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The Heart

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Thursday, August 16th 2012, 1:37pm

Psicopatologie del Cristianesimo

Salve ragazzi,
ho letto le vite di diversi Santi e, oltre alla grande fede e al profondo amore profuso da queste persone, sono rimasto colpito dal fatto che nella maggioranza di loro vi sono dei tratti patologici da un punto di vista psicologico, appunto "psicopatologici".
Dunque desidero esaminare insieme a voi le patologie che possono esser legate ad una determinata interpretazione del Cristianesimo.

Innanzitutto vi è il male moderno, la depressione, che possiamo definire come una tristezza costante, che "non passa". Spesso questi Santi hanno una visione del mondo per cui tutto è vano, tutto è corrotto dal peccato, per cui questa vita è un "esilio" ed una "valle di lacrime".
Una visione del mondo in cui regnano incontrastate la tristezza, la sofferenza, il dolore. In tale visione sembrano essere del tutto dissolte la gioia, la felicità, l'allegria. Questa è appunto una visione del mondo depressa.

Troviamo anche la fobia, ossia il terrore di un oggetto, terrore che non permette di rimanere alla presenza di tale oggetto. In molti Santi possiamo osservare una vera e propria fobia del peccato. Ciò va distinto dalla ferma volontà di non peccare, proposito indispensabile per essere autenticamente cristiani. La fobia del peccato consiste invece nel vedere ovunque il rischio del peccato, nel considerare come peccato azioni che sono pacificamente normali. E' come se si vedesse una ragnatela che lega a sè in modo oscuro una miriade di oggetti, ossia le azioni ritenute peccato. Sembra che tutto il mondo sia raggiunto da questa ragnatela, che tutto sia una trama del male. E dunque diventa peccato parlare di se stessi, accettare un complimento, distrarsi involontariamente durante una preghiera, far valere i propri diritti, dire di no alla richiesta di qualcuno, divertirsi, trascorrere del tempo in compagnia, farsi appassionare da una discussione. Questo porta a sperimentare una continua paura di peccare, di cadere, e scatena uno stato di costante allarme e vigilanza nella persona.

Un altro tratto molto presente è quello ossessivo-compulsivo. Spesso i Santi hanno l'ossessione di dover sempre fare riferimento a Dio nei loro discorsi, di dover sempre verificare quale sia la volontà di Dio per loro, di dover sempre esaminare scrupolosamente la loro coscienza alla ricerca della minima traccia di un peccato. Il tratto ossessivo sta in questo "sempre". Gli ossessivi sono persone fondamentalmente insicure, che ricercano una certezza ed una protezione nei rituali, ossia in ripetizioni di azioni; è come se il rituale dovesse far svanire il fantasma della paura. E infatti molti Santi rivelano di avere una personalità piena di insicurezze, mancante di autostima, ritengono di "non essere niente" e "non valere niente", hanno un continuo bisogno di confessarsi per paura di aver commesso un peccato grave, si rifugiano in una cieca obbedienza ai superiori anche quando questi hanno chiaramente torto, compiono ogni decisione con una difficoltà enorme e sproporzionata rispetto alla situazione.

L'ultimo tratto che prendo in considerazione è il disturbo paranoide. Si tratta di un disturbo di personalità nel quale la persona vede costantemente gli altri come potenziali minacce, è diffidente verso tutti, crede che gli altri abbiano sempre secondi fini ed ha la sensazione che "tutti tramino contro di lei". Questo è dovuto al meccanismo di difesa noto come proiezione, per cui l'aggressività che la persona prova verso gli altri viene proiettata all'esterno e sono gli altri ad essere percepiti come persecutori.
Molti Santi rivelano di possedere questo disturbo o di avere alcuni tratti paranoidi, in quanto affermano che tutti gli uomini sono peccatori ed egoisti, che nessuno ricerca la volontà di Dio, che tutto il mondo è corrotto, che ci si può fidare soltanto di Dio. Dunque queste persone falliscono nel vivere i rapporti con gli altri all'insegna della serenità, ed anche se si dimostrano esternamente cordiali mantengono interiormente una profonda diffidenza verso gli altri ed anche un senso di disprezzo e di superiorità.

