Homepage di Nienteansia.it
Switch to english language  Passa alla lingua italiana  

You are not logged in.


1

Friday, November 28th 2014, 4:05pm

Potevo essere io, Elliot Rodger

http://www.ilpost.it/2014/06/03/elliot-rodger/

Le frustrazioni sessuali e misogine del ragazzo che ha ucciso sei persone in California riguardano tantissimi adolescenti, spiega lo scrittore Brian Levinson su Slate

Venerdì 23 maggio, sette persone sono morte e altre tredici sono state ferite a Santa Barbara, in California, in seguito a una sparatoria vicino al campus dell’università. A sparare è stato Elliot Rodger, un ragazzo di 22 anni che aveva attentamente pianificato il massacro nelle settimane precedenti e che si è ucciso durante la sparatoria. I testi e video lasciati da Rodger suelle sue motivazioni e sulla sua frustrazione nei confronti delle donne hanno aperto negli Stati Uniti un dibattito molto ricco sulla misoginia contemporanea, sulla cultura che costruisce fin dall’adolescenza una necessità di affermazione dei maschi attraverso il possesso e la conquista delle femmine, sulle frustrazioni e la rabbia conseguenti, sugli approcci violenti che questo genera: esplicitati nel peggiore dei modi nel caso di Rodger, repressi ma presenti in molti altri casi. Uno degli interventi è quello di Brian Levinson, su Slate.

*****


Ciascuno può trovare i propri motivi per disprezzare le 141 pagine del manifesto di Elliot Rodger, il 22enne che settimana scorsa ha ucciso sei persone e ferito altre tredici a Isla Vista, in California. Il testo è un tale miscuglio di misoginia, razzismo, autocommiserazione, arroganza che farebbe impressione anche a Patrick Bateman [il protagonista del libro American Psycho, di Bret Easton Eliis, ndr].

Anche io ho le mie ragioni per odiare quel manifesto: avrei potuto esserci io, al posto di Elliot Rodger.

Da adolescente e studente universitario, avrei potuto scriverla io, una tirata del genere. Per l’appunto, ho scritto davvero patetici racconti su ragazzotti popolari spinti giù da una scarpata da nerd rancorosi, e di tristi sfigati che si suicidano dolendosi alla vista delle coppiette che si stringono durante un lentone al ballo di fine anno. Dopo aver letto il manifesto di Rodger, ho ripensato al ragazzo che avevo smesso di essere: un tizio il cui pendolo emotivo oscillava costantemente fra rabbia e tristezza; uno che pensava che avere una ragazza avrebbe risolto tutti i propri problemi, e che provava un piacere grottesco a riversare la propria rabbia su ragazze che non avrebbe mai potuto avere e ragazzi che non avrebbe mai potuto essere.

Io e Rodger abbiamo lo stesso profilo psicologico di altri mattoidi solitari: John Hinckley, che sparò a Reagan nel tentativo di fare colpo su Jodie Foster; Dylan Klebold, quello disperato e meno psicopatico dei due responsabili del massacro della scuola di Columbine; Seung-Hui Cho, i cui macabri racconti brevi lasciavano intravedere la strage che avrebbe compiuto, quella di Virginia Tech.

Fatemi spiegare meglio.

Tutti ci sentiamo soli, ogni tanto. Ciascuno ha dei momenti in cui si sente inadeguato, invidioso, e scettico riguardo le proprie capacità. A tutti capita di arrabbiarsi e non sentirsi amati a sufficienza. Specialmente durante l’adolescenza, quando gli ormoni, una devastante pressione sociale e una nuova e inesplorata indipendenza girano all’impazzata dentro di noi come palle da biliardo.

Per la maggior parte delle persone, questi sentimenti sono come l’erbaccia. Crescono, mettono la testa al sole e poi seccano. Ma per certi giovani maschi sono come un rampicante. Crescono senza controllo dentro di te, fino a che la tua personalità è nascosta da strati e strati di questa robaccia. Diventi come una specie di piccola palletta colma di energia negativa (come mi definì un mio amico alle superiori). E tutto questo è generato da un’unica ragione: che la vita è ingiusta, e tu non puoi farci nulla.

