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Fragilino

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Friday, January 16th 2015, 1:18am

Sentire di non farcela

Dentro di me ho sempre sentito di non farcela. Mi sono sempre sentito impotente. Non ho mai avuto fiducia in me stesso. Mi sono sempre sentito un perdente, ancora prima di avere qualcosa da perdere. Anche se solo da poco ho voluto vedere questo mio problema, adesso riconosco che ha influenzato tutta la mia vita, rovinandomela.

Non so da cosa derivi questa sensazione. Posso solo fare delle ipotesi.
Ad esempio, non ho preso il latte dal seno. Mia madre dice chechiudevo la bocca e "non ne volevo sapere". Lei ci ha provato per un po’ (quanto tempo non me l’ha detto) e poi ha provveduto per il latte nel biberon, visto che le stava per venire la mastite. Poco dopo essere nato mi hanno messo in
un’incubatrice forse proprio
perché non prendevo il latte, ed ero diventato magrissimo, quasi a rischio di vita, dice mia madre. Forse questa
sensazione di non farcela ha origini neonatali, mi dico, ma non c'è nessuna sensazione emotiva a supporto di queste mie supposizioni. Del resto, ero così piccolo che solo con una psicoterapia prolungata, forse, si potrebbe far affiorare qualcosa.

Un'altro motivo potrebbe essere il rapporto coi miei.
Ho sempre avuto la sensazione di ricevere da loro segnali contraddittori, sia da mio padre che da mia madre. Da una parte “quanto sei bello! Quanto sei caro! Quanto sei prezioso!”, dall’altra “tu hai sbagliato, e non dovevi farlo!”, “tuo padre si fa pisciare in testa da tutti, io sono cazzuta, ma è tanto un brav’uomo! È troppo buono” (ma allora gli vuoi bene o gli menti, disgraziata? È una cosa positiva o negativa, il fatto che è “troppo buono”? E io che mi identificavo con i lati più teneri di mio padre, quindi era come se avesse offeso me…), “fai questa cosa subito!” e così via… Questi segnali contraddittori venivano sia da mia madre che da mio padre. Mia madre è spesso sulla difensiva, non ha per niente un carattere dolce, e ciò contrasta fortemente con le sue manifestazioni di affetto, che erano incredibilmente affettate, appunto, come se avesse a che fare con un bambolotto (questo succede ancora adesso). Non è per niente femminile, non ha quel particolare modo di essere che fa sì che una donna sia diversa da un uomo. Specialmente lei mi rimprovera quando non capisco una cosa “subito” (secondo il suo concetto di “subito”) o quando sono titubante a fare qualcosa, facendomi capire di lasciar perdere che tanto non sono capace, ecc.
Mio padre, invece, da quando sono nato è quasi sempre stato a rischio di vita, per via di problemi al cuore, e io mi sono sempre sentito mancare il terreno sotto ai piedi, mentre dovevo far finta di niente e fare il "forte" per mia madre.

Questa sensazione di non farcela mi ha rovinato la vita, come ho detto sopra, e credo sia alla base di tutto il mio modo di rapportarmi con l'esterno, studio e lavoro inclusi.
Dovrei affrontarlo con uno specialista, ma non ho soldi. Potrei andare al consultorio, ma non mi sono ancora deciso a farlo.

C'è qualcun altro fra voi che porta questo enorme peso dentro? Come lo gestisce?

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Fragilino

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Saturday, January 31st 2015, 7:15pm

...Provo a rilanciare.

Non c'è proprio nessun altro che ha questa sensazione? Se sì, come la gestisce?
O anche: conoscete qualcuno che vi ha parlato di qualcosa di simile? Come gli siete stati vicino?
O anche solo: da cosa pensate che derivi ciò che ho scritto nel post precedente?

Grazie...

PaulVerlaine

Il Poeta Maledetto

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Sunday, February 1st 2015, 8:26pm

Ciao Fragilino. Non conosco la tua sensazione personalmente, né di preciso ce l'ha qualcuno che conosco, anche se mia sorella probabilmente vive qualcosa di simile, più che altro però riguardo il suo aspetto fisico e il rapportarsi con gli altri, cioè tutti a parte la famiglia.

