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Carlo Pierini

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1

Wednesday, May 22nd 2019, 11:49am

L'amore è una triade dialettica (...e non parlo di corna)

La Complementarità degli opposti tratta di *enti* opposti di pari dignità ontologica che convergono complementarmente verso una unità *ontologica* superiore. Questo significa che l'ontologia in generale è sempre un concetto *uni-trinitario*, il quale non presenta alcuna autocontraddizione, poiché la complementarità di due ontologie conduce ad una unità superiore, cioè ad una unità che non giace sullo stesso piano della dualità e quindi non fagocita la dualità; solo se giacessero sullo stesso piano, unità e dualità costituirebbero una contraddizione, poiché DUE cose non possono essere, insieme, anche UNA cosa.

L’esempio più significativo è la triade: "Uomo-Donna-Amore. L'uomo e la donna sono DUE ontologie opposte (non una dualità solo gnoseologica), ma al termine di un ideale processo di integrazione profonda, essi tendono a quell'unità superiore (archetipica) che si chiama Amore (Amore è una divinità: Eros, Venere, Cupido, ecc., o un attributo di Dio). Ma si tratta di una unità che, appunto, NON cancella la dualità, bensì la esalta, cioè porta al suo massimo compimento sia la virilità di lui, sia la femminilità di lei. La massima dualità nella massima unità!
Per questo il rito matrimoniale si celebra in tutte le culture in un luogo sacro, e per questo gli sposi cristiani non sono semplicemente uniti, ma sono uniti in Cristo, (che è trinitario).

Tutto ciò ci suggerisce che l’amore non è SOLO una relazione tra DUE persone, ma è, insieme, una partecipazione ad un Tertium superiore, al senso dell’eternità, all’unità col Tutto, un salire in Paradiso. Chiunque sia stato innamorato o che abbia vissuto sia pure per un breve istante nella vita la magia più alta dell’amore sa a cosa mi riferisco. Ma se non siamo consapevoli di questo “tertium” che è racchiuso nella pienezza dell’unità amorosa e che la alimenta, rischiamo seriamente di attribuire alla nostra “lei” o al nostro “lui” (anzi, al vostro lui) quelle qualità celesti che tanto ci hanno deliziato e affascinato e travolto, facendone una dèa o un dio, ...ma preparando, così, il terreno a future cocenti delusioni, quando, prima o poi, ci renderemo conto della sua “ordinaria” umanità, del suo non esser affatto dea o dio. Allora potremmo sentirci addirittura degli stupidi o degli illusi per aver provato sentimenti tanto elevati e sublimi, e cominceremo persino a nutrire seri dubbi sull’esistenza stessa dell’amore, fino a diffidare del nostro cuore “ingannatore”. E così un’esperienza “divina” può finire col renderci paradossalmente più duri, più guardinghi, più freddi, e magari giungiamo persino a pensare di aver recitato entrambi una parte, di esserci ingannati a vicenda… e così via, fino a toccare il fondo. Dalle stelle alle stalle! …E tutto questo, per colpa di una "piccola" svista: per non aver riconosciuto quel miracoloso zampino del dio Amore all'interno della nostra unione!


Insomma, la realizzazione dell’ideale amoroso rappresenta la sfida più difficile a cui un essere umano possa essere chiamato a cimentarsi: perché l’amore (come ogni altro archetipo) è una complessa complementarità di opposti e noi non abbiamo alcuna guida né teorica né pratica che ci indichi il corretto cammino per realizzarla.
Un altro degli aspetti di questa dualità-dialettica da realizzare in amore riguarda la coppia di ideali “libertà-fedeltà”. Il rispetto della libertà di chi si ama è un ideale etico, spirituale. Ma è altrettanto spirituale il sogno - e anche l’aspettativa - di una dedizione esclusiva e prioritaria (fedeltà) che l’amore ci ispira; e sta proprio in questa dualità di tendenze il destino fallimentare che ci attende se non sapremo tenere in equilibrio ENTRAMBE le polarità di cui essa è fatta, o sopprimendo l’impulso alla fedeltà in nome della libertà (scivolando così nel libertinaggio), oppure sopprimendo l’impulso alla libertà in nome della fedeltà (scivolando così nella dipendenza reciproca). Nel primo caso l’amore morirà nella trascuratezza e nell'indifferenza; nel secondo morirà soffocato nelle sabbie della schiavitù reciproca

