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Areoplano

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Saturday, September 13th 2014, 12:36pm

La vita è sofferenza

Prendendo spunto dalla prima nobile verità buddista, l'occidente semplifica con l'affermazione che la vita è sofferenza ed ho notato che questo crea spesso dubbi, incomprensioni e fraintendimenti.

Duemilacinquecento anni fa l'umanità aveva già capito la radice dell'essere umano.
Oggi, la "moderna" psicologia e medicina ancora cerca di fare ordine in questo caos.

Vorrei condividere la mia personale visione per avere un aiuto a comprendere eventuali incomprensioni.

Non è forse vero che l'essere umano senza la sofferenza non progredisce? Esteriormente ed interiormente.
La sofferenza genera paura, la paura genera il desiderio, il desiderio genera desideri infiniti.

Se la psicanalisi si concentrasse a lavorare quasi esclusivamente sulla sofferenza e la paura, non potrebbe essere una soluzione o comunque un percorso verso la risoluzione di tutti i problemi psicologici?

Mi rivolgo soprattutto ai professionisti, io ovviamente non sono un professionista, ma da molti anni, prima per passione poi per necessità ho studiato molto psicologia, pertanto non vorrei assolutamente considerarmi competente in materia, ma dall'esterno, ogni tanto distaccandomi ed ogni tanto riprendendo gli studi, mi imbatto sempre in fondo alla paura ed in fondo ancora alla sofferenza come origine della paura e come causa di tutti i mali ma anche come soluzione di tutti i mali.

Anche le personalità più crudeli in fondo hanno paura, hanno come causa di fondo dei loro comportamenti la paura. Solo la sofferenza, una grande, grandissima sofferenza potrebbe portarli a fare un passo verso la pace interiore, verso il miglioramento interiore. Ma con la speranza e l'accorgimento che questa sofferenza non alimenti la paura. Altrimenti si peggiora la situazione.

Non essendo appunto un professionista, non potrei immaginare le reazioni di certi pazienti ad un approccio diretto alle radici di tutte le sofferenze.
Esistono correnti di pensiero, studi (oltre al buddismo) che affrontano e lavorano sulla sofferenza?

Tutto questo perché percepisco che il fulcro è proprio tra la sofferenza e la paura, ma ragionandoci a fondo mi sembra più un circolo vizioso. E capisco chi non riesce a comprendere questi meccanismi ed a venirne fuori. Certo, non pretenderei mai di trovare una formula magica, sto solo cercando di esplorare strade nuove ispirandomi a concetti antichi.

2

Saturday, September 13th 2014, 1:57pm

Se non hai una "forza" da contrastare, in genere il tuo corpo o la tua mente non progrediscono. Contrastare significa quindi affrontare. Giocarsela. Sopportare la sfida, le avversita' del mondo esterno. Raramente, molto raramente un individuo sara' "giusto" dentro se dal suo ambiente avra' avuto tutto servito su di un piatto d'argento. Il punto e' che moltissime volte, le avversita in occidente si verificano e non ci sono guide spirituali per esser affrontate a meno che non si ha la fortuna di avere genitori saggi o rivolgersi a gruppi o professionisti. C'e' molta precarieta' ed individualismo oggi in occidente. I problemi derivano per lo piu' da faccende materiali. Problemi materiali e stolti derivanti per lo piu' da uomini o donne stolte. E' l'ambiente che e' diverso da quello orientale. Un conto e' affrontare chiacchiere sterili e maligne di persone viziate. Altro conto e' la vera via del guerriero. In oriente certe dinamiche stupide e senza senso non esitono proprio. Spero di essermi spiegato. Sono quindi le basi della sfida che son differenti. Non che l'individualismo o la cattiveria non esistano anche in oriente o duemila anni fa ma son tipi di comportamento e di sfide diversi. In occidente si puo cadere in depressione per motivi molto meno profondi che in oriente ecco. Comunque la via della meditazione ed ideologica orientale sta' prendendo sempre piu' spazio qui da noi. In occidente il massimo risalto viene dato all'ego, generatore di giudizio e quindi separatore, rispetto al "tutto" derivante dall'anima. In oriente le sfide son rivolte alla crescita dell'anima. Buona parte delle nevrosi deriva proprio dal fatto che in occidente vengono erroneamente esaltati tutti i valori che supportano l'ego, corrotto per sua natura. Da qui esce fuori il "credere" di sapere tutto, l'arroganza ed il vedere la cura dell'anima come "roba" noiosa. La strada orientale invece insegna, fin da piccoli, la ricerca dell'armonia e della coltivazione dell'anima. Un esempio potrebbe essere il mito della caverna di Platone. L'anima e' verita' e giustizia. E' armonia con il tutto. In occidente e' travolta dall'ego.

