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doctor Faust

Azzeccagarbugli

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Occupation: Ex dirigente infermieristico, laureato in filosofia, counselor sociosanitario.

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Thursday, December 12th 2013, 1:06am

Sintesi di Analisi transazionale e Teoria del copione, ad uso degli utenti del forum

Analisi transazionale e teoria del copione di vita
Sintesi riassuntiva del topic forum Nienteansia:

Analisi transazionale e copione di vita. Revisione e discussione. 2° tread




Questa è una sintesi personalizzata dei fondamenti dell'Analisi Transazionale [da ora AT] e del Copione di vita.

AT: Si tratta di una schematizzazione funzionale dei processi mentali, diretti a comprendere quali sono le dinamiche in cui l'Io individuale si manifesta nei confronti di se stesso, degli altri e del mondo in genere.

Non tratta perciò dell'inconscio freudiano che, come da sostantivo, non si conosce. Ma parte dalle radici genetiche-ereditarie che sottostanno alla nostra indole, o carattere ereditario.

Copione di vita: Si tratta dello sviluppo del programma genetico, implicito al DNA-RNA, che si manifesta nei nostri atti, nelle nostre scelte, nel nostro modo di affrontare il mondo della vita.

Questo programma genetico verrà poi favorito e contrastato dall'ambiente, composto dalle figure parentali, su cui spiccano il padre e la madre fisiologici, gli altri coattori con funzioni genitoriali, le istituzioni tradizionali e sociali, il momento storico, il gruppo sociale in cui si è inseriti, il grado di progressione culturale, che ci offre strumenti ulteriori per la riflessione.

In conclusione: Nell' AT si vogliono capire le dinamiche funzionali del qui ed ora, cercando poi di modificare coscientemente gli errori che portano a performance negative con se stesso, con gli altri e col mondo in generale.

Nella riflessione sul proprio copione di vita si vanno a ricercare le cause anteriori del nostro modo di essere, nel rapporto con gli altri e nel confronto dell'ambiente mondo, che può andare dai luoghi in cui si vive fino alla visione politico-sociale, che ci contraddistingue attraverso le opinioni che esprimiamo.

AT: Gli stati dell'Io

Introduzione: Risparmio al lettore la storia della disciplina, e rimando per questo alla biografia e alle eventuali note biografiche.
Eliminiamo ogni fraintendimento con lo schema della topica freudiana, fatta di Io-Es- Super Io, che può creare equivoci.

Qui si parla esclusivamente degli stati funzionali dell'Io cosciente, o sub-cosciente, ovvero richiamabili al presente da qualsiasi evento, e anche volontariamente con la riflessione sui ricordi.
Appigli per il ricordo possono essere i più svariati: da una foto sgualcita, ad una musica, ad un oggetto, ad un fatto simile che richiama fatti precedenti, ecc.

Gli stati dell'Io sono infiniti e fluidi, ma per comodità di analisi, siamo soliti isolare tre figure, che rappresentano gli stati d'animo principali.
Essi sono: Il Bambino interiore, Il Genitore int., L'Adulto.
Tutte e tre le figure protagoniste sono comprese nell'Io individuale, possono essere isolate con l'analisi e studiate.

Parliamo del Bambino interiore.
Esso comincia a svilupparsi con la gestazione, ma si forma dopo la nascita e progredisce con l'età cronologica, con un susseguirsi stratificato di stati d'animo, sensazioni, emozioni e, con l'uso del linguaggio verbale, di pensieri.
I periodi fondamentali nel suo sviluppo saranno almeno due:

i primi anni di vita, quando la sua logica sarà improntata quasi totalmente sul pensiero magico*, che perderà progressivamente con l'aumentare del pensiero razionale e calcolante*, e l'adolescenza, con le sue crisi di crescita, che permetteranno di revisionare, modificare e solidificare l'impronta caratteriale, che poi resterà tale per tutta la vita.

Faranno eccezione periodi di particolare sofferenza o privazione, oppure traumi violenti con strascichi di natura psico-fisica e emotiva, che potranno sconvolgere l'ordine faticosamente raggiunto fino a quel momento [lutti, cambi radicali di ambiente, aggressioni violente, tracolli sentimentali e finanziari].

Es.: Un 40enne con buona posizione sociale, sicuro di se e del suo valore, viene improvvisamente licenziato. Dopo qualche tentativo di reazione razionale può ritrovarsi nella regressione a fasi precedenti. Per esempio cadere in depressione e cercare il sostegno della vecchia madre anziana, per essere accudito come lo era da bambino, oppure annegare i suoi problemi nell'alcol o nel rifiuto sociale, come era accaduto per un periodo nel corso della sua adolescenza o fanciullezza.

