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lowbattery

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1

Thursday, May 9th 2019, 2:03pm

Chi si ricorda di Ciro Eugenio MIlani?

Riassumo la sua storia. Nel lontano 2005 un informatico ventiseienne apre un blog, Primadipartire, in cui annuncia il proprio suicidio parlando di se e cambiando solo pochi dettagli della propria vita personale.
Il sito ha un certo successo, viene segnalato da grossi siti di informazione e indicizzato tra i blog più seguiti. C'è chi lo insulta, chi pensa ad uno scherzo, chi prova a parlarci e a dissuaeerlo dai suoi propositi, ma Ciro va avanti per la sua strada e per tre mesi lo aggiorna con puntualità.
Alla fine, dieci giorni prima della data annunciata, si butta da un ponte che attraversa l'Adda e muore. Esattamente un anno prima un suo amico si era buttato da quello stesso ponte.
Anche giornali piuttosto importanti riprendono la notizia mentre sul blog "da suicida" e su quello conosciuto dai suoi amici reali compaiono degli aggiornamenti postumi, programmati da Ciro.

Trovate il blog a questo indirizzo.

Voi cossa ne pensate? Era depresso? Era solo senza più speranze? Oppure era lucido?

fran235

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2

Thursday, May 9th 2019, 2:12pm

si può essere lucidamente depressi e disperati...però non è una garanzia di fare la cosa migliore
Voglio fare con te l'amore vero quello che non abbiamo fatto mai
quello dove alla fine si piange e si leccano le lacrime

arianna73

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3

Thursday, May 9th 2019, 2:18pm

Concordo con fran.
Personalmente in questo momento non riesco a capire molto nitidamente le ragioni di chi aggiorna minuziosamente sul proprio progetto prima di metterlo in atto. Per me sarebbe una questione molto privata.
Ma rinuncio a giudicare. Come mi dicevano i miei su questi ed altri sprofondi umani "Non ti meravigliare mai troppo".

lowbattery

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4

Thursday, May 9th 2019, 2:32pm

Lui sosteneva di tenere un blog in quanto esibizionista.
Poi negli aggiornamenti post mortem pubblicava pagine dai suoi diari personali che sembravano un po' tappe del suo percorso fino alla decisione di suicidarsi.
Veniva fuori il ritratto di un uomo estremamente solo, consapevole di esserlo da anni, che non sapeva come fare per risolvere questo problema e che ne soffriva.

Tra l'altro anche io sono solo, ma a detta del mio vecchio psichiatra io "silenzio" il mio bisogno di relazioni sociali. Se da questa situazione dipendano i miei "sprofondi" non lo so, però.

arianna73

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Thursday, May 9th 2019, 2:50pm

il bisogno di relazionarci ce lo abbiamo tutti, è umano.
La solitudine ce l'abbiamo in tanti, è endemica. Mi vengono in mente libri e articoli, soprattutto dell'ultimo periodo "sociologico", che affrontano la solitudine come un'emergenza planetaria, fatte fuori tutta una serie di modi e relazioni ai quali non abbiamo saputo mettere granché al posto, internet e individualismo a manetta principalmente. Mi ha fatto sorridere tempo fa il pragmatismo britannico che fondi e buone idee permettendo non esclude di creare un Ministero per la Solitudine.
E' il popolo dal quale ci è arrivata Eleanor Rigby dei Beatles, dopotutto :)
E non sarebbe un'idea tanto sbarellata, forse.

Mi ha dato una fitta al cuore comunque leggere delle pagine postume. Non dovevano essere postume, non doveva funzionare così, che l'ascolto di quella solitudine sia avvenuto solo a irreparabilità consumata. E giusto come "sensazione" più o meno spettacolarizzata dall'espediente mediatico del blog su tema "disturbante". Una matrioska di amarezze.
Mi fanno sorridere quelli che per turbarsi circa la modernità attuale e prossima ventura hanno bisogno di guardarsi una puntata di Black Mirror.

edit: secondo me coi tuoi dolori l'aspetto relazionale c'entra , anche se non so come. Una capatina dal tuo vecchio psichiatra?..

lowbattery

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Thursday, May 9th 2019, 4:26pm

Io credo che con il blog abbia voluto dare un messaggio a chi lo conosceva. Far capire alla sua famiglia e ai suoi amici i motivi del suo gesto che altrimenti non avrebbe saputo comunicare. Ha voluto comunicare il suo dolore solo una volta morto.
Poi forse c'era anche il desiderio di essere fermato, il voler sentirsi dire di non farlo.

PS
Settimana prossima vado dallo psicologo. Non so davvero come possa aiutarmi. Gli psicologi possono infondere la voglia di lavorare?

arianna73

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7

Thursday, May 9th 2019, 4:52pm

Può succedere, come anche no. Ti tocca andare a vedere.
Io la prossima settimana dovrei attraccare la psicoterapeuta specializzata in elaborazione del lutto. Solo a vedere il suo sito mi sa di esosissima, con buona pace delle tariffe più o meno standard. E forse - dalle mie parti usa molto - pure in nero totale. Però se riesco a mettere assieme i soldi vado lo stesso.

Forse ci sta una preghierina ai loro numi tutelari , di sti due che ci ricevono perché la vedo tosta :D

Edit: comunque quella di questo blog è una storia tristissima. Che non conoscevo. Gia in questi giorni mi aveva perplesso e sconvolto abbastanza la storia della 12enne suicida in USA dopo aver guardato al serie "Thirteen" che sembra accusata di aver fatto impennare i suicidi fra i giovanissimi del 30%.