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Diverso

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Saturday, September 13th 2014, 2:56pm

Tutto questo perché percepisco che il fulcro è proprio tra la sofferenza e la paura, ma ragionandoci a fondo mi sembra più un circolo vizioso. E capisco chi non riesce a comprendere questi meccanismi ed a venirne fuori. Certo, non pretenderei mai di trovare una formula magica, sto solo cercando di esplorare strade nuove ispirandomi a concetti antichi.

Penso di aver gia' sentito dire da qualche parte qualcosa tipo, "Non bisogna aver paura della sofferenza". Sono frasi fatte, baggianate, come al solito. Infatti se una persona non avesse paura della sofferenza, allora che diavolo di sofferenza sarebbe? Se non hai paura, non e' sofferenza.

Duemilacinquecento anni fa l'umanità aveva già capito la radice dell'essere umano.
Duemilacinquecento anni fa l'umanita' non aveva capito proprio un bel niente, esattamente come continua a non capire niente ora. QUALCUNO forse aveva capito tutto migliaia di anni fa, come QUALCUNO forse ha capito tutto anche in questi anni (i saggi "illuminati" sono anche contemporanei). Ma l'umanita', in genere, nel suo complesso, non ha mai capito un cazzo. Per lo stesso motivo, la "saggezza" orientale e' limitata a poche persone, pochi gruppi, o poche comunita' magari del passato. La "massa" e' superficiale e stupida tanto quanto quella occidentale, anche se in forma diversa (ma certamente non direi "migliore").

La mia opinione riguardo all'origine dei problemi psicologici e' sempre la stessa: sono problemi di mal adattamento all'ambiente circostante. Dalla famiglia, alla scuola, agli amici, al condominio, al quartiere, al luogo di lavoro, eccetera. Purtroppo la soluzione non e' semplice, perche' l'unica soluzione sarebbe "adattarsi", ma questo non e' sempre possibile. Alcuni ambienti e persone sono "malsani", e alcune persone sono semplicemente "diverse"... e in questi casi adattarsi non risolve il malessere, ma puo' peggiorarlo (magari si riesce a mascherarlo bene, ma poi rispunta fuori magari con delle somatizzazioni apparentemente "inspiegabili"). Trovare i compromessi giusti per risolvere questi problemi di adattamento non e' per niente semplice, ed e' per questo che molti problemi psicologici ce li si trascina dietro per tutta la vita.
Sono un troll. Tutto quello che dico è vero, ma anche falso, ma anche no, ma anche sì.

Areoplano

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Monday, September 15th 2014, 10:29am

Gran bella riflessione DesertWolf, grazie.
Proprio come la storia della caverna di Platone, se non ricordo male, una volta usciti dalla caverna ed osservate le meraviglie del mondo vorresti portare fuori tutti, quantomeno le persone care.
Ma i risultati sarebbero molto deludenti.

Diverso invece affronta la riflessione in maniera più diretta e categorica ma anche questa è la verità. Se non ti adatti, somatizzi, se non ce la fai è la fine.

Nemmeno io mi sento all'altezza, sono anche io parte della massa, non meno di persone potenti ed influenti. Quello che voglio dire è che siamo tutti mortali, tutti fragili, dalla regina Elisabetta, a Obama fino al più umile dei lavoratori cinesi.
Oriente ed occidente nord e sud, tutto il mondo si muove con lo stesso meccanismo. La regola del gruppo: o sei dominato o domini.

L'unica cosa su cui sono poco d'accordo con Diverso è che credo che tutte le persone di buon senso abbiano capito in fondo come funziona l'essere umano e l'animo umano.
Possiamo passare vite a cercare di spiegarlo, ma a quale scopo se non migliorare.

