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Pavély

Un uomo e il suo cuore hikikomori

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211

Sunday, December 12th 2010, 11:58am

l unica grande fortuna che hanno gli esseri umani alla nascita è di non sapere cosa ci sia dietro la morte .... ed è una fortuna perchè se lo sapessimo non sapremmo vivere ed accettare proprio quella bellezza della formica sul filo d erba .... se lo sapessimo non sapremmo giori di cio che ogni giorno la vita ci chiama a vivere .... se sapessimo saremmo umani davvero ? .... e qui termina la saggezza ..... la saggezza che si acquista nella maggioranza dei casi alla vecchiaia dopo che le mille vicissidutini e gioie della vita ci hanno plasmato e modellato senza quelle non si diventa mai saggi davvero .... dopo arriva la morte ... la morte che ci riporta per chi come me crede in dio ad aver dato ad aver ciompiuto il nostro cammino al piacere di dover tornare a casa li da dove siamo venuti .... ognio giorno dopo la notte ci svegliamo ..... dopo la morte dove andiamo ? ..... ogni uomo in ogni epoca se lo è chiesto ma per fortuna nessuno ha mai potuto dare una risposta ..... chi è attaccato ad una macchina perchè non staccarlo ? perchè a noi non è dato il potere di poter decidere della vita e della morte .... e giustamente saremmo assassini .... noi non possiamo decidere e per fortuna !!!!

quando sei sola, vivi la tua spiritualità. Ed è una cosa che io non posso capire.
questo pensiero è vero. ma è vero a metà. vivo la mia spiritualità come momento di raccoglimento personale e vivo in mezzo agli altri in un contatto costante, dove lo scambio è continuo, di pensieri e di azioni. una spiritualità vissuta a contatto con gli altri dove si socializza dando di se quel che è possibile in base all'occasione. ma dopo le tante parole, trovo necessario fermarmi e stare nel silenzio. tu su un libro e io con me stessa in altro modo. amare la solitudine non significa necessariamente vivere soli o fuori dal mondo. una solitudine ricercata per stare in compagnia di me stessa non può essere solitudine intesa nell'accezione negativa, quella della sofferenza per esempio. al contrario è uscire da un mondo per entrare in un altro. lo vivo come stato di riequilibrio della mia persona. penso che, seguendo il tuo ragionamento, se dio è socialità e se dio si presenta in mezzo alle persone, allora dio l'ho incontrato sicuramente nell'uomo. nel contatto con gli altri come me e non importa la diversità che ci distingue sotto il profilo umano, caratteriale, economico, lavoro, cultura. no. i 'talenti' che nomini della parabola di Gesù, io li intendo come possibilità nascosta di ognuno di portarli alla luce per rendere grazie alla vita nella vita, cioè nello scambio reciproco. stando solamente 'soli' non vi è scambio e interazione con gli altri, quindi, tutto sommato penso di poter dire che sociale io lo sono, fuori nel quotidiano, dentro in un forum, 'dentro di me con me'.
quando notavo che nessuno interviene in questo thread intendevo farti partecipe di un mio pensiero, e cioè che mentre noi socializziamo scambiandoci dei pensieri, altri ci osservano e forse si annoiano, oppure non trovano parole o motivo per intervenire, oppure semplicemente ci leggono come se stessero leggendo un libro per riflettere tra se e se quanto hanno letto. o magari non gli interessa l'argomento. tutte cose queste ipotizzate che fanno parte della quotidianità del vivere. dove sta dio in tutto questo discorso? forse anche lui ci legge e magari ci parla mentre ragioniamo esponendo in parole i nostri pensieri.
il titolo del thread chiede come ci poniamo tra morte ignoranza e saggezza. la chiusura al mondo sarebbe a mio modo di vedere già 'morte' presente in vita. l'ignoranza è visibile perché insita nella parzialità umana. la saggezza se è presente qualcuno la vedrà forse dal di fuori, io stando dentro le parole non riesco a vederla proprio perché siamo parziali. ma forse saggezza è unire i pensieri di tutti e vivere con tutti, socializzando come si può.





Ti prego... è chiaro che se parlassimo di Paolo Bonolis ci sarebbe più dialogo...

:D

Tipo... penso a "Chi ha incastrato Peter Pan!".

:)

Quì ragioniamo su cosa sia Saggezza e Morte.

Dai... devi riconoscere che è difficilissimo intervenire. (E poi dato che scriviamo tanto... poi la gente si scoraggia).

§

Dai...

