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DaliaBlu

Utente Fedele

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Thursday, February 13th 2020, 6:19am

L'espressione della rabbia coinvolge più dell'espressione della tristezza?

Passando del tempo con i bambini ho notato una cosa. Capita ed è naturale che i bambini cerchino l'attenzione dei pari e degli adulti, con modi più o meno ortodossi a seconda delle proprie modalità di interazione.
C'è quello che fa il simpatico, che parla sempre poi ci sono quelli che piangono (non necessariamente per attirare l'attenzione) per ogni cosa e quelli che mettono in atto azioni distruttive (anche queste non necessariamente sempre per attirare l'attenzione).
Queste due ultime modalità di reazione vengono entrambe viste come disfunzionali (mi riferisco ad una fascia di età che va già alle elementari) e i bambini considerati immaturi e problematici.
La differenza però sta nel fatto che mentre il bambino che piange può essere ignorato, le esplosioni di rabbia sono ben più dure da ignorare e in un certo senso ti coinvolgono emotivamente.
Io da piccola facevo parte della categoria "piagnistei" e difatti tutto ciò che mi dicevano era di smetterla.
Mi fa un po' ridere che vent'anni dopo, nonostante le belle parole come "empatia" e tutti i pipponi altruistici con cui ci si può sciacquare i piedi, quella tipologia di bambini venga trattata esattamente allo stesso modo dagli adulti che dovrebbero essere professionali, come ad esempio le maestre.
Per quanto riguarda i bambini con una modalità di reazione più aggressiva verso gli altri e gli oggetti il discorso invece è diverso. Questo genere di comportamento ha catalizzato l'attenzione di psicologi, insegnanti, educatori, pedagogisti e portato a mettere in campo una serie di risorse per favorire il benessere del bambino.
A scuola ad esempio spesso e volentieri per questi bambini c'è l'insegnante di sostegno.
Ora uno potrebbe pensare che tutto ciò venga fatto semplicemente per una logica utilitaristica: il bambino lagnoso, piange, ma se lo ignoro non succede nulla di grave, l'altro invece mi distrugge la casa/l'aula/il parchetto/la sala giochi, mette in pericolo sé stesso e gli altri, insomma è un pericolo pubblico e in quanto tale va arginato e, siccome è ancora piccolo, tentato di rieducarlo visto che sbatterlo in galera non si può.
Tutto ciò è pure vero, ma ho l'impressione che sia l'emozione della rabbia stessa a non poter lasciare indifferenti e a generare un coinvolgimento che va dalla repulsione al cercare di comprendere il disagio che c'è dietro.
La tristezza sembra un'emozione più distante invece, dalla quale ci si può lasciare coinvolgere meno.
E anche nei rapporti tra adulti, se uno si arrabbia, è più facile che l'altro venga contagiato dalla sua rabbia e si incacchi a sua volta. Mentre se uno è triste viene spesso ignorato.
Ora ditemi se vi va cosa ne pensate.
Mi interessa in particolar modo l'opinione di chi ha alle spalle studi di psicologia.

2

Thursday, February 13th 2020, 1:36pm

Anche se a livello di teoria non dovrebbe essere così: Nella vita pratica, ovvero nelle aule delle scuole cio' che spesso si verifica e quello che hai fatto notare tu.

La rabbia essendo una manifestazione verso l'esterno va necessariamente gestita e quando e l'associazione con un disagio è semplice. La tristezza in un bambino è moooolto piu' difficile da leggere e intepretare puo' essere facilmente scambiata per esempio con la timidezza.

Poi ovviamente anche nei miei ricordi di scuola posso confermare che il bambino taciturno quando hai una classe di 30 bambini di cui la maggior parte discoli e ingestibili è colui che spesso rimane sullo sfondo.

Comunque quello della scuola è un discorso complicato ... conosco persone che fanno gli insegnati e neanche il loro punto di vista talvolta è semplice perché ti ritrovi a "tamponare" situazioni che hanno orgine nella famiglia con genitori poco collaborativi o peggio che non vogliono vedere la realtà dei fatti per essere di aiuto ai loro figli ... insomma sul disagio del singolo si potrebbe chiamare in causa un sistema intero fra famiglia, insegnanti o il modo in cui la scuola è organizzata e direi anche la stessa società. Istintivamente si potrebbe dire che il "problema" sia solo l'insegnante, ma per come la vedo io, è il risultato di un ampio complesso.

In ogni caso rispondere alla rabbia con altra rabbia è dannoso tanto quanto dimostrarsi indifferenti alla tristezza.

Desperate

Pera Culona

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3

Friday, February 14th 2020, 1:23am

Molto interessante questa tua riflessione, e molto vera. Non ho esperienza diretta di come funziona in una classe di bambini, ma anche da adulti la situazione è quella che descrivi.
Del resto, è inevitabile che sia così, perchè la rabbia si rivolge all'esterno, agli altri, e non può passare inosservata, anzi, va in qualche maniera affrontata per disinnescarne il potenziale di pericolo per gli altri. La tristezza invece resta all'interno, non è un conflitto esplosivo fra noi e un'altra persona, ma se mai fra come vorremo che andassero le cose e come vanno realmente, senza che possiamo attribuire tutte le colpe a qualcuno che abbiamo di fronte. Quindi è normale che le manifestazioni siano meno eclatanti, e anche quando lo sono, come il pianto, generano un'urgenza solo in chi prova un forte legame empatico verso di noi.
Brutalmente parlando, la rabbia fa paura perchè genera aggressività e potenziale pericolo, la tristezza non mette in pericolo nessun altro per cui restano cazzi di chi la prova.
Ecco perchè, da depressa, ho sempre pensato che chi ha un temperamento incline alla rabbia e se la prende con gli altri tutto sommato stia meglio di chi ce l'ha incline alla depressione e se la prende con se stesso, con autosvalutazione e sensi di colpa e inadeguatezza sempre in agguato.
Tutto quello che so, chiunque lo può sapere. Ma il mio cuore appartiene a me solo.
J.W.Goethe