Tutti vorremmo evitare la sofferenza, fin da bambini. Per lo meno sembra un istinto primordiale. Vorremmo poi evitare la sofferenza alle persone care. Inutile che mi dilungo sui meccanismi dell'ego.
Le attuali conoscenze ci portano a credere che la sofferenza sia necessaria dal bambino, all'adulto, alle società, alle famiglie, ad ogni forma di gruppo.

Ma come orientare le scelte verso una vita migliore? E' proprio inevitabile? In fondo temo di si.

Percependo la vita come un percorso, come dei livello da superare, d'istinto mi viene il desiderio di voler dividere l'umanità in classi, in gruppi come delle classi di un'enorme scuola. Lo so, è una follia, ma chissà se un giorno potrebbe diventare realtà e molto utile per l'umanità.

Così come è successo per il corpo, il progresso della medicina ha permesso il progresso dell''umanità, dovendo concentrare sempre meno le proprie forze alla sopravvivenza l'uomo ha cominciato a progredire sempre più. Ma ha lasciato vittime di un male forse incurabile: l'ego appunto.

Proprio perché mancano dei riferimenti, delle guide, credo che anche a livello sociale, la meritocrazia possa essere cruciale. Così come lo studente ha dei riferimenti chiari e concreti che sono le persone che gli hanno già dato le basi culturali per proseguire, così l'umanità potrebbe fare lo stesso.
Forse è questa la strada che si sta tentando di perseguire da secoli.

Si dice che non occorre fare nulla se vogliamo contribuire al bene dell'umanità. La sola presenza di un essere illuminato è sufficiente a cambiare il mondo.
A sensazione sento che c'è un grande fondo di verità. Ma come biasimare le persone che soffrono a volte non solo per la loro incapacità di comprendere. Convivere con il male estremo ed il bene estremo è già di per se un'impresa immensa.

Personalmente riassumerei la vita (di qualunque forma) in sofferenza. Ciò che appare diverso nell'essere umano è la consapevolezza di questa sofferenza che col tempo si evolve in una consapevolezza sempre superiore.
E, paradossalmente, se consideriamo la consapevolezza come un progresso spirituale positivo per l'essere umano e per la vita in generale, dobbiamo essere grati alla sofferenza.

Scusate se mi sono un po' perso, ma ora sono un po' confuso... ?(

5

Monday, September 15th 2014, 5:49pm

:)
Si, si può entrare in confusione ma credo sia sempre una cosa positiva. Significa che gli ingranaggi del cervelletto si mettono in moto.
La vita è sofferenza? Ce lo ha insegnato la chiesa cattolica...
Sofferenza per imposizione.
Sofferenza per ingiustizie, chiaramente da te percepite tali, salvo ingiustizie riconosciute dalla maggior parte.
Sofferenze atte ad un rafforzamento il quale a sua volta serve per raggiungere obiettivi che ti stanno a cuore, obiettivi mirati al benessere tuo e comune.
Se tu stai bene trasmetti bene.
Se stai male, trasmetti male, giudizio, separazione, cattiveria.
La questione di base, a mio avviso, è che il mondo occidentale è troppo inquinato dal "male". Ormai il "male" è la normalità.
Qualunque cosa che non sia armonia "globale" è potenzialmente dannosa. Proprio perchè non è la vera "bellezza".
Se i valori trasmessi dall'ego fossero davvero "validi" oggi vivremmo in un paradiso. Non è cosi.
Discordie, incomprensioni, tradimenti, falsità, opportunismo, SOLITUDINE (anche in quelli che rappresentano il simbolo di questi mali), differenze in base a pochi e superficiali elementi.
E' chiaro che in questo scenario "infernale", una persona "neutra" deve fare di necessità virtù se vuole integrarsi almeno un poco.
Il punto è proprio questo: facendo di necessità virtù non dico che anche tu alimenti il male ma di certo non poni un pensiero alternativo, originale, nei rapporti umani.
Io credo che servano entrambe le cose. Difendersi dai mille ostacoli dettati dall'ego (e nessuno di essi, bada bene, ti servirà a crescere) ma non perder mai di vista le "fatiche" che invece servono a farti "elevare". Elevare per te, magari per qualche altra persona cara.
L'importante è il tuo equilibrio. Essere cosciente che la maggior parte dei pensieri occidentali sono solo frutto di truffe mercantili.
Quando dico che la maggior parte delle persone sono vuote, banali, anche un poco maligne, fredde, calcolatrici, esprimo un dato di fatto.
Non si tratta di esser "razzisti", per carità. Ma si tratta di iniziare, finalmente, ad aprire gli occhi ed a rendersi conto che queste cose non sono manifestazioni dell'anima la quale non viene alimentata nel modo più assoluto.
Non è questione di esser "buonisti". E' questione di distinguere una mente oppressa dall'inquinamento da una mente libera. Il rapporto è 9 ad 1.

