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MezzaVita

Giovane Amico

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Thursday, March 27th 2014, 11:04pm

Oggi: la Normalità

Oggi è stata una giornata vincente.
Mi sono svegliata presto, e mi sono tirata su dal letto con un po' di fatica. Ma non sono rimasta lì e l'Ipersonnia non ha vinto. Avevo un esame all'università, oculistica. Per una frazione di secondo ho pensato "ma dove vai? Hai studiato sì e no tre giorni! Vuoi umiliare te stessa ancora?". Ma l'Insicurezza non ha vinto: ho acceso il pc e ho ripassato qualcosa. Mi sono truccata un po', aggiustata i capelli, ho messo la giacca nuova, e neanche l'Abulia l'ha avuta vinta. Poi sono andata all'università, ho risposto all'appello ed ero la prima, e mi sono seduta di fronte al professore. E neanche la Fobia Sociale ha avuto il suo tributo. Ho preso 28, come gli anni che ho compiuto qualche giorno fa.
Sono uscita dall'università presto, erano le 10. Ho ricordato di passare in farmacia, di fare un po' di spesa, di fare bancomat, di telefonare in piscina per sapere quando comincia il corso di nuoto a cui mi sono iscritta, e la Mancanza di Concentrazione ha perso la sua fetta del bottino. Sono arrivata a casa, ho cucinato, e mi sono preparata ad affrontare lo scoglio su cui rimuginavo da qualche giorno: andare fuori città a comprare roba per andare a correre - come ogni primavera - e la piscina. Patentata da un anno e mezzo, ho la macchina da quattro mesi, usata solo nei tragitti cittadini che conosco bene.
Sono salita in macchina, sono andata a fare benzina, per la terza volta in vita mia senza nessun intoppo dovuto alle mani che tremano, alla non conoscenza perfetta di come funzioni un self service, alla mia generale imbranataggine. E poi ho preso la superstrada. Ho aumentato le marce fino alla quinta, scalato bene e in fretta per la brusca interruzione del traffico dovuta ai lavori. Vedevo nello specchietto auto che mi venivano addosso per sorpassarmi, perché io non supero mai i limiti e resto sempre sulla corsia di destra, e mi sentivo come se mi dicessero - mio padre, il mio compagno, il mio istruttore - "ma vai, accelera, puoi andare un po' più forte, se no così ti suonano e non arriviamo più". E ho sentito lo stomaco contrarsi pericolosamente, e iniziava a fare caldo e l'aria sembrava mancare. Ma ho acceso la radio, e non ho più sentito la voce del Panico.

Sono uscita dalla superstrada, ma... mi sono persa alla prima rotatoria. Mi sono infilata in un parcheggio di una zona industriale, ho acceso il gps sul telefono e... non c'era verso di farlo funzionare, non c'era rete, il telefono si bloccava. Non sapevo bene dov'ero, né quanto distasse la mia destinazione. E poi ho deciso che mai, mai sarei tornata a casa a mani vuote, mai avrei raccontato ai miei coinquilini che mi ero persa ed ero tornata indietro, mai avrei cercato ridicole giustificazioni che amplificavano la mia sbadataggine ai loro occhi, e ai miei occhi di riflesso nei loro. La Disperazione ha trovato il passo sbarrato, e io ho rimesso in moto la macchina e, andando un po' a senso, ho visto la grande insegna del negozio che cercavo.
Ho comprato le cose che mi servivano, e sono tornata a casa, sempre in superstrada, facendo anche tre sorpassi. Penso che in quell'autoradio ci metterò un cd con la mia musica.
Ora sono le 18, sono a casa da una mezz'oretta circa, e mi rimane ancora qualche ora per studiare un po', ancora, perché il 31 ho un esame, di quelli che di saperne ne so a pacchi, non come per l'esame di oggi. Ma per quello lì non ho ancora avuto una giornata vincente. E sono decisa a rendere il 31 un'altra battaglia da ricordare.
E' per le giornate così che do un senso al mio non essere caduta quando, sull'orlo del precipizio dell'angoscia più cupa, non ho più visto una ragione per vivere. Per le giornata in cui Io vinco e l'Ansia e la Depressione tornano da dove sono venute con la coda tra le gambe. Per le giornate in cui io imparo un po' di più che posso Essere, che so Essere. Umana, completa, capace di una vita intera.

