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Areoplano

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Monday, April 20th 2015, 1:03pm

Conflitto conscio inconscio

Riassumendo quanto ho compreso, l'inconscio come puro istinto, come la natura prima dell'essere umano ed il conscio come una sorta di parte meccanica dell'essere umano, quella che ci separa dal tutto e dalla nostra stessa natura col meccanismo della dualità. La coscienza pondera, pesa, valuta, considera, conclude, decide, valuta, tollera, esamina, misura ecc...

Per l'inconscio la vita è semplice, a complicarla è la coscienza.

L'attuale civilizzazione va sempre più verso la coscienza, sempre più verso la testa, sempre più verso la meccanicità delle cose, sempre più verso la dualità del giusto/sbagliato, bello/brutto, bene/male ecc..

A quanto pare l'esperienza mistica porta l'essere umano ad abbandonare ogni dualità, ad abbandonare la coscienza per vivere pienamente la fusione con la propria natura.
Ma questo stato non può essere duraturo perché misteriosamente interviene la coscienza che, sempre con nuove sfide e nuovi inganni, ci riporta al conflitto, alla battaglia del ragionamento.

Ora, perché questo avviene sembra ancora un mistero (se qualcuno ha informazioni concrete a riguardo...) ma pare che sia proprio questa oscillazione tra conscio ed inconscio che porta l'essere umano ad "elevarsi" spiritualmente. Ho virgolettato appositamente proprio perché non è possibile misurare nemmeno questo valore.

Arrivo al punto. Affinché l'essere umano viva nella serenità lo stato ideale sembrerebbe appunto quello in cui l'inconscio e la coscienza imparino a convivere.
Secondo un vostro parere, l'inconscio è fondamentalmente uguale per tutti, buono, amorevole, infinitamente compassionevole ma corrotto dalla coscienza corrotta, oppure l'inconscio (o animo umano) può essere davvero malvagio e crudele? Forse potrei azzardare chiedendo: esiste davvero il male? La nostra vera natura è davvero solo buona? Sarebbe impossibile pensare di instradare le nuove generazioni verso una crescita armonica che comprenda la profonda conoscenza dell'animo umano senza per questo istituire religioni o percorsi spirituali solo per pochi eletti?

squawpellediluna

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Saturday, May 2nd 2015, 3:39pm

Secondo un vostro parere, l'inconscio è fondamentalmente uguale per tutti, buono, amorevole, infinitamente compassionevole ma corrotto dalla coscienza corrotta, oppure l'inconscio (o animo umano) può essere davvero malvagio e crudele? Forse potrei azzardare chiedendo: esiste davvero il male? La nostra vera natura è davvero solo buona? Sarebbe impossibile pensare di instradare le nuove generazioni verso una crescita armonica che comprenda la profonda conoscenza dell'animo umano senza per questo istituire religioni o percorsi spirituali solo per pochi eletti?
l'incoscio è un bambino perverso e polimorfo che ha bisogno dello spirito affinchè si ricordi della materia....

lascia che l'inconscio lavori a tua insaputa e si mostrerà nella realtà....

tu lo chiamerai destino
Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore.
Gibran


Areoplano

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Monday, May 4th 2015, 8:49am

Secondo un vostro parere, l'inconscio è fondamentalmente uguale per tutti, buono, amorevole, infinitamente compassionevole ma corrotto dalla coscienza corrotta, oppure l'inconscio (o animo umano) può essere davvero malvagio e crudele? Forse potrei azzardare chiedendo: esiste davvero il male? La nostra vera natura è davvero solo buona? Sarebbe impossibile pensare di instradare le nuove generazioni verso una crescita armonica che comprenda la profonda conoscenza dell'animo umano senza per questo istituire religioni o percorsi spirituali solo per pochi eletti?
l'incoscio è un bambino perverso e polimorfo che ha bisogno dello spirito affinchè si ricordi della materia....

lascia che l'inconscio lavori a tua insaputa e si mostrerà nella realtà....

tu lo chiamerai destino


Perché dici "perverso"?
Prese singolarmente l'inconscio e la coscienza sembrano essere in perfetto equilibrio. Quando invece si incontrano mi fa pensare che diano origine al superio quasi come fosse una loro creazione.
Il primo che si perverte è proprio l'inconscio che, come un bambino, vuole a tutti i costi andare per la sua strada ed attua per questo meccanismi "difensivi" pur di ottenere quello che vuole.
A quel punto l'io ed il superio si trovano in difficoltà, si coalizzano per convincere in tutti i modi l'ES, l'inconscio a cambiare direzione, ad educarlo, ammaestrarlo, addomesticarlo. Ma per sua natura è indomabile e pertanto nascono le nevrosi che tutti conosciamo.
Allora l'io ed il superio cercano di adattarsi e di trovare differenti strategie pur di ottenere quello che vogliono. Ma in questo modo vanno in conflitto anche tra di loro. Tutti e tre alla fine pensano solo a se stessi in quanto singolarmente si ritengono nel giusto. Ed in arte è anche vero ed ognuno lo sa. Riuscire a farli vivere in armonia è una grande sfida, anche perché, per come la vediamo oggi, dovrebbe subentrare un quarto elemento al di sopra delle parti, altrimenti il punto di vista neutrale di chi sarebbe? Quale dei tre potrebbe fare da mediatore?