Comunque: cos'è la Saggezza? La saggezza è l'accettazione, nella più ampia socialità, di tutti i punti di vista.

In un primo momento, Lara11 io volevo parlarti della mia Religiosità... del mio punto di vista. E mentre lo facevo non ascoltavo il tuo.

Ma proprio parlando con te, in breve, accettandoti, ho capito di essre SAGGIO.

(E questa è una lezione bellissima che mi lasci).

E poi: cos'è la Morte? La morte, per me, è la perdita, nella più ampia socialità, di un Amore.

E solo la somma di queste perdite, ci dice cosa sia stata quella morte.
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212

Sunday, December 12th 2010, 12:34pm

trovo molto bello questo dialogo, mi piace, idee a confronto e poi, poter dire con totale contentezza che ti do dare ragione su tanti tuoi pensieri. e questo aumenta il piacere del dialogo perché trovo similitudini di pensiero. una cosa hai scritto però che ci differenzia, nell'atteggiamento riguardo la morte per come ce la stiamo comunicando, ed è esattamente il risvolto della perdita di mio papà, dopo la perdita e quasi nell'immediato, in famiglia abbiamo cominciato a 'ricordare' il bello della sua figura, della sua personalità. non abbiamo tralasciato nulla, credo, del suo 'essere stato un nostro Grande Amore', abbiamo partecipato gli uni agli altri i nostri sentimenti, e abbiamo anche sorriso e addirittura 'riso' in alcuni casi. io so cosa pensiamo tutti quanti di nostro padre, e cosa pensa mamma. lo sconforto enorme è stato vinto in larga misura grazie al fatto che sarà pure morto un uomo e il suo corpo, ma lui è vivo e presente nel nostro quotidiano. spesso guardo la sua fotografia dentro la cornice e i suoi occhi sorridono.
quanto al fatto che questo argomento non tratta di Paolo Bonolis, sono pienamente d'accordo con te circa la difficoltà di trovare tanti più partecipanti al dialogo. vorrei porti una domanda Pavély, tu, da me, ti senti accettato?

Pavély

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213

Sunday, December 12th 2010, 9:59pm

Tu dici di essere agnostica... però guarda cosa scrivi:

Quoted

lo sconforto enorme è stato vinto in larga misura grazie al fatto che sarà pure morto un uomo e il suo corpo, ma lui è vivo e presente nel nostro quotidiano. spesso guardo la sua fotografia dentro la cornice e i suoi occhi sorridono.


In realtà, scrivendo questa frase, hai percepito qualcosa. Hai avuto una percezione, una sensazione, un sentimento (il sorriso degli occhi di tuo papà) che la scienza non può spiegare pienamente.

Il fatto è questo: davvero, nella fotografia, gli occhi di tuo papà sorridono. E' un dato di fatto. Tu lo VEDI. Lo senti. Lo percepisci. Guardando quella fotografia... tu senti la VITA. Senti di stare guardando qualcosa di vivo. Per questo sei felice.

Però, non lo ammetteresti mai, vero? Perché è un controsenso. Come può essere? Come può essere che tu, in tutta evidenza, percepisca la Vita? Ma dai... andiamo oltre.

§

Lara11 mi chiedi se io mi sento accettato da te.

Sinceramente... sì.

Ti spiego il perché.

Non è solo il desiderio di comunicare con te.

Da quando ho capito che voglio leggerti, ho anche capito che mi sento accettato da te.

Di più: io mi sono sentito accettato da te, nel momento esatto in cui ho capito di desiderare che tu comunicassi con me.

E provare questo sentimento mi rende felice. Chiaramente, questa è una piattaforma "astratta", "virtuale". Però, davvero dico qualcosa di me.

§

Sono anche felice per un'altra ragione.

Capisco che Saggezza è proprio questo.

La persona Saggia sente il bisogno di comunicare.

Ma mentre parla, ad esempio, è pienamente consapevole del suo desiderio che anche chi ascolta parli a lui.

:)

Parità.

Scambio.

Comunicazione profonda.

