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wavesequence

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1

Tuesday, February 4th 2020, 2:42pm

Diabete di tipo 2 e ansia

Da una decina d'anni buoni ho scoperto, mio malgrado, di essere diabetico di tipo 2, non insulino dipendente. Per farla breve, questo tipo di diabete deriva, oltre che da una predisposizione fisica, anche dall'alimentazione eccessiva e dalla scarsa attività fisica. Tutto è iniziato un'estate quando, complici le alte temperature, avevo tantissima sete (praticamente insaziabile) e facevo quantità di orina in stile equino. Più assumevo liquidi e più avevo sete. Nel contempo, vedevo un sostanzioso calo ponderale che non poteva che farmi piacere, visto che sono sempre stato sovrappeso.
Per farla breve, ad un controllo della glicemia, è emerso che i valori erano totalmente fuori dal tollerabile, ragion per cui l'allora medico di base mi inviò come un missile al Centro Anti Diabetico del competente nosocomio territoriale. Da allora è iniziato il mio calvario, per il semplice fatto che i regimi proposti dalla struttura ospedaliera sono del tutto campati in aria, perché non tengono conto delle esigenze lavorative e di quelle personali del paziente. In pratica, per seguire una diete da 1600KCal uno dovrebbe dedicarsi anima e corpo a procurarsi gli alimenti giusti, pesarli, cuocerli ecc. ecc.
Nell'arco di questa decina d'anni, sono stati almeno 2 o 3 i tentativi di mettersi a regime. Un paio di volte ci sono pure riuscito, grazie anche all'aiuto farmacologico e la massacrante attività fisica, tanto da sentirmi dire: "Adesso non hai il diabete..."
Peccato che, come nel mito di Sisifo, questa gioia è durata poco. Un po' per aver allentato le redini, un po' per aver mangiato più di quanto fosse necessario, mi sono ritrovato punto a capo, con una serie di valori di emoglobina glicata, glicemia, trigliceridi, colesterolo ecc. parecchio fuori dal consentito.
Ma, quello che volevo sottolineare, è che il SSN lavora sempre a compartimenti stagni... nel senso che la mano destra non sa quello che fa la sinistra. Voglio dire, gran parte della mia ansia esistenziale la compenso con il cibo. E questo avviene da ormai decenni. Quindi, un approccio integrato alla cura della mia patologia diabetica dovrebbe prevedere anche delle sedute di psicoterapia... cosa del tutto sconosciuta al SSN. Siamo perfettamente d'accordo che alla base di tutto c'è la volontà personale e, senza quella, nulla si consegue. Tuttavia, ricevere un supporto ed un aiuto di natura psicologica per sapere come far fronte a certi attacchi d'ansia, deviando l'attenzione verso altre cose invece che al cibo, non sarebbe cosa affatto sgradita.
Invece, devo riscontrare che un tipo di approccio è patrimonio di studi medici privati, dove i costi sono molto, molto al di là delle mie modeste possibilità.
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"Senza la musica, la vita sarebbe un errore"
-- F. Nietzsche


mayra

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2

Thursday, February 6th 2020, 9:51pm

Il diabete di tipo 2 in parte ha una componente genetica. Certo si può tenere sotto controllo con l'alimentazione, ma io conosco una persona fortemente obesa dall'età di vent'anni a cui il diabete di tipo 2 è venuto solo a sessanta.

3

Friday, February 7th 2020, 6:32pm

Quoted

Nell'arco di questa decina d'anni, sono stati almeno 2 o 3 i tentativi di mettersi a regime. Un paio di volte ci sono pure riuscito, grazie anche all'aiuto farmacologico e la massacrante attività fisica, tanto da sentirmi dire: "Adesso non hai il diabete..."


La chiave per controllare la problematica è questa, e lo sai bene. Dai su ne va della tua salute, ritorna a regime, alimentazione e attività fisica nel tuo caso vanno curate, elimina i cibi controindicati per la tua condizione, spesso non è nemmeno cibo che nutre ma soltanto spazzatura, ne gioverà la tua salute. :) :thumbup:
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4

Friday, February 14th 2020, 2:26pm

Sto cercando uno studio medico che possa trattare la comorbidità. Non si tratta solamente di una questione limitata al diabete, ma anche affrontare tutta la sfera psicologica legata al cibo ed al mio (non ottimale) rapporto con esso.
Se da un lato so che la volontà personale è ingrediente fondamentale per il successo, dall'altro il mio timore maggiore è quello di trovare professionisti poco seri che vedono nel paziente un pollo da spennare, poco a poco. Le mie remore principalmente sono queste, visto che in passato ho avuto a che fare con professionisti blasonati che, per placare il mio appetito, inserivano nella dieta quantità industriali di patate e farinacei, oppure altri che davano diete senza indicare le quantità. Da denuncia!
Il marinaio scottato dall'acqua calda, teme anche quella fredda.
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