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Lorenzo De Luca

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16

Sunday, November 25th 2018, 11:23pm

Ieri tra l'altro mi hai tenuto compagnia, stavo iniziando a stare male,fino a peggiorare e poi allo stare malissimo (per quanto malissimo si possano definire delle coliche addominali, relativamente ad altre problematiche di salute.

Carissimo Lorenzo, se ti ho tenuto compagnia in un momento difficile non può farmi che grande piacere. Tornando al tema della discussione, resettiamo tutto perché andare per definizioni accademiche non ci fa andare lontano. L'oggetto del mio quesito era solo che spesso ci auto-etichettiamo come malati quando di fatto siamo persone come tutte le altre per le quali un appellativo o una definizione clinica servono solo a chi ci cura per identificare il problema e curarlo ma se tu sei mio amico, che tu abbia l'ansia, la depressione o altro rimani comunque un mio amico e non un malato.

Ciò che tuttavia volevo evidenziare con questo 3d è che secondo me confrontandoci sempre sui nostri problemi, sulle diagnosi, sulle cure, sui farmaci, sul giudizio degli altri (cioè di quel mondo apparentemente sano quando spesso è lui il vero malato a cominciare dall'egoismo), rischiamo di auto etichettarci e vivere come cittadini di serie b.
Ciao Michele :)
Si : infatti ci tenevo a scriverlo .
Scusa non son molto bravo nel ricambiare a saluti cosi gentili, ma li ricordo e ne tengo conto ,grazie.
I commenti li scrivevo molto rapidamente, però lo scriverli mi distraeva e il tempo trascorreva.
Fino al culmine dello stare male dove ho dovuto proprio smettere completamente.
In fondo è quasi passato.

Dunque: ho diversi amici con le mie identiche problematiche a cui penso in termini del tutto differenti, amici e basta.
Ho appena parlato e casualmente con uno di loro.
So cosa ha, ne abbiamo parlato spesso negli anni scorsi, nell'ultimo mai.
Anche perchè il fine era di aiutarlo, ma la non accettazione delle sue problematiche lo rende come "impermeabile" al farsi aiutare (da un medico a questo punto).
Quindi ogni volta che inizia a entrare nel loop del suo DOC, lo svio e lo faccio parlare di altro, dei suoi esami Universitari in modo da fargli riprendere fiducia e far in modo li dia.
Ormai son solo tre e poi la tesi.
Idem con un altro con problemi similari ma un po' più complessi.
Quando ci sentiamo al tel. è di altro che parliamo.
I suoi disturbi non esistono e nemmeno il sentirsi giudicati, cosa più importante.
Questo è un complimento che mi fa piacere da parte loro.
Per quanto mi riguardi la mia ricerca (quindi su di me) è stata sia lunga che obbligata.
Ti scrivo: una volta ottenute le risposte queste mi son state utili.
Quindi non lo sono paradossalmente per il medico , che vedo ogni tot tempo(raramente) e con piacere (discorriamo anche di altro, in quei pochi minuti della vista ASL), ma per me,proprio perchè non mi sento malato, non son mai entrato in quell'ottica anche se la mia vita è stata stracolma di problematiche e lo sarà nel futuro.
Come scritto in altri post: penso al come migliorarmi, ma se partissi da una condizione di malattia totalizzante non farei ne i mie i interessi e distruggerei i rapporti di chi mi vuol bene.Peserebbe su altri.
E non voglio accada mai.
Poi sia te che io rispondiamo spessissimo a persone che chiedono aiuto.
A volte forse sbaglio perchè ne "approfitto" per unire alla risposta anche dei tecnicismi,ma questo perchè so che quei post, quel thread ,rimarrà e anche ad altri potrebbe essere di aiuto di supporto.
Lo stare male porta a drammatizzare i propri problemi, in quei momenti si è da soli.
Anche io tendo ad essere molto pragmatico nelle soluzioni, un po' come hai descritto tu in un altra discussione.
Per me conta quel che si fa,l'azione.Quando stavo malissimo non riuscivo a fare quel che avrei voluto,pensato.
Questo era pesantissimo.
Si pensa agli altri che non "possono capire" perchè non hanno elementi utili al riuscirci ne glieli riusciamo a fornire.
Anche dopo aver avuto la diagnosi mi son accorto fosse inutile, anche con persone ipeintelligenti, i discorsi deviavano sovente su altro "ma tu sei cosi" "non ti etichettare" "io so come sei e tu sei ben altro rispetto a quella diagnosi".Erano commenti di amici e come tale era del tutto assente un loro giudicarmi.
Per me era uno spiegare un chiarire dei perchè, un ora so spiegarti delle cose che prima non riuscivo nemmeno a ipotizzare.
Nel corso del tempo ho compreso fosse inutile con loro.
Inutile e pericoloso con gli estranei proprio perchè in loro manca totalmente la conoscenza non solo della problematica, o, non vogliono averci a che fare nemmeno come dato informativo,inutile poi perchè è come offrire i fianco ad un attacco qualora avvenisse, mostrandogli i punti deboli.
Ti dirò: alcuni di quelli che gli altri pensano siano debolezze per me son punti di forza.
Anche la sola capacità di accettare una condizione per come sia.
In altri so che questo passo sarebbe come lo scalare una montagna insormontabile.
So che spesso proprio chi abbia i problemi più seri non se la sente di scriverli.
Magari aiuta gli altri invece.Stando in silenzio sui propri.

