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Sunday, December 16th 2018, 2:09pm

Incomprensioni

La comunicazione può avere diversi aspetti.
Incomprensione Verbali, non verbali. Chi emette un messaggio lo fa avendo presente un codice di riferimento. Chi lo decodifica fa riferimento al proprio per decifrare. Accade spesso che ciò che si vuole comunicare venga frainteso, distorto, creando incomprensioni, soprattutto nei casi di alcune coppie, anche gravi.
Per comprendere le dinamiche relazionali occorre avere ben presente come avvengono i processi cognitivi che entrano in ballo quando due persone si comunicano dei contenuti. Watzlawick sostiene che è impossibile non comunicare. Il silenzio, il non dire comunicano moltissimo. Non rispondere a un messaggio può significare distrazione, ma anche volontà di togliere il contatto, innalzare un muro, escludere.


Una non risposta può essere violenta più di mille parole. Chi risponde, anche con poche parole, dà qualcosa di sé, si mette in gioco, partecipa. Chi risponde con il silenzio può mettere in atto una forma di comunicazione passivo-aggressivo, causando nell’altro una serie di emozioni.
Chi riceve il silenzio dell’altro lo vivrà in relazione al proprio schema di riferimento, creatosi in base al vissuto personale. Se la persona ha sviluppato una visione del mondo fiduciosa, penserà che l’altro avrà buoni motivi per non rispondere, che il silenzio non ha nulla a che vedere con sé, che chi ha agito il silenzio aveva altri motivi.
Se invece la persona che riceve il silenzio ha una bassa autostima, lo interpreterà come una disconferma, un insulto. Sentirsi ignorati ed esclusi scatena un dolore che può avere radici molto lontane, di quando c’era un bisogno primario dell’infanzia a cui non è stata data risposta.
D’altro canto chi attua il silenzio come modalità comunicativa, sa di avere un grande potere: negarsi.
È una condizione tipica nella coppia. Uno dei due vorrebbe parlare, dirsi cose, l’altro di fronte a una difficoltà chiude e risponde tacendo. Di fronte a un silenzio, chi vuole parole si sentirà impotente, escluso, ignorato, non considerato. Chi vuole tacere si sentirà invaso, e vivrà la richiesta di chiarire verbalmente come un’intrusione. La risultante sarà incomprensione.
Il silenzio richiama un’assenza, e può scatenare ansia abbandonica. Investire l’altro con parole suscita la paura di essere inghiottiti, aggrediti, fagocitati.
Inizia così una guerra che può sfociare in ciò che lo psicologo Luigi Anolli definisce escalazione: si inizia a vomitarsi accuse, urlando l’uno la propria frustrazione, l’altro esacerbando il proprio mutismo che si tinge di sfida, e di esclusione dell’esistenza del partner.
Come evitare di cadere in questa danza macabra?
Avendo cura di esprimere con chiarezza il proprio stato d’animo, e il proprio bisogno senza mettersi su una torre d’avorio, per voler essere capiti a prescindere, tenendo conto che: ognuno vede ciò che può vedere, quello che sembra non è mai, si legge il mondo con gli occhiali che ci si è costruiti con le esperienze precedenti.
È bene parlare sempre per se stessi, dicendo “io mi sento”, invece di “tu mi fai sentire”. Se l’altro si percepisce giudicato, si chiude, e il conflitto viene amplificato. Dire come si sta, sollevando l’altro della responsabilità di come ci sentiamo, può creare l’opportunità di capirsi. Arroccarsi su posizioni rigide ed estreme non porterà a nulla. Prima di arrivare a punti di non ritorno dove si dicono cose di cui ci si pentirà, è necessario riflettere, e abituarsi a chiedere a se stessi: se procedo in questo senso cosa otterrò? Molto spesso le accuse creano muri difensivi.
Prendersi la responsabilità di come ci si sente è senz’altro più produttivo che gettare tutto sull’altro, esprimere con esattezza la propria emozione in prima persona, pure.
Bisogna accertarsi di avere capito bene prima di scattare con arringhe, che magari provengono da altri vissuti, e riemergono in nuovi contesti. Se si è rimasti colpiti dal ricordo di una figura familiare che urlava in modo violento durante l’infanzia, sarà facile andare in ansia di fronte a un partner che alza a dismisura la voce, si verrà riportati indietro, a quando si era piccoli e non si riusciva a fronteggiare quanto stava accadendo, di conseguenza si sarà poco obiettivi sulla situazione presente. È utile riformulare quanto compreso, chiedendo: è questo che vuoi dire? Ho capito bene?
Spesso si hanno delle sorprese, ci si accorge che si è detto A e l’altro ha compreso B, o addirittura Z.
Invece di dire “non hai capito”, si può riformulare dicendo “non mi sono spiegato/a”. Le trappole sono infinite e il sentiero dialogico è cosparso di insidie verso il conflitto.
Il conflitto spesso così temuto ed evitato, non è in sé negativo, esso può portare a nuove aperture di senso, costringe a continue rivalutazioni.
La comunicazione è un’arte, con regole ben precise però. Nello scambio comunicativo entrano in gioco diverse variabili, quali capacità persuasive, manipolazione. Oltre a una serie di elementi cognitivi propri dell’essere umano, quali sistemi di credenze, profezie auto realizzanti.
E in una sequenza di parole vi sono vari livelli di significato. C’è un significato apparente in ciò che viene detto, ma ve ne sono sottesi altri. Esserne consapevoli aiuta a comprendersi meglio.
Per approfondimenti:
Paul Watzlawick, Pragmatica della comunicazione umana. Ed. Astrolabio, 1967.
Luigi Anolli, Fondamenti di psicologia della comunicazione. Ed. Il Mulino, 2006.
Ameya G. Canovi
La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica.
(Ignazio Silone)

