiace per la situazione... domanda, e se lo hai scritto da qualche parte e mi è sfuggito chiedo venia: ma tua sorella ha mai fatto psicoterapia, o un consulto psichiatrico? La sua sembra una situazione molto complessa a prescindere dalla tematica "lavoro".

ipposam

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10

Thursday, July 4th 2019, 2:13pm

Ipposam, hai mai chiesto a tua sorella che lavoro le piacerebbe fare?


Argomento discusso e ridiscusso, lei non ha in mente un lavoro ma una situazione: la situazione include uno stipendio che le permetta autonomia economica, una continuità lavorativa, un orario che le permetta comunque di fare anche altro nella vita, un'attività interessante, un ambiente piacevole, comodità nel raggiungere la sede del posto di lavoro.
Chiaramente questo è un ideale a cui credo che chiunque aspiri anzi se esistesse manderei subito anche il mio curriculum, ma in tanti anni io non ho mai incontrato un lavoro del genere.

ipposam

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Thursday, July 4th 2019, 2:31pm

Mi spiace per la situazione... domanda, e se lo hai scritto da qualche parte e mi è sfuggito chiedo venia: ma tua sorella ha mai fatto psicoterapia, o un consulto psichiatrico? La sua sembra una situazione molto complessa a prescindere dalla tematica "lavoro".


Si l'ha fatto.
E' una situazione complessa a prescindere, è vero. Ma lei è anche una persona intelligente, in passato eccelleva negli studi, eppure sembra mancarle quel raziocinio basilare per stare al mondo e che ti fa assumere la responsabilità della tua vita. Lei questo non riesce assolutamente a farlo. Per come la vedo si può vivere in qualunque maniera ma di base va accettato che la responsabilità di come viviamo è la nostra sempre e comunque. Ci sarà pure un 20% di impatto altrui, ma di base siamo noi a guidare. Mi sembra una cosa talmente banale da dover essere la base di tutto. Non riesco ad avere un dialogo con lei perché già questo tema della responsabilità ci fa discutere e litigare: lei non si sente responsabile della sua vita. Con questo assurdo dato di partenza è ovvio che lei non può nemmeno essere aiutata.

arianna73

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Thursday, July 4th 2019, 2:51pm

E com'è andata? Ha ricevuto delle diagnosi? Perché fra le cose che fanno oscillare la percentuale di ciò di cui siamo responsabili c'è anche un disagio psichico, una depressione sottostimata e mal curata , per esempio. E' inutile fare appello a volontà e senso di responsabilità quando la depressione è principalmente un cancro che colpisce queste (e altre) caratteristiche vitali.

Forse nell'irritabilità di tua sorella c'è almeno in parte questo?

In ogni caso non credo che col richiamo alla responsabilità in determinate situazioni si ottenga granché. A chi è in un certo meccanismo mentale e in certe difficoltà suona solo come una colpevolizzazione indelicata e sadica. E l'età sicuramente non l'aiuta a vedere le cose più positivamente (anche se ha ancora 5-6 anni buoni per fare di tutto, perfino una famiglia se volesse).

Credo che onestamente questa situazione si risolva in un dialogo fra sordi. Lei ha problemi che tu non puoi maneggiare, nemmeno comprendere - figuriamoci risolvere. E tu non puoi umanamente fare più di quanto fai, mi sbaglierò ma l'unica sarebbe riprendere un percorso di psicoterapia, psicanalisi etc che l'aiuti a fare ordine in sé senza farla sentire giudicata.
Tua madre potrebbe essere d'aiuto nello spronarla a questo tentativo di prendersi cura di sé?

ipposam

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13

Thursday, July 4th 2019, 3:14pm

E com'è andata? Ha ricevuto delle diagnosi? Perché fra le cose che fanno oscillare la percentuale di ciò di cui siamo responsabili c'è anche un disagio psichico, una depressione sottostimata e mal curata , per esempio. E' inutile fare appello a volontà e senso di responsabilità quando la depressione è principalmente un cancro che colpisce queste (e altre) caratteristiche vitali.

Forse nell'irritabilità di tua sorella c'è almeno in parte questo?

In ogni caso non credo che col richiamo alla responsabilità in determinate situazioni si ottenga granché. A chi è in un certo meccanismo mentale e in certe difficoltà suona solo come una colpevolizzazione indelicata e sadica. E l'età sicuramente non l'aiuta a vedere le cose più positivamente (anche se ha ancora 5-6 anni buoni per fare di tutto, perfino una famiglia se volesse).

Credo che onestamente questa situazione si risolva in un dialogo fra sordi. Lei ha problemi che tu non puoi maneggiare, nemmeno comprendere - figuriamoci risolvere. E tu non puoi umanamente fare più di quanto fai, mi sbaglierò ma l'unica sarebbe riprendere un percorso di psicoterapia, psicanalisi etc che l'aiuti a fare ordine in sé senza farla sentire giudicata.
Tua madre potrebbe essere d'aiuto nello spronarla a questo tentativo di prendersi cura di sé?