17

Monday, November 26th 2018, 12:58pm

Concordo sui problemi di salute mentale anche io faccio fatica a definirmi malato. Finchè le due teorie principali su cui si fonda la moderna psichiatria, cioè che i disturbi depressivi sono dovuti ad una carenza di serotonina, e che la schizofrenia è dovuta ad un eccesso di dopamina. Saranno cosi labili, non definibili, e di entità astratta, non ho alcuna intenzione di definirmi malato di alcunchè almeno questo vale per me.

Cosa diversa sarà quando farò una visita psichiatrica, e prima di venirmi prescritti dei farmaci. Oltre al colloquio mi verranno prescritte anche delle analisi cliniche, che rivelano questo squilibrio dei neurotrasmettitori. Fino ad allora questi li considero più problemi di natura sociale, e di interazione con l'ambiete esterno piuttosto che prettamente medici.
No one knows a prescription drug’s side effects like the person taking it.

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18

Monday, November 26th 2018, 1:57pm

Fino ad allora questi li considero più problemi di natura sociale, e di interazione con l'ambiete esterno piuttosto che prettamente medici.

Per chi ti cura, anche in assenza di analisi, cambia di poco le cose, lui attribuirà sempre (almeno credo) i tuoi problemi a degli squilibri chimici nel tuo cervello da curarsi, appunto, con determinati farmaci. Discorso diverso per un approccio psicologico ma almeno io ritengo che in situazioni di una certa serietà i farmaci abbiano la precedenza.

Nb: nemmeno io mi definisco malato ma comunque sto curando farmacologicamente una patologia, sono quindi di fatto affetto da un problema, poi il termine "malato" possiamo anche eliminarlo ma cambia di poco le cose, ciò che conta è che abbiamo un disagio che il più delle volte non siamo capaci di gestire/curare da soli.

19

Monday, November 26th 2018, 2:01pm

Ti dirò: alcuni di quelli che gli altri pensano siano debolezze per me son punti di forza.

Questo credo che sia un aspetto molto importante da sottolineare ma quei punti di forza si costruiscono in anni di dure lotte, sofferenze ed esperienze. E' una forza interiore che sviluppiamo nel tempo, a volte in anni. Io talvolta mi sento quasi migliore degli altri in senso generale, perché ritengo che la mia sofferenza mi abbia reso una persona più profonda, forte e sensibile e riuscire ad abbinare forza e sensibilità è un bel traguardo nella propria crescita interiore.

A volte mi interrogo se avrei preferito essere una persona diversa senza l'ansia o se tutto sommato mi sta bene come sono nonostante tutti i problemi che ho grazie all'ansia.