Sto cercando di riassumere molto e semplificare quanto ho capito affinché possa essere un giorno una comprensione alla portata di tutti, perchè credo sarebbe un grande passo per l'umanità.
Se qualche addetto ai lavori ha voglia di correggermi o commentare mi farebbe molto piacere.

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palmiro

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Monday, May 4th 2015, 2:27pm

A mio modesto parere il contenuto di questo thread fa riferimento, in qualche modo, a modelli teorici che difficilmente possono andare al di là della speculazione. Il concetto di insconscio ha una lunga storia, si affaccia già nella civiltà greca per poi essere ripreso dalla filosofia tedesca dell'800 e quindi portato alla notorietà da Freud e dagli psicoanalisti successivi. Va detto che la concettualizzazione dell'inconscio è stata molto complessa e che lo stesso Freud rivisitò il modello iniziale della psiche (quello in cui la coscienza è solo la punta dell'iceberg) quando introdusse il modello strutturale, suddividendo la mente in Io, Es e Super-Io.
Sono passati un centinaio di anni, i successori di Freud hanno stravolto la sua concezione intrapsichica e in psicologia si sono verificate la "rivoluzione cognitivista" (anni '70 del 900) e la recente esplosione dello sviluppo delle neuroscienze, per cui oggi come oggi la concettualizzazione freudiana si può sicuramente ritenere superata.
Quindi personalmente ritengo che molte delle ipotesi "dinamiche" presentate in questo thread siano solo delle concettualizzazioni fini a se stesse, che hanno come limite fondamentale quello di non tenere in considerazione 1) le dinamiche relazionali e quindi il livello interpsichico 2) i processi mentali dal punto di vista cognitivo 3) le dinamiche di tipo comportamentale che caratterizzano la nostra vita. Sostanzialmente quello di ricondurre le nevrosi al conflitto tra insonscio e coscienza è un approccio datato.
In definitiva, a mio avviso, si può affrontare il tema del benessere psichico e dei disturbi scomodando molto di meno l'inconscio (e ricordando che oltre all'inconscio dinamico esiste anche l'inconscio cognitivo, che non ha nulla a che fare con la rimozione) e chiamando in causa considerazioni di livello cognitivo-sociale.

Areoplano

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Monday, May 4th 2015, 3:04pm

Quindi personalmente ritengo che molte delle ipotesi "dinamiche" presentate in questo thread siano solo delle concettualizzazioni fini a se stesse, che hanno come limite fondamentale quello di non tenere in considerazione 1) le dinamiche relazionali e quindi il livello interpsichico 2) i processi mentali dal punto di vista cognitivo 3) le dinamiche di tipo comportamentale che caratterizzano la nostra vita. Sostanzialmente quello di ricondurre le nevrosi al conflitto tra insonscio e coscienza è un approccio datato.
In definitiva, a mio avviso, si può affrontare il tema del benessere psichico e dei disturbi scomodando molto di meno l'inconscio (e ricordando che oltre all'inconscio dinamico esiste anche l'inconscio cognitivo, che non ha nulla a che fare con la rimozione) e chiamando in causa considerazioni di livello cognitivo-sociale.


Già, sono d'accordo anche io sul fatto che tutto questo ragionamento si basa su modelli teorici pertanto ci sarebbe poco da discutere.
Ma siccome si parla di mente, psicologia e comunque di noi stessi, volevo prendere un punto saldo su cui riflettere in modo da stabilire una base in comune.
Provo a spiegarmi con un paio di esempi, per chi conosce l'informatica sa bene quanto è cambiata dagli inizi, eppure tutto è ancora basato sugli stessi principi di 0 e 1, di correnti, tensioni, conversioni, algoritmi ecc...
O per fare un altro esempio ancora più terra a terra sono le automobili che hanno gli stessi principi di funzionamento delle prime automobili, eppure, apparentemente sembrano tutta un'altra cosa.

Non per niente Freud è considerato il padre della psicanalisi ma forse anche della moderna psicologia. Ma anche se non lo fosse, è evidente che molte delle sue teorie stanno ancora in piedi e come lui stesso affermava, è solo un inizio.

Parere personale, a me sembra che anche la moderna psicologia sia basata ancora su dinamiche di io, superio ed es, ovviamente molto più evolute.
A me viene da fare una distinzione tra la comprensione del funzionamento della psiche (intesa anche come anima) ed il suo utilizzo o "malfunzionamento".
Anche il miglior pilota difficilmente potrebbe fare il meccanico e viceversa, e lo stesso accade per i programmatori e gli ideatori di computer.

La mente umana è ancora più complessa perché implica comprendere se stessi usando se stessi. Più o meno.

Cosa intendi per: "1) le dinamiche relazionali e quindi il livello interpsichico 2) i processi mentali dal punto di vista cognitivo 3) le dinamiche di tipo comportamentale che caratterizzano la nostra vita"?