MariaSud

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Monday, December 17th 2018, 8:37am

post cancellato.
mi scuso per il forum,ma mi e' impossibile esprimermi,ho cancellato il mio contributo personale in quanto qualcuno mi ha risposto con un trattato psicologico su un'altro luogo su un argomento che non mi tocca per niente e ne ne conosco le dinamiche,mi sento offesa e credendo di capire chi ne e' l'autore gli faccio le mie infinite scuse per aver pensato che fosse una persona intelligente.

This post has been edited 1 times, last edit by "MariaSud" (Dec 17th 2018, 10:59am)


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Monday, December 17th 2018, 11:55am

Scusa Maria scrivi di me?
Pensa che ti stavo per rispondere.Sappi che non si possono cancellare post sempre per le regole che tu segui a parte sanzioni.
Non so se ti riferisci a me.Fammi presente in privato nel caso.

Comunque la mia risposta al tuo post l'avevo scritta adesso: prima e da tante ore non mi compariva alcune a schermata.

Fammi presente.

Intanto rispondo comunque...

"MariaSud :)
Avevo deciso di non scrivere per un po' di tempo, per miei fattori di "distress": tendo ad accumulare tanto stress nei rapporti interpersonali,nella vita (vicissitudini molto serie) e ora anche qui.Qui per incomprensioni.Al che ho continuato a pormi una domanda:la stessa domanda me la pongo da almeno 9 anni.9 anni per una conversazione sui social network.Alla quale non ho partecipato, ma che mi ha colpito.
Riguardava la comunicazione su quello che si dice e su quello che l'altra persona percepisce.
Ad esempio una persona può comunicare, a modo suo, la comunicazione è composita,e quello che la persona dice o scrive può essere interpretato, in buonissima fede, ma, non nel modo nel quale persona che chiameremo "A" vorrebbe comunicare a persona che "chiameremo "B".
In questo processo intervengono accadimenti di "non linearità" della comunicazione.
Entrano in "gioco" fattori personali, extrapersonali, comportamenti appressi, convinzioni anche errate su chiavi di lettura "Univoche" che si attribuiscono con propri personali criteri di decriptazione del messaggio veicolato.
Lo è di fatto in quella "faccia a faccia": stò anche li studiando i modi nei quali le altre persone vedono ciò che si dice.
Vedono ciò che si dice.
Questo per me è di interesse primario,poichè essendo Asperger , non capisco di fatto "il vedere ciò che si dice".
Per me la comunicazione è preminentemente la parola, le parole, la tendenza alla sincerità.Sincerità che quelle regole le stravolge: le regole della comunicazione tradizionale, quella di massa.
Il non verbale ad esempio implica una mistificazione "del detto".
Circa il 90% della comunicazione "faccia a faccia" è intriso di "non verbale", di comunicazione "spuria".Un segnale con molti segnali che lo saturano rendendolo diverso dalla comunicazione "che si vorrebbe veicolare".Quello che si esprime è "In realtà" il come ci si pone e il come si "viene percepiti" dagli altri.
In me ad esempio esiste un deficit in questo(notevolissimo).
Se fossi un venditore(ed ora lo sono per miei accadimenti personali) ad una domanda su un potenziale difetto rispetto a quello che dovrei vendere, risponderei (come ho fatto) sinceramente.
Questo può ,forse ha inficiato una vendita, la vendita per me tra l'altro era fondamentale.
Ora quell'errore non lo farei: risponderei in maniera socialmente valida, ho appreso dal mio errore, sia nella risposta, sia nel modo di dare la risposta(il non verbale).
La cosa buffa è che ho superato ben 2 selezione come venditore! :)
Questo anni fa.
Non so come sinceramente: ho usato implicitamente le modalità di comunicazione giusta?
Forse si.
Oppure ho incontrato persone che non consideravano quel tipo di comunicazione "spuria" ma le mie potenzialità "su formazione futura".
Non ho compreso Maria se stai commentando sulla base del mio post o esprimendo una tua comunicazione del "come sei".
Rileggendo non ho trovato la frase che citi.
Posso non aver riletto bene ne il mio , ne il tuo post.
Vedi ?
Anche in un post sulle incomprensioni relative alla comunicazione abbiamo incontrato delle difficoltà nella decifrazione del senso reciproco di ciò che intendiamo.
Ho divagato non commentando sul post in oggetto , ma solo tentando di replicare al tuo.
Ho scritto di distress, poichè lo ritengo più attinente, comprende uno stress composito, tra l'oltre soglia del positivo ,cioè quello non positivo.Si cita tantissimo lo stress: nello stress invece percepisco elementi utili , come l'eustress, che un cambiamento seppur indotto dallo stress stesso verso un adattamento in positivo a una situazione percepita come stressante, impegnativa, ansiosa potenzialmente ed effettivamente.