L’infanzia procedeva su un binario preciso: obbedisci alla tua famiglia e alle maestre, e tutto andrà bene. L’adolescenza, al contrario, è una cosa completamente diversa. Nessuno ti spiega le regole di questo gioco, che quindi ti risultano incomprensibili, e al quale di conseguenza non puoi vincere. È come se avessi lasciato “Cappuccetto Rosso” per entrare nel “Signore delle Mosche”. E tu sei Piggy.

Per tutta la vita, i tuoi genitori e insegnanti continuano a ripeterti che sei unico e meraviglioso, e che puoi raggiungere qualsiasi obiettivo se ti impegni a sufficienza. Ma dopo la pubertà, quegli sforzi peggiorano le cose di molto. Più provi a integrarti con quelli popolari e più diventa ovvio che non diventerai mai loro amico. Più provi a fare colpo su una ragazza, e più assomiglierai a Ralph Winchester in quella famosa puntata dei Simpson («Quindi, ehm, ti piace… fare delle cose?»).

Dal momento che non le capisci, le regole dell’adolescenza possono trasformarti da una persona solitaria a un labirinto di contraddizioni. Odii i ragazzi di successo che ti rifiutano, ma al contempo vorresti tanto essere uno di loro. Odii te stesso per essere un mattoide solitario, ma al contempo credi di essere meglio di chiunque ti stia attorno – più intelligente, sensibile e consapevole di quanto gli altri possano immaginare. La sessualità adolescenziale è un labirinto senza fine, e tu sei come Jack Torrance in Shining, mentre urla impotente nella tempesta e si fa strada un morto dopo l’altro.

È molto facile prendere in giro la pretesa di Rodger secondo la quale «si meritava» una ragazza. Ma l’unico modo che conosceva per meritarsi qualcosa era comportarsi bene, in un sistema nel quale chi invece fa cose sbagliate riceveva una punizione. Sbriga le faccende di casa, riceverai il permesso di fare cose. Rompi la finestra di un vicino, e sarai messo in punizione. Quando nei suoi rapporti adolescenziali Rodger è stato punito per quello che lui riteneva “un modo giusto” di comportarsi, ha di conseguenza risposto con l’autocommiserazione, che ha gradualmente lasciato spazio alla rabbia.

Ma in che modo Rodger – e qualsiasi altro ragazzo solo e con problemi psicologici – avrebbe potuto comportarsi in modo diverso? Durante l’adolescenza, gli ormoni trasformano il tuo corpo in una pubblicità ambulante per il Viagra, e i tuoi pensieri in un film porno proiettato a ripetizione. Ma al contempo le ragazze ti spaventano e spiazzano. Sono semplicemente così diverse – ”un equivoco di donna”, come scriveva Jeffrey Eugenides - impossibili da comprendere. Spesso, non sembrano nemmeno umane: puoi cercare di capirle solo come insieme di più parti – facce, voci, braccia e – chiaro – quegli occhi che ti lasciano inchiodato al muro, scosso.

Dal momento che non le capisci, è facile trasformare le ragazze in esseri magici, il cui amore ha lo stesso effetto taumaturgico del sangue di unicorno. La gioia che ricaverai da una relazione con loro compenserà la tua mancanza di popolarità. Legittimerà la tua intelligenza, sensibilità e gentilezza. In sintesi proverà a te e a tutti gli altri che sei un essere umano, come tutti gli altri.
Ovviamente, applicare la propria logica giovanile a cose complicate come il sesso, l’amore e le relazioni con gli altri è impossibile. Crescere vuole anche dire accettare che gran parte di queste cose siano incomprensibili. Siccome i mattoidi solitari non afferrano questo concetto, l’incessante ripetersi dei loro futili ragionamenti li spinge a un livello di disperazione sempre più profondo.

Se credi che l’amore sia la soluzione a tutti i problemi della tua vita, ma al contempo non riesci a essere amato, la violenza diventa una via di fuga affascinante. E indirizzare la tua violenza verso altre persone significa essere legittimati – seppure per pochi attimi – ad avere totale controllo di chi perde e chi vince in questo gioco incomprensibile.

