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Elettra

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16

Saturday, April 6th 2019, 2:12pm

porterà sfortuna questo tipo? Io se fondassi una band questo tipo non ce lo vorrei....

Pare che ci sia una maledizione del grunge...

Elettra

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17

Saturday, April 6th 2019, 2:28pm

Mi fa piacere leggere le vostre opininioni, è piacevole poter dialogare su idee differenti con rispetto reciproco!
Del resto siamo qui per confrontarci e non per giudicarci!

Comunque io non condanno chi, per qualsiasi ragione, scelga di compiere quest'atto. È sicuramente una decisione che non condivido, perché penso che una soluzione possa esserci sempre e non è quella autodistruttiva.
Certo è che quando, questa scelta, coinvolge persone a noi care lascia un vuoto incolmabile e un po ci sentiamo colpevoli e impotenti.

Vento

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18

Saturday, April 6th 2019, 2:49pm

"Bisogna amarsi molto per uccidersi" scriveva Camus.

E in effetti nel suicida c'è una componente egocentrica e narcisista che non è stata superata. Essendo fallito il proprio progetto di vita, o comunque quel progetto divenuto così distante dalle reali circostanze esistenziali in cui si è sviluppato, il suicida afferma la propria massima libertà sulla (sua) vita. Uccidendosi elimina la fonte stessa della volontà ad essere, nega la contingenza dolorosa degli eventi diventando carnefice e vittima di sé stesso.

Lungi da me condannare il gesto. Soprattutto se ormai diamo per consolidata l'idea che la vita della coscienza umana appartenga all'individuo e solo a lui. E dunque lui rimane il depositario legittimo anche del suo ultimo atto, quello che sancisce la fine di ogni altra possibilità.

( E comunque, ah regà, parlamose chiamo... i Nirvana suonavano da schifo :D )
Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.

(Kobayashi Issa)

Elettra

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19

Saturday, April 6th 2019, 2:56pm

( E comunque, ah regà, parlamose chiamo... i Nirvana suonavano da schifo )

:minigun:
:punish: su questo non sono d'accordo con te.
:)

Vento

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20

Saturday, April 6th 2019, 3:55pm

Non avevo dubbi a riguardo. :D

Edit - (comunque, sia chiaro, mi riferivo all'aspetto tecnico della loro musica)
Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.

(Kobayashi Issa)

This post has been edited 1 times, last edit by "Vento" (Apr 6th 2019, 4:01pm)


fran235

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21

Saturday, April 6th 2019, 4:47pm

E in effetti nel suicida c'è una componente egocentrica e narcisista che non è stata superata. Essendo fallito il proprio progetto di vita, o comunque quel progetto divenuto così distante dalle reali circostanze esistenziali in cui si è sviluppato, il suicida afferma la propria massima libertà sulla (sua) vita

Presumibilmente in molti casi...ma la molla è comunque insostenibilità soggettiva di un dolore.
In ogni circostanza è proprio la soggettività della sofferenza che mi porta a non giudicare a priori la legittimità del suicidio.
La prossima rivoluzione verrà dalla tristezza

Vento

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Saturday, April 6th 2019, 5:28pm

Si, si, son d'accordo con te.

Solo riflettevo che anche nel darsi la morte, paradossalmente, si cerca comunque di affermare sé stessi in contrasto con l'inevitabilità della contingenza che ha portato all'estremo e all'esasperazione soggettiva il proprio essere nel mondo. E' un atto di ribellione per la sottrazione di vita sentita come imposizione del mondo.

Parlavo di progetto fallito proprio per questo: progetto etimologicamente significa infatti gettare\gettarsi in avanti. Uccidersi è (scegliere di) precludersi al progetto. Scegliere di smettere di scegliere inteso come smettere di progettare\progettarsi.

Poi è chiaro che noi qui parliamo di suicidio con distacco, con filosofia. Lo stiamo trattando ponendo una distanza che in parte ci mette al riparo dai suoi contenuti più perturbanti. Ma chi concretizza la propria morte tutto ciò lo vive nell'immediato contatto di questa frattura, nell'urgenza di consegnarsi al totalmente-altro della morte e cioè l'altro-da-me che non sarà più questa vita.
Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.

(Kobayashi Issa)

Elettra

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23

Saturday, April 6th 2019, 6:19pm

. Ma chi concretizza la propria morte tutto ciò lo vive nell'immediato contatto di questa frattura, nell'urgenza di consegnarsi al totalmente-altro della morte e cioè l'altro-da-me che non sarà più questa vita.

Di solito è un gesto premeditato e studiato, raramente immediato e di impeto.
Leggevo prima, su un blog che una ragazza ha minuziosamente descritto, in un diario, la preparazione al suo suicidio, a detta di chi riportava la notizia le descrizioni erano fatte in maniera lucida e consapevole, senza mai descrivere le motivazioni.
La mania di protagonismo può arrivare a sfociare in un gesto così estremo? O è solo un atto compiuto per punire quello che ci circonda?

Questo forse è un caso limite.
E comunque, alla base ci deve essere una sofferenza insostenibile che annulla il nostro istinto di sopravvivenza.

