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Pallidal

Giovane Amico

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Friday, January 17th 2020, 4:38pm

Il diario del disagio.

Buongiorno, in questi giorni stavo rileggendo un diario di molti anni fa. Mi ha fatto venire voglia di scrivere e così mi sono messa a raccontare un piccolo pezzo di vita che forse mi ha portato ad essere chi soni oggi. Vorrei condividerlo con voi.
Premetto che non so se ciò che ho scritto è grammaticalmente corretto.

Quella che sto per raccontare è una storia di sofferenza ma anche di riscatto. Il bello di questa storia, a parte che è la mia, sta nel fatto che non ha nulla di straodinario. Qua non si compiono gesta eroiche ne piccoli miracoli. La definirei una storia di crescita e di consapevolezza.
Vorrei fare una postilla: non mi leggete come una persona realizzata perchè sono ancora ben lontana dal essere risolta.
Possiamo far risalire tutto a circa 10 anni fa .
10 anni fa avevo tredici anni, pesavo si e no quaranta chili. Mi ero tolta da poco l'apparecchio fisso e appena levato devo ammettere che mi vedevo quasi carina. Leonardo, un mio compagno di classe aveva addirittura smesso di chiamarmi "denti da cavallo".
Ero abbastanza alta ma molto magra, talmente magra che tutti i jeans mi stavano larghi, talmente magra che mi spuntavano le clavicole , avevo ( per inciso ho tutt'ora) dei polsi così piccoli che mi si vedevano le rotule fuori. Il tutto era saggiamente contornato dalla totale e irrimediabile assenza di seno. In pratica somigliavo ad una bambina di otto anni molto alta.
Dire che mi sentivo brutta è poco, non mi sentivo solo brutta ma anche sgraziata , fuori posto, goffa , poco accattivante, anche come amica. Un brutto anatroccolo.
La parola migliore per il mio entourage di amiche e familiare è 'disfunzionale', ero circondata di persone che non mi volevano bene , o me ne volevano troppo o me ne volevano ma a modo loro.
Romina è sempre stata una presenza costante nella mia vita, a modo suo. La nostra da che ne ho memoria non è mai stata una amicizia idilliaca. Siamo diverse, per certi aspetti troppo uguali.
A tredici anni lei incarnava quello che a me mancava , era spiritosa , con un peso ideale , una taglia di seno ideale, piaceva ai ragazzi. Iniziava ad avere le prime cotte.
Io, dal canto mio mi sentivo al palo. Non la odiavo per questo, gliene rendevo merito. Fortunatamente per me non ho mai nemmeno cercato di imitarla però una punta di sana invidia c'era.
Il suo primo bacio è stato con Leonardo, quello che mi chiamava denti da cavallo. Ho ancora vivido nella memoria il momento in cui me lo ha raccontato. Stavamo andando a scuola, penso fosse un pomeriggio e la conversazione verteva su Romina ' sono andata a lingua con Leonardo' , testuali e aggraziatissime parole.
Io ho un attimo di vuoto e fra me e me penso ' sono stati ad un corso di lingua' , poi per magia faccio due collegamenti e capisco obbiettando con ' ah si, davvero'.
Non sono stata un ottima amica, non gli chiesi nemmeno come gli era sembrato ma capitemi ero in difficoltà.
Per gli anni delle medie Romina è stato un po' il mio mito inarrivabile , mi sentivo lusingata che lei volesse essere la mia migliore amica. Che avesse scelto proprio me, sicuramente era un opera di volontariato.
Non ero spontanea nemmeno con lei come con nessun altro. Mi aveva iniziato al suo giro di amicizie fighe, in cui io manco a dirlo non ero per nulla a mio agio.
Uno dei momenti di più forte imbarazzo nella mia vita potrei citare il tredicesimo o forse quattordicesimo compleanno di Romina. Svoltosi in una specie di discoteca privata ( una stanza con le luci ) che andava di moda dalle mie parti.
Vi faccio il resoconto della serata , alle ore diciassette circa ero in camera in preda al panico che nemmeno al esame di chimica organica. Non avevo la più pallida idea di cosa caspita mettermi, alla fine ho optato per maglietta verde militare, pantaloncini bianchi , e Superga rosa. In pratica ho messo insieme tre cose a caso. Niente trucco.
Arrivata alla festa noto con grande disappunto che tutte e sottolineo TUTTE le ragazze avevano in sandali. Con la morte nel cuore mi rendo conto che ero l'unica con le Superga rosa. E voi direte e va bene, cosa c'è di male?
C'è che a tredici anni essere omologate è tutto , cavalcare l'onda insieme agli altri è una questione di vita. E lo è soprattutto se siete delle tredicenni bionde e pallide da par paura che pesano quaranta chili.
Non mi ricordo come si svolse il festino , ricordo solo che fu un mezzo incubo , e quando tornai a casa tirai un sospiro di sollievo. Il mio spirito di sopravvivenza alla serata fu agganciarmi ad un gruppo di ragazze che reputavo simpatiche e non troppo elevate per i miei standard. Funzionò.
Questa è solo uno, o forse la più eclatante delle feste. Iniziai a pensare che la morte alla fine non era una alternativa tanto male. Ad ogni festa organizzata io speravo più di ogni altra cosa che non si facesse il gioco della bottiglia, altro mio grande incubo. Perchè , vi svelo un segreto: non avevo mai baciato nessuno.
Al inizio ho detto che io e Romina siamo per certi aspetti troppo uguali, non era tanto per dire. La pietra su cui si basava la nostra amicizia stava nel fatto che in fondo , sotto scorze di feste , trucco , tacchi e baci con la lingua mancati Romina era insicura. Tremendamente insicura, come me.

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Monday, February 3rd 2020, 6:18pm

Wow bella storia! Sembra un piccolo romanzo :) Comunque ti capisco, per me le medie sono state il periodo di maggior disagio scolastico.. Io comunque non mi sentivo brutta, eppure ero tremendamente insicura, poi figurati, uscendo trionfante come reginetta dalle elementari, ho avuto proprio un calo di autostima alle medie, quindi ancora peggio... Anch'io non riuscivo a "seguire" me stessa, diciamo, i miei gusti non erano veramente i miei, né le cose che facevo.. Penso che sia normale per molti a quella età
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