Kabiria

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Friday, March 28th 2014, 11:52pm

sono contenta per te, commovente qusto post, ti faccio i migliori auguri perchè tu combatta sempre con questo spirito!

dora

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Saturday, March 29th 2014, 12:32am

Un grosso abbraccio da parte mia, il nostro peggior nemico da combattere è dentro di noi....

MezzaVita

Giovane Amico

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Tuesday, April 1st 2014, 3:58am

@Kabiria e @dora, vi ringrazio tantissimo per il sostegno. :rolleyes:

Quoted

il nostro peggior nemico da combattere è dentro di noi....
Sì, è verissimo. :S


E torno a scrivere di oggi, anche.
Oggi di un'altra prova, un altro esame, uno molto più consistente questa volta. I tre giorni che avevo a disposizione per studiare si sono ridotti a uno, perché l'Abulia si è insidiata nei miei minuti, regalandomi lo stare seduta a fissare pagine senza voltarle mai, mentre le gambe implorano pietà dal male che fanno per l'immobilità. Lei è così, una paralisi costante. Ieri mattina poi, dopo aver spento la sveglia nel sonno - pratica nella quale raggiungo l'eccellenza - sono scivolata in un sogno popolato di "doveri" sociali che mi richiamavano al paesotto (dal quale sono fuggita appena maggiorenne), temporali e ombrelli rotti, cellulari che non funzionano, mille piccoli contrattempi che mi hanno fatta urlare nel sogno, ma quando ho aperto la bocca non ne è uscito alcun suono. Mi sono svegliata con il cuore a mille, e di umore cupo, ed ho realizzato che l'incubo era un condensato di quello che mi fa disperare nella mia vita.
Mi ha colpito il pensiero che per trovarne una migliore devo studiare. Ed ho finalmente aperto il libro, nel tentativo vano di rimediare e cercare di ripassare quanto più possibile. A sera ero così tesa che non ho chiuso occhio tutta la notte. Questa mattina a malapena sono riuscita a parcheggiare bene. Mi sono seduta tutta sola in uno dei corridoi di un università ancora assonnata, a continuare a rileggere febbrilmente cose che non ero riuscita a ripassare. Le lacrime sfocavano le righe, ed ho cercato di trattenerle per non rovinare la matita e le due passate di mascara. Poi il mio compagno mi manda un sms "Buongiorno... e buon esame :* :*". Mi sento così in colpa, così in colpa! Gli scrivo che andrà malissimo, che non ho dormito, che voglio solo che questa settimana finisca per poterlo raggiungere nella sua città. Mi sento anche peggio per avergli scaricato addosso la mia angoscia di prima mattina, ma mi sento così sola con me stessa, e non voglio starci. Cerca di incoraggiarmi, ed io ricaccio indietro le lacrime, decidendo che mi siederò su quelle sedie, di fronte a entrambe le professoresse della commissione, una per ogni parte dell'esame.
Ho preso 24 alla prima, non ho superato la seconda. La prima professoressa guarda il mio libretto, l'anno di immatricolazione, mi chiede come ho fatto ad arrivare a quel punto, 9 anni di università. "Dopotutto all'inizio lei aveva anche dei bei voti. Cos'è successo?" Sorrido, mi ero immaginata quel momento, quella domanda da lei. E benché mi ero imposta di non buttarla sul pietoso, alla fine ho detto semplicemente la verità "In sei anni succedono tante cose." Lei mi guarda e mi fa "La vita ci riserva delle sorprese, no?"
Un mio vecchio amico conosciuto all'università era lì con me, per assistere all'esame. Ha esultato per me. Siamo tutti sulla stessa barca, noi fuori corso. Come una grande famiglia di incompresi ci spalleggiamo a vicenda, unico branco in un ambiente di competizioni e ostilità. Oggi non è andata benissimo, non ho dato il massimo, ma almeno c'è stato un pareggio. Voglio togliermi da qui un passo alla volta. Sento che sta arrivando la marea: i giorni cupi si stanno allontanando, questa crisi sta per andare via, chissà per quanto, e io devo approfittarne. Per me, per tutto l'amore che c'è nella mia vita e dal quale mi proteggo.
Ma questa è un'altra storia.

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