Quindi vedi?Già in una percezione di una percezione vi son varianti: occorre dirimere tra esse e utilizzarne le componenti positive,pur essendo consci della parte che ha induzioni non affatto positive.
Questo però ci predispone ad un cambiamento, che poi sta in noi sfruttare a nostro vantaggio o coglierne solo quelli negativi.
Nel mio post ho descritto di Paul Watzlawick persona fondamentale "elemento" di passaggio,punto fermo della innovazione psicoterapica, che proprio sulla comunicazione pragmatica ha indirizzato i suoi interessi (anche perchè era un genio non solo della "psicologia").
Certo che come sei tu ,io ed altri dipende anche e direi sopratutto dalle condizioni ambientali e culturali, sociali nelle quali siamo vissuti, od a cui siamo sopravissuti :)
Anche per il rispetto delle regole è importante.
Poi se queste regole implicano un comportamento non etico, non le seguirò.
Ad esempio immagina se fossimo vissuti nel periodo del Nazismo: avremmo trovato "regole da seguire " o "indottrinamenti a hoc" per condizionarci le stesse che prevalevano sulla libertà ,sull'espressione del libero pensiero, sulle leggi ingiuste, razziali in primis, sugli ordini non contestabili, sul fare di massa poichè gli altri "fanno massa"...
Se in ambito che per te è importante ci fosse una regola che impone il non potersi esprimere liberamente tu la seguiresti?
Forse te ne andresti, la contesteresti, ne scriveresti in un dialogo.
Se a questo dialogo susseguisse una totale chiusura? Che ideazione ne trarresti?
La seguiresti pedissequamente?
Ieri ho offerto un caffè a un signre che a me pareva indigente.C'era molto freddo e lui so che fosse fuori in strada da ore.
Lo vedo spesso, l'ho visto pure molte ore dopo stesso posto.
Di fronte a se vi sono un negozio di alimentari, e un punto che viene utilizzato per la distribuzione a pagamento di bevande, snack e altro.
Non ero solo .Ho preso un caffe caldo.
Ne ho offerto uno anche a lui.Altre persone han commentato su un mio commento.
Mi spiaceva era al freddo, ed ho scritto"è una brva persona".Altro commento "Ma tu questo non lo sai".
Ecco : tra il non saperlo e il presupporlo, ho (forse sbagliando) espresso un parere positivo su di lui.
Perchè partire da uno negativo?
In realtà possono essere vere entrambe le ipotesi.Solo che l'altra è solo negativa.
Non capendo la realtà che mi circonda ho scelto quella positiva,in fondo era oggettivo che : ci fosse freddo 0 gradi percepiti, vento sferzante e pioggia fine.E lui fosse li in strada al freddo.
Poi non so se come detto "fosse vestito meglio di me" o ipercurato nell'aspetto .
Non ci ho neanche fatto caso a questo.
Il discorso è su "come ci si pone di fronte a un accadimento": ci si chiude arroccandosi nelle prorprie posiizoni indotte, o si cerca no aperture, assertività ,dialogo, un sorriso?
Molte persone non se ne rendono conto: almeno di questo io si.
Si migliora nel pensare in positivo.
Anche quando come ieri stesso si finisce in una passeggiata in una bellissima spiaggia su del Catrame liquido (e non solo io !),sporcandosi le suole delle scarpe ed accorgendosense solo DOPO la passeggiata!.
Mi son messo a sorridere della situazione: poi a casa le pulite sotto, vabbè per un ora :)
Anche io mi pongo degli obiettivi da superare più che da raggiungere.
Si può essere solo migliori, e solo migliori del "se stesso attuale".
Le regole son fatte per essere violate, non ho visto da cosa lo hai tratto: ma si a volte si.
Lo fecero i cosiddetti "ragazzi di Via Panisperna nel Fascismo.
Dalle loro violazioni delle regole nacque un a nuova impostazione del pensare , che ci portò si a del negativo prima poi a del positivo adesso.
Le cure che teorizzava Enrico fermi, quando gli altri vedevano sol "il nucleare cattivo": si ma poi diceva....
e teorizzava macchinari di cura che adesso si usano (innovativi).
Sui forum gruppi: si .
Anche per me son positivissimi.
Molti pensano siano inutili, in realtà han cambiato oltre che la mia vita, anche quella di tate persone che conosco.
Sulle ideazioni rigide ed attribuite: mi da fastidio se le persino delle persone care: degli altri mi spiace, ma passano in secondo piano se non care (amici , affetti no ovviamente).
Anche io ho ricevuto un 'educazione rigida come te, e penso cose similari alle tue, non sei la sola a pensarle.Occorre uscire dalle regole imposte? A volte si.Per il nostro bene si.
Scusate ho divagato un po' dalla tematica, ma anche e non solo :) "
A me compariva ancora quello suo vecchio 8. 37 poi adesso ho visto il successivo modificato .
Prima dava schermata grigia e nessun collegamento.Tranne poi la risposta ore 8 . 37 verificate pure.
La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica.
(Ignazio Silone)

