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mpoletti

Amico Inseparabile

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1

Friday, July 19th 2019, 4:28pm

Disoccupati, lavoratori, Influencer & co.

Se un tempo potevamo dividere le categorie lavorative in tre/quattro macrogruppi, ora la cosa è diventata più complessa.
Un tempo, c'erano i dipendenti (chi lavorava "alle dipendenze" altrui) i proprietari -imprenditori (chi aveva la proprietà - appunto - di un'azienda, con un certo quantitativo di dipendenti) e chi lavorava in proprio (sovente piccole attività, come bar e affini, più raramente professionisti di un qualche ramo, tipo dentisti, avvocati e notai). Li distinguo dagli imprenditori perché avevano meno dipendenti, ma la questione è di lana caprina. Certo, dovevi avere le spalle coperte da un bel gruzzolo per investire in quanto necessario ma, se ce la facevi, non potevi certo lamentarti dei tuoi guadagni

Chi aveva sufficiente pelo sullo stomaco per rischiare, poteva inventarsi qualche nuova professione: anche se non italiani, credo che i primi "Kebabbari" siano arrivati - almeno in Italia - a cavallo del millennio. C'era poi chi "ha fatto il botto" proponendo al mercato un servizio che prima non esisteva, tipo Sabeer Bhatia.
Insomma, le cose erano abbastanza delineate.
Ora è possibile diventare imprenditori con un capitale minimo: sarà poi il mercato a dire se avrai successo o meno, sempre che il mercato - in maggioranza composto da dipendenti e disoccupati - abbia sufficienti soldi da spendere nei tuoi servigi. Puoi associarti ad un franchising oppure cominciare con un capitale sociale di un euro: la legge lo permette. Anche qui: non ho nulla da eccepire. Se sei bravo, il lavoro darà i suoi frutti.


Al giorno d'oggi, ci siamo inventati la "non professione". Tramite il cosiddetto Web 2.0, si può essere scrittori, fotografi, cuochi, ecc. Per non parlare della più odiosa delle non professioni: l'influencer. Una specie di testimonial televisivo, con la differenza di non essere famoso in precedenza.
Una persona ha una passione e decide di fare il grande salto da "hobbysta" a professionista sfruttando uno dei tanti servizi che si trovano in rete.
Forse sarà invidia (a chi non piacerebbe guadagnare grosse cifre dalla sua passione?), forse sarà questa vecchia notizia. In ogni caso, volevo la vostra opinione su questo "fenomeno".

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mayra

Giovane Amico

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2

Friday, July 19th 2019, 6:14pm

Io personalmente non ho ancora capito cosa faccia in concreto un influencer.

3

Friday, July 19th 2019, 7:02pm

Queste nuove "professioni", sono lo specchio dei nostri tempi vacui, all'insegna dell'apparire. Ho visto addirittura organizzare dalla mia regione corsi (finanziati dall'UE!) per diventare "fashion blogger", una tristezza infinita.

arianna73

Amico Inseparabile

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4

Saturday, July 20th 2019, 12:08pm

Io personalmente non ho ancora capito cosa faccia in concreto un influencer.


Per quello che ho capito io, suggeriscono uno stile di vita e di consumo che faccia ritenere di "essere fichi". Quindi in pratica fanno pubblicità a determinati prodotti che se compri sei ok.
Una valida difesa a questo tipo di pubblicità è non avere abbastanza soldi per essere "influenzati" :D

...ovviamente da una parte questa gente sa il fatto suo, conosce i suoi polli, e in questo c'è un'abilità di marketing oltre a un ego mica male...dall'altra però questo sfavillio fa prendere abbagli a tanti. Pare che comunque su instagram, non si sa se è l'estate, la gente si stia rompendo un po' le balle e segua molto meno tutto st'ambaradan.

Crobatus

Giovane Amico

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5

Saturday, July 20th 2019, 7:39pm

volevo la vostra opinione su questo "fenomeno".


sul fenomeno della demenza digitale si potrebbero scrivere fiumi...
se già con twitter il "pensiero" era ridotto a 140 caratteri, con instagram si sostituisce la scrittura con l'immagine.
la società dell'immagine (o società liquida, come la definì il marxista Zygmunt Bauman) si nutre di materialismo, progressismo, ecc.
non per buttarla in politica ma è inevitabile, se andassimo a vedere l'utente a cui si rivolge l'"influencer", vedremmo il classico umanitario, tollerante, sedicente riflessivo, amante di tutto ciò che è americano, emancipato, desideroso di perdere del tutto le proprie radici (nomadismo come stile di vita), razionale, ecc.