Non sono forse tutte frutto dello stesso meccanismo? Oppure si può forse azzardare che cercare di capire la psiche umana è come cercare di capire la filosofia senza mai poter affermare niente di concreto eppure ogni cosa sembra funzionare allo stesso modo e dare la stessa definizione?
Mi spiego meglio come un esempio, si possono imparare le stesse cose dalla vita quotidiana, dalle religioni, dalla scienza, dalle relazioni, dalle piccole cose e piccoli eventi. Oppure ha senso se si prova a spiegare le emozioni in termini di Dei che decidono per noi, o con la teoria Freudiana, o con la chimica dell'organismo, o con le varie interpretazioni filosofiche.

palmiro

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Monday, May 4th 2015, 7:21pm

Quindi personalmente ritengo che molte delle ipotesi "dinamiche" presentate in questo thread siano solo delle concettualizzazioni fini a se stesse, che hanno come limite fondamentale quello di non tenere in considerazione 1) le dinamiche relazionali e quindi il livello interpsichico 2) i processi mentali dal punto di vista cognitivo 3) le dinamiche di tipo comportamentale che caratterizzano la nostra vita. Sostanzialmente quello di ricondurre le nevrosi al conflitto tra insonscio e coscienza è un approccio datato.
In definitiva, a mio avviso, si può affrontare il tema del benessere psichico e dei disturbi scomodando molto di meno l'inconscio (e ricordando che oltre all'inconscio dinamico esiste anche l'inconscio cognitivo, che non ha nulla a che fare con la rimozione) e chiamando in causa considerazioni di livello cognitivo-sociale.


Già, sono d'accordo anche io sul fatto che tutto questo ragionamento si basa su modelli teorici pertanto ci sarebbe poco da discutere.
Ma siccome si parla di mente, psicologia e comunque di noi stessi, volevo prendere un punto saldo su cui riflettere in modo da stabilire una base in comune.
Provo a spiegarmi con un paio di esempi, per chi conosce l'informatica sa bene quanto è cambiata dagli inizi, eppure tutto è ancora basato sugli stessi principi di 0 e 1, di correnti, tensioni, conversioni, algoritmi ecc...
O per fare un altro esempio ancora più terra a terra sono le automobili che hanno gli stessi principi di funzionamento delle prime automobili, eppure, apparentemente sembrano tutta un'altra cosa.

Non per niente Freud è considerato il padre della psicanalisi ma forse anche della moderna psicologia. Ma anche se non lo fosse, è evidente che molte delle sue teorie stanno ancora in piedi e come lui stesso affermava, è solo un inizio.

Parere personale, a me sembra che anche la moderna psicologia sia basata ancora su dinamiche di io, superio ed es, ovviamente molto più evolute.
A me viene da fare una distinzione tra la comprensione del funzionamento della psiche (intesa anche come anima) ed il suo utilizzo o "malfunzionamento".
Anche il miglior pilota difficilmente potrebbe fare il meccanico e viceversa, e lo stesso accade per i programmatori e gli ideatori di computer.

La mente umana è ancora più complessa perché implica comprendere se stessi usando se stessi. Più o meno.

Cosa intendi per: "1) le dinamiche relazionali e quindi il livello interpsichico 2) i processi mentali dal punto di vista cognitivo 3) le dinamiche di tipo comportamentale che caratterizzano la nostra vita"?

Non sono forse tutte frutto dello stesso meccanismo? Oppure si può forse azzardare che cercare di capire la psiche umana è come cercare di capire la filosofia senza mai poter affermare niente di concreto eppure ogni cosa sembra funzionare allo stesso modo e dare la stessa definizione?
Mi spiego meglio come un esempio, si possono imparare le stesse cose dalla vita quotidiana, dalle religioni, dalla scienza, dalle relazioni, dalle piccole cose e piccoli eventi. Oppure ha senso se si prova a spiegare le emozioni in termini di Dei che decidono per noi, o con la teoria Freudiana, o con la chimica dell'organismo, o con le varie interpretazioni filosofiche.


Purtroppo la psicologia nell'arco di quasi 150 anni (l'anno di nascita è il 1879) non è riuscita ancora a stabilire una base comune di conoscenze, a differenza di altre discipline. Quindi diciamo che va bene "chiacchierare", però bisognerebbe tenere presente che stiamo parlando di aspetti molto particolari della psicologia, e sostanzialmente superati. Ripeto: senza conoscere le teorie cognitivo-sociali, che sono fondamentali nello studio della personalità, il discorso resta del tutto monco, perché per spiegare l'iPhone non è sufficiente rifarsi al primo computer del 1940.

Freud non è considerato il padre della moderna psicologia. Il padre della psicologia scientifica è universalmente considerato Wilhelm Wundt. Freud ha fondato la psicoanalisi, che è solo una delle cosiddette "Grandi Scuole", non è inserita nel flusso storico della psicologia scientifica e si è modificata radicalmente nel corso degli anni, in cui i successori di Freud hanno smentito su diversi aspetti il loro "maestro". Va detto che 1) Il modello teorico freudiano è intrapsichico, nella sua formulazione originale non coglie l'importanza dello sviluppo della psiche legato all'interazione con gli altri nel mondo sociale. 2) Ai tempi di Freud, non c'era ancora stata la rivoluzione cognitivista, che ha recuperato l'importanza dei processi mentali in un'ottica totalmente nuova, che tra le altre cose ha portato a ridefinire il concetto di inconscio. 3) Freud non ha tenuto in considerazione le innovazioni portate dal movimento comportamentista americano dagli anni '20 in poi. A livello di approccio teorico, sia chiaro, nessuno nega il contributo di Freud nell'ambito dello sviluppo della disciplina (così come nessuno si sognerebbe di considerare "superato" Newton), ma va detto che a livello applicativo la terapia psicoanalitica è considerata in declino.

