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Friday, November 23rd 2018, 2:26pm

Percepirsi come malati è il primo errore da non fare

Cari amici e amiche del forum, anni fa in vacanza affittammo una casa nella piccola frazione di un'isola. Di fronte c'era un alberello e sotto delle panchine dove si riunivano alcuni anziani del luogo. Non c'era volta che passassimo li davanti e non stessero parlando di guai, malattie e acciacchi. Apparentemente forgiati dalla vita contadina e di pesca, immersi in un piccolo Paradiso in terra con silenzio, aria e cibo buoni, mi chiedevo perché non si godessero quel luogo incantevole anzicchè discutere sempre di malanni e quindi vivendo da malati la loro esistenza.

Oggi mi è venuto di riflettere sulla stessa cosa perché mi sono accorto che le mie ultime telefonate con alcuni familiari ed amici hanno riguardato la mia situazione e a dire il vero sono stanco di ripetere a pappagallo come sto, come procede la cura etc. tanto che ad alcuni di loro ho detto che la cura è terminata, che era una sciocchezza e che sto benissimo.

"Percepirsi come malati è il primo errore da non fare!!!" perché si instaura un circolo vizioso che poi ti porta a sentirti davvero malato anche se conduci una vita normalissima ma ti senti malato perché prendi dei farmaci e perché sei in contatto con un medico per di più psichiatra oppure sei in terapia da uno psicologo per cui percepisci che la tua vita dipende dal relazionarti con queste persone, dai loro giudizi e da come esse cambieranno la tua cura, almeno fin quando non te ne sarai realmente liberato potendoti definire guarito, ma fino ad allora vivrai come un malato?

Io non voglio vivere come un malato ma ho rischiato di vivere così. Al mattino quando a digiuno prendo le mie medicine mi sento come quegli anziani che iniziano coi farmaci anzicchè col caffè le loro giornate. Io non sono malato! Io sono solo una persona con un problema come tanti di voi, un problema che non riusciamo a risolvere da soli allo stesso modo di come non sappiamo aggiustare la doccia o un televisore, siamo mica dei malati per questo?

Credo pertanto che nella percezione di se bisognerebbe vedersi diversamente, come delle persone uguali a chi magari ha un problema di stomaco e tutte le mattine prende un medicinale per lo stomaco o chi essendo vegano integra il ferro o la vitamina B. In fin dei conti cosa cambia? Anche chi ha problemi alla tiroide spesso prende ormoni a vita ma mica è un malato? è solo una persona con una carenza. Si potrà chiamare ipotiroidismo, in un altro caso si potrà chiamare anemia, in un altro ancora ansia o depressione ma restiamo sempre noi a dover definire chi siamo e non dei cliché attribuitici dal pensare comune.

2

Friday, November 23rd 2018, 3:26pm

ma....non condivido il tuo discorso.
se non fossi miope non avrei gli occhiali
ovvero se i miei occhi fossero sani non avrei bisogno di questo supporto

mi sento malata?
no, mi sento bene
ma i miei occhi senza occhiali non vedono

finché stai bene, tutto bene
quando stai male, le cose cambiano

definirsi malati o meno è riduttivo
perché pressoché nessuno è perfettamente in salute

ma ci sono quelli che stanno bene e quelli che stanno male
namasté

3

Friday, November 23rd 2018, 3:44pm

Capisco il tuo esempio sugli occhiali ma se Tizio è miope mette gli occhiali e vede bene ma soprattutto se va in giro a dire che è miope ai propri amici o colleghi di lavoro nessuno lo giudicherà per questo. Se al contrario Tizio e in cura da uno psichiatra ed assume ansiolitici e antidepressivi credo che più d'uno lo giudicherebbe o finanche lo escluderebbe per una serie di pregiudizi facendogli pesare il problema e anche se ciò non accadesse Tizio probabilmente ci andrebbe coi piedi di piombo prima di confessare in giro che segue queste terapie.