Purtroppo come ho scritto altre volte mia madre è parte del problema a mio parere, non ultimo opponendosi ad eventuali terapie. In passato ero riuscita con grandi sforzi a far andare mia sorella da una psicologa ma dopo qualche mese mia sorella abbandonò il percorso, non senza aver giudicato e distrutto senza appello anche l'operato della psicologa.
In quell'occasione le fu diagnosticato un disturbo di personalità e suggerita una visita anche da uno psichiatra per sospetta depressione.
Ma è mancata la volontà da parte sua, ed essendo adulta, e per di più con totale opposizione di nostra madre, non sono riuscita a farla proseguire.
Devo dire che durante questo periodo in cui ha lavorato, nonostante si lamentasse di tutto, del lavoro, dei colleghi, dei capi, della sede, degli orari, dello stipendio, ecc, appariva comunque più razionale e non mi ha più usata come valvola di sfogo, se non in un paio di occasioni. Adesso ha ripreso peggio di prima, e tra l'altro mi accusa anche per questo lavoro che l'ho spinta a fare per tutti i motivi sopra (sede, orario, stipendio, colleghi ecc): usa dire "mi hai mandato a fare un lavoro totalmente inutile".
Peraltro lei mi usa come termine di paragone, sembra che tutto quello che faccio io sia un suo ideale che le è stato impedito di raggiungere da circostanze esterne. Se le propongo una qualunque attività, mi ribatte di lasciare il mio lavoro e andare io farla, in modo provocatorio diciamo. Io credo che sia lei a dover trovare la sua personale strada quale che sia, misurandosi con essa, senza fare paragoni con altri che hanno fatto un percorso diverso. Sinceramente ho perso ogni speranza che possa riuscirci, sono rassegnata al fatto che non diventi mai del tutto autonoma, però vorrei che non se la prendesse con me ma mi considerasse solo una sorella pronta ad aiutarla se e quando ne ha necessità.
Non voglio essere la sua valvola di sfogo! Non voglio essere bersaglio della sua frustrazione. Come può non sentirsi ingiusta?

arianna73

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Thursday, July 4th 2019, 3:29pm

Sentendosi vittima lei di un'ingiustizia, è molto improbabile che riesca ad uscire dal ruolo di vittima. Più scrivi più sembra un quadro lampante di depressione. Della quale fa sempre parte espressa o meno, contro sé o contro gli altri, canalizzata o meno, la rabbia.

Proviamo ancora: un centro per l'impiego, colloqui di orientamento? Intanto così non saresti tu a proporre, ma chi la valuta...E poi, se si ha fortuna, si capita con gente un minimo scafata che può mettere in luce blocchi personali o indurre , indirettamente, la persona a rifletterci. Potrebbe essere un modo di prendere coscienza per tua sorella e decidersi a fare questo percorso psicoterapeutico. Perché secondo me tua sorella ne ha urgente necessità, se né lei né tua madre riescono a sbloccare questa situazione e a te resta il ruolo del parafulmine purtroppo credo che l'unica sarà allentare i contatti, ridurli più possibile.

Anche se mi rendo conto che questa è una soluzione solo parziale e che soprattutto pesa molto sul cuore :(

ipposam

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15

Thursday, July 4th 2019, 4:58pm

Sentendosi vittima lei di un'ingiustizia, è molto improbabile che riesca ad uscire dal ruolo di vittima. Più scrivi più sembra un quadro lampante di depressione. Della quale fa sempre parte espressa o meno, contro sé o contro gli altri, canalizzata o meno, la rabbia.

Proviamo ancora: un centro per l'impiego, colloqui di orientamento? Intanto così non saresti tu a proporre, ma chi la valuta...E poi, se si ha fortuna, si capita con gente un minimo scafata che può mettere in luce blocchi personali o indurre , indirettamente, la persona a rifletterci. Potrebbe essere un modo di prendere coscienza per tua sorella e decidersi a fare questo percorso psicoterapeutico. Perché secondo me tua sorella ne ha urgente necessità, se né lei né tua madre riescono a sbloccare questa situazione e a te resta il ruolo del parafulmine purtroppo credo che l'unica sarà allentare i contatti, ridurli più possibile.

Anche se mi rendo conto che questa è una soluzione solo parziale e che soprattutto pesa molto sul cuore :(


L'ho fatta iscrivere al centro per l'impiego qualche anno fa, purtroppo contro la sua volontà, le feci una specie di agguato.
Non ne voleva sapere. E fu traumatico per lei perché si trovò davanti una persona che era incredula relativamente al suo vissuto e che lei ha subito giudicato come senza scrupoli e "cattiva". Ma quella era solo un'impiegata che faceva il suo lavoro e trovava poco credibile la sua storia.
A 40 anni comunque possono fare ben poco, specie se non si hanno esperienze nè titoli.
Il vero problema non è il lavoro, il vero problema è il suo modo di affrontare le cose. Peraltro nemmeno posso pensare di abbandonarla a se stessa, ha solo nostra madre e me. Già in passato durante una mia lunga assenza si chiuse dentro casa e perse 10 chili.
E' davvero una questione complicata.

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