Per non parlare dei genitori che spingono i figli verso questa roba (o li portano ai concerti "rap", con la tragedia che si è verificata nelle Marche)
Perchè anche il rapper tatuato che emette rutti è un "influencer", in teoria.
Ecco il fatto che questo modello subumano possa "influenzare" qualcuno, presumibilmente adolescenti che non hanno difese, non fa ben sperare per il futuro.....

Elisa89

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6

Sunday, July 21st 2019, 4:57pm

Il problema non è l'influencer ma le persone che li ascoltano... In particolare i giovani che al giorno d'oggi non capiscono un cazzo della vita e non sanno nemmeno che strada prendere. Una società sempre più priva di valori e che si "perde".
Io sono una dipendente e contenta di esserlo. Conosco il mio ruolo e il mio posto e l'ho scelto perché non amo il rischio e gli azzardi. Una carriera imprenditoriale o autonoma mi spaventerebbe.

ipposam

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7

Monday, July 22nd 2019, 10:32am

Se un tempo potevamo dividere le categorie lavorative in tre/quattro macrogruppi, ora la cosa è diventata più complessa.
Un tempo, c'erano i dipendenti (chi lavorava "alle dipendenze" altrui) i proprietari -imprenditori (chi aveva la proprietà - appunto - di un'azienda, con un certo quantitativo di dipendenti) e chi lavorava in proprio (sovente piccole attività, come bar e affini, più raramente professionisti di un qualche ramo, tipo dentisti, avvocati e notai). Li distinguo dagli imprenditori perché avevano meno dipendenti, ma la questione è di lana caprina. Certo, dovevi avere le spalle coperte da un bel gruzzolo per investire in quanto necessario ma, se ce la facevi, non potevi certo lamentarti dei tuoi guadagni

Chi aveva sufficiente pelo sullo stomaco per rischiare, poteva inventarsi qualche nuova professione: anche se non italiani, credo che i primi "Kebabbari" siano arrivati - almeno in Italia - a cavallo del millennio. C'era poi chi "ha fatto il botto" proponendo al mercato un servizio che prima non esisteva, tipo Sabeer Bhatia.
Insomma, le cose erano abbastanza delineate.
Ora è possibile diventare imprenditori con un capitale minimo: sarà poi il mercato a dire se avrai successo o meno, sempre che il mercato - in maggioranza composto da dipendenti e disoccupati - abbia sufficienti soldi da spendere nei tuoi servigi. Puoi associarti ad un franchising oppure cominciare con un capitale sociale di un euro: la legge lo permette. Anche qui: non ho nulal da eccepire. Se sei bravo, il lavoro darà i suoi frutti.


Al giorno d'oggi, ci siamo inventati la "non professione". Tramite il cosiddetto Web 2.0, si può essere scrittori, fotografi, cuochi, ecc. Per non parlare della più odiosa delle non professioni: l'influencer. Una specie di testimonial televisivo, con la differenza di non essere famoso in precedenza.
Una persona ha una passione e decide di fare il grande salto da "hobbysta" a professionista sfruttando uno dei tanti servizi che si trovano in rete.
Forse sarà invidia (a chi non piacerebbe guadagnare grosse cifre dalla sua passione?), forse sarà questa vecchia notizia. In ogni caso, volevo la vostra opinione su questo "fenomeno".


Condivido la tua analisi ma non la critica verso gli influencer. Non che rivestano ai miei occhi alcuna simpatia; inoltre per indole sono molto poco influenzabile negli acquisti. Apro una parentesi: io faccio parte della generazione anni 80, cresciuta a suon di reclame e pubblicità, usata come cavia per la creazione di un nuovo genere di essere umano, non l'uomo bensì il consumatore. Ho letto qualcosa sull'argomento che mi ha illuminato: ho molti coetanei rispondenti allo stereotipo. Io faccio parte di un'eccezione: figlia di genitori originali e colti, mi è stato imposto un uso estremamente occasionale della televisione, e sono stata cresciuta a suon di letture, pianoforte, arti varie, molto lontana dal mondo dei consumi. Ovviamente a 11 anni ero un'aliena, e ho cominciato a percepirlo, ma questo è un altro tema; accenno solo che ho saputo comunque integrarmi, pur arrivando ad acquistare il mio primo paio di jeans a 26 anni.
Oggi quindi abbiamo una generazione fatta crescere per consumare; nulla di più logico che da questa generazione discenda la figura dell'influencer. Peraltro so che è un tema dei corsi di marketing all'università, a me non sembra nulla di così innovativo, è solo un modo come un altro per vendere. I soldi, come immagino tu sappia, vanno verso chi sa generarli; se riesci ad alimentare le vendite di un prodotto mettendoci del tuo, hai vinto.
E' una semplice regola del mercato, peraltro valida da sempre e in ogni genere di contesto.
Non c'è motivo di prendersela; il mercato segue regole che non c'entrano nulla con la cultura o con i titoli, di base è guidato dal denaro, chi sa crearlo va avanti meglio di chi ne ha necessità.