Non posso perciò risponderti neanche sulle eventuali cause: non ne ho idea. Ma voglio risponderti con un mio parere anche perché vedo che hai "riuppato" il thread.
Dal mio punto di vista, è inutile che tu ti arrovelli sulle "cause" ancestrali di questa tua sensazione o percezione di te stesso. Probabilmente delle cause ancestrali ci sono (io poi sono determinista..). Ma non ti sarebbe per niente utile capirle e circoscriverle con certezza.
Ti faccio un esempio. Se una lampadina si è rotta, capire come funziona una lampadina, perché si è rotta, ricostruire tutta la catena causale che ha portato a tale rottura, etc. non ti servirà a nulla. Solo sostituirla servirebbe a qualcosa.
Il punto è che per quanto perfettamente tu capisca il tuo passato non lo puoi cambiare, invece puoi fare molto sul tuo presente.
La tua percezione di te si esprime sicuramente in comportamenti, o negazioni di comportamenti possibili. Dovresti concentrarti più che altro quindi su questo aspetto. Capire cioè: quali sono i comportamenti -oggi- che non vanno bene per te, in cui non "funzioni". Circoscrivere quali sono gli aspetti pratici del tuo agire quotidiano che senti l'esigenza di cambiare. E cercare delle strategie pratiche, "d'urto", per produrre questo cambiamento.
Tutto questo non passa minimamente per il tuo passato, l'arrovellarti etc. che servono solo a amplificare, arricchire, strutturare meglio e consolidare la tua angoscia nella tua percezione. Devi invece scardinarla a partire dalle tue azioni, dal tuo agire quotidiano.
and maybe I will see a different destiny
like knowing you at all was only a bad dream.

Fragilino

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Thursday, February 5th 2015, 1:09am

Grazie del consiglio, PaulVerlaine.

In effetti, per uno come me che tende a pensare troppo, intervenire sulle azioni è un buon metodo per saltare l'ostacolo penisiero.
Mi è d'aiuto anche il sostegno di persone care fuori dalla famiglia che credono veramente in me, dato che dentro la famiglia mi sono state date informazioni contraddittorie su questo punto. Ma è ovvio che il solo che può credere in se stesso sono io, e su questo devo lavorare ancora molto...

Eva.00

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Wednesday, April 15th 2015, 12:02am

La descrizione di tua madre che hai fatto, mi ricorda molto la mia: una persona molto pratica, che manda comandi e messaggi confusi, sempre sull'attenti e sempre pronta a criticare. Sempre pronte a metterci sotto esame.
Mi rifaccio molto anche alla tua sensazione di non farcela... questo perchè siamo cresciuti in un modo in cui, o ce la facevi subito, oppure non ce l'avresti mai potuta fare. Tutt'ora io sono come te, nel senso che se vedo che una cosa mi riesce e mi piace la porto avanti, altrimenti lascio stare immediatamente per rassegnazione o per paura di rimanerci male perchè comunque non sarei riuscita a farla. Credo che entrambi dovremmo credere un pò di più nelle nostre potenzialità, credere che infondo TUTTO quello che facciamo abbia un senso. Ogni piccola cosa è utile per la crescita, anche gli errori e le sconfitte, e che ci renderanno un giorno persone migliori. Credo che bisognerebbe crede di più in noi e a quello che siamo.

ShyMe

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Thursday, April 23rd 2015, 3:29am

D'accordissimo con Paul Verlaine!
Arrovellarsi sul perchè e le cause x me è peggio
Riesci a parafrasare un po il "mi sento un perdente" cercando di inserire questa parola in un contesto? Prova a usare altre parole aggiungendo qualche informazione. Non so ad esempio: mi sento un perdente quando non riesco ad approcciarmi agli altri, mi sento un perdente quando non passo un esame all'università o non concludo un lavoro, mi sento un perdente quando mi guardo allo specchio e vedo una parte del corpo che non mi piace, mi sento un perdente quando mi pongo un obbiettivo e non lo raggiungo ecc...
Poi cerca di identificare anche solo una cosa che fai in quella situazione. Ad esempio se la frase è "Mi sento un perdente perchè mi pongo un obiettivo e non riesco mai a raggiungerlo" prova a pensare a cosa potrebbe essere la cosa che non funziona. Ti poni obiettivi troppo alti e irraggiungibili? Non dedichi abbastanza tempo utile a raggiungere il tuo obiettivo?Non sei abbastanza motivato?
Una volta identificato l'approccio che usi solitamente puoi provare ad apportare delle modifiche: nel caso di porsi obbiettivi troppo elevati sarebbe porsi obbiettivi più facilmente raggiungibili e proporzionati alle proprie risorse.
Se riesci cerca di capire "cos'è" questa sensazione di "sfiducia in te" che provi, in quali condizioni si verifica, se è presente sempre o in certe situazioni o con determinate persone...
Hai parlato di impotenza, cosa intendi?Per definizione impotenza significa "la sensazione di non poter fare niente di fronte a qualcosa"..Senti di non aver scelta riguardo a qualche evento della tua vita o a una determinata situazione/emozione?
Io cercherei prima di trovare una soluzione di definire meglio a te stesso questa sensazione, di capirla per bene e analizzarla..
:)

palmiro

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7

Thursday, April 23rd 2015, 11:21am

Dentro di me ho sempre sentito di non farcela. Mi sono sempre sentito impotente. Non ho mai avuto fiducia in me stesso. Mi sono sempre sentito un perdente, ancora prima di avere qualcosa da perdere. Anche se solo da poco ho voluto vedere questo mio problema, adesso riconosco che ha influenzato tutta la mia vita, rovinandomela.
[...]
C'è qualcun altro fra voi che porta questo enorme peso dentro? Come lo gestisce?