In ogni caso quello che sembra sfuggirti è sostanzialmente il fatto che la teoria freudiana non è "la" teoria per spiegare il funzionamento della psiche, ma è solo uno dei modelli. In particolare il modello strutturale risale al 1923. Ad oggi la psicologia, come ho detto prima, non è riuscita a individuare un modello unico, ma ha sviluppato diversi approcci teorici molto spesso incongruenti tra loro. Quindi ritorno al mio discorso iniziale: tutto questo thread mi sembra infarcito di concettualizzazioni fini a se stesse. Secondo me sarebbe più utile studiarsi un buon manuale di storia della psicologia (suggerisco il volume "Storia della Psicologia del Novecento" di Mecacci) prima di sviluppare argomentazioni che siano basate solo sulla triade strutturale freudiana o poco più.

Areoplano

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Monday, May 4th 2015, 7:40pm

A livello di approccio teorico, sia chiaro, nessuno nega il contributo di Freud nell'ambito dello sviluppo della disciplina (così come nessuno si sognerebbe di considerare "superato" Newton), ma va detto che a livello applicativo la terapia psicoanalitica è considerata in declino.

In ogni caso quello che sembra sfuggirti è sostanzialmente il fatto che la teoria freudiana non è "la" teoria per spiegare il funzionamento della psiche, ma è solo uno dei modelli. In particolare il modello strutturale risale al 1923. Ad oggi la psicologia, come ho detto prima, non è riuscita a individuare un modello unico, ma ha sviluppato diversi approcci teorici molto spesso incongruenti tra loro. Quindi ritorno al mio discorso iniziale: tutto questo thread mi sembra infarcito di concettualizzazioni fini a se stesse. Secondo me sarebbe più utile studiarsi un buon manuale di storia della psicologia (suggerisco il volume "Storia della Psicologia del Novecento" di Mecacci) prima di sviluppare argomentazioni che siano basate solo sulla triade strutturale freudiana o poco più.


Sono d'accordo sul fatto che la terapia psicoanalitica non sia la strada per risolvere i problemi psicologici, ma personalmente ritengo la teoria Freudiana di base ancora valida. Io separo la teoria dalla pratica o in questo caso la psicanalisi. Certo, come dici tu, sono solo chiacchiere e soprattutto molto personali. Trovando un riscontro personale, considero attendibile una teoria. Un po' come chi sceglie di diventare vegetariano o non mangiare più zuccheri e trova la sua vita cambiata radicalmente. Trovando un riscontro oggettivo considera la sua teoria valida. Altri trovano benefici con lo sport, o altre passioni. Sempre c'è un fondo di verità.

Credo invece che proprio come l'esempio dell'informatica, spesso non servono a nulla le basi o le informazioni sulle origini dei computer per risolvere un problema informatico. Così come per l'iphone non è assolutamente necessario avere basi informatiche per saperlo usare.

Tornando al modello Freudiano, mi risulta molto più semplice da capire ed inserirlo nella realtà quotidiana, mentre le altre teorie mi riportano sempre inevitabilmente al modello freudiano. Ammetto che possa essere un mio limite ed una mancanza di conoscenza, per questo mi sforzerò per studiarle e capirle. Grazie per i consigli.

palmiro

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Tuesday, May 5th 2015, 11:23am

Tornando al modello Freudiano, mi risulta molto più semplice da capire ed inserirlo nella realtà quotidiana, mentre le altre teorie mi riportano sempre inevitabilmente al modello freudiano. Ammetto che possa essere un mio limite ed una mancanza di conoscenza, per questo mi sforzerò per studiarle e capirle. Grazie per i consigli.

In tutta sincerità, il fatto che tutte le teorie (che non so a che livello di dettaglio tu conosca) ti riportano al modello freudiano non fa che evidenziare dei limiti legati al mancato approfondimento. Da laureato in psicologia, ti consiglio di leggere un po' (molto) di più se sono argomenti che ti interessano. Nessuno nega l'importanza del pensiero freudiano, nel momento in cui lo si inserisce nel contesto storico in cui è stato partorito, che è quello della dissoluzione dell'impero Asburgico alla fine dell'800. Ma continuare a ragionare unicamente sulla base delle topiche di Freud significa ignorare quasi 100 anni di sviluppi della psicologia. L'ho detto in tutte le salse, non vorrei sembrare pedante ma credo davvero che chi è interessato a questi argomenti debba essere incoraggiato a vedere tutti gli sviluppi della disciplina a 360 gradi, è un peccato focalizzarsi solo su quello che, per così dire, è "affascinante". Buono studio.

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Areoplano

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Tuesday, May 5th 2015, 1:15pm

In tutta sincerità, il fatto che tutte le teorie (che non so a che livello di dettaglio tu conosca) ti riportano al modello freudiano non fa che evidenziare dei limiti legati al mancato approfondimento. Da laureato in psicologia, ti consiglio di leggere un po' (molto) di più se sono argomenti che ti interessano. Nessuno nega l'importanza del pensiero freudiano, nel momento in cui lo si inserisce nel contesto storico in cui è stato partorito, che è quello della dissoluzione dell'impero Asburgico alla fine dell'800. Ma continuare a ragionare unicamente sulla base delle topiche di Freud significa ignorare quasi 100 anni di sviluppi della psicologia. L'ho detto in tutte le salse, non vorrei sembrare pedante ma credo davvero che chi è interessato a questi argomenti debba essere incoraggiato a vedere tutti gli sviluppi della disciplina a 360 gradi, è un peccato focalizzarsi solo su quello che, per così dire, è "affascinante". Buono studio.