8

Monday, July 22nd 2019, 11:30am

le leggi di mercato non rispondono a criteri di equità per cui...ogni critica è legittima ma rimane avulsa dalla realtà

detto questo, gli influencer li manderei anche a zappare la terra per almeno un mese all'anno
ma visto che non si può fare mi sottraggo semplicemente al loro raggio d'azione e li ignoro
namasté

arianna73

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9

Monday, July 22nd 2019, 11:39am

Condivido l'analisi di mercato di ipposam, mi permetto solo di dissentire un po' dai contenuti generazionali.
Il consumatore centrato sulle merci e il benessere non risale agli anni 80, la nostra generazione non è una cavia e ha ricevuto anzi solo buffetti e blandizie in confronto al vero e proprio tsunami che hanno sperimentato le generazioni europee del dopoguerra. Il "boom" culturale vero per noi è stato quello, come constatava dolentemente Pasolini.In USA ancora prima. Non dimentichiamo che nel "mondo nuovo" di Huxley distopico basato su produzione e benessere materiale senz'anima il sacro è rappresentato da oggetti e massime di Ford.
Dopo la bancarotta ideologica post-68 e poi di nuovo post-89/caduta del Muro di Berlino la globalizzazione+ l'avvento di internet c' è stato il secondo tsunami. Gli influencer navigano questo mare con più o meno destrezza.
Ma non è che sia un "potere" inesorabile in sé.
E' il vuoto di alternativa morale , culturale, anche spirituale che eventualmente accresce il peso di questo luccichio, di questa "bolla", per usare termini finanziari.
Io e tanti miei coetanei non avevamo genitori particolarmente colti con stili di vita originali, non ci è stato messo nessun particolare veto alla tv che vedevamo soprattutto adolescenti con piena libertà: ma abbiamo avuto dei contrappesi nella nostra vita e nella nostra educazione, e ridevamo delle fisime di marchi firmati e consumi obbligatori, assecondando i nostri gusti che erano ancora "nostri" ;) guardando gli spot e cantando jingle ma avendo passioni nostre che comunque orientavano profondamente i nostri sogni "commerciali" e non. Influenzabili, come tutti, ma con un bel po' di "riequilibratori" a nostro favore.

Oggi credo che sia ancora così, che ci siano ancora tantissimi che guardano agli influencer più come "schiuma" di vip e personaggi pittoreschi più che modelli di vita. E in qualche modo credo che ci sia una consapevolezza strisciante più diffusa che non sono i consumi a renderci felici. Ma cos'altro è offerto? Leggevo che i ragazzi fra i 18-30 anni oggi mettono al primo posto la stabilità economica e il reddito edit: nella scelta del partner. E che i genitori li spingono a queste valutazioni. Soprattutto se di ceto medio-alto-istruito.Mi sembra un'esagerazione che la maggioranza assoluta sia così, ma in caso rispecchierebbe non tanto il potere del mercato quanto la debolezza delle altre offerte di senso, anche educative.

mpoletti

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10

Monday, July 22nd 2019, 12:01pm

Leggevo che i ragazzi fra i 18-30 anni oggi mettono al primo posto la stabilità economica e il reddito edit: nella scelta del partner. E che i genitori li spingono a queste valutazioni. Soprattutto se di ceto medio-alto-istruito.Mi sembra un'esagerazione che la maggioranza assoluta sia così, ma in caso rispecchierebbe non tanto il potere del mercato quanto la debolezza delle altre offerte di senso, anche educative.

Arianna, questo è un punto interessante. La domanda è: perché i ragazzi fra i 18-30 anni sono cresciuti dando più importanza al reddito (stabilità economica) piuttosto che nella scelta del partner (stabilità affettiva)?
Io ho una mia teoria: tutto parte da una (o, addirittura due) generazioni precedenti. I genitori degli attuali "over 18/under 30" erano a loro volta figli di una generazione che - economicamente e politicamente parlando - ha visto di tutto: crollo di muri (anche ideologici), guerre sicuramente non mondiali, ma dettate da scontri di civiltà. Su questo punto, occorrerebbe uno studio storico- sociologico approfondito al posto di qualche news di pochi minuti o poche righe su TG e quotidiani.
Per quanto riguarda l'economia...Beh, siamo passati da un periodo in cui la paura era l'alta inflazione, per passare ad uno in cui ci spaventa lo spread. Ci sentiamo parte di una cosa, il cosiddetto "mercato", che non riusciamo a controllare, e che pure ci condiziona: ci fa spendere (tanto?), non ci garantisce una lavoro a tempo indeterminato, ecc.
Facendo parte di questo marchingegno, che ci può schiacciare, i genitori hanno preferito dare prevalenza alla stabilità economica piuttosto che a quella affettiva, come se quest'ultima fosse "residuale" (si crea solo se e quando si ha tempo di crearla)

arianna73

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Monday, July 22nd 2019, 12:12pm