This post has been edited 1 times, last edit by "Taigi" (Dec 17th 2018, 12:07pm)


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Monday, December 17th 2018, 12:04pm

post cancellato.
mi scuso per il forum,ma mi e' impossibile esprimermi,ho cancellato il mio contributo personale in quanto qualcuno mi ha risposto con un trattato psicologico su un'altro luogo su un argomento che non mi tocca per niente e ne ne conosco le dinamiche,mi sento offesa e credendo di capire chi ne e' l'autore gli faccio le mie infinite scuse per aver pensato che fosse una persona intelligente.

Chiedo espressamente che non si valuti come offensivo se nei miei riguardi.
Ciao comunque buone Feste Maria
Non commento valuterà chi di dovere.Penso che chi ti ha risposto non la prenderà bene.
Violi due regole cosi: è un'insulto per chi ti ha risposto nel caso.
Mi spiace: se ti conforta .
Non credo di averti risposto io.
Nel caso secondo se tu pubblichi qui attenditi una risposta lunga (anche) ...
Il titolo della sezione è pubblicazioni scientifiche! :)
Se hai confuso con me: non fa nulla.
La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica.
(Ignazio Silone)

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Monday, December 17th 2018, 1:54pm

Nel risponderti ho scritto su quello che che in OT mi scrivevi.
Ma penso in buona fede ,per quello ho esulato dal thread per replicare.
Ti faccio comunque presente che la persona che risponde qui non è come se rispondesse in "Area libera" ad esempio.
Risponde in una sezione che si chiama "Pubblicazioni Scientifiche" e come tale si dovrebbe argomentare.
Se poi chi non argomenta in tal senso,e non si rende conto di dove stia scrivendo, ciò non è causa mia.
Nemmeno se non capisce delle cose: ci si documenta nel caso, si chiedono chiarimenti, ma non si insulta mai chi dedichi il suo tempo /spazio per rispondere a un utente.
Non mi sembra corretto.
Direi non lo è.
Se ne può fare a meno: si inficia una discussione cosi facendo, e non è giusto nei confronti ne di chi abbia dedicato il suoi interesse a un argomento specifico , ne per gli altri che si trovano spam in una discussione a cui terrebbero .
Poi non so Maria sud:per quanto riguarda gli insulti se diretti a me fa nulla:non so che dirti ,pazienza.

Che accada su un thread sulla comunicazione a me impressiona.

Chiedo espressamente di chiudere il thread visto l'andamento .
Inutile vedo
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Monday, December 17th 2018, 3:40pm

Chiudo il thread come richiesto dall'autore e richiamo Mariasud per aver cancellato il post.


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