Certo devo studiare ancora moltissimo su questo non ci sono dubbi. Il mio non voleva essere un dibattito di chi ha ragione o torto, del resto come hai confermato anche tu, sarebbe impossibile o quantomeno presuntuoso.
Volevo appunto condividere con chi ha studiato e praticato molto più di me sulla fattibilità di poter "riassumere" la psicologia per tutti. Certo, questa affermazione è sicuramente molto forte soprattutto per una materia tanto complessa come la psicologia e per chi ha dedicato la vita al suo studio e chi ne ha rivoluzionato i concetti.

Qui si apre un argomento un po' differente da quello iniziale ma che forse voleva un po' arrivare a questo punto. Potrebbe avere un senso divulgare la conoscenza della psicologia partendo da concetti comprensibili a tutti? Sembra comunque che, grazie anche ad internet, questo stia avvenendo lo steso. E si formano infinite correnti di pensiero spesso anche portando fuori strada o anche peggiorare le condizioni. Si parla di psicologia applicata alle società finalizzata alla manipolazione degli eventi, della politica e delle decisioni mondiali, fino ad arrivare alla psicologia che io definisco "casalinga" delle dinamiche famigliari e relazionali in genere (genitori, figli, mariti e mogli, amici, partner, lavoro ecc...)

E' davvero difficile spiegare quello che vorrei dire, quindi ci saranno sicuramente un po' di fraintendimenti ed il discorso verrà fuori un po' scollegato e confuso ma altrimenti dovrei scrivere troppo.
Ci provo.
Associo un po' le teorie al modello freudiano un po' come posso associare le varie religioni alla filosofia o alla scienza. Per esempio posso immaginare che la religione cristiana quando parlava di Padre figlio e spirito santo stessa parlando in altri termini di io, superio e Es così come poi è stato modificato in genitore, adulto e bambino o così come posso riscontrare diverse analogie in culture, religioni e filosofie antiche e moderne. La mia sensazione è che di base tutte avessero l'obbiettivo di comprendere l'animo umano e ricercarne il benessere, ovviamente esponendosi ai malintenzionati che per natura ci saranno sempre che hanno sempre strumentalizzato queste informazioni per fini personali. Del resto accade ancora oggi con la psicologia ma anche con le scienze. C'è chi preferisce condividere gratuitamente per il bene della collettività e chi preferisce farne un uso personale e tutte le vie di mezzo.
Alla fine credo che, come in tutte le cose, se noto l'interesse dall'altra parte di nascondere la conoscenza il primo pensiero è che ci sia l'interesse di ingannarmi, ma dall'altra parte viene giustificato come "è meglio che lasci fare il lavoro a chi è del mestiere".
Per esempio, posso approcciarmi al cristianesimo condividendo con altri le proprie emozioni e sensazioni magari cercando di chiedere ad altri come vedono gli angeli ed in che modo si rapportano alla religione o al male. Ci sarà sicuramente chi sostiene che nulla di tutto questo esiste e forse è anche vero, ma credo che ragionare o andare a fondo dell'argomento sia sempre costruttivo.

Forse l'inconscio non esiste o forse non l'abbiamo compreso nel modo giusto. Forse qualcuno lo percepisce in maniera diversa. Ma provando a stare al gioco, credo possano venire fuori cose nuove.
D'altra pare anche le nuove teorie fra un secolo saranno forse spazzatura o semplicemente ci rideremo sopra. Oppure le potremmo considerare le origini della psicologia moderna. Ma una cosa è certa: passeranno.

Areoplano

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Tuesday, May 5th 2015, 1:15pm

In tutta sincerità, il fatto che tutte le teorie (che non so a che livello di dettaglio tu conosca) ti riportano al modello freudiano non fa che evidenziare dei limiti legati al mancato approfondimento. Da laureato in psicologia, ti consiglio di leggere un po' (molto) di più se sono argomenti che ti interessano. Nessuno nega l'importanza del pensiero freudiano, nel momento in cui lo si inserisce nel contesto storico in cui è stato partorito, che è quello della dissoluzione dell'impero Asburgico alla fine dell'800. Ma continuare a ragionare unicamente sulla base delle topiche di Freud significa ignorare quasi 100 anni di sviluppi della psicologia. L'ho detto in tutte le salse, non vorrei sembrare pedante ma credo davvero che chi è interessato a questi argomenti debba essere incoraggiato a vedere tutti gli sviluppi della disciplina a 360 gradi, è un peccato focalizzarsi solo su quello che, per così dire, è "affascinante". Buono studio.