Questo deve far riflettere su come si vive la religione: può essere una grande risorsa, ma può essere anche un grande male e la fonte di notevole sofferenza psicologica.

The Heart

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Thursday, August 16th 2012, 3:31pm

Voi che ne pensate? :)

Razor

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Thursday, August 16th 2012, 8:40pm

Guarda, io sono rimasto davvero senza parole, hai fatto un analisi che a me piace tantissimo, davvero ben dettagliata e ben curata....devi essere una sorta di genio. 8|
Comunque c'è stato un tempo in cui credevo in Dio (adesso ci credo pure...ma...è un discorso complicato) e sinceramente credo che l'essere cristiano ai giorni nostri non implichi più tutto questo (per fortuna). Però credo che al tempo stesso i preti dovrebbero farsi fare un pò di scuola su come spiegare il Cristianesimo ai bambini. Ricordo che io personalmente da piccolo ne restai "traumatizzato" ed ero, appunto, paranoico.
Un uomo invisibile che ti guarda dall'alto e ti può schiacciare come una formica (parole del parroco) diciamo non è davvero rincuorante. :crazy:
E purtroppo a quei tempi non c'era la psicologia :D (ai tempi dei santi)
Ancora complimenti.! :clap:

4

Thursday, August 16th 2012, 8:54pm

Ma la religione si basa sulla paura e sull'indottrinamento gia da bambini,non le interessa formare cattolici consapevoli.
Altrimenti tali percorsi li si farebbe da adulti,ma si tratta di potere e controllo ovviamente.
Apatico,da smuovere con le granate.

Non ci sono femministe in una nave che sta affondando.
"Togliete dalla chiesa i miracoli, il soprannaturale, l’incomprensibile,
l’irragionevole, l’impossibile, l’inconoscibile, l’assurdo e non rimane
niente altro che il vuoto." Robert G. Ingersoll

antonio55

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Friday, August 17th 2012, 12:00am

the heart

mi capita spesso di leggere i tuoi posts, mi viene difficilice inserirmi nelle discussioni che proponi , in me c'è tanta ignoranza e il mettermi a confronto con alcune idee che tu proponi mi mette tanta paura di dire castronerie. Quando parli dei santi, permettimi di fare un piccolo riferimento a Cristo, io sono cattolico, e non trovo del tutto esatto cio' che dici.Se guardi la vita di Gesu' , non per esaminarla a livello psicologico, ti accorgi che Lui è stato di scandalo per tutti: per i giudei perchè si presentava come Dio (Gv 10,29); per i farisei che dicevano che era indemoniato (Mt 15,15 ); per i potenti , Caifa lo accusa di essere un bestemmiatore; gli apostoli si scandalizzano della sua morte; i suoi amici lo rimproverano di averli lascati soli e della morte di Lazzaro;sua madre " perchè ci hai fatto questo? "; il popolo gridera' " crocifiggilo" ; perfino Giovanni Battista si scandalizza della richiesta di Gesu' di essere battezzato e Pietro non vuole lavati i piedi; dinanzi alla donna adultera Gesu' scandalizza gli scribi e i farisei ,strappando loro le pietre dalle mani; Gesu' scandalizza tutti chiamando beati i poveri e maledetti i ricchi; condannando il fariseo che si sente giusto, e gistificando il publicano "peccatore".Gli unici e i soli che non si scandalizzano di Gesu' sono i bambini, che i discepoli cercano di allontanare, e il Cristo ci ammonisce che se non diventiamo come loro non entreremo nel regno dei cieli. Guarda ,adesso , la vita di tanti tantissimi santi, sono diventati piccoli , hanno preso su di loro le miserie del loro tempo , ed oggi scandalizzano e diventano incomprensibili le loro azioni. Francesco di Assisi, Antonio da Padova, Padre Pio , Giovanni Paolo II ,madre Teresa, Giovanni Bosco, e tantissime altre figure della chiesa, a prescindere che abbiano o no l'onore dell'altare, non penso che siano persone come tu le descrivi. Guarda a figure come Carlo Carretto, don Lorenzo Milani, Raul Follereau, Charl de Foucauld , Hedel Camara, e permettermi di nominarti anche un prete da me conosciuto e tanto voluto bene : padre Salvatore Carzedda, ucciso nelle Filippine perchè cercava di istaurare un dialogo fra cristiani e musulmani. No, non sono come li descrivi tu. Hanno amato la vita , hanno lottato con tutte le loro forze, hanno realizzato i loro progetti, hanno fatto fruttare i loro talenti no per se stessi ma per fare dello loro vita un dono per tutti, hanno seguito e relizzato il Vangelo nella loro vita, loro sono uomini che hanno cercato sempre il bene e forse hanno fatto anche del male, come dice S. Paolo. Se poi leggi il Vangelo ti accorgi che Gesu' ha fatto le fondamenta di questa chiesa su un uomo senza coraggio e che lo ha rinnegato e tradito, e il primo santo di questa chiesa è un ladro.E' difficile accettarlo, e lo si puo' fare solo con la fede, ma ..." la pietra scartata dai costruttori è diventata testata d' angolo"