Questo per dire che la percezione di se, almeno per esperienza personale, è anche o meglio risente, del riflesso delle relazioni tra noi e gli altri in virtù delle nostre sofferenze interiori. Ad ogni modo non pretendo che si sia d'accordo col mio ragionamento ma la mia impressione anche leggendo altre storie è che siano in molti a percepirsi come malati e non tanto perché giudicano una malattia la propria condizione di ansia, depressione etc. ma perché temono che anche curandosi non avranno mai una guarigione al 100%, temono cioè ricadute e il non liberarsi mai del tutto dalle proprie sofferenze.

4

Friday, November 23rd 2018, 4:48pm

i problemi psicologici sono stigmatizzanti, assolutamente vero, e questa cosa aggiunge sofferenza a quella che già c'è. per questo in linea di massima le persone ne parlano poco oppure ne parlano solo con chi potrebbe capire (e purtroppo nonostante la buona selezione, ancora ci si ritrova a dover ascoltare commenti e risposte che fanno letteralmente cadere le braccia). qui dovremmo aprire una parentesi enorme, parlando di ignoranza, educazione, disinformaizone. spesso ne abbiamo parlato qui sul forum. ti posso dire che tocca tanti altri argomenti, alcuni ugualmente dolorosi e ancora grandi tabu.

quello che secondo me non bisogna confondere è ciò che si sente dentro (quando dicevo prima: mi sento bene o mi sento male) con ciò che dicono gli altri. sono due livelli che non si toccano. la parola degli altri può farmi male ma non posso sentire malatoperché uno mi dice qualcosa di stupido. questo minimo di consapevolezza ed attenzione devo avercela sempre. banalmente: sto male perché sono ansioso/depresso oppure sto male perché il mio (sedicente) amico mi fa una battuta cretina?

altra cosa che già volevo scrivere prima. talvolta è utile e sano dichiararsi "malati" (metto sempre le virgolette perché il mondo del disagio psichico è veramente vasto) perché aiuta a non farsi travolgere dal sentire. prendi un depresso che è talmente preso dal suo vortice di pensieri che non riesce più a scrivere due righe senza fare errori. fermarsi e ripetersi "è la depressione (o è la mia malattia) a farmi essere così" può essere indispensabile per non arrivare a livelli di disperazione vera e propria. può inoltre essere utile per chi sta vicino ad una persona problematica.

il timore di non guarire così come il timore della ricaduta è sano realismo e finché non si trasforma in paura paralizzante, è solo una sana reazione. aiuta a drizzare le antenne prima del temporale.
namasté

5

Friday, November 23rd 2018, 8:33pm

quello che secondo me non bisogna confondere è ciò che si sente dentro (quando dicevo prima: mi sento bene o mi sento male) con ciò che dicono gli altri. sono due livelli che non si toccano.

Purtroppo, almeno per la mia esperienza non è tutto così bianco o nero (mi sento bene o mi sento male), ci sono molte sfumature che spesso ti accompagnano per anni e non stai mai ne bene ne male, hai solo dei periodi migliori o peggiori seguiti da cadute e riprese. E' quello che ti fa vivere sentendoti malato nell'attesa della prossima volta che starai male, appunto, perché il più delle volte pur stando fisicamente bene sei vittima dei condizionamenti della psiche che ha una sua regia e non segue la razionalità.

Lorenzo De Luca

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6

Friday, November 23rd 2018, 11:03pm

Se intendi "non piangersi addosso",la penso come te.
Il non percepirsi malati,in alcuni casi non credo sia facile, immagina una persona con distrofia muscolare, un'amputata con un tumore che le mangia pian piano i tessuti restanti,terapie da assumere in costanza,persone ricoverate ...a me capita di relativizzare le mie problematiche quando vedo, sento quelle degli altri.
Però so che ci sono.
Non curerei nulla se non ne avessi coscienza.
Avere il senso della misura