Per me, la parte più inquietante del manifesto di Rodger è quella in cui lui scrive: «Dopo aver preso in mano il fucile io… ho provato una sensazione tutta nuova di potere. Chi è adesso il maschio alfa, eh, stronze?, pensavo dentro di me rispetto a tutte quelle ragazze che in passato mi avevano guardato dall’alto verso il basso»

Non so spiegarmi la ragione per cui una larga maggioranza dei ragazzi solitari, negli Stati Uniti, cresce e diventa una schiera di persone normali come me, mentre altri finiscono nella voce di WIkipedia “Folli attentatori statunitensi”. Io stesso ero conciato come Rodger, Cho e Klebold. Ero umiliato dal mio peso, più simile a quello di un obeso patologico piuttosto che a una persona normale. Mi spacciavo per un intellettuale, ma avrei scambiato volentieri una lettera di ammissione a Harvard con un bacio di una mia compagna che chiamerò Cinzia. Sono rimasto vergine fino a un anno dopo la fine dell’università.

Klebold e Rodger avevano degli amici; Cho aveva una famiglia che lo amava, palesemente. Perché questi ragazzi hanno preso in mano un fucile, mentre io no? Forse è stato merito dei miei genitori: come molti cinquantenni liberal e urbanizzati detestano l’uso delle armi. Da piccolo, non mi era permesso giocare coi fucili, o anche solo guardare G.I. Joe, che i miei amici adoravano. Forse è stato merito dell’epoca in cui vivevo, prima di Columbine, quando l’omicidio di massa non era ancora una soluzione praticabile per l’affermazione di sé.

Prima di cavarmela così facilmente, vuoto il sacco: io lo ero, violento. Non ho mai fatto male a nessuno, fisicamente, tanto meno a una ragazza. Ma dal punto di vista sentimentale ho abusato di ogni ragazza che mi ha rifiutato. Alle superiori, ho definito Cinzia «una disgustosa puttana» dopo averla vista accoccolarsi assieme al proprio ragazzo durante una gita di classe. Al college, mi sono presentato ubriaco davanti alla porta di una ragazza che aveva appena deciso di interrompere la nostra relazione di due settimane, la sera dopo che lei mi aveva mollato: bussai e urlai finché lei non minacciò di chiamare la polizia. Dopo la laurea, quando una serata coi miei colleghi finì con la ragazza per cui avevo una cotta che veniva accompagnata a casa da uno sconosciuto, urlai davanti ai miei colleghi che la mia vita sarebbe stata migliore «se solo la stronza fosse morta». I miei capi erano sconvolti; quando mi licenziarono il giorno dopo, mi diedero la notizia in uno studio psichiatrico a più di 15 chilometri di distanza; temevano che dessi improvvisamente di matto in ufficio.

Oggi le cose vanno molto meglio. Ho una fidanzata meravigliosa e faccio un lavoro che mi piace. L’età e gli antidepressivi mi hanno ammorbidito, e una dieta più salutare e un regolare esercizio fisico hanno aumentato la mia autostima. Ma come disse una volta Paul Schrader – che creò Travis Bickle, protagonista di Taxi Driver e ultimo grande mattoide solitario – «non riuscirai mai a lasciarti la tua infanzia alle spalle».

Quindi, per quanto la rabbia e la misoginia siano notevolmente calate, non sono mai sparite completamente. Negli scorsi quindici anni sono passato attraverso rotture di rapporti sentimentali che hanno implicato discorsi e azioni detestabili, e mi sono trovato a discutere con alcune colleghe in termini che mai avrei usato con degli uomini. Solo alcuni mesi fa, ho litigato ad alta voce con la moglie di mio padre, e nel farlo l’ho chiamata in modi orribili. Ciascuno di questi incidenti mi ha riempito di vergogna e rimorso. Il disprezzo che provavo verso il mio peso e la mia solitudine non si avvicinano neppure a quello che provo verso la mia crudeltà insensata e infantile.