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Licurgo

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Friday, August 17th 2012, 12:31am

Essere santi significa vivere in comunione con Dio, il che vuol dire affidarsi solo ed esclusivamente a Lui, tenerlo come unico principio della propria vita.
L'insicurezza deriva dal timor di Dio, dalla paura di non piacergli e di non fare la sua volontà sempre, è il modo totale di ubbidienza che solo una parte di credenti è in grado di vivere.
Mi chiedo però che senso ha dire che socialmente falliscano, se vogliamo essere relativi fino in fondo diciamo allora che nella loro prosepttiva, che poi sarebbe la prospettiva cristiana totalizzante, loro non si sentono affatto perdenti, tutt'altro. Hanno fatto una scelta di vita, forti della volontà divina da cui si sentono ispirati, e non vogliono confondersi col peccato, restandosene alla larga quanto piu possibile.
Ovviamente in questo caso parliamo di persone umane, non di Cristo, e come tutti noi hanno una loro psicologia con cui fare i conti.
La psichiatria oggi dà un nome a certi comportamenti, ma che in generale potremmo definire come "tare", chi piu chi meno nessuno è esente.
Una particolare modalità di vivere la religione, con tratti al limite del fanatismo, effettivamente finisce per essere studiato dalla medicina, il cristiano che rinuncia a tutto per seguire Dio socialmente non è ben visto, per le ragioni che possiamo intuire.
Conosco personalmente un ragazzo che vive in questo modo, si veste di un solo lenzuolo e va in giro a predicare il Vangelo, ogni tanto lo acchiappano e lo portano alla guardia medica, per poi farsi un tot tempo in qualche csm dove gli somministrano farmaci per tenerlo buono.
Ovviamente non è un pericolo per nessuno se non per se stesso con il rischio di incappare in brutta gente, ma di sicuro non è una persona "socialmente" accettabile. Lungi dal definirlo un santo o che altro, il Vangelo però dice una parola fondamentale a riguardo "dai frutti si capisce se l'albero è buono". Io so che nella prospettiva cristiana questo strano ragazzo che se ne va di notte in giro, a volte urlando, e che parla di Dio in ogni dove, che si fa molti giorni di trattamento obbligatorio l'anno, che regala libri di preghiere a tutti con dediche bellissime, ha avuto un peso grande nella mia conversione.
Il Vangelo insegna il ribaltamento del concetto di lodevole e sano agli occhi di Dio, mi viene da pensare che ciò che è disdicevole agli occhi degli uomini, non lo sia affatto a quelli di Dio.
Non azzardo alcuna ipotesi medica, perchè non ne ho la competenza, ma quanti disturbati di questo tipo siamo abituati a definirli tali, solo perchè non corrispondono ai nostri canoni di giustezza?
totus tuus

viaggio all'inferno e ritorno.
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Licurgo