7

Saturday, November 24th 2018, 4:36pm

Lasciamo stare altre patologie e restiamo nell'ambito delle problematiche psichiche. Io sto solo dicendo che in molti casi, non sempre, il solo fatto di assumere a lungo dei farmaci tipo ansiolitici o antidepressivi o l'essere in terapia da uno psichiatra o da uno psicologo, mette una persona nella condizione di sentirsi dipendente da una cura e ciò lo fa sentire un malato. Pensiamo poi a un ipocondriaco che la malattia crede di averla anche quando non cel'ha ma l'ipocondria è comunque una problematica psichica. Vi è infine il fatto che l'ansia intesa come problema costante e serio è definita al pari delle problematiche depressive, come "patologia" ma anche volendo lasciar fuori le definizioni sta il fatto che chiunque soffra di queste problematiche è cosciente del fatto che esse lo accompagnano da molti anni. Certo, c'è chi ne è del tutto guarito ma moltissimi al contrario si curano, migliorano, poi hanno delle ricadute, quindi si curano nuovamente e così via. Credo che tutto ciò influenzi non poco l'immagine di se stessi, salvo rare eccezioni di chi avendo magari una vita molto piena e appagante riesce a vivere questi pensieri non come pensieri predominanti.

Ciò che io sostengo è che a prescindere da come va la nostra vita noi non dovremmo mai sentirci dei diversi bensì vivere come se i nostri disagi fossero parte integrante della nostra psiche e della nostra personalità. Ciò non significa accettarle passivamente e abdicare a loro anzi, tutt'altro, significa fare tutto il possibile per migliorare la propria esistenza ma evitare di vedersi o affibbiarsi etichette capaci di renderci ancor più insicuri.

Lorenzo De Luca

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8

Saturday, November 24th 2018, 5:56pm

Le etichette spaventano gli altri.
Le problematiche psichiatriche psicologiche danno un senso di imprevedibilità.
Le persone tendono a confonderti con la tua problematica.
Alla fine per gli altri si è quel che si ha .
Concordo sul fatto del non sentirsi dei diversi.
La mia frase sul "non piangersi addosso" era per rimarcare che non solo sia sbagliato, ma identifichi una condizione con chi di quella condizione ne soffra.
Finchè l'etichetta serve per capire cosa si è ,cosa ha ok, ma questo poi deve lasciare spazio allo step successivo.
Si è: non si ha.
I fatti integranti della psiche, se questo è derivante da una condizione sindrome...
immaginiamoci le persone con trisomia 21(Definite Down), non so se loro si sentano diverse o vengano fatte sentire diverse dalla società in cui viviamo.
Ma sono cosi e basta.
Un malato psichico ha molto spesso margini enormi per affrancarsi da dalle etichette imposte.
Considerando anche il fatto che la maggior parte dei disturbi non è "visibile" e il non dirlo fa si che nessuno ti bolli come malato di , sofferente di...
spesso sorrido anche quando son in difficoltà.
Come se mi astraessi dalle mie problematiche.
La gente percepisce che sei diverso da come appariresti se si rimarcasse il proprio disagio come tematica principale.
Tendo a non parlarne , anche perchè so che sia controproducente e inutile fondamentalmente.
Anche il solo fatto del percepirsi in un certo modo, di usare determinate parole, è nocivo pe noi stessi.
La mente si ristruttura utilizzando parole e pensieri differenti.
Esistono molte ricerche su questo.
E la maggior parte delle psicoterapie si basa su questo nostro implicito modo di rapportarci.
Personalmente tendo a cambiare tentando di migliorarmi.
Il resto sarebbe ripetersi un mantra deprimente, che risultanze ne avremmo?

9

Saturday, November 24th 2018, 9:30pm

Un malato psichico ha molto spesso margini enormi per affrancarsi da dalle etichette imposte.
Considerando anche il fatto che la maggior parte dei disturbi non è "visibile" e il non dirlo fa si che nessuno ti bolli come malato di , sofferente di...

Già il fatto che tu utilizzi il termine "malato psichico" dimostra che pensi che chi soffre di questi disagi sia appunto un "malato". Inoltre sottolinei il "non dirlo" ma non dirlo non è un vantaggio è uno svantaggio perché non ti fa essere te stesso con chi conosci se non in rari casi di confidenza. Esempio, tra la cerchia di amici, ragazze, colleghi di lavoro etc. quanti sanno della tua problematica?

Lorenzo De Luca

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Saturday, November 24th 2018, 10:21pm

Come definiresti una persona con una Schizofrenia?

Malattia mentale non è uno stigma,per favore non attribuirmi cose che non penso.

Se avessi scritto "matto" avrei scritto una cosa che non penso.