Certo devo studiare ancora moltissimo su questo non ci sono dubbi. Il mio non voleva essere un dibattito di chi ha ragione o torto, del resto come hai confermato anche tu, sarebbe impossibile o quantomeno presuntuoso.
Volevo appunto condividere con chi ha studiato e praticato molto più di me sulla fattibilità di poter "riassumere" la psicologia per tutti. Certo, questa affermazione è sicuramente molto forte soprattutto per una materia tanto complessa come la psicologia e per chi ha dedicato la vita al suo studio e chi ne ha rivoluzionato i concetti.

Qui si apre un argomento un po' differente da quello iniziale ma che forse voleva un po' arrivare a questo punto. Potrebbe avere un senso divulgare la conoscenza della psicologia partendo da concetti comprensibili a tutti? Sembra comunque che, grazie anche ad internet, questo stia avvenendo lo steso. E si formano infinite correnti di pensiero spesso anche portando fuori strada o anche peggiorare le condizioni. Si parla di psicologia applicata alle società finalizzata alla manipolazione degli eventi, della politica e delle decisioni mondiali, fino ad arrivare alla psicologia che io definisco "casalinga" delle dinamiche famigliari e relazionali in genere (genitori, figli, mariti e mogli, amici, partner, lavoro ecc...)

E' davvero difficile spiegare quello che vorrei dire, quindi ci saranno sicuramente un po' di fraintendimenti ed il discorso verrà fuori un po' scollegato e confuso ma altrimenti dovrei scrivere troppo.
Ci provo.
Associo un po' le teorie al modello freudiano un po' come posso associare le varie religioni alla filosofia o alla scienza. Per esempio posso immaginare che la religione cristiana quando parlava di Padre figlio e spirito santo stessa parlando in altri termini di io, superio e Es così come poi è stato modificato in genitore, adulto e bambino o così come posso riscontrare diverse analogie in culture, religioni e filosofie antiche e moderne. La mia sensazione è che di base tutte avessero l'obbiettivo di comprendere l'animo umano e ricercarne il benessere, ovviamente esponendosi ai malintenzionati che per natura ci saranno sempre che hanno sempre strumentalizzato queste informazioni per fini personali. Del resto accade ancora oggi con la psicologia ma anche con le scienze. C'è chi preferisce condividere gratuitamente per il bene della collettività e chi preferisce farne un uso personale e tutte le vie di mezzo.
Alla fine credo che, come in tutte le cose, se noto l'interesse dall'altra parte di nascondere la conoscenza il primo pensiero è che ci sia l'interesse di ingannarmi, ma dall'altra parte viene giustificato come "è meglio che lasci fare il lavoro a chi è del mestiere".
Per esempio, posso approcciarmi al cristianesimo condividendo con altri le proprie emozioni e sensazioni magari cercando di chiedere ad altri come vedono gli angeli ed in che modo si rapportano alla religione o al male. Ci sarà sicuramente chi sostiene che nulla di tutto questo esiste e forse è anche vero, ma credo che ragionare o andare a fondo dell'argomento sia sempre costruttivo.

Forse l'inconscio non esiste o forse non l'abbiamo compreso nel modo giusto. Forse qualcuno lo percepisce in maniera diversa. Ma provando a stare al gioco, credo possano venire fuori cose nuove.
D'altra pare anche le nuove teorie fra un secolo saranno forse spazzatura o semplicemente ci rideremo sopra. Oppure le potremmo considerare le origini della psicologia moderna. Ma una cosa è certa: passeranno.

palmiro

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Tuesday, May 5th 2015, 1:48pm


Qui si apre un argomento un po' differente da quello iniziale ma che forse voleva un po' arrivare a questo punto. Potrebbe avere un senso divulgare la conoscenza della psicologia partendo da concetti comprensibili a tutti? Sembra comunque che, grazie anche ad internet, questo stia avvenendo lo steso. E si formano infinite correnti di pensiero spesso anche portando fuori strada o anche peggiorare le condizioni. Si parla di psicologia applicata alle società finalizzata alla manipolazione degli eventi, della politica e delle decisioni mondiali, fino ad arrivare alla psicologia che io definisco "casalinga" delle dinamiche famigliari e relazionali in genere (genitori, figli, mariti e mogli, amici, partner, lavoro ecc...)

Esistono diversi siti web che fanno dell'ottima divulgazione della psicologia. Non posso fare pubblicità, ma con una buona ricerca si trovano diversi siti ben fatti. Il consiglio che posso darvi è di diffidare dai siti che banalizzano la psicologia, con articoli di livello basso (spesso si vede "ad occhio" da come sono impostati) e a volte sulla falsariga del "10 modi per". Potete sostanzialmente fidarvi dei siti che contengono articoli in fondo ai quali c'è sempre una bibliografia più o meno dettagliata: sono alla portata di tutti e hanno una solida base scientifica.

palmiro

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Tuesday, May 5th 2015, 1:54pm

Del resto accade ancora oggi con la psicologia ma anche con le scienze. C'è chi preferisce condividere gratuitamente per il bene della collettività e chi preferisce farne un uso personale e tutte le vie di mezzo.
Alla fine credo che, come in tutte le cose, se noto l'interesse dall'altra parte di nascondere la conoscenza il primo pensiero è che ci sia l'interesse di ingannarmi, ma dall'altra parte viene giustificato come "è meglio che lasci fare il lavoro a chi è del mestiere".