Alcuni sopravvissuti dichiarano che il desiderio non è quello di interrompere la vita, ma la sofferenza e quindi "darsi alla morte"
E come dice fran in rispetto a questa sofferenza non credo sia giusto, anche se non condividiamo, condannare queste persone.

Elettra

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Saturday, April 6th 2019, 6:27pm

Da: Riflessioni sul suicidio.

David Hume dice di credere:
«che nessun uomo abbia mai fatto getto della vita, finché valeva la pena di conservarla. Perché è tale il nostro orrore naturale per la morte, che motivi troppo lievi non potranno mai riconciliarci con essa; e se anche le condizioni di salute o fortuna di un uomo non sembrano richiedere tale rimedio, possiamo essere certi che chi vi abbia fatto ricorso senza ragioni apparenti era affetto da un'incurabile depravazione o tristezza di carattere, che gli avvelenava ogni gioia e lo rendeva infelice come se avesse subito le più gravi disgrazie. Il suicidio non è proibito dalle leggi di natura. Nelle società secolarizzate, la libertà di uccidersi è indiscussa. Il suicida mancato non è condannato e, se necessario, è curato a spese della collettività
".

Mentre il filosofo Karl Löwith, in un ampio studio storico-critico del suicidio, scrive:
" Esiste un solo argomento contro il diritto all'autodistruzione, e questo argomento non è morale, bensì religioso".

Credete sia giusto che le spese per le cure, a un mancato suicida, debbano essere a carico della società?

E che il mancato diritto all'autodistruzione sia solo una questione religiosa e non morale?

fran235

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Saturday, April 6th 2019, 6:30pm

Come detto i casi possono essere molteplici ed estremamente soggettivi. Ci può stare, leggendo alcune lettere di suicidi, anche un intento punitivo nei confronti di terzi, ma la spinta definitiva è la volontà di porre fine a un dolore. Il dolore è di per sé personale nella gradazione e quindi nella tollerabilità.
Aggiungo a proposito di chi giudica il suicidio una vigliaccheria....attenzione lo spirito di conservazione è fortissimo. Non è una cosa da poco oltrepassarlo.
La prossima rivoluzione verrà dalla tristezza

Elettra

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26

Saturday, April 6th 2019, 6:38pm

lo spirito di conservazione è fortissimo. Non è una cosa da poco oltrepassarlo.

Infatti fran, come ho già scritto prima, il dolore deve essere così forte da annullare il nostro spirito di sopravvivenza.

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Saturday, April 6th 2019, 6:40pm

Credete sia giusto che le spese per le cure, a un mancato suicida, debbano essere a carico della società?


Si....come per il fumatore, per l'alcolista, il tossicodipendente, il dipendente alimentare. Perché siamo tutti fragili e una società civile dovrebbe includere principi di solidarietà e compassione.

Ps
Sono buonista e me ne vanto.
La prossima rivoluzione verrà dalla tristezza

Elettra

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28

Saturday, April 6th 2019, 6:42pm

Edit - (comunque, sia chiaro, mi riferivo all'aspetto tecnico della loro musica)

non erano dei "tecnici" ma il loro suono era ed è bello proprio perché "sporco" :love:

mayra

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Saturday, April 6th 2019, 6:51pm

Concordo con Elettra che il dolore ( psicologico ) di chi decide di togliersi la vita è così forte da annullare l'istinto di sopravvivenza. Secondo me spesso chi si suicida non desidera morire, ma vivere in modo diverso. Ovviamente ogni suicidio è diverso da un altro, ma sarebbe giusto interrogarsi su quali sono le cause che hanno "ingabbiato" il suicida in una situazione in cui vedeva il suicidio come l'unica via d'uscita. Io per esempio mi sto ancora chiedendo perchè un mio conoscente si sia impiccato due anni fa ( io ho scoperto che si fosse suicidato solo il mese scorso, prima credevo che avesse avuto un incidente ).

Vento

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30

Saturday, April 6th 2019, 8:25pm

E comunque, alla base ci deve essere una sofferenza insostenibile che annulla il nostro istinto di sopravvivenza.

Alcuni sopravvissuti dichiarano che il desiderio non è quello di interrompere la vita, ma la sofferenza e quindi "darsi alla morte"

Si, certo. Non lo sto negando, anzi.

Ma il punto è che uccidersi è comunque un atto della vita. Poiché la morte è identica per tutti e anche chi si uccide si consegna all'ignoto ed è in balia di un evento inconoscibile che non lascia spazio a nessun avvenire. E, appunto, neanche un avvenire per la sofferenza.

Comunque più che annullamento dell'istinto di sopravvivenza nel suicidio ci vedo l'affermazione della libertà sulla necessità: la necessità di dover esistere nonostante tutto.
Chi si uccide non può che sacrificare sé stesso: perché lui stesso è la negazione vivente della sua profonda spinta a volere essere che è rimasta inespressa.

Il paradosso di cui parlavo è questo: ti uccidi rifiutando la tua esistenza ma per poter continuare disperatamente ad esistere.
Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.

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