Tra l'altro non considero matte le persone seppur affette da una serissima malattia, ma per l'appunto malate psichiche, che non è un insulto, anzi, è proprio questo il problema ,alcuni pensano che malato mentale lo sia.

Lo usano per offendere le persone, lo trovo stupido da parte loro.

Per quanto riguarda il non dirlo.

Tu non sai cosa io abbia(sia).

1)Tutti i miei amici lo sanno
2)Lo sa la mia ragazza e anche la precedente
3)Pure altre persone
Il punto è che il dirlo a tutti non è utile, controproducente, anche perchè viene usato contro di me(nel mio caso è stato fatto ed è oggetto di una querela che avrà stascichi penali, querela che son stato costretto a fare con riscontri oggettivi(audiovideo) e testimoni)

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Lorenzo De Luca

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Saturday, November 24th 2018, 10:42pm

Il DSM V definisce 5 differenti tipologie di malattie mentali.(Il DSM è un manuale diagnostico, questa è l'ultima edizione, anche se esistono in realtà due appendici a quelle precedenti, e sarebbe marginalmente il settimo e non il quinto, Esiste l'ICD 11 che entrerà in vigore credo solo in forma digitalizzata dal gennaio 2022,( per ora si fa ricorso al ICD 10)che ne inserisce due ulteriori che è una classificazione internazionale del disagio psichico.

Questo dal DSM V:

1)Disturbi del neurosviluppo
2)Disturbi internazlizzanti
3)Disturbi esternalizzanti
4)Disturbi neurocognitivi
5)Altri disturbi tra cui rientra la depressione(ad esempio e non solo )

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Sunday, November 25th 2018, 12:19pm

Malattia mentale non è uno stigma,per favore non attribuirmi cose che non penso.

Non era mia intenzione, ti ho solo fatto notare che tu hai scritto solo "malato psichico" in modo alquanto generalista lasciando intendere che giudicheresti anche un ipocondriaco un malato psichico. Ora hai aggiunto delle precisazioni e in questo caso mi trovi assolutamente d'accordo.

13

Sunday, November 25th 2018, 12:21pm

Comunque il succo del discorso come il titolo del tipic era la percezione di noi stessi.

Lorenzo De Luca

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14

Sunday, November 25th 2018, 5:46pm

Malattia mentale non è uno stigma,per favore non attribuirmi cose che non penso.