6

Monday, September 15th 2014, 6:12pm

sulla sofferenza mi pare interessante

http://www.feltrinellieditore.it/news/20…e-in-cura-4211/
namasté

Areoplano

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Tuesday, September 16th 2014, 10:01am

Wolf, a parte il fatto che mi ero dimenticato di dirti che la tua frase "Se non hai una "forza" da contrastare, in genere il tuo corpo o la tua mente non progrediscono." mi è piaciuta tantissimo tanto che pensavo fosse una citazione famosa. Me la imprimerò bene per i momenti difficili.

Per me la confusione è dovuta principalmente al fatto che giro e rigiro ed arrivo sempre allo stesso punto. Poi cercherò di spiegarmi meglio.
Sui difetti dell'occidente per le possibilità di crescita spirituali, credo che ormai siano d'accordo pure gli artefici di questo sistema.
Avendo vissuto un po' anche in oriente proprio nella speranza di trovare un ambiente migliore, ho ricevuto un'amara delusione. Non ho ancora capito bene se sono stati contaminati dall'occidente o se in realtà sono sempre stati così in quanto natura umana e l'impressione è che hanno lavorato insistentemente per reprimere o nascondere i demoni che dimorano in ognuno di noi. Per demoni intendo l'avidità, la cupidigia, la rabbia, il rancore, l'ambizione egoistica ecc...

E' vero, facendo di necessità virtù non faccio altro che alimentare questo sistema, un po' come diceva l'utente Diverso quando spiega che cerchiamo di adattarci ma spesso con conseguenze anche disastrose principalmente per noi e per gli altri.

Piuttosto che concentrarmi sui pregi e difetti delle culture, che comunque sonno importanti, ma già osservati alla nausea, volevo concentrarmi su una possibile via d'uscita.

Credo che siamo tutti in fondo malvagi ed egoisti, santi e benefattori.

Vorrei spiegarmi meglio con un esempio di una storia che ho sentito recentemente di un fatto realmente accaduto in Sierra Leone e che mi ha lasciato sconvolto per giorni, nonostante abbia sentito e visto atrocità se possibile anche peggiori, ma non c'è limite al peggio.
In sierra Leone c'è un centro che accogli bambini cechi vittime della guerra, citavano una bambina che aveva visto uccidere suo padre, violentare e uccidere sua madre e siccome continuava a piangere le hanno bruciato gli occhi con della plastica fusa.
Oltre a sentire la morte nel cuore, mi sono arrovellato per giorni, come è possibile che ancora oggi succedano certe cose, ma soprattutto come è possibile che degli esseri umani arrivino a tanto. Domanda banale. Ma cosa farei io se fossi per esempio lo zio della bambina scampato all'agguato? Riuscirei a resistere alla vendetta? Riuscirei mai a porgere l'altra guancia? Forse questa specie di esseri umani sono arrivati a commettere queste cose perché magari anche loro indirettamente hanno subito atti simili, forse i padri glielo hanno raccontato, forse i nonni e i nonni dei nonni...
Forse è questo il senso del peccato originale, il fatto che tutti abbiamo dentro la capacità di commettere certi crimini? Forse è vero che dentro di noi c'è anche lo stupratore, l'assassino, il torturatore... la storia anche recente ci ha insegnato che si può portare l'essere umano a fare qualunque cosa.
Sarei un santo se mi accadesse a me una cosa simile e non reagissi? E davvero come dici tu, chi se ne frega del buonismo.
O sarebbe meglio reprimere e porgere l'altra guancia.

Sento che arrivare ad una pace interiore vera e profonda, comprenderebbe l'accettazione di tutto, forse anche un certo cinismo.
Giustamente poni l'accento sul fatto che se stai male trasmetti male e se stai bene trasmetti bene.

