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pesca91

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Saturday, August 31st 2019, 11:27pm

Il mio viaggio

Sono ormai più di 10 anni che convivo con vari disturbi d'ansia e depressione.
Il cammino è ancora lungo e la strada tutta in salita, quindi ho pensato che avere un diario di bordo possa aiutarmi a processare ed elaborare meglio tutto quello che è successo.

- I primi sintomi -


I primi segni di disagio li ho avuti quando andavo alle scuole medie. Allora non soffrivo di ansia o depressione, non sapevo neanche il significato di queste parole, ma avevo iniziato a manifestare in maniera abbastanza evidente i segni di un disagio interiore profondo.
A volte mi svegliavo durante la notte urlando e mi alzavo correndo. Successivamente, ho iniziato ad avere problemi a parlare oppure iniziavo a balbettare quando le insegnanti o le amiche mi facevano delle domande.

La voce mi si bloccava in gola e più cercavo di tirarla fuori e più avevo la sensazione di lanciarmi contro un muro di acciaio spesso mille metri... La mia frustrazione per questo problema era enorme: tornavo a casa da scuola piangendo perchè non riuscivo a parlare quando gli insegnanti mi domandavano delle cose, nonostante sapessi perfettamente le risposte. Tutti mi prendevano in giro perchè balbettavo.

Gli adulti attorno a me hanno ignorato la cosa. Mia madre mi diceva che, quando parlavo con lei, non avevo esitazioni o problemi quindi non vi era un reale motivo di preoccuparsi.

Sono diventata insicura e avevo paura di aprire bocca.

La cosa non è andata migliorando anche perchè avevo una difficile situazione familiare e odiavo la mia casa.

Ad un certo punto, verso i 15 anni, ho iniziato a rendermi conto della mia sofferenza interiore e ho iniziato a chiedere insistentemnte alla mia famiglia di vedere uno psicologo.
Nonostante non vi fossero di certo problemi di soldi a casa, mia madre inizialmente si rifiutò perchè gli psicologi hanno un costo e poi non avevo nessuno che potesse accompagnarmi.

Io non mi scoraggio e vengo a sapere dei consultori, dove avevo sentito che era garantita una terapia gratuita con uno psicologo per tutti i minori di 18 anni.
Chiamo l'ASL della mia città, ma mi rispondono che avevano a disposizione solo il consultorio per problematiche di natura sessuale.

Ero scoraggiata e al punto di partenza, fino a quando intravedo una luce: mia sorella si fidanza con un figlio di un medico che lavorava nell' ASL di una città vicina.
Riprendo a lamentarmi pesantemente dei miei problemi con la mia famiglia e, grazie anche alla raccomandazione di questo medico, riesco ad entrare nelle liste d'attesa per il consultorio. In due settimane mi assegnano quella che sarebbe diventata la mia prima psicologa.

pesca91

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Tuesday, September 3rd 2019, 11:16pm

Ricordo ancora con tenerezza la prima terapia che ho fatto.

La mia terapista era molto anziana e con tantissima esperienza e mi ricordo che mi colpì tantissimo il come lei riuscisse a capirmi così bene dopo pochissimi incontri! Quanto le volevo bene :love:

Lei mi ha aiutata tantissimo, purtroppo però sono sopraggiunti nel tempo dei problemi esterni che mi hanno portato ad interrompere la terapia quando non era ancora il momento.

Il centro dove questa terapista lavorava si trovava in una città vicina ma, dato che i trasporti funzionavano malissimo e nessuno poteva accompagnarmi, andare a fare terapia per me diventò una sfida. Non avevo neanche un motorino e l'età minima per la patente, quindi ho dovuto arrangiarmi come potevo.

La mia terapia l'avevo iniziata in primavera. Mi ricordo che correvo da scuola fino alla fermata del bus mangiando al volo un panino per strada in modo da arrivare in tempo. Nonostante il centro dove questa terapista lavorava distasse 15 minuti di macchina da dove vivevo, con i mezzi ci mettevo quasi un'ora (anche a causa del cambio di bus che mi faceva perdere un casino di tempo). Tornare a casa dopo la terapia era ancora peggio, perchè durante l'orario pomeridiano le corse erano ridotte all'osso ed ero costretta a fare i compiti fino a tarda notte per non rimanere indietro con la scuola.

La fermata del bus per tornare a casa si trovava in un posto un poco isolato. Durante la primavera e l'estate c'era un chioschetto che serviva bibite o gelati e per un certo periodo periodo, oltre allo stress di viaggiare tanto, non ho avuto altri problemi.

I guai sono incominciati in inverno inoltrato con le giornate cortissime: quando dovevo prendere il bus era già buio e il chioschetto aveva chiuso per il riposo invernale.

Nonostante non mi vestissi in maniera appariscente e non fossi propriamente un figurino (avevo qualche chiletto di troppo :D) iniziai ad essere importunata spesso da ragazzi o uomini di una certa età che passavano da quelle parti con la macchina. Le prime volte cercai di non darci peso, ma dopo qualche tempo iniziai a spaventarmi seriamente perchè la fermata era vicino ad un terreno incolto con delle erbacce molto alte.

Iniziai ad avere paura che qualcuno potesse farmi del male e non era nemmeno una paura tanto immotivata considerando che la zona non era molto frequentata.

Penso che sia stato in quel momento che ho iniziato a capire che le ragazze della mia zona (e probabilmente anche di altre parti d'italia) non erano libere e che vivevo in un contesto fortemente sessista. Il fatto che molte persone si sentissero libere di infastidire una ragazza solo perchè era sa sola in un luogo isolato non era di certo una cosa bella.

Non avere l'opportunità di prendere un autobus in santa pace alle 5 del pomeriggio per andare a fare una terapia medica mi sembrò una limitazione alla mia libertà fortissima.

Poi un evento mi fece spaventare definitivamente: una tentata aggressione ai danni di una ragazza sull'autobus che prendevo di solito per tornare a casa.

Decisi quindi d'interrompere la terapia perchè ero troppo spaventata dalla cosa e non potevo nemmeno iniziarne un'altra in un centro privato nella mia città o in un altro posto facile da raggiungere perchè la mia famiglia non voleva pagare.

Smettere quella terapia è stato un errore ma non potevo fare altrimenti.

A volte mi chiedo come sarebbe cambiata la mia vita se avessi avuto l'opportunità di continuare la terapia per altro tempo.