Non era mia intenzione, ti ho solo fatto notare che tu hai scritto solo "malato psichico" in modo alquanto generalista lasciando intendere che giudicheresti anche un ipocondriaco un malato psichico. Ora hai aggiunto delle precisazioni e in questo caso mi trovi assolutamente d'accordo.
Ciao: vediamo un po' di capirci meglio.
Ok.Scusa se anche io mi sono espresso male nella mia descrizione.
Vedi Michele il mio post era complesso, seppur sintetico, e vedere solo una notazione e in neretto di post che sentivo particolarmente mio, mi ha come interdetto.
Anche perchè son tanti anni che combatto letteralmente, contro" le definizioni malattie per alcune problematiche.
Non solo,la mia condizione verrebbe descritta con verbo "Essere" e non con verbo "Avere" se chi la descrivesse non avesse a supporto un manuale diagnostico che in tale definizione la fa rientrare, e spesso chi "raccoglie"questo input utilizza "affetto da"attingesse.In quanto nessuno,relativamente alla mia problematica ,che scusatemi, non descrivo per varie ragioni,dovrebbe utilizzarlo, perchè improprio, avendo una radice neurologica da cui deriva,quindi si parla di organizzazione mentale differente semmai, alla quale si abbinano disturbi (anche li son ascritti a malattie, e secondo me non lo sono, non solo secondo me, ma anche secondo persone validissime, una delle quali conosco e che ha ricoperto il più importante ruolo nella scelta tra l'immissione nel mercato Italiano di un farmaco o meno ad esempio, ora fa ricerca Negli USA,per il CNR).
Definire quel che non sarebbe malattia in ambito delle malattie lo trovo sconfortante: ma è cosi.
Vi rientrano anche quelle che citi tu.Poi la nosografia è complessa e star li a specificare dei perchè è alquanto lungo e complicato più che complesso, due termini non identici tra loro.
Non sono io a definire ciò che definiscono i medici in funzione delle definizioni di ciò che studiano e applicano (di solito in Italia e non solo si utilizza prevalentemente il DSM (in questo caso il numero 5 credo l'uscita sia stata nel 2014 in Italia,vado sempre a memoria,ed in questo caso il ritardo nella pubblicazione fu minore di una anno, rispetto ai 28 anni di recezione dal primo DSM, quindi immagina loro nel 1952, noi nel 1980).
Per valutare la mia problematica lo psichiatra si basò sul quarto .
Nel difendere quello che anche a te da fastidio, ed altro, mi trovo sempre a fare delle specificazioni "fini" che non vengono poi comprese.
In ogni caso,credo non solo io di averti risposto in tal senso,sulla percezione della malattia e sul definirsi malati: assolutamente no.
Lo trovo non utile, controproducente prima di tutto per noi, poichè quelle parole ci son di danno(anche qui dovrei porre delle specificazioni: ma abbreviando, ti ripeto che quel che noi diciamo, pensiamo, si riflette e negativamente sul nostro stato di miglioramento,lo impedisce, mentre invece esiste la neuroplasticità del cervello che in altre modalità ci aiuterebbe a star bene(autocurarci).
Le virgolette le uso spesso e servono anche a delimitare l'uso delle parole.
Quindi mi è piaciuto che qui siano state usate.
Danno un senso non assoluto di un costrutto mentale.
E della sua descrizione in breve: il limite dei forum son i post e non si possono scrivere tutte le parole che servirebbero per spiegare approfonditamente i nostri pensieri.
Il non limite son i tempi di risposta: talvolta questi ci aiutano a non sovrapporci come utenti,come a non "parlarsi sopra".
Per la mia esperienza ho deciso di non dire come prima facevo, cosa sono,non cosa ho(altre cose che sembrano similari ma son differenti).
Proprio perchè mi son solo di danno.
Mi son state di danno.
Lo saranno comunque.
Guarda poi se rileggi nuovamente la discussione parliamo di percezione di noi stessi.
La mia per fortuna cambia e spero sempre in meglio,mi adatto a nuove strutturazioni mentali,ed a nuove informazioni su di me che implicano poi un lavoro sempre teso al miglioramento.Sul non piangersi addosso intendevo tante cose.
Ieri tra l'altro mi hai tenuto compagnia, stavo iniziando a stare male,fino a peggiorare e poi allo stare malissimo (per quanto malissimo si possano definire delle coliche addominali, relativamente ad altre problematiche di salute.
Il mio medico le definisce a livello 8 in un immaginario 10 ipotetico della soglia del dolore sopratutto acuto.
Ancora adesso ne porto i postumi.
Presumo oltre all'intolleranza, ed altro,il farmaco stesso come effetto collaterale

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Sunday, November 25th 2018, 8:50pm

Ieri tra l'altro mi hai tenuto compagnia, stavo iniziando a stare male,fino a peggiorare e poi allo stare malissimo (per quanto malissimo si possano definire delle coliche addominali, relativamente ad altre problematiche di salute.

Carissimo Lorenzo, se ti ho tenuto compagnia in un momento difficile non può farmi che grande piacere. Tornando al tema della discussione, resettiamo tutto perché andare per definizioni accademiche non ci fa andare lontano. L'oggetto del mio quesito era solo che spesso ci auto-etichettiamo come malati quando di fatto siamo persone come tutte le altre per le quali un appellativo o una definizione clinica servono solo a chi ci cura per identificare il problema e curarlo ma se tu sei mio amico, che tu abbia l'ansia, la depressione o altro rimani comunque un mio amico e non un malato.

Ciò che tuttavia volevo evidenziare con questo 3d è che secondo me confrontandoci sempre sui nostri problemi, sulle diagnosi, sulle cure, sui farmaci, sul giudizio degli altri (cioè di quel mondo apparentemente sano quando spesso è lui il vero malato a cominciare dall'egoismo), rischiamo di auto etichettarci e vivere come cittadini di serie b.

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