In questo caso la regressione ad uno stato dell'Io Bambino è evidente e sostanziale, ma questo cambio di stato può verificarsi anche nell'arco di pochi secondi:

Es.: Una donna adulta viene accusata da una amica, che le ricorda un fatto perticolarmente doloroso e destabilizzante. Lei non riesce a contenersi e comincia a piangere, disperandosi, facendosi piccola piccola, cambiando perfino il timbro della sua voce, e invocando le scuse che usava con sua madre per discolparsi, quando accusata di una marachella.

Per una alteriore chiarificazione, si dovrebbe distinguere anche uno stato dell'io di Bambino Libero e una di Bambino adattato, cioè condizionato.
E' chiaro che il bambino completamente “libero” non esiste e non può esistere, visto che comunque nasce da un genitore, e ci vorranno anni per conquistarsi una certa indipendenza.
Al massimo sarà più libero di altri più adattati, cioè condizionati.

Es:. Il vecchietto che gioca col cane al parco, si sente momentaneamente come un bambino libero di esprimersi col ludio, mascherando il suo divertimento con la scusa che lo fa per far muovere un po' il cane.
Ma contemporaneamente non vuole che il cane gli appoggi le zampe sporche sui vestiti, perchè mamma lo litigava sempre, se tornava a casa coi vestiti sudici.

Il Genitore:

Progressivamente, mentre l'infante cresce, fa la sua comparsa anche una coscienza delle conseguenza dei propri atti. Si impara dalle proprie esperienze. Ma non solo.
Vengono interiorizzati anche modelli, messagi, ingiunzioni, divieti, permessi e spinte che provengono dagli adulti carismatici, o che hanno semplicemente il potere di coercire.

Questi stati di coscienza, queste figure comprimarie, cadono sotto la generica definizione di Genitore.

Il Genitore può manifestarsi con due modalità: Il Genitore Normativo e il Genitore Protettivo [amorevole].

Ogni volta che assumiamo un atteggiamento moralistico o normativo nei confronti di noi stessi, di altri o sui fatti del mondo, siamo nello stato del Genitore Normativo.
Diversamente, ogni volta che siamo compassionevoli, pietosi o preoccupati per qualcuno, siamo nello stato del Genitore Protettivo.

Es.: Due sorelline giocano, e la più grande si rivolge alla prù piccola dicendo:- Questo non si fa. Se lo fai ancora lo dico a mamma!-. Ma poi, visto che il suo intervento perentorio fa frignare la sorellina più piccola, cambia atteggiamento:- Dai, non ti volevo sgridare. Avevo paura che ti facessi del male.- e gli porge il fazzoletto.

Quindi lo stato d'animo che adottiamo non dipende dall'età anagrafica, ma dal ruolo che assumiamo in seno ad una situazione.

L'Adulto.

Quello dell'Adulto è lo stato dell'Io raziocinante, logico, programmatico, efficiente ed efficace, almeno nelle intenzioni. Ma non è un computer. Sa entrare in sintonia con le persone, più per empatia che per simpatia, che invece è una prerogativa del Bambino.

Si può essere adulti già a pochi anni, quando si sa leggere scorci di realtà in modo obbiettivo e chiaro. Anche i bambini a volte sono piccoli Adulti. Per esempio, quando ci sorprendono con la loro linearità nel leggere la situazione, che a volte ad un adulto anagrafico sfugge perchè invischiato in pregiudizi o distorsioni del pensiero.
-Il re è nudo!-, lo ha detto un bambino alla folla di adulti presenti.

Caratteristiche del pensiero dell'Adulto sono la ponderatezza, la misurabilità, la contabilità e l'assenza del pensiero magico, basata più su desideri, fantasie o bisogni emotivi, che non sui dati di fatto.

Es.: Un adolescente invaghito di una fanciulla vorrebbe lasciare gli studi e la sicurezza di una situazione stabile, per gettarsi in una avventura senza un progetto e senza pensare alle conseguenze.
Ne parla con un amico, il quale lo invita a riflettere sui dati misurabili della situazione, come la disponibilità di un alloggio, la disponibilità economica, la presenza di eventuali aiuti, i possibili intoppi e problemi che possono sorgere.
Tutti e due hanno la stessa età, ma mentre il primo è nella follia entusiastica del Bambino libero, il secondo è nello stato dell'Io dell' Adulto riflessivo.

La struttura del tempo

Abbiamo perciò compreso che la nostra mente segue delle dinamiche prevedibili e semplificabili, che possono essere suddivise in tre nuclei principali, con una serie a cascata di derivazioni.
Non abbiamo però ancora chiarito perchè la mente si struttura in questo modo. Per quale fine lo fa?