(Mi piace).
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Lara11

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214

Monday, December 13th 2010, 9:18am

buongiorno, Pavély.
è un buon giorno, come gli altri già trascorsi ma forse anche di più, perché leggere la tua tranquillità mi tranquillizza ulteriormente. credo di poter dire di provare gran rispetto per le persone, o almeno spero non sia solo una mia illusione, ma penso di conoscermi abbastanza bene da questo punto di vista, quindi me ne dico certa. per 'tranquillità' intendo la tua e mia consapevolezza di essere liberi di esprimere dei pensieri sapendo di non voler cambiare l'altro, sapendo che tutti gli spunti di riflessione sono validi e utili per sondare il proprio sentire.
'sentire'. circa il sentire sappiamo bene quanto sia poco scientifico il 'sentire', eppure sappiamo tutti quanti il valore che ha nelle nostre vite questo termine. ha quasi un sapore antico, il sapore di ciò che appartiene a noi nell'intimo e conosciamo quasi toccandolo con mano, pur nella impossibilità di dargli una valenza di matematica certezza. le teorie che circondano l'argomento sono spesso affascinanti e per quanto le si osteggi, ognuno mantiene percezioni che per la singola persona rappresenta 'la via da seguire'. la propria e unica.
così io sento 'vivo' mio papà e in generale le persone che non ci sono più e che ho amato, ma anche quelle che ho amato meno. tu 'senti' la presenza di Dio. ti schieri al suo fianco sostenendo la sua esistenza. te ne fai portavoce nominando la socialità che addebiti al suo essere Dio e quindi vivo, per forza di cose vivo e concreto.
ieri sera tardi ho letto il tuo post e non ho risposto, avevo bisogno di raggruppare le idee e i miei pensieri. il motivo è semplice: evitare di scrivere stupidaggini riguardo le percezioni.
essere agnostica non significa non avere percezioni. anche essere atei non le esclude, assolutamente no. si vive di percezioni e, che si voglia ammetterlo oppure no, il nostro sentire e percepire governa la maggioranza dei nostri pensieri, dei nostri atti nell'agire quotidiano.
ho scelto una 'via mia' per affrontare la vita. verso il Credo ho fatto la stessa scelta, una scelta per certi versi 'scomoda e difficile', cioè 'non schierarmi'. è difficile sai? ogni tanto si vorrebbe sostegno 'dall'alto'. in quei momenti si invocano le forze dell'universo quelle forze sconosciute, senza nome e senza volto ma che si sentono vicine. tu le chiami Dio. io non le definisco ma ne vivo la presenza pensando che in realtà, l'universo è dentro di noi. nulla di scientifico, né per me né per te. solo un puro e personale 'sentire'.
è come l'amicizia tutto sommato. mi spiego. l'amicizia è un sentire personale che parte dal nostro interno e al quale, per dargli una collocazione e una motivazione, cerchiamo di abbinare delle definizioni e delle motivazioni. l'amicizia, parte da noi e quando incontra lo scambio simile al nostro, l'amicizia si realizza. tu sei 'amico di dio' creatore dell'universo e attraverso l'unione del sentire comune, comunitario, Cattolico, tu hai trovato 'casa', appartenenza, reciprocità, amore, benevolenza.
prova a chiederti perché noi due così diversi stiamo comunicando. perché noi che abbiamo opinioni differenti circa l'esistenza di un Creatore ben definito, in qualche misura umanizzato, riusciamo a dialogare e a 'sentire' rispetto e in qualche misura 'fratellanza'.
la mia risposta, misera e scientificamente 'non' spiegabile, è che siamo figli dello stesso cielo, della stessa umanità, della stessa armonia, della stessa terra e dello stesso amore. per amore siamo nati presumibilmente, e per la forza di chi ci circonda pur distante anni luce da noi e dal conoscerci, siamo parte di una comunità. tu ringrazi dio, io il cielo, e ugualmente percepiamo di esistere con un senso e una motivazione. l'esserci in questo mondo 'in modo casuale' non rientra nei tuoi pensieri e nemmeno nei miei. ho spesso pensato di esistere per uno scopo che solo io saprò definire nei contorni quando alla fine dei miei giorni umani, potrò dire a me stessa cosa ho pensato, fatto e realizzato per me e per chi mi ha incontrato sul suo cammino. invece sbaglio, dovrei morire Saggia e temo fortemente di non poter raggiungere quello scopo, la Saggezza se di saggezza si può parlare, forse sta solamente nel vivere senza porre dei limiti al divenire. siamo in continuo divenire nella proporzione che mostreremo a noi stessi, osando calarci dentro noi. non schierarsi per me personalmente ha uno scopo piuttosto preciso: evitare la 'catena di montaggio' dei pensieri. arrivare a pensieri davvero miei. so che può apparire presuntuoso ogni pensiero fin qui espresso ma credo non lo sia per il semplice fatto che 'non mi dico arrivata', anzi, mi dico fallibile e a tratti insicura dei miei passi. ma non posso non seguire i 'miei' passi. sbagliando cadrò e verificherò l'errata concezione dei miei pensieri e così facendo, avrò acquisito esperienza personale.
sentirsi parte dell'universo mondo, del filo d'erba e della formichina, dell'amico come dello sconosciuto in egual misura, non significa narrarsi alcuna favola e nemmeno uscire dalla comunità di chi crede che l'uomo sia opera magnifica e insondabile. ma di insondabile, anzitutto c'è il sentire. cambia, scambia, muta, si allarga o si contrae in base al momento che si vive e in funzione del nostro essere uomini tra uomini. nessuno migliore e nessuno inferiore, tutti con lo stesso bisogno: sentire se stessi in primis, sentirsi armoniosi per quanto possibile. equilibrati. e non lo saremo mai abbastanza perché soggetti agli umori della percezione stessa che cambia a volte in negativo. ci lasciamo influenzare troppe volte.
in fin dei conti è vivo qualunque nostro pensiero e parola tramutato in 'azione' e di per se la parola è già azione. spero solo di non diventare mai 'lunatica' e soggetta a sbalzi d'umore. aggressiva senza motivo. questo sarebbe per me stessa un tornare indietro, un retrocedere. a meno di patologie incontrollabili, spero che l'attenzione verso l'altro da me, mi porti al superamento delle distanze interiori.
soprattutto ad essere amica di me stessa sempre di più, perché riesco a detestarmi quando in fase di esamino di coscienza mi scopro errante ad errare.
buona giornata

