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vissik

Restauratore di anime

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1

Monday, October 31st 2011, 1:16pm

Nessuno vuol più ascoltare

Si attribuisce a Telete la seguente frase: "Gli dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per poter ascoltare il doppio e parlare la metà".


Eppure oggi più che mai sembra che ognuno sia concentrato più che mai su se stesso, spalleggiato da messaggi (pubblicitari, con secondi fini) che lo incitano a chiudersi ancora di più nella propria individualità.
Se poi ci aggiungiamo la difficoltà di comunicare (paradosso dell'epoca della comunicazione), allora ci ritroviamo tutti a parlare e parlare, senza curarci minimamente di quello che dicono gli altri. Una volta ci si preoccupava di difendere le proprie idee, magari ci si scontrava, oggi si sta andando ancora oltre, nemmeno si ascolta, si dice la propria e via. Fregandosene anche delle reazioni.

Ad esempio (e spunto), in quanti topic le persone entrano, leggono il primo argomento o magari solo il titolo, e scrivono senza aver letto e/o senza avere alcuna intenzione futura di leggere quanto hanno scritto gli altri, di sviluppare una conversazione o un confronto?
Vite a 64 bit - Caosfera edizioni

summertime

Pilastro del Forum

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2

Monday, October 31st 2011, 2:08pm

Assolutamente d'accordo con te.

Più vado avanti e più vedo, anche in questo forum, una superficialità dilagante nei discorsi, nei temi, nel modo di parlare e di approcciare... in tutto.

Credo che la gente qui non voglia realmente essere aiutata, perlomeno la maggior parte.

Si viene più che altro per vedere se altri confermano o meno le nostre idee, ma sempre partendo dalla posizione "io sono il Verbo".

Oppure gente che dice: "sì, hai ragione, è vero", salvo poi non modificare di un millimetro i propri comportamenti.

Per non parlare delle tematiche più complesse, come ad esempio la coppia, laddove ognuno crede di sapere già tutto della vita, o di potere improvvisare qualsiasi atteggiamento.

bah... :hmm:
“Se qualcuno ti dice che non ci sono verità, o che la verità è solo relativa, ti sta chiedendo di non credergli. E allora non credergli.”

cucuzzolo

Dissero della grande Marlène Dietrich "Marlène, un nome che inizia con una carezza e finisce con una frustata"

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3

Monday, October 31st 2011, 2:48pm

Poveracci però, spesso non riescono proprio a porsi nella posizione di 'ascolto' perchè afflitti da troppi problemi no?

lucyna

Giovane Amico

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4

Monday, October 31st 2011, 3:34pm

Per sapere ascoltare bisognerebbe avere lo spirito creativo di un artista, la pazienza dell'artigiano e l'abnegazione di un santo.
Figure che vanno scomparendo nel nostro panorama sociale reale e virtuale.

Viviamo in una società in cui il proprio "io" deve essere affermato, costi quel che costi.
Illusoriamente a spese altrui, in realtà tra tanti vincitori siamo tutti perdenti.

vissik

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5

Monday, October 31st 2011, 4:04pm

Viviamo in una società in cui il proprio "io" deve essere affermato, costi quel che costi.
Illusoriamente a spese altrui, in realtà tra tanti vincitori siamo tutti perdenti.
Sì perchè così ci si perdono delle cose che "potrebbero" essere utili. Il discorso è "ascolta, raccogli, poi giudichi con la tua testa e scegli", mentre c'è proprio la repulsione ad incamerare.
Credo che la gente qui non voglia realmente essere aiutata, perlomeno la maggior parte.
Oppure gente che dice: "sì, hai ragione, è vero", salvo poi non modificare di un millimetro i propri comportamenti.
E non solo qui, questo è appena uno spunto, per quanto singolare: è un forum di psicologia e molte persone hanno delle competenze specifiche che traspaiono dai post anche se non sono indicate esplicitamente, il consulto è gratis, ma quello che scatta è il "chi sei tu per...". Allo stesso modo, fuori di qui, molti (mi scusino tutti quelli di cui si legge che non fanno assolutamente così, so che ci siete) vanno dallo psicologo e poi mollano perchè non hanno alcuna voglia di applicare quello che gli si dice, ci si aspetta che la psicologia sia come l'antibiotico: pago, mi faccio la cura e via, senza altre implicazioni per me.

Poveracci però, spesso non riescono proprio a porsi nella posizione di 'ascolto' perchè afflitti da troppi problemi no?
Dipende. Già per natura l'uomo dovrebbe essere più abituato a cercare soluzioni, mentre la donna ha necessità più di condividere e socializzare le emozioni, ma non me la sento di dire che questa possa essere una scusante, anche perchè il discorso, oltre al non mettere in pratica consigli (il che anche ci starebbe... se non fosse un atteggiamento che in pratica troviamo generalizzato ad ambi i sessi) riguarda anche il non rispondere, quindi il non socializzare, che va anche contro alle logiche femminili.
Cosa scatta? Non si crede più che gli altri possano darci una mano perchè nessuno ci è riuscito fino ad ora? Eì la generalizzazione a penalizzarci così? Eppure la richiesta d'aiuto parte. Sembra quasi un retaggio cattolico: visto che non mi confesso più in chiesa, trovo un surrogato virtuale (ma è lo stesso anche nella vita purtroppo!). O forse il tempo è così poco che ascoltare ci sembra sprecarlo (ed in realtà sperimentare una soluzione trovata da altri ce ne farebbe guadagnare molto...)