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Friday, August 17th 2012, 12:39am

concordo con Antonio55 sulla grande diversificazione di santi e sante, non dovrebbe in effetti passare l'idea che santo sia solo colui che finisce per dare di matto.
C'è un agiografia sterminata che conta le piu diverse mentalità e connotati, le piu diverse estrazioni sociali, tantissimi di loro hanno vissuto una vita eroica, e sono lodati insieme a santi bambini, sante donne, santi "pazzerelli", santi teologi e via andando, tutti accomunati però dall'amore per Dio.
totus tuus

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Friday, August 17th 2012, 12:42am

Io credo che immergersi in una religione non sia mai semplice. La mente degli uomini è stupefacente ma possiede anche tanti limiti naturali. Il cattolicesimo, come anche altre religioni simili, spronano l'uomo a dare il meglio di se stesso, a sfidare i suoi stessi limiti. Da strettamente "materiale" l'uomo è chiamato ad elevarsi, ad andare oltre la sua natura animale. Questo percorso è però indubbiamente difficile. La mente può andare incontro a deficit. Quando si chiede all'uomo di credere a qualcosa di spirituale, dunque di astratto, quando si chiede di limitare i suoi istinti fisici, animali, quando gli si chiede di obbedire, rinunciare, sacrificarsi, seguire precetti, regole morali.. l'uomo sfida la sua stessa natura. Questo testimonia che la santità non è affatto facile, tutt'altro. I santi o in generale i credenti incorono, chi più chi meno, in problematiche di questo genere, ma ciò non li rende meno degni di ammirazione, anzi. Sono uomini e come tutti sono costretti a fari i conti con la vulnerabilità, tanto fisica quanto mentale. Ma se nonostante tutti gli ostacoli, i sacrifici, i limiti, queste persone continuano ad andare avanti è perché credono davvero in ciò che fanno, che sentono, hanno una motivazione forte.

In definitiva perciò, questi sintomi, queste problematiche, non devono meravigliare né gettare sotto una cattiva luce tutti quei santi che li hanno vissuti. I santi non sono immuni dalle debolezze, scelgono solo un percorso più difficile.

doctor Faust

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Friday, August 17th 2012, 12:24pm

Voi che ne pensate?


Se e' farina del tuo sacco, la vedo come una conversione ad una visione meno settaria della vita. Il che non ti puo' fare che bene.

In definitiva perciò, questi sintomi, queste problematiche, non devono meravigliare né gettare sotto una cattiva luce tutti quei santi che li hanno vissuti. I santi non sono immuni dalle debolezze, scelgono solo un percorso più difficile.



I santi non sapevano di essere santi, fino a che qualcuno non ha deciso che lo fossero.
Non hanno scelto un persorso difficile perchè erano santi, ma lo hanno scelto perchè non sapevano fare altro, seguendo i loro istinti, pulsioni, convinzioni, qualunqeu esse fossero.

Poi qualcuno a detto:- Questo si, questo no, questo si, questo no, a secondo delle conveninieze.
Non per il poveretto ignaro, che tanto era morto, ma per gli interessi di coloro a cui serviva un santo, che potessero usare per alimentare il bisogno popolare di credere che ci siano persone speciali, investite dal dio [e dalla chiesa cattolica] di funzioni paradivine da seguire come esempio per la nostra condotta.

Il fine e' sacrificare se stesso in funzione della chiesa cattolica [perchè se sei "strano", ma non riconosci il papa, rischi di essere bruciato sul rogo come eretico, come stava per fare Francesco d' Assisi].

Magari bruciato da pii servitori della chiesa come Torchemada, frate benedettino, assassino inveterato di santi, rei di non adorare il papa [e lui]come dio.
Per leggere questa storia clicca sul titolo.