This post has been edited 1 times, last edit by "Lara11" (Dec 13th 2010, 9:30am)


Pavély

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215

Monday, December 13th 2010, 10:21am

Anche a te, cara Lara11.

Ho letto (sono quasi le 10 della mattina) io tuo post.

E mi è venuto in mente un quadro. Un quadro molto bello..

Il quadro si chiama Ophelia e fu dipinto da Waterhouse. Ieri, riflettendo sulle tue parole, sfogliavo Shakespeare.

Poi, ho poggiato il libro sulla scrivania, mi sono fermato a riflettere su di una cosa. Quando ti leggo, Lara11 cerco delle coordinate.

Capisco che tu possiedi uno spirito rinascimentale (e Shakespeare appartiene al Rinascimento inglese). Ma sei anche Illuminista. Credi molto nell'evidente verità che "i lumi della Ragione illumineranno il mondo". Così come, però, sei assolutamente Contemporanea, (diciamo che ami il '900).

Così, cercando di capire le coordinate che dai alla morte, mi è venuto in mente il viso di Ophelia. Se pure hai un animo "romantico", Lara11, hai anche un animo assolutamente Illuminista e Industriale. Non ti fermi alle apparenze, vuoi capire i tuoi pensieri. Li ami di un amore sereno. Li vuoi osservare senza alcuna influenza dal mondo esterno.

Invece, io? In cosa sono differente da te?

Cerco anch'io allora un quadro "simbolo" che possa rappresentarmi.



Mi rispecchio in questo quadro del '300 del Perugino (il pittore che io ho e avrò sempre nel cuore). E allora cerco di capire le mie coordinate...

Così come io amo il Medioevo, tu ami il Rinascimento. Così come io amo il mondo Barocco ('600) tu ami l'Illuminismo. E così come io amo il Romanticismo tu ami la praticità e l'agnosticismo del '900 (prima, l'Agnosticismo, era stato oscurato dal Romanticismo ottocentesco).

Siamo diversi, Lara11. E mi chiedo: perché amo sottolineare questa differenza tra noi? Perché amo dire: "io sono differente da te in questo"? Lo amo sottolineare perché capisco che siamo due modelli diversi di Saggezza. Così come io sono una saggezza Medievale tu sei una saggezza Rinascimentale.

Qual'è l'immagine simbolo del Rinascimento? Provo a immaginare...



E' l'uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.

Quando ti leggo, Lara11, capisco che per te sia importante l'autonomia concettuale.

Essere padrona dei tuoi pensieri, difendere la tua individualità. La tua Saggezza, allora, si regge su due coordinate giustissime.

Intelligenza (desideri c a p i r e) e Sensazioni (desideri s e n t i r e...). LA MORTE, PER TE, ALLORA, è NEGAZIONE PROFONDA DELL'INTELLIGENZA, DEL TALENTO E DELLE PERCEZIONI.

Se non sentiamo nulla e non comprendiamo nulla, allora, la vita si perde. Se non possiamo ammirare i capolavori dell'Arte, i pensieri profondi degli uomini, la Vita smarrisce il suo senso profondo e hai ragione... sei così.

§

Invece, qual'è l'immagine simbolo del Medioevo?