L'essere umano ha bisogno di due cose per sopravvivere: latte e affetto. Da grande questi due aspetti assumono una architettura barocca, ma la radice è in questi due pilastri.
Latte e affetto diventeranno territorio e amore-sesso e il fine è la riproduzione della vita.
Il senso che poi ognuno da alla propria, non cambia l'impianto di fondo.

Per rincorrere questo risultato si ha bisogno di tempo, e il tempo va strutturato in qualche modo, per poter dare senso e spessore all'esistenza.

Ecco allora i modi in cui diamo struttura al nostro tempo:

Solitudine e soliloquio: Ci sono quando stiamo soli e il dialogo continuo si svolge non con altri, ma dentro di noi. Magari immaginandoci personaggi con cui conversare. I nostri defunti, una divinità, un parente che non vediamo da tempo, ma anche con gli animali, le piante, l'universo.
In realtà questo dialogo avviene fra i vari stati dell'io, cioè fra il Bambino, il Genitore e l'Adulto, con tutte le loro sfumature.

Alcuni ne traggono soddifazione, altri meno.

Es.: Decido di fare una passeggiata da solo, e discuto con Dio [Genitore] sul bisogno del male e sulle giustificazioni che si possono cercare per dare una spiegazione plausibile al dolore [Adulto] e mentre dialogo, mi sovviene l'immagine di un mio caro durante la sua sofferenza nella malattia che lo ha portato alla morte, è ho l'impulso di piangere [Bambino libero] che però trattengo, perchè mi è stato insegnato [Genitore normativo] a non mostrarmi debole [Bambino adattato], e io mi sentirei debole e indegno se mancassi, vergognandomi di me [Bambino adattato].

Ritualità e passatempi: Sono piccoli e medi impegni che occupano tempo, scandiscono la giornata.
C'è bisogno di altri, ma in un rapporto formale e poco impegnativo.

Danno soddifazioni per lo più prevedibili e scontate [funzioni religiose, riunioni associative ordinarie, ritrovo con gli amici per l'aperitivo, uscita settimanale ai magazzini con la moglie, ecc., ma anche discussioni di sport, automobili, spettacoli, pettegolezzi, ultime notizie e novità...

Soddisfazioni contenute, spesso povere, ma rassicuranti.

Lavoro e impegni correlati: Qui subentra l'obbligo, e il raggiungimento di obiettivi e risultati. L'impegno profuso può diventare anche molto gravoso, sopratutto per lo scambio emotivo nel dialogo con altri, con posizioni e ruoli professionali diversi dal nostro.

Le soddifazioni possono essere molto intense, così come le frustazioni, fino a ripercuotersi sulla salute psico-fisica, sulla vita famigliare e sociale, sulla propria visione del mondo.

E' uno dei luoghi privilegiati per lo sviluppo dei giochi psicologici, ovvero di sviluppo e di espressione della nostra personalità vera e per lo piu' nascosta [anche a noi stessi].

Giochi psicologici ed intimità: Il gioco psicologico avviene quando io cerco di avere il sopravvento su di una parte di me, o su un altro individuo, per ottenere un mio tornaconto in termini di conferma di me stesso, del mio valore [o dis-valore], del mio narcisismo, dell'opinione che ho di me, degli altri e del mondo.

Quindi posso giocare con me stesso, fra i vari aspetti dell'Io che mi compongono, oppure con gli altri, più frequentemente, siano essi un singolo o una folla.

Le soddisfazioni sono ambivalenti, il ritorno emotivo sempre presente, lieve o possente, la sensazione finale ha sempre un sapore dolce-amaro, quando non decisamente tossico, per via delle implicazioni e degli strascichi.Il gioco più feroce è la guerra verbale o totale.

Il contrario dei giochi psicologici è la ricerca di intimità, serenità e rispetto reciproco.

Ecco alcuni giochi tipici, che si possono riconoscere immediatamente:

-Il mio è meglio del tuo [sottointeso:io sono meglio di te]-. Con tutte le varianti. Mia madre è meglio della tua, la mia casa è meglio della tua, mio figlio è meglio del tuo, il mio lavoro è meglio del tuo, la mia donna è meglio della tua, ecc. Spesso comincia con una battuta e a volte finisce in tribunale, in galera o all'obitorio.

-Tu hai un difetto...-, che alla fine si ricongiunge con quello precedente: io sono meglio di te. La svalutazione è il pilastro del gioco.

-Ti ho beccato, finalmente!-, dove si vuole ottenere lo stesso risultato, ma lo si fa aspettando pazientemente che l'altro cada nell'errore. Spesso gli si da anche una mano a sbagliare, inconsciamente.