Come il tao rappresenta perfettamente l'immagine del tutto, o per lo meno della vita come la conosciamo, scegliere di vedere solo il bianco è sicuramente più saggio che vedere solo il nero.
Ma forse, l'immagine seria e poco sorridente dei grandi mistici e profeti deriva proprio dall'accettazione di entrambi. Dal dover convivere con il male profondo e l'immensa gioia di vivere.
Se guardo da una parte vedo cose meravigliose, quasi magiche, miracolose, la natura, la semplicità con cui la vita si evolve nella sua apparente immensa complessità.
Ma dall'altra vedo il prezzo da pagare per questa meraviglia.

Mai come in questo caso potrei riassumere la vita con le bellissime parole di Zarathustra (le dico come le ricordo): se un albero vuole elevare i suoi rami fino alle più alte vette del cielo, le sue radici devono sprofondare fino all'inferno.

Sempre più confuso. ?( Mi riesce sempre più difficile accettare la realtà. Eppure sento che non ho alternative. Ovunque andrei porterei sempre con me gli angeli ed i demoni che dimorano in me, e forse potrei con presunzione dire in ognuno di noi...

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8

Thursday, September 18th 2014, 11:39pm

Credo che siamo tutti in fondo malvagi ed egoisti, santi e benefattori.

Manipolabili. Siamo manipolabili.
Possiamo restar feriti da un genitore, da un fratello, da un amico, da un conoscente.
Possiamo restar feriti dal mondo. Siamo altamente manipolabili.
Ed un giorno ti svegli. E senti attorno a te una gabbia. Una prigione, dalla quale vorresti uscire ma non sai come fare.
Ed allora provi a reagire ma non ne esci. Ed allora ti chiudi nel silenzio. Oppure nel far casino.
Oppure commetti del male. O del bene.
Ma nella realtà sei sempre nella stessa fottuta gabbia.

Forse dalla gabbia si esce quando guardi l'insieme del mondo e capisci, ti rendi conto, come una visione, che sei parte del tutto.
E lotti, si hai capito bene, lotti ogni santo giorno affinchè la tua giustizia non soccomba alla forza di gravità che invitabilmente ci porta giù. Come è nella natura di tutte le cose.
Aeroplano, porta la tua giustizia in alto. Sii giusto a dispetto delle circostanze.
Quando andrai via da qui la tua parola, il tuo esser stato, è l'unica cosa che rimarrà.

Areoplano

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Friday, September 19th 2014, 12:42pm

Desert, è dannatamente vero è sempre la solita gabbia...

Ma quale gabbia. Una volta, cercando di integrarmi nella vita londinese ho provato un lavoro banalissimo ed estremamente ripetitivo. Ero in coppia con un Colombiano molto tranquillo e rassegnato, diceva sempre che il suo paese è povero ma sono liberi, mentre lì tutti vivevano in un carcere a celo aperto.
Se ci mettono in galera abbiamo un solo desiderio: uscire!
Quando usciamo abbiamo un solo desiderio: tornare a casa.
Ci chiudiamo in un posto o nell'altro, ma siamo pur sempre liberi di scegliere.

Con questo voglio dire che alla fine la gabbia è dentro ognuno di noi. Se è una scelta, la accettiamo, se ci viene imposta non l'accettiamo più.

E' indescrivibile ciò che si prova quando arrivi a dissolverti con il tutto. E dopo questa esperienza non potrai più essere malvagio anche perché sai che stai facendo del male a te stesso.

Resta sempre la lotta interiore, la mente che ti inganna, che ti tenta, che ti provoca, che ti illude, che ti distrae, che ti fa anche soffrire.
Alla fine, però, forse ci fa un piacere, perché ci sprona a migliorare a progredire.

La mia vita sarà utile all'umanità quanto una goccia di pioggia lo è per un temporale.

Ed è giusto così. Resterò a guardare la vita che scorre, resterò a guardare mia figlia soffrire dispensando consigli sapendo che serviranno al massimo per capire che avevo ragione dopo che avrà sofferto. Sarà la sua vita.
Se avrò l'occasione giusta per agire, agirò. Se non avrò l'occasione, dovrò restare ad ascoltare il mio ego che brontola da mattina a sera.

Ma ogni volta che potrò scegliere, sceglierò il sorriso e le cose belle della vita. Le radici faranno il loro lavoro da sole. Se nel cammino farò del male involontariamente a qualcuno, forse era così che doveva andare. L'importante è non farlo con consapevolezza o ancora peggio cattiveria.