Capisco perfettamente e mi ci ritrovo. Gestisco questo peso in parte trascinandomi avanti, in parte seguendo un percorso di psicoterapia che è ancora agli inizi.
Sento di darti un consiglio: non focalizzarti sulle ragioni "remote" che ti portano a sentirti così. Il passato è passato, non puoi fare nulla per cambiarlo, ripensarci vuol dire solo accrescere il senso di impotenza, individuare colpe e responsabilità in dettaglio oggi non serve più se non ad acuire senso di inadeguatezza e rabbia verso gli altri. Comprendere i motivi a mio avviso serve solo per inquadrare meglio il maleseere nel presente, dopo di ché è nel presente che bisogna agire. Nonostante ciò che ci portiamo avanti dalle nostre esperienze passate, che ci condizionano ovviamente in modo sostanziale, io sono convinto che ci sia sempre margine per "ristrutturarci" e scoprire cose che non siamo riusciti ad apprendere nel tempo. Però il passato dobbiamo lasciarlo andare, altrimenti continuiamo a camminare con una palla al piede, con una zavorra che ci impedisce qualunque vero cambiamento.

Alcolas

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Friday, May 15th 2015, 1:23pm

RE: Sentire di non farcela

Dentro di me ho sempre sentito di non farcela. Mi sono sempre sentito impotente. Non ho mai avuto fiducia in me stesso. Mi sono sempre sentito un perdente, ancora prima di avere qualcosa da perdere. Anche se solo da poco ho voluto vedere questo mio problema, adesso riconosco che ha influenzato tutta la mia vita, rovinandomela.

Non so da cosa derivi questa sensazione. Posso solo fare delle ipotesi.
Ad esempio, non ho preso il latte dal seno. Mia madre dice chechiudevo la bocca e "non ne volevo sapere". Lei ci ha provato per un po’ (quanto tempo non me l’ha detto) e poi ha provveduto per il latte nel biberon, visto che le stava per venire la mastite. Poco dopo essere nato mi hanno messo in
un’incubatrice forse proprio
perché non prendevo il latte, ed ero diventato magrissimo, quasi a rischio di vita, dice mia madre. Forse questa
sensazione di non farcela ha origini neonatali, mi dico, ma non c'è nessuna sensazione emotiva a supporto di queste mie supposizioni. Del resto, ero così piccolo che solo con una psicoterapia prolungata, forse, si potrebbe far affiorare qualcosa.



Ho letto ciò che hai scritto due giorni fa credo, ci ho pensato un po' prima di risponderti. Anche io quando sono nata avevo qualche difficoltà con il cibo ed ero molto fragile. Non sono però convinta che basti una sensazione neonatale a condizionarti a vita fino a quel punto. Certo è che i geni hanno un peso per quanto riguarda la nostra indole e un altro grossissimo peso lo ha la relazione che da piccoli sviluppiamo con chi si prende cura di noi. Se i tuoi genitori avessero continuato a trattarti come il "fragilino" della famiglia o non hanno creduto in te abbastanza (come invece la tua indole avrebbe avuto bisogno) questo potrebbe averti indirizzato nella posizione in cui ora ti trovi..Avresti bisogno di una relazione ora che ti dia quella sicurezza che le figure genitoriali non ti hanno dato, può essere una relazione con un amico (quello giusto), o una relazione amorosa (con la persona giusta), o ancora meglio una relazione terapeutica con uno psicologo o uno psicoterapeuta (uno bravo).

Fragilino

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Thursday, November 12th 2015, 9:40pm

... "Un po'" in ritardo, ma grazie a tutti delle risposte! :) Mi sono d'aiuto.

@ ShyMe. Più che altro, do moltissima importanza al giudizio altrui e lo introietto con grande facilità. Forse il problema è con me stesso, e l'impotenza nasce dall'impossibilità di tener testa all'immagine creata dagli altri che mi sono autoimposto. Meglio rilassarsi un po', mi sa...

Grazie ancora.

diana33

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Tuesday, November 17th 2015, 11:51am

ciao fragilino, anche io mi ritrovo in tutto quello che dici, anche sulle cause remote. anche io come te ho passato molti mesi in incubatrice, ho avuto dei problemi e mia madre non mi allattava.
senza contare la mancanza di fiducia in me stessa.
purtroppo un grosso sbaglio lo ha fatto la nostra psiche, privata alla nascita del giusto sostegno, un po' han sbagliato i genitori, che tutt'ora non riescono a scrollarsi di dosso l'idea che il proprio figlio/a non sia veramente in grado di fare nulla(o al contrario buttare tutte le aspettative su di noi). d una parte è colpa nostra che non abbiamo la forza di realzarci.

rispondo ad alcolas: le relazioni non aiutano, perché diventano dipendenza malsana, visto che non siamo in grado di cavarcela da soli.

la relazione con uno psicologo può essere utile, ma io dopo 2 anni non ho visto un briciolo di fiducia in me. ok ho ricominciato a stare nel mondo dopo 5 anni, ma credo che la fiducia in se stessi arriverà mai.