20

Monday, November 26th 2018, 2:05pm

Anche io sono favorevole ai farmaci per determinati disturbi e disagi, ma credo che vengono assunti per migliorare il proprio modo di interagire con l'ambiente esterno, in alcuni casi per pensare meno ai propri problemi, e fargli avere un aspetto meno preponderante. Ritengo che le due teorie principali su cui si fonda la psichiatria dagli anni 70 ad oggi fanno acqua da tutte le parti. Quindi ben vengano i farmaci, ma non credo che vanno assunti perchè è presente una carenza di serotonina o un eccesso di dopamina, o un fantomatico squilibrio biochimico dei neurotrasmettitori.
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21

Monday, November 26th 2018, 4:26pm

Ritengo che le due teorie principali su cui si fonda la psichiatria dagli anni 70 ad oggi fanno acqua da tutte le parti.

Io non ho elementi per mettere ciò in discussione ma come torno a ripetere credo che il 99% di chi accetta cure psichiatriche sia dovuto al forte malessere/disagio o impedimenti che la propria problematica gli causa, ergo una sorta di non alternativa davanti a un problema che nel breve periodo cioè nell'apice del malessere viene difficile risolvere diversamente. Forse anche questo contribuisce, almeno io penso di si, nel sentirsi dei malati, ma non tanto per l'utilizzo di certi farmaci e la relativa frequentazione di psichiatri o psicologi, ma bensì per quell'etichetta che la società affibbia di frequente a chi effettua queste cure.

pino33bis

Giovane Amico

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22

Tuesday, November 27th 2018, 8:50am

credo che sia molto importante non sentirsi un malato cronico. Si può anche essere

consci di avere piu' problematiche di altre persone, ma bisogna vivere la vita normalmente

anche quando la giornata è di merda. Stanotte ho avuto incubi, stamattina ho un'ansia

paurosa, ma incontro gente e non mi metto a rompergli le palle con le mie magagne. Cerco

di prendere il positivo da loro e cerco di dare il positivo di me. NOn è facile x niente,

ma provateci, e non bisogna lamentarsi. Uno psicologo portò al maurizio costanzo show

un cartello, "vietato lamentarsi" ........io credo sia fondamentale. Anche io lo faccio

a volte quando tragifico e sono disperato, ma poi cerco di reagire subito. coraggio amici

23

Tuesday, November 27th 2018, 10:00am

Bellissimo intervento Pino! forte anche il cartello "Vietato lamentarsi". Trovo solo più difficile riuscire a vivere la vita normalmente quando le cose vanno male ma in questo io mi sono inventato la strategia di essere un po più superficiale prendendo le cose più alla leggera perché per me è fondamentale non affrontare la giornata ne col muso ne con le preoccupazioni, devo cioè sempre inventarmi possibilmente qualcosa per sorridere.

Ieri ad esempio la mia giornata "normale" è stata prepararmi tutto bellino e andare in giro per negozi a cercare degli occhiali da sole che sono stati per me un piccolo premio per come sto reagendo alle cure in questo periodo. Entravo e uscivo dai negozi come tutte le persone di questo mondo, ho chiacchierato con alcune commesse ridendo e scherzando, mi sono sentito davvero bene, altro che malato, anzi mi son detto che forse io sto anche meglio di tante di quelle persone che ho visto per strada durante quella lunga camminata e poi chi sono loro per giudicare me o io per giudicare loro?

Insomma, chissenefrega, io se posso mi godo le mie giornate in barba a giudizi e cliché.

pino33bis

Giovane Amico

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24

Tuesday, November 27th 2018, 1:22pm

michele gia quando riesci a fare questo sei a buon punto,

si può scegliere se essere sempre tristi ed angosciati e farsi

coccolare, oppure tirare fuori le palle e reagire. La seconda

soluzione porta come vantaggio che aumenta la nostra autostima,

l'autostima è fondamentale x la guarigione

25

Tuesday, November 27th 2018, 2:32pm

Caro Pino, purtroppo per me siamo solo agli inizi. Ieri lo psichiatra contattato telefonicamente per fissare la visita di controllo mi ha già dato a capire che la cura dovrà proseguire. Certamente devo dire che la mia reazione di non lamentarmi troppo la di reagire cercando sin da subito di svolgere una vita normale è stata fondamentale. Ricordo ad esempio che il giorno dopo la prima visita, quando fino a giorni prima non riuscivo ad andare al supermercato, il primo giorno presi il Cipralex e andai proprio nello stesso supermercato come se avessi addosso un'armatura contro l'ansia.