Condivido in pieno l'importanza di fare diffusione del sapere psicologico, soprattutto in un paese come l'Italia dove esistono ancora troppi pregiudizi: chi va da uno psicologo si sente malato, lo psicologo è visto come "colui che ti legge la mente", esiste ancora lo stereotipo del "lettino", ecc. Ma, come ho detto prima, fortunatamente ci sono diversi siti web che fanno dell'ottima divulgazione.

Areoplano

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Thursday, May 28th 2015, 9:50am

Secondo un vostro parere, l'inconscio è fondamentalmente uguale per tutti, buono, amorevole, infinitamente compassionevole ma corrotto dalla coscienza corrotta, oppure l'inconscio (o animo umano) può essere davvero malvagio e crudele? Forse potrei azzardare chiedendo: esiste davvero il male? La nostra vera natura è davvero solo buona? Sarebbe impossibile pensare di instradare le nuove generazioni verso una crescita armonica che comprenda la profonda conoscenza dell'animo umano senza per questo istituire religioni o percorsi spirituali solo per pochi eletti?
l'incoscio è un bambino perverso e polimorfo che ha bisogno dello spirito affinchè si ricordi della materia....

lascia che l'inconscio lavori a tua insaputa e si mostrerà nella realtà....

tu lo chiamerai destino


E' un'altro modo per dire sempre le stesse cose. Perdonami, non voglio criticare l'affermazione che trovo molto bella e profonda. Così come tutte quelle che sono state dette dai grandi mistici, filosofi psicologi ma anche scienziati, artisti ecc...

Da mente che ragiona troppo, ho ben chiaro questo concetto e per eperienza credo di sapere cosa significa.
Quel fare e non fare, quel non pensare e lasciare che le cose accadono, quell'esperienza che accade quasi casualmente ma che poi tutta la vita cercheremo di raggiungere pur sapendo che più cerchi di raggiungerla più sfugge, sapendo che quando smetti di cercare trovi, quando ti perdi ti ritroverai, ma quel perdersi consapevolmente che ovviamente non può essere agito ma non agito, quel desiderio di non desiderare, anche questo che va abbandonato, sapere che tutto è inutile cercarlo perchè arriva quando dovrà arrivare se solo la vita viene vissuta fino alla resa, quel pensiero che porta a pensare che solo la morte possa portare una pace, una liberazione... Ma poi ci sono esempi, forse reali, forse immaginari, forse inventati, forse sono esistiti veramente persone che hanno raggiunto questa pace in terra, ma forse erano predestinati dalla nascita, forse non c'è speranza per noi comuni mortali. O forse è proprio questa la sfida o la prova da superare. Forse voler sfidare ciò che non si può sfidare.

Un po' con rabbia, un po con tristezza, un po' con rassegnazione penso che si facile indicare la via, indicare la meta ma non la via per raggiungerla. Comprendendo che non esiste una via uguale per tutti, anzi a dire il vero non esiste nemmeno una via, siamo già arrivati qui ed ora, ma non ce ne rendiamo sempre conto. Mantenere una consapevolezza costante senza sforzo sembra impossibile.
Sapere che ci manca solo la comprensione di ciò ce è già che c i fa credere di averlo già compreso, eppure se così fosse non staremo ancora a cercare. Non ci sarebbe ancora quel piccolo dubbio in profondità che ancora qualcosa non abbiamo compreso. Dovrei parlare al singolare ma percepisco che non sono l'unico.

E così ognuno cerca la sua strada, la percorre fiducioso e lascia ai posteri tante belle nozioni utili invece di prendere quella strada, arrivare dove si vuole arrivare e portare quella conoscenza nel nulla.

E allora esercizi, pratiche, studi, riflessioni, ribellioni... per cercare di comprendere quello che forse in questo modo non si può comprendere, per arrivare dove non si può arrivare con la volontà, ma sapendo che senza la volontà non si può nemmeno arrivare a comprendere.

Arrendersi all'inconscio. Sono d'accordissimo. Tra il dire ed il fare... se poi modifico questo "algoritmo" con il "non fare", non saprei come concludere la frase: Tra il dire e il non fare... cosa c'è di mezzo?
in teoria niente. Ma questo non sembra affatto semplificare le cose...

Carlo Pierini

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Friday, June 19th 2015, 12:11am

RE: Conflitto conscio inconscio

Secondo un vostro parere, l'inconscio è fondamentalmente uguale per tutti, buono, amorevole, infinitamente compassionevole ma corrotto dalla coscienza corrotta, oppure l'inconscio (o animo umano) può essere davvero malvagio e crudele? Forse potrei azzardare chiedendo: esiste davvero il male? La nostra vera natura è davvero solo buona? Sarebbe impossibile pensare di instradare le nuove generazioni verso una crescita armonica che comprenda la profonda conoscenza dell'animo umano senza per questo istituire religioni o percorsi spirituali solo per pochi eletti?