Chi rimane egoista, chi non vuol condividere, chi passa la vita nella rabbia, ingordigia, cattiveria, invidia, rancore, avidità ecc... non capisce che fa del male a se stesso.
E chi sono io per criticare?

Sarebbe bello vivere in un mondo dove tutti siamo consapevoli di fare parte del tutto. Ma è un ossimoro. E' una contraddizione in termini.

Non esistono regole ma esistono. Non andrebbero osservate ma nemmeno trasgredite...

Tutto quello che ho detto è vero e falso allo stesso tempo.

Per questo lo chiamano "il nobile silenzio"...

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ofelia

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Monday, September 22nd 2014, 7:37pm

Ok, voglio partire dalla base che hai preso ad esempio, il buddismo. Quindi voglio dirti che il principe siddartha, e sottolineo principe, ad un certo punto lasciò tutto quello che aveva e come ben sai, andò a curiosare nel mondo esterno al di fuori della sua reggia dove viveva fin da piccolo. Quindi scoprì la sofferenza. Ecco, adesso capovolgi la situazione. Molti uomini non sono principi, non vivono in una reggia e nascono in un ambiente dove c'è sofferenza e se ne accorgono subito, non hanno bisogno di uscire per capire che nella vita si deve lottare per avere qualcosa e stare bene. Quindi siddartha provò due vie, una fatta di dura disciplina, e non gli andò bene, e l'altra fatta di troppe poche regole e non gli piacque nemmeno. Così cercò un modo personale per affrontare tutto e sotto quell'albero ebbe la famosa illuminazione e capì come poter liberare gli uomini dal dolore, cioè trovò le cause del dolore e disse come eliminarle. Diciamo che uno psicologo dovrebbe fare la stessa cosa, ossia analizzare il tipo di dolore che una persona prova, capire da dove deriva e dare gli strumenti necessari per eliminarlo. Spesso però non è così, perchè ciò che si deve creare tra la persona bisognosa d'aiuto e il dottore è un legame che presuppone l'aiuto. Infatti se un paziente non è ricettivo e se il dottore non è empatico, allora la terapia non sarà molto soddisfacente per entrambi. I tuoi consigli per i dottori sono ammirevoli, anche perchè spesso quando un paziente cerca di intervenire sul modus operandi più adatto a lui viene messo subito a tacere, e spero che qui qualcuno possa prenderne atto e riflettere. La cosa che manca il più delle volte è proprio la passione. In genere ho conosciuto persone come te che hanno la passione ma non svolgono la professione e chi svolge la professione lo fa senza passione, ecco il nocciolo della questione.
Ho visto il sole, ho creduto di vedere una luce immensa...era una grossa lampadina sopra il tavolo operatorio.

Areoplano

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Tuesday, September 23rd 2014, 9:48am

Ofelia, sono d'accordo su tutto.
La cosa strana dell'essere umano che a volte sembra che cammini all'indietro, proprio come citava più vote Siddharta nel famoso libro.
Dico questo perché per esperienza personale, sonno spesso stato grato alla vita di avermi permesso di sbagliare prima per capire la retta via.
Mi spiego meglio, se faccio una scelta diciamo "sbagliata" o che mi porta a sofferenza, poi posso sempre fare l'altra scelta e non soffrire più o comunque cambiare direzione.
Mentre se faccio subito la "scelta giusta" cioè quella che non mi fa soffrire, non saprò mai come sarebbe andata se avessi fatto l'altra scelta, e farei fatica ad apprezzare lo stato in cui mi trovo.
In base a questo ragionamento dovrei fare 3 passaggi anziché due e non sempre si ha la possibilità di rimediare figuriamoci avere 2 possibilità.

Se invece fossi nato benestante, avrei voluto conoscere la sofferenza per poi tornare un po' indietro e trovare una via di mezzo.
I cosiddetti comuni mortali invece che nascono come dici tu già nella sofferenza, passano la vita a cercare benessere e ricchezze sprecandola inutilmente.
Pochi hanno la fortuna di nascere "poveri", diventare ricchi e poi trovare una via di mezzo.
Forse la vita è ancora troppo breve per questo.