Quindi, l’Elliot Rodger che è in me non è scomparso. Non è attivo quanto lo era un tempo, ma temo che sarà sempre lì: ad aspettare il prossimo momento in cui mostrare a tutti chi è il maschio alfa, ora, stronze.
namasté

Caos

Colonna del Forum

  • "Caos" is male

Posts: 2,011

Activitypoints: 6,647

Date of registration: May 7th 2011

Location: Città del Capo

  • Send private message

2

Saturday, November 29th 2014, 10:27am

Un gran bell'articolo, mi sembra che questa sia la realtà odierna in molti paesi occidentali, qui in Italia potrebbe succedere lo stesso se l'accesso alle armi sia più semplice come in America.

Ci sono alcuni passaggi che mi hanno colpito.

Quoted

È molto facile prendere in giro la pretesa di Rodger secondo la quale «si meritava» una ragazza. Ma l’unico modo che conosceva per meritarsi qualcosa era comportarsi bene, in un sistema nel quale chi invece fa cose sbagliate riceveva una punizione. Sbriga le faccende di casa, riceverai il permesso di fare cose. Rompi la finestra di un vicino, e sarai messo in punizione. Quando nei suoi rapporti adolescenziali Rodger è stato punito per quello che lui riteneva “un modo giusto” di comportarsi, ha di conseguenza risposto con l’autocommiserazione, che ha gradualmente lasciato spazio alla rabbia.


Questa è la storia di molti ragazzi, cresciuti con figure materne al fianco, dove le regole che gli sono state insegnate sono quelle dell'accondiscendenza e del rispetto, regole che vanno bene per compiacere le mamme e le nonne, ma quando vuoi trovare una persona con cui stare servono a poco o a niente, già mi vedo questo ragazzino servile che desiderava l'approvazione delle persone facendo favori, quasi annullando la sua persona pur di soddisfare le richieste di qualcun'altro.

Per lui era un modo giusto di comportarsi, come gli era stato insegnato, ma non trovava riscontro nel vero mondo, quello lontano dalle carezze di mamma, allora la frustrazione ha lasciato posto ad una rabbia sempre maggiore, lui voleva solo essere accettato e poteva farlo solo nel modo in cui gli era stato insegnato.

Quoted

Dal momento che non le capisci, è facile trasformare le ragazze in esseri magici, il cui amore ha lo stesso effetto taumaturgico del sangue di unicorno. La gioia che ricaverai da una relazione con loro compenserà la tua mancanza di popolarità. Legittimerà la tua intelligenza, sensibilità e gentilezza. In sintesi proverà a te e a tutti gli altri che sei un essere umano, come tutti gli altri.
Ovviamente, applicare la propria logica giovanile a cose complicate come il sesso, l’amore e le relazioni con gli altri è impossibile. Crescere vuole anche dire accettare che gran parte di queste cose siano incomprensibili. Siccome i mattoidi solitari non afferrano questo concetto, l’incessante ripetersi dei loro futili ragionamenti li spinge a un livello di disperazione sempre più profondo.


Non tutti riescono a prendere la vita come viene, le donne sono incomprensibili, anche Einstein lo disse :D

Il pensiero che l'amore sia la soluzione a tutti i mali, è figlio di quelle tavolette che ci raccontavano da bambini, il vissero felici e contenti insomma, ma dopo? qualcuno dovrebbe spiegare sin da piccoli cos'è l'amore in realtà.

Quoted

Prima di cavarmela così facilmente, vuoto il sacco: io lo ero, violento. Non ho mai fatto male a nessuno, fisicamente, tanto meno a una ragazza. Ma dal punto di vista sentimentale ho abusato di ogni ragazza che mi ha rifiutato. Alle superiori, ho definito Cinzia «una disgustosa puttana» dopo averla vista accoccolarsi assieme al proprio ragazzo durante una gita di classe. Al college, mi sono presentato ubriaco davanti alla porta di una ragazza che aveva appena deciso di interrompere la nostra relazione di due settimane, la sera dopo che lei mi aveva mollato: bussai e urlai finché lei non minacciò di chiamare la polizia. Dopo la laurea, quando una serata coi miei colleghi finì con la ragazza per cui avevo una cotta che veniva accompagnata a casa da uno sconosciuto, urlai davanti ai miei colleghi che la mia vita sarebbe stata migliore «se solo la stronza fosse morta». I miei capi erano sconvolti; quando mi licenziarono il giorno dopo, mi diedero la notizia in uno studio psichiatrico a più di 15 chilometri di distanza; temevano che dessi improvvisamente di matto in ufficio.