-Ma io ce la metto tutta!-, dove uno dei due si parassita all'altro e ne succhia il sangue, sempre con la scusa di supposte malattie, insufficenza, incapacità, ecc. Può non finire mai, o finire con la separazione [dopo infiniti ricatti] o con la liberazione violenta.

-Sei come tutti gli altri! [variante di: gli uomini/donne sono tutti porci!]-. Si investe tutto su di una persona, amico o amante che sia, senza valutare oggettivamente le possibilità realistiche di successo. Di fronte ai primi cedimenti, l'accusa arriva diretta, perchè inconsciamente quello era lo scopo perseguito.

Ve ne sono anche molti altri, o varianti dei primi, che hanno tutti un unico scopo, che ribadisco: ciò che si vuole è confermare le decisioni che riguardano la relazione con se stesso, con gli altri e col mondo, strutturando il tempo in modo tale da riconfermare le convinzioni prese nel periodo della fanciullezza, riviste nell'adolescenza, portando avanti la trama della propria vita secondo il copione che lentamente si dipana sempre più chiaramente, per chi lo sa osservare.

La cura per il gioco distruttivo è una sola: uscire dal gioco.
Lo si può fare interrompendo il dialogo, e mantenendo ferma questa posizione, senza cedimenti.

Oppure, ma richiede sforzo, allenamento e versatilità, portare l'interlocutore in uno stato dell'Io diverso da quello in cui è. Questa capacità presuppone però che voi vi siate già resi conto di essere dentro un gioco psicologico, e avete già cambiato il vostro stato dell'Io, assumendo un altro ruolo.

Per una migliore comprensione del gioco psicologico*, si veda nota finale.

Ma come dicevo sopra, l'ambiente può solo modificare ciò che già esiste, e ciò che già esiste è il progetto iscritto nei nostri cromosomi, che sono la somma di metà cromosomi materni e metà paterni.

Il progetto che costituisce la nostra indole è alla base della scelta apparente [in realtà inevitabile] della nostra posizione esistenziale.
Che cosa è la posizione esistenziale?

Le posizioni esistenziali

La posizione esistenziale è l'atteggiamento che noi assumiamo nelle situazioni di vita.
Può cambiare nell'arco di un momento, sotto stress, per stanchezza o nella mancanza di freni inibitori dovuti a perdita di lucidità per varie cause. C'è però una posizione che noi privilegiamo, perchè è connaturata alla nostra indole, al nostro carattere ereditario.

Le posizioni classiche sono le seguenti:

1-Io valgo, tu [voi] no.
2- Io non valgo, tu [voi] si.
3-Io non valgo, ma anche tu [voi] non vali.
4-Noi valiamo.

La varianti si possono immaginare. Per es.: Io valgo. Anche tu vali. Sono loro che non valgono nulla.

Abbiamo bisogno di sapere se quello che pensiamo di noi è valido, oppure no, perchè la soddisfazione emotiva [carezze emotive] ce le danno le conferme sul nostro valore.

Anche chi non ha una buona opinione di se stesso, cerca qualcuno o qualcosa per poter brillare di luce riflessa [fama, ricchezza, amicizie importanti], oppure si accontenta di una attenzione strappata con la forza [un piccolo dono di nessun valore che diventa una reliquia], o addirittura si costruisce un mondo ideale, dove potrà avere tutte le soddisfazioni e le compensazioni che sono mancate ad una infanzia o una vita infelice e lacunosa di affetto, visibilità, sensazione di esistere e di valere[Club privato, gruppo di simili, paradisi ideali].

Cercate la posizione esistenziale che assumete solitamente, oppure fatevela dire da chi vi conosce bene. Forse non riuscirete mai a modificarla veramente, se troppo scomoda, ma almeno saprete del perchè la situazione prende sempre la stessa piega.

La svalutazione

Quando ci cacciamo in situazioni a rischio, e lo facciamo con ripetitività, vuol dire che il nostro modo di ragionare non è funzionale. Cioè siamo schiavi di una svalutazione.

La svalutazione è il non saper oggettivare la situazione in cui siamo inseriti.

Può essere la svalutazione di noi stessi e delle nostre capacità d'azione, degli altri e delle loro capacità e conoscenze, del mondo e delle possibilità che esso offre a tutti ogni momento, se si sanno cogliere, mantenendoci aperti e flessibili.