Ne esistono migliaia... ma io scelgo la "Santa Maria dei Fossi" del Pinturicchio.



Io scelgo quadro per una ragione, ben precisa. Pinturicchio significa "il più piccolo, il minore" in dialetto perugino.

Il suo vero nome era Bernardino di Benedetto di Biagio. E fu chiamato "Pinturicchio" perché nessuno poteva essere all'altezza del "Divin pittore", il Perugino.

I quadri Medievali, dunque, sono sempre quadri "corali". Rappresentano sempre "comunità". La parola "Comunità", esattamente, assume il proprio significato profondo proprio nel Medioevo.

Il Medioevo è stata l'Età dei Comuni. Delle libere Comunità. Nel quadro del Pinturicchio, allora, io ricavo proprio le coordinate del mio modello di Saggezza. Il quadro che vediamo è un quadro "Sociale" ed è un quadro "Comunicativo".

Per me, non c'è vera comprensione del mondo, se non c'è tensione verso la Socialità e i "Ritratti", i "Ritratti singoli" (così comuni nel Rinascimento) mi spaventano. Il Dio del Medioevo non è un Dio "intelligente". Non è un DIo "percettivo". E' un Dio sociale, comunitario, amorevole, comunicativo, evangelico (in senso francescano, parlo della "Buona novella").

E DUNQUE PER ME LA MORTE è MORTE SOCIALE E MORTE COMUNICATIVA. Per me la Morte non significa non poter agire, non poter capire, non poter sentire più nulla. Per me la Morte significa essere soli (ed io so bene cosa sia la Solitudine) e non poter comunicare con gli altri (per questo mi "aggrappo" così fortemente allo strumento informatico nel mio disagio).

§

La verità, però, è questa: Lara11 tu hai ragione. E anch'io ne ho.

La mia sensibilità, dunque, mi porta a riflettere che la tua Saggezza merita rispetto. Così come, però, io non sono completamente nel torto.

In realtà, Saggezza e Morte avrebbero un senso se i nostri punti di vista si unissero. Ma ciò, credo, non può accadere. E non può accadere perché NOI SIAMO COSì.

Non si può andare contro la nostra natura.

§

Un abbraccio Lara11.
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Lara11

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Monday, December 13th 2010, 6:48pm

Intelligenza (desideri c a p i r e) e Sensazioni (desideri s e n t i r e...). LA MORTE, PER TE, ALLORA, è NEGAZIONE PROFONDA DELL'INTELLIGENZA, DEL TALENTO E DELLE PERCEZIONI.
l'intelligenza e il sentire 'negano la morte' caro Pavély, l'uomo non è misurabile e la sua interiorità lo è ancor meno. hai mai visto dei giovani handicappati? a volte le loro patologie 'negano intelligenza e sentire' secondo metri di misura scientifici, ma è tutta apparenza, anzi, a volte nella loro condizione sono portatori di un sentire e di una capacità di comprendere cose che noi nemmeno ci sogniamo. forse non sanno ammirare arte e altro ma sanno entrare nell'animo umano meglio di persone dichiarate intelligenti e dai sensi normalmente sviluppati.
come vedi non la penso come dici.
La verità, però, è questa: Lara11 tu hai ragione. E anch'io ne ho.
la vita ha sempre ragione finché è Vita dotata di sensi attivi. non è questione di ragione o torto, perché io posso capire e accettare i tuoi pensieri così come tu dimostri di accettare i miei. entrambe le nostre posizioni meritano rispetto
Non si può andare contro la nostra natura
e nemmeno -secondo me- si dovrebbe andare contro natura. Infatti Pavély, se la natura chiama irrimediabilmente la Vita alla fine 'naturale', penso sia addirittura sacrilego farsene Padroni come fossimo Dio.
ma questo è solo il mio parere personale, ovvio. vale per me e solo per me. per intenderci, se TU fossi attaccato a una macchina, io non staccherei mai, mai, mai la spina. rispetterei il tuo diritto a vivere anche con il cervello piatto e le funzioni compromesse. ma su me, prego la Vita di abbandonarmi piuttosto che vegetare fino a che un generatore elettrico non partisse dopo un fulmine.

p.s.: grazie per come spieghi i tuoi pensieri, sto imparando qualcosa gradualmente di un Rinascimento e dell'Arte che mi sono sconosciuti. grazie ancora. :)

Pavély

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Wednesday, December 15th 2010, 8:27pm

Lara?

Ti abbraccio...

(Non scriverò per un periodo, credo...).
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