:hmm: Il lungo viaggio di Anomimus alla ricerca dell'amore perduto... :thumbsup:

Licurgo

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Friday, August 17th 2012, 12:35pm

Il fine e' sacrificare se stesso in funzione della chiesa cattolica [perchè se sei "strano", ma non riconosci il papa, rischi di essere bruciato sul rogo come eretico, come stava per fare Francesco d' Assisi].



Dove lo hai letto?
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Friday, August 17th 2012, 3:47pm

per Razor

Ti ringrazio per i complimenti, sei molto gentile :)
Anche io noto che adesso la Chiesa ha messo da parte questa visione mortificante della vita e dell'uomo, e che punta molto sul tema della ricerca della felicità. Adesso la Chiesa dice ai giovani che attraverso Gesù Cristo può garantirgli la realizzazione di quel desiderio di pienezza e di felicità che hanno nel proprio cuore.

Ai tempi nostri la psicologia fortunatamente (o grazie a Dio :D) è molto evoluta e ci ha permesso di chiarire molte idee!

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Friday, August 17th 2012, 3:53pm

per Antonio

Caro Antonio,
sai che condivido la tua fede: sono un cattolico praticante.
Capisco gli episodi del Vangelo ed i personaggi a cui fai riferimento.
Se leggi gli scritti dei mistici, vedrai che spesso dicono "Non voglio che sofferenze", "Non chiedo che sofferenze", "Voglio soffrire come Gesù in croce": insomma, desiderano il dolore! Questo mi sembra disumano. Proprio disumano.
Noi tutti per natura detestiamo la sofferenza e ricerchiamo la felicità. Possiamo accettare il dolore e offrirlo a Dio (cosa che io sto facendo con la mia depressione di lunga data, è durissima ma lo faccio) e credo che questo sia il senso di "portare la nostra croce". Il desiderio di soffrire, invece, mi sembra essere un rovesciamento della normalità umana e non è un comportamento psicologicamente sano.
Se ci aggiungi che molti Santi portavano il cilicio, si esponevano a digiuni e a penitenze fisiche che ne minavano la salute (alcuni sono morti giovani anche per questo trattamento riservato al loro corpo), alcuni addirittura si fustigavano a sangue, credo che ne venga fuori anche un elemento psicopatologico. Cercare la sofferenza per se stessa è PATOLOGICO!

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Friday, August 17th 2012, 3:57pm

per Licurgo

Caro Licurgo,
non c'è bisogno di essere psichiatri per capire che quel ragazzo è psicologicamente disturbato e non può essere preso ad esempio.
Io credo che i Santi andrebbero presi ad esempio solo per l'amore che hanno profuso verso Dio e verso gli altri: quindi per le preghiere, per il perdono, per i gesti di carità, per l'impegno sociale, per l'assoluta moralità.
Ma per quanto riguarda la loro ricerca della sofferenza, io credo che si tratti di una ricerca "malata", con tratti evidentemente patologici. Da questo punto di vista non andrebbero presi come modello, e la Chiesa farebbe meglio a mio avviso a dirlo apertamente.
Altrimenti succede come adesso, che ancora ci sono cristiani che pensano che la vita sia sofferenza e non credenti che si sono allontanati dalla religione proprio per questo motivo.
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Friday, August 17th 2012, 3:59pm

Io apprezzo i Santi della gioia!
Giovanni Bosco, Domenico Savio, Filippo Neri, Giovanni Paolo II, Madre Teresa!

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Friday, August 17th 2012, 4:04pm

per Gretel

Voglio sottolineare una cosa molto importante che hai scritto: i Santi sono esseri umani e come tali hanno i loro limiti.
Questi comportamenti patologici sono a mio avviso da ascrivere ai loro limiti umani, non alla loro santità. La ricerca della sofferenza per se stessa è sempre un indice patologico, mai di santità.

Come dici tu, l'avere disturbi psicologici non esclude la possibilità di diventare Santi. E, come mi disse una volta il mio psicologo di allora, i Santi vanno stimati a maggior ragione per i problemi psicologici che avevano. Mi sento molto concorde con te :)

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