La svalutazione di se stesso può esordire con questa esclamazione tipica.- Non ce la farò mai!-.
La svalutazione dell'altro si manifesta con frasi del tipo:- Ma che ne sai tu!-
La svalutazione del problema sorge quando lo si nega:- Perchè? E un problema? Io non ho nessun problema-
Infine possiamo svalutare il problema sminuendolo:- Si va be!...ci sono cose più importanti-.
Possiamo svalutare i mezzi che abbiamo per affrontare un problema:- Si, lo so, ma io che cosa ci posso fare?-

Se abbiamo deciso di smettere di drogarci, o di bere, o di giocare d'azzardo, o di essere rissosi, o di smettere di ignorare la moglie, i figli, i genitori, non affrontare il problema della svalutazione vuol dire far fallire ogni tentativo di rimedio dall'inizio.

Ad acuire la tendenza ad un tipo di svalutazione, concorre la nostra posizione esistenziale, che determina come cercheremo di strutturare il tempo e ci costringerà a giocare continuamente per trovare una soluzione nel posto sbagliato, e sopratutto nel modo sbagliato, cercando di compensare quella fame di carezze, cioè visibilità, valore, affetto, considerazione, successo, di cui tutti abbiamo bisogno.

A volte ci si mettono anche i genitori, o chi ne fa le veci, a renderci la vita difficile.
Già dal concepimento, o dalla nascita, o subito dopo.
Vediamo come:
Ingiunzioni

Quando siamo concepiti, a volte siamo attesi, a volte no. Anzi, possiamo essere un vero intralcio, un problema, un disastro.

Ecco che allora alcune madri prendono decisioni drastiche, altre no, ma non possono sopprimere quel rancore che le ha costrette a cambiare la loro vita in modo imprevisto e inatteso.
Anche per i padri fisiologici può presentarsi lo stesso problema, evidente o mascherato.

Ma un figlio è comunque una fonte di continui rivolgementi della vita di chi se ne occupa, e questoro reagiscono spesso inconsciamente, ponendo dei paletti allo sviluppo del nuovo essere.

Si va dal:- Tu non ci dovevi essere!-, che esprimono la madre o il padre, anche nel linguaggio non verbale, al:- Non fare il bambino!-.
Ancora:- Tu non pensare! Ci penso io a te!-, al:- Non crescere! Rimani il mio bambino per sempre!-
Ma anche:- Stai alla larga da loro!-, -Non entrare in intimità con loro, perchè mi fai un dispetto!-.
Ma ancora:- Non riuscire dove io non ce l'ho fatta! Non passarmi davanti!-. Oppure:- Non essere felice! Io non lo sono stato. Perchè vuoi essere meglio di me?-
Infine:- Non stare bene! Solo così troverò il tempo per te!-.

Queste ingiunzioni [una o l'altra] possono essere lievi, o vincolanti e condizionanti, perché capaci, in alcuni soggetti predisposti, a creare paura di abbandono, profondi sensi di colpa indistinti, un tremendo senso del dovere che incatena il proprio destino.

Molte ansie inspiegabili e continuate, malattie psicosomatiche, svogliatezza o incapacità nello svolgere dei compiti, sono dovuti a questi condizionamenti inconsci, che possiamo riconoscere se cerchiamo di ricordare gli atteggiamenti, in primis dei nostri genitori e poi di genitori succedanei, che avevano potere di coercizione o un ascendente su di noi.

Ma per fortuna non tutti i soggetti si fanno condizionare, neppure da piccoli. Ciò è dovuto, come dicevo, al nostro progetto genetico, e alla posizione esistenziale che assumiamo nei confronti della vita.

Es.: Una mamma non vuole il bambino. Ma è costretta dalla famiglia. Anche il marito non è particolarmente ben disposto, ma reagisce meglio trovando la soluzione nell'occuparsi poco del soggetto in crescita, e delegando tutto ad altri.

Il bambino, invece che sentirsi oppresso da paure di abbandono, sensi di colpa o senso del dovere castrante, si ribella e assume una posizione:- Di voi non mi posso fidare. Crescerò in fetta e mi occuperò da solo di me stesso. E di voi non voglio sapere più nulla-.

All'inizio è solo una intuizione sfocata, che però si rafforza col tempo e viene verbalizzata solo anni dopo. Il suo copione verrà impostato perciò su questo fine: essere indipendente e non legarsi affettivamente a nessuno.

Chiaramente ci deve essere una inclinazione naturale, genetica. Non può essere imposta.

Spinte

Ma nel tentativo di annullare o diluire le ingiunzioni, ecco arrivare le spinte, che sono una specie di antidoto alle ingiunzioni [controcopione]. Sono confacenti ad un requisito:- Io ti vorrò bene se tu....-.
Qui ci troviamo di fronte ad una apparente via di fuga, che però è un trabocchetto.
Si ricatta il bambino che vuole amore accettazione, affetto e stima, con una richiesta a volte pesante.