Anch'io non sono uno stinco di santo, ho augurato la morte a persone vicine a me, so cosa significa avere una rabbia repressa dentro, è un invidia lancinante che si trasforma in un odio becero.
Ma io sono convinto che la vera colpa è dei nostri genitori, quanti messaggi contraddittori e insegnamenti vaghi che ci hanno dato, un autostima sotto i piedi può trovare sfogo nella violenza.

Non giustifico il gesto di quel ragazzo, ma lo comprendo, il mondo è una giungla e ad alcuni è stato insegnato che se ti comporti bene tutto andrà per il verso giusto.

3

Saturday, November 29th 2014, 1:50pm

Molto interessante!

Ho trovato particolarmente illuminante la parte " È molto facile prendere in giro la pretesa di Rodger secondo la quale «si meritava» una ragazza. Ma l’unico modo che conosceva per meritarsi qualcosa era comportarsi bene, in un sistema nel quale chi invece fa cose sbagliate riceveva una punizione. Sbriga le faccende di casa, riceverai il permesso di fare cose. Rompi la finestra di un vicino, e sarai messo in punizione. Quando nei suoi rapporti adolescenziali Rodger è stato punito per quello che lui riteneva “un modo giusto” di comportarsi, ha di conseguenza risposto con l’autocommiserazione, che ha gradualmente lasciato spazio alla rabbia."

A mio avviso, bisognerebbe lavorare molto sulla parola "rifiuto"....

Dal momento che non le capisci, è facile trasformare le ragazze in esseri magici, il cui amore ha lo stesso effetto taumaturgico del sangue di unicorno. La gioia che ricaverai da una relazione con loro compenserà la tua mancanza di popolarità. Legittimerà la tua intelligenza, sensibilità e gentilezza. In sintesi proverà a te e a tutti gli altri che sei un essere umano, come tutti gli altri.
Ovviamente, applicare la propria logica giovanile a cose complicate come il sesso, l’amore e le relazioni con gli altri è impossibile. Crescere vuole anche dire accettare che gran parte di queste cose siano incomprensibili. Siccome i mattoidi solitari non afferrano questo concetto, l’incessante ripetersi dei loro futili ragionamenti li spinge a un livello di disperazione sempre più profondo.



Verissimo!

Neptune

♋️♐️

  • "Neptune" is male

Posts: 767

Activitypoints: 2,330

Date of registration: Jun 13th 2013

  • Send private message

4

Saturday, November 29th 2014, 2:49pm



Il pensiero che l'amore sia la soluzione a tutti i mali, è figlio di quelle tavolette che ci raccontavano da bambini, il vissero felici e contenti insomma, ma dopo? qualcuno dovrebbe spiegare sin da piccoli cos'è l'amore in realtà.



Eppure io sono convinto che l'amore, una relazione sentimentale, il sesso, una persona al proprio fianco con la quale condividere la vita... Non ha per tutti la STESSA importanza.
Per alcuni è quasi un bisogno fisiologico... Ma non perchè è o deve essere una soluzione ai mali, o uno status da raggiungere e mostrare agli altri... Semplicemente è una reale e naturale necessità, come mangiare e dormire.
Senza tutto questo la vita diventa vuota, priva di buona parte del suo significato e chiaramente la situazione psicofisica ed emotiva non può che logorarsi fino a esasperare il soggetto. Un po' come se uno non dormisse mai appunto o peggio ancora non mangiasse...


Non giustifico il gesto di quel ragazzo, ma lo comprendo, il mondo è una giungla e ad alcuni è stato insegnato che se ti comporti bene tutto andrà per il verso giusto.


