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Flavio10

Giovane Amico

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Location: Italia

Occupation: scrittore per scherzo e scienziato senza lavoro

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31

Monday, June 3rd 2019, 10:32pm

Ma che dici, che ammazzarti, cosa ci ci cluderesti poi?
Piuttosto se avessi la possibilità come cambieresti la tua vita, cosa vorresti fare dove vorresti andare?
Come dovrebbe essere la vita per te per non essere quello cloro che dici che stai vivendo?
Cosa dovrebbe accadere?

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Giovane Amico

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32

Wednesday, June 5th 2019, 11:52am

Guarda Flavio, non so proprio cosa risponderti.
COme ho già detto, non ho più sogni nè aspirazioni. Solo l'aspirazione di evitare altri problemi, altri casini, di cui la vita è piena.
"Non studio non lavoro non guardo la tivù. Non vado al cinema non faccio sport." (CCCP)

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Giovane Amico

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33

Wednesday, June 5th 2019, 12:38pm

Oggi, complice la febbre, mi sono svegliato dopo le 10 e alzato ancora più tardi.
Colazione in solitudine a mezzogiorno, qualche post scritto su questo forum.
Sono moderatamente preoccupato per sabato, il ritorno al lavoro. Vorrei non arrivarci vivo, come al solito.
Ah, già, oggi devo andare dallo psicologo. Mi chiedo se serva a qualcosa, quando è tutta una vita ad essere andata a male.
"Non studio non lavoro non guardo la tivù. Non vado al cinema non faccio sport." (CCCP)

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Giovane Amico

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34

Wednesday, June 5th 2019, 1:02pm

Pensando al caso di Ciro Milani, mi chiedo quanto influisca la solitudine effettiva, il vivere da soli lontani dalla famiglia, nella scelta di suicidarsi.
Io anche solo per prendere la canna dell'acqua da collegare al tubo di scappamento devo evitare che mi vedano i miei genitori, e questo mi pone ancora una volta di fronte allle mie responabilità, come se non bastassero i pensieri che ho già in merito a questa scelta.

Alla fine la sua vita era molto migliore della mia (sonno a parte), eppure ha comunque trovato la forza di mettere una fine.
Perchè sono così vigliacco da non riuscire a farmi fuori? O forse sono solo troppo poco disperato?
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35

Wednesday, June 5th 2019, 3:49pm

se domani la tua vita cambiasse, se tu riuscissi ad avere quelle cose che oggi senti che ti mancano, non saresti più depresso?

perché...io non ho mai osservato ciò che dici. la depressione se ne va e la vita può rimanere uguale ed identica a prima, anzi spesso peggiora.
come se le circostanze esterne non avessero questa forza curativa (e viceversa).

penso al lutto. una persona che non riesce a reagire, cade in depressione. elaborato il lutto, curata la depressione chi è mancato non torna e magari subentra un altro lutto o una malattia propria (esempio reale) ma la persona non è ricaduta in depressione.

quindi mi si apre un altro scenario che è l'insoddisfazione per la mancanza di realizzazione dei propri desideri/bisogni. non è una depressione, non è una malattia. è la somma di rabbia, frustrazione e tristezza a cui una persona magari reagisce dicendo che abbandona volontariamente.
namasté

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36

Wednesday, June 5th 2019, 7:28pm

Le cose che mi mancano secondo il mio psicologo sono principalmente il "sentirmi amato". Ho paura di affezionarmi alle persone, ma ne avrei bisogno, a quanto pare.
Depresso secondo lui sono depresso.

Il problema grosso che ho, oltre al disturbo di personalità narcisista covert, è il sabotatore. C'è una parte di me che toglie valore a tutto e mi dice di gettare la spugna. Faccio una fatica del boia senza realizzare niente nella mia vita. Vedo tutto come inutile.

Comunque la somma di rabbia, frustrazione e tristezza c'è.
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37

Wednesday, June 5th 2019, 7:35pm

Nè, e qui arrivo al punto, esperienze di vita come quelle che faceva Ciro, che pure si lamentavva di essere solo.
Leggendo il suo blog e i vari articoli scritti su di lui si deducce che di esperienze ne faceva. Col lavoro, con le vacanze in cui guidava per l'Italia la sua amica americana, con gli amici che aveva in giro per il paese (a lui sembravano pochi)...
Ma infatti è tutta questione di "percezione" ...
Questo Ciro magari aveva qualcosa che tu non hai, e viceversa.
Puo' essere che lui aveva piu' amici, pero' a lui mancava (non conosco la storia) qualcosa che tu hai ...

Non credo sia questione di avere piu' o meno nel concreto.
E' questione di percepire la realtà. Anche una persona con degli oggettivi vantaggi puo' essere depressa, basta che si convinca che i suoi "svantaggi" siano la parte piu' importante.

Comunque una cosa che noto in alcuni depressi è certa una l'iperazionalità.
Cioe' fate delle proiezioni potenzialmente "esatte" sul futuro, partendo dallo schema disfunzionale che c'è al presente.

Mi sembra ovvio che non si ottenga (in proiezione) margine di miglioramento e sembra inutile andare avanti.

La vita è anche questione di caso.
Non vedo perchè dare per certo che non si avrà una donna, o una famiglia ...

c'è anche un po' di profezia autoavverante di in tutto questo.