Ma le spinte non provengono solo dal genitore fisiologico. A volte è il Genitore interiorizzato che parla al bambino:- Vedrai che se tu accontenti i suoi desideri, lei/ lui ti vorranno bene-.

Il risultato sono altri condizionamenti e castrazioni.

Vediamo le spinte usuali:

Sii Perfetto! In ogni cosa che fai sii inappuntabile.
Sii Forte! Fai fronte alla crudeltà della vita con dignità e rassegnazione..
Sforzati!In ogni cosa che fai dai tutto te stesso, fino all'esaurimento.
Sbrigati! Non perdere tempo. Non indugiare. Persegui il tuo fine senza distrazioni.
Sii compiacente!Per riuscire nella vita devi accontentare gli altri e dare loro quello che ti chiedono.

Se riflettiamo un momento su questi lacci, possiamo capire molti modi di essere di persone che conosciamo, o di fatti di cronaca, e anche riconoscere se in noi ci sono state delle spinte e in che misura.

Per fortuna qualche via di fuga c'è davvero. Alcune ci sono state indicate e altre ce le siamo date, o possiamo darcele da soli.

Permessi

Possiamo liberarci da costrizioni psicologiche attraverso i permessi.

I permessi fanno si che si possano mitigare ingiunzioni, spinte ricattarici, svalutazioni, giochi psicologici.
Si eviteranno così anche ile paure di abbandono, i sensi di colpa immotivati e il senso del dovere coercitivo.
Come?

Dandoci il permesso di pensare, agire, progettate pro domo nostra, mettendo bene a fuoco che il fine della nostra presenza è la nostra realizzazione, serenità e autonomia di giudizio e di azione.

Solo così saremo in grado di essere sufficentemente obiettivi da poter aiutare altri senza cercare compensazioni alle nostre lacune emotive, senza secondi fini inconsci, e senza ricattare o farci ricattare psicologicamente per l'aiuto prestato.

Ogni volta che ci sentiremo in ansia per un possibile abbandono, o costretti a mettere l'interesse altrui davanti alle nostre legittime aspirazioni, o in colpa solo al pensare di fare qualcosa di edificante e utile a noi stessi, per paura del giudizio altrui, dobbiamo ricordarci che abbiamo il permesso di sentirci liberi, perché il fine della nostra esistenza e la nostra esistenza stessa, e la soddisfazione che possiamo trarre dall'essere vivi, veri e veraci, capaci di donare e di pensare al benessere altrui senza sentirci ricattati o giudicati.

Questa convinzione, in grado di spazzare via convinzioni viziate e inculcate, è la chiave per una vita serena e di valore, indipendentemente dai giudizi sociali e morali.

E' anche il fine di un percorso di auto-analisi del proprio modo di agire e di rapportarci agli altri, al mondo e con noi stessi. Il fine dell'AT.

Note

* Pensiero magico: Tipico del bambino, ma anche del Bambino. Trattato ampiamente nelle favole, nelle religioni e nei miti.
Si tratta di immaginare che basti la bacchetta magica, o una preghiera, o una formula, o un amuleto, o una scaramenzia, ecc, per stravolgere il corso degli avvenimenti e contrastare la legge della causalità [causa-effetto-reazione].
Anche se a volte è bello immaginare in modo artistico la realtà, da adulti ciò può costituire un vero scoglio alla conquista della maturità e dell'oggettività, aprire le porte ad una serie di comportamenti disfunzionali, sociopatie e patologie mentali.

* Pensiero Oggettivo razionale: pur raccogliendo dal primo idee e spunti per una progettazione e una analisi scientifica degli avvenimenti, si contrappone ad esso nel proporre le soluzioni.
Queste saranno improntare al pensiero critico, scettico e pragmatico, misurando, pesando, contando la realà e le sue manifestazioni, prima di intervenire metodicamente.
Tipico dell'adulto e del genitore equilibrati, ma anche dell'Adulto e Adulto-Genitore[che può essere anche in un bambino anagrafico].

* Gioco psicologico e triangolo drammatico: Il trinagolo drammatico è un mezzo di lettura del gioco psicologico, dove, invece che parlare di posizioni esistenziali, e di rapporto fra gli stati dell'Io e loro ruolo, si parla di: Vittima-Persecutore-Salvatore.

Lo vediamo spesso nel giochi di società, siano discussioni animate o veri litigi: C'è sempre un Persecutore accusatore che aggredisce verbalmente o fisicamente una Vittima, e prima o poi compare il Salvatore, con l'intento di parteggiare per chi è apparentemente più debole.