Scrive lo psicologo C. G. Jung:

"Il distacco dall'inconscio significa privazione di istinti, mancanza di radici. Se si riesce a produrre la funzione trascendente, si elimina questa scissione e si può quindi attingere serenamente al lato favorevole dell'inconscio. Allora esso fornisce tutti gli appoggi e gli aiuti che una natura benevola può dare in sovrabbondanza all'uomo, [...] in quanto dispone [...] della saggezza derivante da un'esperienza vecchia di secoli, sepolta nelle sue strutture archetipiche". [JUNG: Psicologia dell'inconscio - pg.179]


"I processi naturali di trasformazione si annunciano soprattutto nei sogni. [...] Si tratta di un processo di rinascita in un altro essere. Quest'altro essere è "l'altro" in noi, la personalità futura, più ampia e più grande, che abbiamo già imparato a conoscere come "l'amico interiore dell'anima" [...] nel quale la natura stessa vorrebbe trasformarci: l'amico, quell'altro che in parte siamo, ma che non possiamo mai giungere ad essere pienamente. L'uomo è la coppia di Dioscuri, dei quali l'uno è mortale, l'altro immortale; e che, pur perennemente uniti, tuttavia non diventano mai interamente uno. I processi di trasformazione vogliono avvicinarli l'uno all'altro, ma la coscienza oppone una resistenza [*] perché l'altro appare assolutamente estraneo e perturbante e perché noi non possiamo abituarci all'idea di non essere i padroni assoluti in casa nostra. Ma con l'amico o nemico interiore siamo posti a confronto; e dipende da noi se è amico o nemico. [...]
Gli antichi alchimisti, definivano questo interlocutore "aliquem alium internum", qualcun altro interiore". [JUNG: Archetipi e inconscio collettivo - pgg. 128/129]

Areoplano

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Friday, June 19th 2015, 11:20am

Quoted

"Il distacco dall'inconscio significa privazione di istinti, mancanza di radici. Se si riesce a produrre la funzione trascendente, si elimina questa scissione e si può quindi attingere serenamente al lato favorevole dell'inconscio. Allora esso fornisce tutti gli appoggi e gli aiuti che una natura benevola può dare in sovrabbondanza all'uomo, [...] in quanto dispone [...] della saggezza derivante da un'esperienza vecchia di secoli, sepolta nelle sue strutture archetipiche". [JUNG: Psicologia dell'inconscio - pg.179]


"I processi naturali di trasformazione si annunciano soprattutto nei sogni. [...] Si tratta di un processo di rinascita in un altro essere. Quest'altro essere è "l'altro" in noi, la personalità futura, più ampia e più grande, che abbiamo già imparato a conoscere come "l'amico interiore dell'anima" [...] nel quale la natura stessa vorrebbe trasformarci: l'amico, quell'altro che in parte siamo, ma che non possiamo mai giungere ad essere pienamente. L'uomo è la coppia di Dioscuri, dei quali l'uno è mortale, l'altro immortale; e che, pur perennemente uniti, tuttavia non diventano mai interamente uno. I processi di trasformazione vogliono avvicinarli l'uno all'altro, ma la coscienza oppone una resistenza [*] perché l'altro appare assolutamente estraneo e perturbante e perché noi non possiamo abituarci all'idea di non essere i padroni assoluti in casa nostra. Ma con l'amico o nemico interiore siamo posti a confronto; e dipende da noi se è amico o nemico. [...]
Gli antichi alchimisti, definivano questo interlocutore "aliquem alium internum", qualcun altro interiore". [JUNG: Archetipi e inconscio collettivo - pgg. 128/129]


Ho anche il libro di Jung, "psicologia dell'inconscio" ma l'ho trovato molto macchinoso e complesso. Ma ora, topo tanto anni di approfondimenti sento di cominciare un po' a capire e condividere.
La cosa strana è che molti, me compreso, trovano lo stesso significato tramite interpretazioni differenti, che siano religiose, filosofiche, spirituali, psicologiche e spesso anche scientifiche o fantascientifiche.
E' come se in fondo ci fosse una natura che non riusciamo o non possiamo spiegare ma solo percepire, che possiamo interpretare ma non tradurre concretamente. Questo sembra proprio dovuto alla naturale conformità della mente che vuole incasellare o rendere comunque tutto in termini oggettivi.

Su un punto però ho un dubbio:

Quoted

[...] nel quale la natura stessa vorrebbe trasformarci: l'amico, quell'altro che in parte siamo, ma che non possiamo mai giungere ad essere pienamente. L'uomo è la coppia di Dioscuri, dei quali l'uno è mortale, l'altro immortale; e che, pur perennemente uniti, tuttavia non diventano mai interamente uno. I processi di trasformazione vogliono avvicinarli l'uno all'altro, ma la coscienza oppone una resistenza [*] perché l'altro appare assolutamente estraneo e perturbante e perché noi non possiamo abituarci all'idea di non essere i padroni assoluti in casa nostra. Ma con l'amico o nemico interiore siamo posti a confronto; e dipende da noi se è amico o nemico. [...]


Sarà vero? Sarà forse possibile giungere pienamente? Saranno veramente esistiti quei personaggi, solitamente religiosi, che sostengono sia possibile giungere? Quello che conosco meglio e che ha espresso più chiaramente il concetto credo sia il Buddha o il buddismo definendolo il "perfettamente risvegliato". Esisterà ora, in questo momento, un "perfettamente risvegliato"? Forse se ne starà nascosto. O forse davvero non è possibile giungere pienamente quell'essere che siamo, non finché siamo "vivi". Credere che sia possibile alimenta un'illusione, che anche io concordo con molti teorici di psicologia, essere un enorme ostacolo per la crescita spirituale, il benessere e la gioia. Avere la certezza che sia possibile sarebbe tutto estremamente facile. Invece...