Dobbiamo imporci una vita normale, lo dobbiamo a noi stessi, a chi ci sta vicino, e in generale è un nostro diritto evitare che questi problemi ci costringano a una vita di clausura.

pino33bis

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26

Thursday, November 29th 2018, 11:10am

certo questo bisogna fare, sempre sul pezzo, senza mai cedere le armi

neanche nei momenti piu' orribili. Li si gioca una grossa partita

27

Thursday, November 29th 2018, 12:49pm

Non è facile!!!

Luca99

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28

Saturday, December 1st 2018, 7:10pm

Personalmente, io mi sento malato. In quanto la "malattia" non ha una connotazione morale, bensì, in quanto malattia, si può curare e tenere sotto controllo, coi farmaci. Sentirsi malati significa riconoscere di avere un problema e significa darsi da fare per risolverlo coi farmaci e con la psicoterapia, non sentirsi, dal mio punto di vista, inferiori ai cosiddetti" sani di mente"

29

Saturday, December 1st 2018, 9:23pm

Personalmente, io mi sento malato. In quanto la "malattia" non ha una connotazione morale, bensì, in quanto malattia, si può curare e tenere sotto controllo, coi farmaci. Sentirsi malati significa riconoscere di avere un problema e significa darsi da fare per risolverlo coi farmaci e con la psicoterapia, non sentirsi, dal mio punto di vista, inferiori ai cosiddetti" sani di mente"

Anche questo è un bel ragionamento ed anche molto sensato, ergo riconosco di averci un problema e cerco di affrontarlo al meglio. Del resto come riporta Wikipedia "Una malattia (o patologia) è una condizione anormale di un organismo". Va da se dedurre quindi che se tizio vive una situazione patologica abbia come uniche due alternative: A) ignorarla e tenersi i malesseri, B) farsi curare.

Del resto chi uomo al mondo, se prendesse una febbre a 40, magari di quelle infettive che vomiti pure l'anima, non correrebbe a gambe levate dal medico per chiedere una cura a botte di antipiretici e antibiotici? Al contrario leggo spesso anche in questo forum di gente che, nonostante coscienti di star male per ansie o depressioni, tardano o finanche rifiutano di recarsi da uno psichiatra ed assumere antidepressivi e ansiolitici.

Tuttavia caro Luca c'è una differenza: tu ti senti malato ma non ti senti diverso, peggiore o inferiore a chi non soffre dei tuoi stessi problemi, giusto? Il punto è tutto li, cioè bollarsi con l'appellativo di malato psichiatrico e quindi vivere la propria condizione da escluso, insicuro fino al midollo, emarginato dalla società. In altre parole un conto è accettare la propria patologia e farsela curare accettandola come fase -no- della vita di una persona e bel altra cosa è vivere tutti i complessi che ciò può comportare qualora la si prenda con l'approccio sbagliato.

Luca99

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30

Saturday, December 1st 2018, 9:39pm

Forse nei primi tempi in cui non capivo a pieno il concetto di "disturbo ossessivo compulsivo" sì, mi sentivo diverso. Una volta però compreso che era appunto un "disturbo", non mi sono sentito inferiore. Delle volte piuttosto scoraggiato, in quanto in certi momenti l'ansia raggiunge livelli che le persone "normali" non potranno mai comprendere. Odio quando mi viene detto "ti capisco", perché una persona che non soffre d'ansia patologicamente non può a priori comprendere la fatica nel togliersi dalla testa quel loop di pensieri(che oggi ho imparato ad accettare, per quanto a fatica), la stanchezza fisica dovuta ad una mente che funziona "male". Ma no, non mi sento inferiore: cazzo, scrivo poesie, sono più profondo del 99 percento dei miei coetanei, ho nonostante un passato di solitudine degli amici veri ,un'intelligenza molto alta ed ho una cultura estremamente elevata. La mia malattia esiste, ma non mi definisce: anzi, si potrebbe dire che mi ha aiutato, perché mi ha reso più forte nei momenti difficili e mi ha reso più profondo.