Nel gioco psicologico il processo segue una linea di sviluppo ben precisa, in cui dopo l'aggancio del persecutore alla sua vittima [che spesso vuole essere agganciata] si ha un crescendo di azioni fino allo scambio, in cui i ruoli si invertono, e le posizioni cambiano.

Tutto ciò getta nello sconcerto e nella sorpresa, e i risultati sono sempre poco buoni per tutti.
Se si conoscono queste dinamiche, si riesce a prevenirle o a starne fuori. Più raramente a modificarle quando ormai sono esplose.

Note conclusive e bibliografia

Questo è un riassunto soggettivo, senza pretese di insegnamento o di sostituire letture ben più vaste ed approfondite.
Ha il vantaggio di vedere compresso una grande mole di informazioni dispersive e spesso slegate. Limite che io ho riscontrato nella bibliografia e durante i corsi che a suo tempo ho seguito sull'argomento.
Nell'applicazione di questi principi, che richiedono sempre un momento di riflessione antecedente la risposta impulsiva e istintiva, non ho mai potuto fare una divisione dei vari aspetti della disciplina, ma ogni parte intersecava l'altra e solo il risultato finale dava l'idea di un quadro armonioso e ben equilibrato.

Un pò come si fa nella pittura: I colori fondamentali e accessori sono diversi e separati, ma nell'esecuzione dell'opera, i colori vanno sovrapposti, amalgamati e sfumati, tanto che alla fine diventa impossibile riconoscere i colori puri, ma sarà la bontà dell'opera a parlare.
Detto questo, indico quali sono, secondo me, i titoli più rappresentativi delle letture oggi in commercio:

Il manuale classico Stewart-Joines, L'analisi transazionale, Garzanti Ed., molto esteso e poco pratico se già non si è fatto un corso propedeutico all'argomento. Inoltre manca il filo logico che unisce gli argomenti.

Di Moiso- Novellino, Gli stati dell'Io, Casa Ed. Astrolabio. Molto accademico e compresso. Ogni parola deve essere meditata con cura. Si fa fatica a memorizzare.

E. Pitman, L'analisi transazionale per l'operatore sociale, Casa Ed Astrolabio. Fluido e comprensibile. Peccato i caretteri di scrittura molto piccoli, che ne rendono poco agevole la lettura.

G. Mariograssi, I giochi che giochiamo e Le carezze come nutrimento. Ed. Baldini Castoldi Dalai
Fondamentali e di facile lettura. Specialmente il secondo, che spiega quali sono le radici biologiche alla base dai nostri bisogni. Immancabili per il neofita.

T Harris, Io sono ok, tu sei ok, Bur Mondadori. Un classico. Discorsivo, dispersivo, ma utile per avere un quadro sociale della disciplima. Era il vademecum del fricchettone libertario degli anni '70.

Segue la bibliografia di Berne, fondatore della disciplina. I due titoli più famosi: A che gioco giochiamo? E Ciao...e poi?. Ostica la traduzione, poco chiari i concetti, complicata la stesura, con sovrapposizioni e distinzioni capziose. L'opera di Berne non è utile per il primo approccio. Secondo me è da valutare dopo altre letture, più attuali e pratiche, ma anche più definite.

Lascerei perdere figure dell'AT più legate a temi specifici, legate al trattamento delle psicosi nei bambini o all'associazione con l' astrologia [M. Klein, auto-analisi, Casa Ed. Astrolabio], che svierebbero da un utilizzo pragmatico e immediato delle nozioni apprese.

Ci sono poi altri titoli, propedeutici o molto divulgativi, come Cerri-Saccà, Nel cuore delle donne, Ed. Franco Angeli , che suggerisco come letteratura di svago, e di altre case Ed, come la Xenia.

Per la nicchia dei buongustai, propongo infine una chicca per pochi:
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oppure
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Per leggere questa storia clicca sul titolo.

:hmm: Il lungo viaggio di Anomimus alla ricerca dell'amore perduto... :thumbsup:

Gattone

pouf!

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Thursday, April 3rd 2014, 1:50pm

Bravo faust

non l'ho letto tutto, ma sembra completo e ben spiegato

vedo molto accento posto sul "capire se stessi"
hai scritto anche una frase tipo "almeno uno sa perche le cose prendon sempre una certa piega"

siamo sicuri che sapere il perchè od il percome e basta sia una cosa positiva?