Ma se riusciamo a mantenere vivo l’amore (impresa ai limiti del sovrumano per una umanità come la nostra, ancora spiritualmente rozza e primitiva) i vincoli che esso impone non ci schiavizzano, ma ci realizzano. Quando riusciamo a conquistare la nostra libertà interiore (ed è un cammino “sovrumano” anche questo), ci accorgiamo che essa non è fine a se stessa, non è più un “essere liberi da-“, ma diventa un “essere liberi di-”, cioè scopriamo che essa, paradossalmente, trova il proprio compimento ultimo nel “sacrificarsi” (rendersi sacra) ad un ideale e nell’obbedire alle regole che esso esige (obbedienza è l’opposto di libertà). In altri termini, dobbiamo conquistare la nostra libertà *per sacrificarla*; e non potremmo mai sacrificarla se prima non saremo riusciti a conquistarla. Se l'avremo conquistata allora saremo in grado di regalarla alle persone amate, di immolarla ad un ideale di fedeltà o di genitorialità. Altrimenti la fedeltà sarà solo una catena, una dipendenza psichica che strangolerà gradualmente ma inesorabilmente l’amore.

2

Wednesday, May 22nd 2019, 12:02pm

Di solito non riesco a leggere post cosi' lunghi, ma nel tuo caso devo ammettere che nonostante la complessita' di come e' scritto sono rimasto stregato.
Devo ammettere che potrei anche essere d'accordo con tutto quello che hai scritto, ma c'e' un ma per quanto mi riguarda che non mi fa essere d'accordo, e cioe' che io credo pienamente nell'altra meta' della mela.

Io credo fortemente che nella vita esista una persona , e solo una, che e' esattamente l'altra meta' della mela.

Quindi per concludere posso dire che per me e' esattamente come dici tu, tranne se si incontra l'altra meta' della mela.
Noi chiudiamo con il passato ma e' il passato che non chiude mai con noi.

Carlo Pierini

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3

Wednesday, May 22nd 2019, 12:35pm

Di solito non riesco a leggere post cosi' lunghi, ma nel tuo caso devo ammettere che nonostante la complessita' di come e' scritto sono rimasto stregato.
Devo ammettere che potrei anche essere d'accordo con tutto quello che hai scritto, ma c'e' un ma per quanto mi riguarda che non mi fa essere d'accordo, e cioe' che io credo pienamente nell'altra meta' della mela.

Io credo fortemente che nella vita esista una persona , e solo una, che e' esattamente l'altra meta' della mela.

Quindi per concludere posso dire che per me e' esattamente come dici tu, tranne se si incontra l'altra meta' della mela.



CARLO
...Io invece credo l'opposto: che ognuno di noi merita di essere amato da chiunque.
Ma forse la verità più probabile sta nel mezzo.
Del resto, se fosse come dici tu, se esistesse solo UNA mezza mela, c'è il rischio che essa si trovi in Australia, o nel Burundi... e allora il 99% degli abitanti di questo pianeta sarebbe destinato a non conoscere l'amore. Devi augurarti che abbia ragione io! :)

4

Wednesday, May 22nd 2019, 1:41pm


Del resto, se fosse come dici tu, se esistesse solo UNA mezza mela, c'è il rischio che essa si trovi in Australia, o nel Burundi... e allora il 99% degli abitanti di questo pianeta sarebbe destinato a non conoscere l'amore. Devi augurarti che abbia ragione io!


Sai perche' io penso che non hai ragione, perche' il 99% delle persone che non ha incontrato l'altra meta' della mela, pensa che l'amore che sta vivendo sia il vero amore, solo chi ha incontrato l'altra meta' della mela conosce la differenza.
Ma ovviamente e' una mia idea che come tutte le idee puo' essere fallace dal fatto che io sia semplicemente un pazzo.
Noi chiudiamo con il passato ma e' il passato che non chiude mai con noi.

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