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mpoletti

Amico Inseparabile

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1

Monday, March 2nd 2015, 2:29pm

Vivere la vita che si vuole, senza condizionamenti

Il mio personale buon proposito sarebbe quello specificato nel titolo.
Senza travalicare il comune senso del pudore o le leggi, credo che ogni persona debba fare ciò che vuole o, in altri termini, fare ciò che si sente.
Attualmente, invidio le persone che riescono a farlo: credo che ciò denoti soprattutto autostima ed altre qualità personali.
Io, invece, sono spesso bloccato da un pensiero: “Se compio questa determinata azione, cosa penseranno gli altri di me?”.
Sono state poche le volte in cui ho fatto veramente ciò che sentivo senza sentirmi in colpa, le cose che vorrei fare sono molte di più. Per esempio, nella mia lista dei desideri ci sarebbe quello di farmi un tatuaggio, ma desisto pensando alle critiche che riceverei da chi mi conosce, parenti retrogradi (fra cui i miei genitori) in primis.
Le uniche cose che mi sono concesso sono stati obiettivi che prevedevano un ritorno allo status quo precedente la mia esperienza. Penso ai viaggi in solitaria: ho visitato Parigi, Barcellona, Amsterdam, Copenaghen, Praga e varie località italiane. Mi accontento dei ricordi frutto di queste esperienze, ma io resto ancorato al mio status quo, senza riuscire a portare un cambiamento radicale e definitivo alla mia vita.

Belfalas

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2

Monday, March 2nd 2015, 5:11pm

Che valore attribuisci al fatto di farti tatuare? In che modo rappresenterebbe un cambiamento dello status quo? Ma soprattutto è un desiderio reale e sentito oppure oppure nasce prevalentemente da un bisogno di opposizione e contrapposizione al mondo borghese e per bene dei genitori? O, anche, è un bisogno di sentirti come tutti gli altri, di sentirti "figo" e non più "sfigato"? Secondo me dovresti cercare di andare a fondo delle tue motivazioni, dei tuoi reali moventi. La mia impressione, e voglio sottolineare che è solo un impressione, maturata anche dalla lettura di altri tuoi interventi è che in questo caso, ancora una volta, tu sia molto troppo preoccupato dell'esterno sia in senso oppositivo che in senso imitativo, e ancora bisognoso di centrarti sui tuoi desideri più intimi e liberi. Non so, magari sbaglio...dimmi tu.
In generale, sarò snob, ma trovo la pratica del tatuaggio scaduta a livelli estremamente volgari, prevalente espressione ormai di un bisogno di uniformarsi più che di distinguersi.

mpoletti

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3

Monday, March 2nd 2015, 11:16pm

Belfalas, hai ragione: non ho mai spiegato i reali motivi che ci sono dietro questa mia decisone. Lo farò ora.
Ciò che sta emergendo dalla terapia è una totale aderenza a ciò che mi veniva detto di fare. Con chiunque (parenti, amici, superiori) non ho mai fatto valere la mia opinione.
Facciamo un esempio un po' ridicolo, tanto per sorridere:
supponiamo che una persona qualunque venga da me e sia convinto che 1+1= 3. Nonostante io sappia l'artimetica e abbia gli strumenti tecnici (come una calcolatrice, per esempio) del suo errore, non mi sono mai sentito veramente capito/ascoltato. Ho sempre avuto l'impressione che la gente non mi ascoltasse. Continuando l'esempio aritmetico, in una situazione del genere io mi rassegnavo e - per evitare una discussione, a volte anche accesa - mi adeguavo al pensiero della persona che - secondo me - era sbagliato.
Fuor di metafora: i miei genitori preferivano il vestito bianco mentre io preferivo quello grigio? Ecco che mettevo il vestito bianco. Un amico sosteneva che la sua visione era corretta mentre la mia era sbagliata, senza tuttavia portare prove in suo favore? Per non litigare, ecco che io dicevo "Hai ragione tu" non appena mi accorgevo che i toni diventavano più accesi. Inutile dire quanto mi facesse stare male tutto questo.
Ad un certo momento della vita (parlo di anni fa, ma non saprei darti una data precisa), ho deciso di non soffrire più per questa cosa, facendolo nel modo sbagliato. Detto molto brevemente, ho messo in pratica il seguente concetto: "Faccio esattamente ciò che mi dite voi: in questo modo, se è giusto io vivo in pace, se è sbagliato...Posso sempre difendermi dicendo che mi avete voi di fare così!".
Come direbbe la mia terapeuta, mi sono robotizzato [/](trasformato in un robot..non [I]lobotomizzato[/]). La mia terapeuta, riferendosi a quanto espresso sopra, mi ripete sempre una frase: "Mai più!".
Potremmo dire, quindi, che il tatuaggio rappresenterebbe una sorta di segno spartiacque tra quando ero un robot e adesso...che mi sento molto più umano.

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Belfalas

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Tuesday, March 3rd 2015, 3:01pm

Capisco, senza dubbio l'inizio della tua rinascita è un evento importante, che merita una celebrazione... visto che si tratta di una sorta di riscatto e rivendicazione della tua individualità, proprio per questo, io fossi in te scegliere un segno meno massificato, meno "qualsiasi", meno "lo fanno quasi tutti"... però è un idea mia.

mpoletti

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5

Friday, March 13th 2015, 11:01am

Capisco, senza dubbio l'inizio della tua rinascita è un evento importante, che merita una celebrazione... visto che si tratta di una sorta di riscatto e rivendicazione della tua individualità, proprio per questo, io fossi in te scegliere un segno meno massificato, meno "qualsiasi", meno "lo fanno quasi tutti"... però è un idea mia.


Condivido questa tua opinione. Per quanto possa sembrare massificato, credo che il tautaggio denoti comunque le preferenze personali: ognuno si tatua ciò che vuole (mai visto un disegno esattamente uguale all'altro, per capirci) nel posto che vuole .
Quando penso a qualcosa di assolutamente meno massificato, per non dire unico,mi vengono in mente solo esperienze di cui - dopo - resta solo il ricordo: un viaggio, per esempio, che - una volta fatto - termina. Anche se il ricordo è per sempre, è comuqnue una cosa immateriale...non so se mi spiego.