Crobatus

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Thursday, May 9th 2019, 7:33pm

chissà che problemi psichici gravi aveva che non sappiamo....
la maggior parte dei suicidi una volta erano in persone gravemente malate, dove appunto la malattia annulla l'istinto primario di sopravvivenza.
poi negli ultimi decenni è diventato "di massa" specie per la diffusione di droghe... anche un incidente in macchina potrebbe essere un suicidio.
Detto questo una volta era proibito parlare di cronaca nera, inclusi i suicidi, per evitare che ci fossero fenomeni di emulazione: caso più recente a livello mediatico,
i tizi che ammazzavano e torturavano persone e animali in ucraina nel 2007 (3 guys one hammer mi sembra si chiamasse) ha già prodotto numerosi altri casi sull'esempio del primo.

mayra

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9

Thursday, May 9th 2019, 9:01pm

Come ho già detto in un altro thread io non credo ai suicidi per emulazione, a meno che una persona non sia incapace di intendere e volere.

Crobatus

Giovane Amico

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10

Friday, May 10th 2019, 1:06am

io non credo ai suicidi per emulazione



https://www.medicitalia.it/blog/psicolog…to-werther.html

Quoted

sembra che i media siano in grado d’influenzare il tasso di suicidi in una società, per il semplice fatto... di annunciarli. Si tratta di un tragico e inquietante fenomeno di emulazione, noto ai sociologi come Effetto Werther.

Il termine, coniato dal sociologo David Phillips, prende nome dal romanzo di J. W. Goethe, I dolori del giovane Werther il cui protagonista, a causa di una delusione sentimentale, sceglie il suicidio come mezzo per smettere di soffrire. In seguito alla pubblicazione del libro si assisté a un ondata di suicidi per emulazione in tutta Europa, di dimensioni tali da persuadere i governi di alcuni paesi a vietarne la pubblicazione. Analoga reazione vi fu in Italia dopo la divulgazione del romanzo di Ugo Foscolo Le ultime lettere di Jacopo Ortis, nel 1802.

Il fenomeno è meglio noto in letteratura scientifica sotto il nome generale di Copycat Effect e ha storicamente avuto un forte impatto in alcune società come quella statunitense. A Los Angeles ad esempio vi fu un’impennata del 40% nel numero di suicidi dopo la morte di Marylin Monroe. Ed è dimostrato che subito dopo alcuni suicidi eclatanti il numero delle vittime di incidenti aerei o automobilistici può aumentare persino del 1.000%.

L’effetto può essere esteso agli atti di aggressione; se ad esempio in un incontro di boxe ampiamente pubblicizzato fra un bianco e un nero è il nero a perdere, aumenteranno in percentuale gli atti aggressivi verso persone di colore, viceversa se a perdere è il bianco.

Altre casistiche riguardano i suicidi di massa, come quelli avvenuti in alcune sette, come la congregazione del Tempio del Popolo capeggiata dal reverendo Jones negli anni 70.

arianna73

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Friday, May 10th 2019, 10:37am

Probabilmente avete ragione entrambi. L'emulazione scatta nelle menti influenzabili, oltre che in quelle classicamente "incapaci di intendere e volere". Perché questa incapacità di discernimento non è plateale, è nascosta nella apparente normalità.
Questi fenomeni forse sono la cartina di tornasole di quanta fragilità mentale e forse - anche se divaghiamo - di valori (almeno veramente sentiti propri) c'è in giro.

In tutto questo aggiungiamo anche le menti influenzabili perché appunto afflitte da problemi psichici, depressioni, grandi dolori...

mayra

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Friday, May 10th 2019, 9:21pm

Oltre alle menti influenzabili, statisticamente sono più a rischio di suicidio le persone che hanno un genitore che si è suicidato.

lowbattery

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Sunday, May 19th 2019, 5:43pm

La mia esperienza è che se qualcun altro, con una vita migliore della mia (e non ci vuole molto), si è suicidato, io mi sento più autorizzato a farlo.

Belfalas

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Monday, May 20th 2019, 10:51am

c
La mia esperienza è che se qualcun altro, con una vita migliore della mia (e non ci vuole molto), si è suicidato, io mi sento più autorizzato a farlo.

E considerare tutti quelli che hanno una vita peggiore della tua e il suicidio nemmeno lo prendono in considerazione a cosa ti autorizza?
O non autorizza?
Si vede solo ciò che si vuole vedere.

lowbattery

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Tuesday, May 21st 2019, 6:09pm

Citato

E considerare tutti quelli che hanno una vita peggiore della tua e il suicidio nemmeno lo prendono in considerazione a cosa ti autorizza?
O non autorizza?
Si vede solo ciò che si vuole vedere.


Mi dispiace per loro. Ma i limiti di sopportazione sono soggettivi. Comunque non credo sia un merito se loro riescono a tirare avanti in condizioni pessime, ad essere sincero. Credo sia una caratteristica, di per se nè buona nè cattiva.

Parlando di me, ora le cose in famiglia non vanno così male come in passato, ma è come se tutte le difficoltà, le preoccupazioni, i fallimenti, l'ansia, mi avessero logorato. La mia tolleranza alle brutture della vita si è abbassata notevolmente.
Non vedo più motivo di fare fatica, nè di tollerare le cose che mi fanno stare male, anche di poco (grazie ai farmaci).
In effetti non vedo più proprio i motivi di stare al mondo. Non ho obiettivi, nè sogni, nè aspirazioni. Nè relazioni sociali che diano senso alla vita.

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