Quanto agli psicologi, la mia non voleva ovviamente essere una critica negativa, so che è veramente difficile avere a che fare con le differenti personalità. Vedo per esempio quando vorrei aiutare qualche amico in difficoltà e trovo barriere su barriere. Alcuni adottano il metodo di spingere le persone a fare le scelte che in fondo vorrebbero fare, altri preferiscono portarli gradualmente a riflettere, altri che purtroppo non hanno passione, pare che siano davvero rassegnati e si limitano ad ascoltare ed accumulare denaro.

Il mio ragionamento sulla sofferenza è scaturito dal vedere che se cerco di aiutare una persona cara facendogli capire come sono veramente le cose, nel migliore dei casi non lo capisce, nel peggiore, si suicida (e non saprò mai se sono state le mie parole che hanno contribuito a quel gesto o se sarebbe successo comunque, ma l'ho fatto col cuore).

Ed in passato mi rendo conto che anche io non volevo ascoltare la realtà, o l'ascoltavo ma non la capivo ed ho dovuto passare la mia tremenda sofferenza almeno per capire.
E sono certo che anche in questo momento è così. Continuo a ragionare proprio perché ancora ci sono cose che non capisco e vorrei capire. Prima o poi mi arrenderò nel profondo e smetterò di cercare una risposta a tutto.

Per le conoscenze che abbiamo oggi, non vedo alternative alla sofferenza per poter crescere e trovare un proprio equilibrio. Solo che non tutti reagiscono alla sofferenza comprendendo il suo fine trovando un equilibrio, la maggior parte crea meccanismi di apparente autodifesa cadendo in un vortice di sofferenza che trascina tutte le persone attorno.

Mi piacerebbe contribuire con un'idea nuova anziché continuare ad osservare sotto tutti i punti di vista la stessa cosa, ma ancora non la trovo. E da qui nasce l'esigenza di voler condividere non avendo attorno persone interessate all'argomento.

Grazie a tutti per le belle risposte.

girasun

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Sunday, September 28th 2014, 10:28pm

Credo che, in fondo, ogni insegnamento esoterico (inteso in senso lato) tratti della sofferenza.

Qualcuno una volta ha detto suppergiù una frase come "l'uomo può apprezzare qualcosa sempre meglio nella misura in cui ha vissuto una sofferenza corrispondente", il che è simile al paragone dell'albero con le radici che hai citato all'inizio.

Secondo la mia esperienza la sofferenza è utile se non necessaria per comprendere il senso della vita, il proprio scopo, e tutto ciò che esiste.
Purtroppo pochi sanno approfittare di questa grande opportunità che la vita, parafrasando un grande Maestro, è: una "palestra psicologica".

Areoplano

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Monday, September 29th 2014, 11:26am

Credo che, in fondo, ogni insegnamento esoterico (inteso in senso lato) tratti della sofferenza.

Qualcuno una volta ha detto suppergiù una frase come "l'uomo può apprezzare qualcosa sempre meglio nella misura in cui ha vissuto una sofferenza corrispondente", il che è simile al paragone dell'albero con le radici che hai citato all'inizio.

Secondo la mia esperienza la sofferenza è utile se non necessaria per comprendere il senso della vita, il proprio scopo, e tutto ciò che esiste.
Purtroppo pochi sanno approfittare di questa grande opportunità che la vita, parafrasando un grande Maestro, è: una "palestra psicologica".


Chi non ne sa approfittare e non riesce ad essere resiliente facendo di una difficoltà una virtù, esclusi gli irrimediabili "ignoranti", sceglie un'altra strada, per paura, per senso dell'ingiustizia o per Weltschmerz come lo chiamano i tedeschi. E altre disparate ragioni. Pur essendo anche io ancora coinvolto, mi piacerebbe raccogliere consigli o soprattutto idee per dare un'accelerata o comunque una smossa a chi ha le possibilità e si è palesemente arenato in questo processo che potrebbe essere meraviglioso.

Certo, capisco che questa è per me una proiezione, voler fare agli altri quello che avrei voluto che facessero a me. Ancora non riesco a trascenderlo e pertanto sento la necessità di vivere anche questa esperienza, forse infondo egoistica anche se può sembrare un sano egoismo so che devo fare attenzione a non fare più danno, ma temo che sarà inevitabile :-)

Chissà, magari troverò qualche spunto da queste profonde conversazioni.