Diciamo che scegliere il partner basandosi sul fattore economico come primo fattore - fondamenta è un po' un ritorno all'indietro. di quando i rapporti seguivano delle classi e caste sociali piuttosto ferree. Che in parte, in vari ambiti, non hanno mai smesso di seguire in effetti. Più che altro è la rassegnazione-paura con la quale questo avviene oggi. Dando per scontato che il rifugio della vita, oggi, sono solo mezzi economici e potere d'acquisto per "parare" i colpi dell'esistenza. Sia quelli più concreti (benessere materiale, cure mediche etc) sia quelli più "sottili" (mancanza di senso, malinconia, vuoto esistenziale... clicca sul carrello di amazon e la vita tornerà a sorriderti, prenota un viaggio e sfuggirai alla tristezza!).
Ovviamente lo sbriciolamento delle certezze non-materiali, degli orizzonti ideologici e religiosi è il terreno di coltura, come dici tu. La generazione dei genitori dei 18-30enni, sono le ultime due generazioni. Vedo i genitori dei bambini di oggi andare di male in peggio, quindi non sembrano esserci cambiamenti in vista, confidiamo nella noia :D perché effettivamente basarsi solo su queste cose non è un gran divertimento (non casuale che all'estremo dello spettro, c'è la follia per cui tanti giovani bene e benissimo integrati sono andati a fare i foreign fighters nelle file dei suonati integralisti, perché gli era offerto un senso e un'appartenenza non solo basata sui soldi che non sentivano di trovare).

Io comunque sono fiduciosa, penso che al netto di qualche botta di sfiga mondiale si manterranno spazi positivi di consapevolezza individuale e collettiva. Almeno lo spero :D

Aiden il venerabile

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Monday, July 22nd 2019, 3:09pm

Avevo fatto un post lunghissimo ma mi si è cancellato quindi vabbè sintetizzo :|
Succede perché viviamo in un mondo che ti porta ad essere iperspecializzato. Se tu vuoi fare tipo, che ne so, il medico non è più come 60 anni quando eravate tu e un altro in tutto il paese, ora siete tipo in 2000, quindi devi studiare un casino e diventare megafantabravo nella tua specialità. E poi in tutto il resto però resti una schiappa perché non hai manco più il tempo di aprire un libro che parli di altro, come dimostra un sondaggio eseguito da uno dei maggiori centri italiani sui laureati di ingegneria, medicina, giurisprudenza, praticamente erano tutti preparatissimi in ciò che hanno studiato, ma poi alla domanda "dimmi almeno un generale dei 1000" qualcuno ha risposto Napoleone, altri non sapevano chi ha composto il Bolero, o cosa è successo il XX settembre del 1870 etc

Quindi cosa succede, sta gente sostanzialmente poi non capisce un cazzo di niente e ha bisogno dell'influencer che gli dice dove andare in vacanza, del food blogger che gli dice cosa mangiare al posto del solito toast, della blogger che spiega come truccarsi e vestirsi...e insomma mettici anche il fatto che siamo ormai tutti dipendenti dal pc e che quando sei al computer qualcosa di leggero da guardare devi pur trovarla e quindi nell'inutilità generale questi stampano soldi.

Tanja

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13

Wednesday, July 31st 2019, 9:13am

un certo tipo di pubblico sarà sempre influenzato dagli influencer (scusate il gioco di parole ) quindi avranno sempre mercato. Hanno sostituito alla grande la pubblicità televisiva dei decenni passati.
Secondo me per i più giovani dipende molto sai genitori e dall educazione che hanno ricevuto. ....la mia esperienza è stata (purtroppo ) zero educazione in quel senso...zero modelli materni e quindi da ragazzina totalmente immolata al modello del varie letterine veline....ecc ecc

Me ne rendo conto ora di quanto vacui fossero quei modelli ma quando in casa hai il nulla....

mpoletti

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Monday, August 5th 2019, 10:21am

la mia esperienza è stata (purtroppo ) zero educazione in quel senso...zero modelli materni e quindi da ragazzina totalmente immolata al modello del varie letterine veline....ecc ecc

Me ne rendo conto ora di quanto vacui fossero quei modelli ma quando in casa hai il nulla....


Tanja, nella sfortuna, ritieniti fortunata: esistono persone che non tengono conto della vacuità di quei modelli.Anzi, vediamo un ulteriore lato positivo: ti sei accorta da sola della vacuità di quei modelli.