Davvero alla fine siamo tutti perdenti.
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lucyna

Giovane Amico

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6

Monday, October 31st 2011, 4:33pm

Sì perchè così ci si perdono delle cose che "potrebbero" essere utili. Il discorso è "ascolta, raccogli, poi giudichi con la tua testa e scegli", mentre c'è proprio la repulsione ad incamerare.

Per incamerare basterebbe stare a sentire.
Con l'uso delle orecchie si sta a sentire e non si entra in "relazione" con l'altro/a, si assorbe.
Non si sta neanche a sentire, tanto meno ad ascoltare che implica un impegno maggiore ed un coinvolgimento comunicativo.

Moravya

Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché sano secondo la volontà altrui ! (Friedrich Nietzsche)

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Monday, October 31st 2011, 7:07pm

Per sapere ascoltare bisognerebbe avere lo spirito creativo di un artista, la pazienza dell'artigiano e l'abnegazione di un santo.


Questa frase è spettacolare, hai pienamente ragione. :thumbup:

<<Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore.>>
(Albert Einstein)

Prima di diagnosticarti depressione o bassa autostima, assicurati di non essere semplicemente circondato da str*nzi.

morgenrot

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Tuesday, November 1st 2011, 12:41pm

Sembra quasi un retaggio cattolico: visto che non mi confesso più in chiesa, trovo un surrogato virtuale

Interessante parallelo: nel confessionale non si ha l'opportunità di guardare l'altro in faccia, ci si libera ma ci si nasconde, e ci si aspetta soltanto l'assoluzione - che non è sempre risolutiva ma dà spesso almeno un sollievo momentaneo.
Non si ascolta veramente, perché si sa - o si crede/teme di sapere cosa arriverà. Spesso anche le risposte che contengono ricette ritenute universalmente valide (dì 3 avemarie, smetti di fumare, esci a farti una passeggiata che ti passa, non vedere le cose a modo tuo ma prova a vederle come ti suggerisco io...) non sottintendono l'ascolto ma solo una reazione automatica a comportamenti che crediamo di conoscere e di poter valutare se non addirittura risolvere. Quindi anche i "confessori" scivolano a volte nell'equivoco, credono di ascoltare l'altro, in realtà ascoltano se stessi e l'unica realtà che conoscono, la propria, senza una reale empatia per chi tenta di liberarsi. Ma non è facile superare i propri muri perimetrali e mettersi veramente nei panni dell'altro.

vissik

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Wednesday, November 2nd 2011, 10:08am

Quindi anche i "confessori" scivolano a volte nell'equivoco, credono di ascoltare l'altro, in realtà ascoltano se stessi e l'unica realtà che conoscono, la propria, senza una reale empatia per chi tenta di liberarsi.
Già, il rovescio della medaglia, che estende ancora di più il presupposto di base: nessuno ascolta più, compreso noi...
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morgenrot

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10

Saturday, November 5th 2011, 11:15am

E dunque gettiamo la spugna? Mi chiedo spesso, e cerco ancora risposte: come predisporsi "attivamente" all'ascolto, o migliorare la qualità dell'ascolto?
Per esperienza personale, più ci si isola e meno si è in grado di ascoltare, al contrario si finisce sempre più per ascoltare solo se stessi anche in presenza di altri. Forse è l'individualismo sfrenato che porta all'isolamento, e di conseguenza all'incapacità di percepire veramente - sotto molti aspetti - gli altri e rispettarne la diversità. Tant'è che l'equivoco ricorrente è quello generato dalla tendenza a credere che la mente altrui funzioni più o meno come la propria, ed il linguaggio altrui sia uniforme al nostro...cosa che spesso porta a fraintendimenti e muri di ogni sorta. Alle volte si crede di capire, in base al nostro personale codice d'interpretazione, ma così facendo già diamo un pre-giudizio in cui l'ascolto vero viene a mancare. A me capita spesso di "ascoltare" cose già sentite o che percepisco come già vissute, e perdo completamente l'interesse; come un interruttore, le mie orecchie si spengono ed il pensiero è come se girasse la pagina di un libro già letto troppe volte. Questo mi avvilisce, visto che non vorrei perdere il contatto con gli altri, ma non riesco a mantenere l'attenzione.
Mi vien da pensare che l'ascolto è il prodotto di un interesse vivo e reale per gli altri, non come un dovere o un esercizio di abilità a proprio uso e consumo - come un buon venditore che ti ascolta solo per trovare il modo giusto per propinarti il suo prodotto. Ma l'interesse come si mantiene vivo? Come si evita di arrivare a questo stato di semi-indifferenza?