Hai detto bene, il mondo è una giungla, e come accade in natura, nella giungla, la meritocrazia e la giustizia NON ESISTONO.
L'insegnamento dato dalla maggiorparte dei genitori, i programmi scolastici dalla scuola materna in poi sono fregnacce per far giarare il mondo in una certa maniera. E questo non dovrebbe manco esistere perchè nella giungla si impara solo a difendersi e a cacciare per sopravvivere. Non servono altri insegnamenti... la cultura è un'altra cosa, un optional. La cosidetta "educazione" serve per il quieto vivere ma non per vivere. Il quieto vivere ha senso quando TUTTI sono di quell'idea, ma dal momento che non è così, non ha più senso di esistere, se non per momentanea convenienza in determinati luoghi e periodi. Proprio come gli animali che dividono il territorio di caccia o di pascolo.

Chissà come avrebbe reagito Elliot Rodger, se gli avessero insegnato che la fuori se fai così non è detto che succeda cosà. Hai a che fare con gli altri, le tue azioni valogno solo per il 50% di un accaduto, l'atro 50% dipende da chi hai di fronte. Senza meritocrazia ne giustizia, e sopratutto garanzia.
"See the diameter of your knowledge, is the circumference of your activity"

5

Tuesday, December 2nd 2014, 11:31am

trovo l'analisi di quest'autore molto interessante e lucida. personalmente mi sfuggiva questa rabbia anche nei confronti degli uomini. avevo osservato certi comportamenti ma non ero riuscita a ricondurli a questo problema.

viceversa, credo che sia troppo semplicistico addossare le responsabilità ai genitori e fermarsi lì. tutti noi riconosciamo i limiti dei nostri genitori, riconosciamo le conseguenze che questi limiti hanno avuto su di noi ma non possiamo fermarci alla rabbia. a sedici anni forse, a venticinque magari ma diventare adulti vuol dire mettere in campo risorse per risolvere questi conflitti. sennò si rimane eternamente nel limbo del figlio.
namasté

Caos

Colonna del Forum

  • "Caos" is male

Posts: 2,011

Activitypoints: 6,647

Date of registration: May 7th 2011

Location: Città del Capo

  • Send private message

6

Friday, December 5th 2014, 7:37pm

trovo l'analisi di quest'autore molto interessante e lucida. personalmente mi sfuggiva questa rabbia anche nei confronti degli uomini. avevo osservato certi comportamenti ma non ero riuscita a ricondurli a questo problema.



A quanto pare un problema comune, c'è tanta rabbia repressa in giro.

viceversa, credo che sia troppo semplicistico addossare le responsabilità ai genitori e fermarsi lì. tutti noi riconosciamo i limiti dei nostri genitori, riconosciamo le conseguenze che questi limiti hanno avuto su di noi ma non possiamo fermarci alla rabbia. a sedici anni forse, a venticinque magari ma diventare adulti vuol dire mettere in campo risorse per risolvere questi conflitti. sennò si rimane eternamente nel limbo del figlio.


Non tutti li riconoscono, non tutti hanno la forza di cambiare da soli.

Serve sempre un mentore, qualcuno che ci dia forza, il ragazzo della storia era solo in fondo, non aveva modelli da seguire, chissà se qualcuno gli avesse spiegato come girano le cose, dove sarebbe ora.

Non si può solo dire "fatti forza" servono esempi, persone che si prendano la briga di aiutare il prossimo.

7

Friday, December 5th 2014, 10:17pm

ma che c'entra!? Ragionando così tutti possono essere tutti! Voglio dire, dal profilo clinico di una persona si trovano sempre somiglianze col proprio io...

Caos

Colonna del Forum

  • "Caos" is male

Posts: 2,011

Activitypoints: 6,647

Date of registration: May 7th 2011

Location: Città del Capo

  • Send private message

8

Monday, December 8th 2014, 9:15am

ma che c'entra!? Ragionando così tutti possono essere tutti! Voglio dire, dal profilo clinico di una persona si trovano sempre somiglianze col proprio io...


Ma non mi sembra che l'autore abbia voluto stilare un profilo psicologico, ma anzi era più una digressione sulle dinamiche della società.

Used tags

misoginia