poi hai scritto che molto è genetico o comunque immodificabile

insomma ste terapie analitiche che ripetono con compiaciuta saggezza , piu o meno esplicitamente, la stessa frase:
"il primo passo per risolvere un problema è ammettere di averlo, i secondo è analizzare e conoscere" ecc. ma il terzo(che sarebbe risolverlo) ? qui casca l asino

si da in modo semimplicito che dopo i primi due passi segua la soluzione od il miglioramento del problema ma quando si arriva qui le informazioni dvientano scarne, si comincia a parlare di genetica ed insolubilità, qualcuno ha un impegno improvviso e si defila ecc. ecc.
+
slegare la necessità della conscenza di un problema dall utilità di questa stessa conoscenza ai fini pragmatici di soluzione del problema iniziale è un operazione non dico potenzialmente dannosa ma dico che rasenta il diabolico... specie se si accompagna al fatto che importanza e necessità di ammettere il problema ed analizzarlo sial socioculturalmente riconosciuta e condivisa

praticamente è sadismo con compartecipazione di massa, una roba di alto livello....


comunque vabbè a parte lo sfogo
riformulo il tutto in maniera piu propositiva:

a livello di soluzioni come andiamo con la at? è possibile ottenere risultati terapeutici seignificativi? su chi e su quali disturbi?

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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3

Saturday, April 5th 2014, 3:51pm

Grazie per i complimenti e per le critiche. :)

In effetti hai colto la sostanza: il lavoro mette a fuoco la necessità di riconoscere quello che determina un comportamento autolesivo, ma è vago nel proporre soluzioni.

Mi chiedi il perché? :thinking:

Ti faccio una domanda: perché esistono circa 500 pratiche di psicoterapia, più o meno note, conosciute e praticate?

Se una funzionasse più delle altre in modo evidente, le altre sarebbero abbandonate. Come si sono abbandonati i bagni freddi per abbassare la febbre, dopo l'invenzione e la commercializzazione dell'aspirina. :hmm:

La verità attuale è che per vari motivi e variabili, più o meno spiegabili, non esiste una psicoterapia degna di questo nome, essendo tutte queste pratica vaghe e contraddittorie, con una riuscita poco più alta della percentuale della medicina omeopatica [30%], il che la relega ad una pseudo-medicina [40/60%].

In poche parole, se non hai bisogno dello psichiatra e di una terapia chimico-farmacologica seria, tutto il resto va bene. Basta che tu abbia l'impressione di stare meglio.
Anche seguire un corso di tango o darsi alla filatelia. Oppure innamorarsi. :blush:
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Azzeccagarbugli

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4

Saturday, April 5th 2014, 4:07pm

Nei riguardi dell'AT direi, per esperienza, che può migliorare la coscienza del valore delle parole, nella inter-azione con gli altri.

In pratica puoi gestire meglio i tuoi rapporti interpersonali, e anche con te stesso, nel tuo dialogo interno. Ma molto dipende dalla tua applicazione e dalla tua freddezza nel ricordartene al momento opportuno.

Per questo ci vuole allenamento e confronto. Non per nulla l'AT nasce come terapia di gruppo. :beer:

Per ciò che riguarda l'analisi del Copione, che è l'aspetto più individuale della pratica, siamo sempre li: Puoi capire perché le cose funzionano in un certo modo. Lo fai a livello razionale. Ma poi bisogna vedere se sei in grado di modificare la tua performance in funzione di ciò che hai scoperto di te. :wasted:

Secondo la mia esperienza, la maggior parte rimane quello che è, ed eventuali miglioramenti performativi derivano dalla sua intelligenza, dall'età che avanza, da altre variabili.

I fatti di cronaca e ciò che si vede nella vita di tutti i giorni, ci dicono che l'essere umano è sempre pronto a regredire allo stadio di Bambino capriccioso, dispettoso e inesorabile in ogni momento. Anche se ha 70anni. :-PL
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Saturday, October 22nd 2016, 11:46am

Ribadisco quanto esposto nell'ultimo post.
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Riki96

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Monday, December 12th 2016, 9:30pm

[...] Ma molto dipende dalla tua applicazione e dalla tua freddezza nel ricordartene al momento opportuno.[...]

Molto interessante Doctor Faust in passato andai anch'io da una psicologa che adottava l'analisi transazionale e devo dire che concordo con ciò che hai detto.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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Wednesday, March 7th 2018, 6:43pm

All'inizio puo' essere pesante e ti confondi, perchè l'istintivo e l'abitudine inveterata puo' avere la meglio.

In breve tempo vedrai che sarà più facile aspettare qualche secondo per la risposta e avere il tempo per riflette, introducendo i tuoi nuovi propositi.

Allego il libretto ancora valido e utile.http://www.lulu.com/shop/oscar-moreno-ca…ct-4765269.html
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Monday, October 28th 2019, 7:05pm

Non dimenticatevi che puoi fare anche da solo questa terapia, confrontandoti con gli altri, e applicandola per esempio, qui sul forum o su un social, tipo facebook

Dott. CMO
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