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Giovane Amico

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38

Wednesday, June 5th 2019, 9:35pm

Comunque, la Huesera, forse hai ragione tu, forse non mi voglio suicidare perchè sono malato. Forse sono tutte chiacchiere psicologiche e la mia è solo delusione, tristezza.
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39

Saturday, June 8th 2019, 5:03pm

Racconto scritto da Ciro Milani

Un giorno perfetto (II).

[QUESTO che segue è un post di fiction. E’ un racconto di UN possibile ultimo giorno. Quello che segue NON è realtà. Il resto dei post SONO realtà, questo è un racconto.]

Non ho puntato la sveglia stamattina, ma sono andato a letto con le persiane socchiuse. Mi sveglia la luce del sole. Guardo l’orologio e mi accorgo che sono le otto.
Un passaggio un bagno a lavarmi la faccia, e poi mi preparo la colazione. Nel frigorifero ormai è rimasto ben poco: mangio l’ultimo yogurt e intanto mi preparo un caffè.

Mi infilo sotto la mia ultima doccia. Mi piace sentire l’acqua scorrermi addosso, mi rilassa. Mi lavo i capelli per l’ultima volta. Esco dalla doccia, mi do un asciugata veloce. Inauguro una lametta nuova per radermi. Poi, ripasso in contopelo.

Mi guardo allo specchio.

Questo è un giorno speciale, rifaccio il letto. Non lo faccio mai di solito, se non quando attendo visite, ma ho voglia di lasciare la casa in ordine. Mi vesto come al solito, poi cerco una spilla da appuntare sulla maglietta. Una cornucopia d’argento, simbolo di fortuna, pur non essendo io superstizioso.

Metto nella borsa un panino ed una bottiglia d’acqua che ho preparato ieri sera, insieme a tutto quello che mi servirà oggi.
Raccolgo la spazzatura da buttare ed esco di casa. Metto la chiave sotto lo zerbino.

Mi fermo dal tabaccaio a comprare un pacchetto di sigarette. Dal bar a fianco qualcuno bestemmia leggendo un quotidiano. Come se bestemmiare potesse risolvere qualcosa.

Vado in riva al fiume. Primadipartire ho voglia di finire “Ecco la storia”, di Daniel Pennac. Mi siedo su una panchina all’ombra a leggerne le ultime pagine.
Ci sono dei gabbiani sul fiume, il cielo è terso. Fortunatamente c’è un po’ di brezza.

Sono assorto in questa visione di pace quando una ragazza saltellante e schiamazzante si butta addosso ad un tipo seduto su una panchina qui vicino. Amoreggiano allegramente. Mi da un po’ noia la cosa. In un certo senso li invidio, invidio la loro gioia e spensieratezza.
Vorrei io poter essere così allegro, sereno, avere qualcuno al mio fianco.
Sembrano felici, la coppia perfetta. Magari tra qualche hanno si sposeranno e cresceranno qualche bambino.

Torno alla lettura del mio libro. Non lo rileggerò mai, ma mi piace continuare a sottolinearlo o appuntarlo come ho fatto fin’ora.

Ormai è giunta l’ora di pranzo. Sempre con gli occhi sul fiume mangio il mio panino con calma e sorseggio un po’ d’acqua.
E’ un pasto semplice, frugale quasi. Un panino con il prosciutto crudo. Ma farebbe differenza andare a mangiare in un ristorante di lusso? Sempre di cibo si tratta, e di certo non ho bisogno di raccontare ai miei amici “sono stato da Gualtero Marchesi”.

Riprendo in mano il libro, ormai mancano davvero poche pagine. Ecco la storia scorre rapido. Finisce la storia di quello che sarebbe il dittatore agorafobico. Tra poco finirà anche la mia, di storia.

Ieri ho messo in borsa anche qualche matita, provo a disegnare il paesaggio su dei fogli di carta che mi sono portato appresso. Ne resta una specie di scarabocchio, non sono mai stato bravo a disegnare.

Le ore sembrano scorrere così lente, placide, in questo giorno perfetto. Il tempo sembra immobile, eterno. Scendo verso il greto del fiume e comincio a passeggiare verso sud. Sull’altra sponda ci sono dei pescatori, nel mio cammino incrocio qualche bellezza locale cuocersi al sole.

Voglio sentire ancora l’acqua. Mi sfilo le scarpe e mi rimbocco i pantaloni. Entro a piedi nudi nel fiume. Un paio di ragazzini mi lanciano uno sguardo stupito, uno dei due mi indica, poi li sento ridacchiare. In effetti sono abbastanza buffo, vestito di nero, con i pantaloni lunghi rimboccati ed i piedi a mollo. Non me curo, non mi importa nulla di apparire buffo.

Mi abbandono seduto sotto una pianta, riprendo in mano la penna con lo sguardo perso nel vuoto. Resto così semi addormentato per un tempo imprecisato.
Penso alla mia vita, penso al nulla, penso al domani che non c’è.

Non so come, ma mi nasce in testa un haiku. Lo scrivo su una pagina bianca del libro di Pennac.

Si avvicina il tramonto di questa giornata e di questa mia vita. Sono sereno, rilassato.
Non ho rimorsi, non ho rimpianti. Ho preso quello che ho potuto.

Al calar del sole di questo giorno perfetto, anche la mia vita avrà fine.
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blog, depressione, suicidio